Intervista a Giuliana Nicoli

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Il collezionismo in Italia

Giuliana, siamo qui per parlare della tua passione per l’arte tessile, passione che ti ha portato anche a diventare una collezionista di quilts antichi.
In Italia, la tradizione tessile legata al mondo del quilting non è così diffusa e radicata nella cultura nazionale come invece accade in altri luoghi del mondo, principalmente negli Stati Uniti.
Nonostante ciò, ho scoperto con molto piacere che anche qui ci sono appassionati che collezionano quilts della tradizione.
Ci puoi dire come è nata l’idea di collezionare quilts e quando?

Durante il mio primo grande viaggio a Houston per visitare il Quilt Festival e partecipare a dei corsi con artiste internazionali,  ho colto l’occasione di vedere anche  la mostra “ The twentieth century’s best American quilts “ .
Si trattava d’una esposizione per me indimenticabile che comprendeva lavori eseguiti negli ultimi duecento anni.
Era ricca di pezzi e ben curata  e più d’uno erano esposti sotto teca, data la loro preziosità. Sono rimasta folgorata! Mai avevo visto tanti bei quilts storici.
Qualche anno dopo, in un secondo viaggio in USA, mi sono  soffermata  nel Vermont e ho visitato il  Shelburne  Museum, la cui esposizione annoverava 100 ‘masterpiece quilts’, tutti  pezzi di estremo valore materico, cromatico ed esecutivo.
Questa esperienza è stata determinante e ha contribuito ad alimentare il desiderio di possederne almeno uno.

Essendo lavori antichi, immagino provengano tutti dagli Stati Uniti.
I quilts che hai raccolto in questi anni di ricerca, appartengono ad una specifica epoca storica?
Quasi tutti i miei quilts collezionati sono stati eseguiti durante il 1800,  solo il primo, reperito proprio nel Vermont,  è databile nei primi anni del 1900.
Non ci si può sbagliare: le stoffe seguono un’epoca e gli esperti tessili difficilmente cadono in errore, potendo individuare con precisione l’epoca della manifattura-tessitura.
Ogni manufatto presenta così una sua particolare storia ed un’attenta osservazione dei pezzi di stoffa comunica ben più del solo effetto cromatico,  in particolare il quilt antico è spesso accompagnato da un interessante rimando storico  riguardo al contesto sociale in cui è stato realizzato e ad un esplicito significato dei blocchi che lo compongono.
Così per ognuno viene allegata una scheda riportante tutte le informazioni che ho potuto ricavare.

Quali sono i criteri che usi quando scegli di acquistare un quilt antico o vintage?  Preferisci un certo tipo di manifattura, o di stoffa? Oppure ti lasci guidare dall’istinto del momento?

Non seguo un preciso criterio nella scelta, mi affido alla sensazione personale che fa scattare un innamoramento. L’unica limitazione resta la spesa, per cui decido e fisso l’entità di spesa  e poi affido all’ istinto il resto.

Molte delle trapunte che hai collezionato sono state esposte in varie manifestazioni tessili in Italia. Ce ne è una in particolare che ha riscosso più successo degli altri presso il pubblico?

Ho avuto l’occasione, assieme a delle amiche, di poter esporre una prima volta i quilts  in una mostra qui a Bassano del Grappa presso  palazzo Agostinelli.
Successivamente sono stati esposti a Vicenza presso  al palazzo Bonin-Longare  e infine proprio lo scorso anno nella sala Boggian del prestigioso Museo del Castelvecchio a Verona .
Tutte le mostre hanno avuto grande successo e destato curiosità  da parte dei visitatori, ma sicuramente le maggiori soddisfazioni per i riconoscimenti ricevuti anche in termini di qualificato pubblico, provengono da quest’ultima.

Come conservi tutti i tuoi quilts?

Li conservo piegati, ma ho l’avvertenza di provvedere ad un cambio pieghe quattro o cinque volte l’anno.
Alcuni li utilizzo come elementi decorativi, disponendoli sopra i letti, in particolare nel periodo invernale.
Quando ci siamo parlate al telefono, e a proposito, ti ringrazio per la disponibilità che hai mostrato fin da subito nel condividere con me, una perfetta sconosciuta, le tue idee e il tuo tempo.

Dicevo, quando ci siamo sentite al telefono, mi hai detto che  non sei solo tu a collezionare quilts antichi, ma che condividi questa passione con alcune amiche italiane. Ci puoi raccontare la vostra esperienza?

Nelle varie occasioni del loro acquisto, non ero mai sola. Siamo un gruppetto di amiche che viaggia assieme  da quasi 20 anni, tutte animate da questa passione  che ci coinvolge.
C’è stata anche l’occasione di dover fare un regalo ad una nostra amica che si doveva sposare, abbiamo comperato un quilt antico “ DOUBLE X“ .
Venne consegnato nell’occasione dell’evento,  con una ammirazione e commozione dei presenti. Quando si entra in un negozio di quilt antichi non si sa dove guardare e quali preferire, sono tanti e tutti bellissimi . Alcuni venditori ci conoscono e noi , prima di andare vedere qualsiasi  mostra, prima preferiamo visitarli nella speranza di non perdere l’occasione di essere le prime per un’eventuale scelta ma, ad onor del vero, l’ultima volta per limitarmi, mi sono detta “questo sarà l’ultimo” !!!

Tu hai avuto la possibilità di fare ricerche sul passato dei lavori che possiedi? Chi sono stati i precedenti proprietari, chi è l’autore, la storia dei blocchi  o del pattern?

Trattandosi di quilt antichi c’e la diffusa presenza di motivi tradizionali e le informazioni del blocco vengono studiate con un’ amica molto esperta.
In definitiva: so da dove provengono, in quanto il negozio la fornisce con l’etichetta di garanzia, ma non si sa a chi precisamente appartenevano.
Può succedere di trovare una sorpresa  quando li devi  riparare  e accorgerti che sotto c’è un ‘altro quilt, allora se è particolarmente consunto non intervengo, e lo ripongo al sicuro in una scatola.

C’è un quilts a cui sei particolarmente legata, tra quelli che possiedi?

No, mi piacciono tutti , ma forse se dovessi stilare una lista avrei l’avvertenza  di mettere al primo posto il Quilt “ red Work” : il suo fascino e particolarità deriva dal fatto che è stato ricamato da una fanciulla e poi  trapuntato dalla madre.

A seguire schede descrittive di alcuni dei quilts fotografati:

FLORAL WELSH QUILT ( 170×200 cm)

Questo quilt acquistato  in un mercatino in Liguria proviene dalla Francia riasale i primi del ‘900

CRAZY DI LANA  (Cm 160×230)

Acquistato nel Vermont e risale alla fine dell’800

I quilts Crazy di lana sono la versione “campagnola” dei Crazy vittoriani. Divennero popolari verso la fine del boom dei crazy quilts e lo rimasero per tutto il primo quarto del XX secolo.

I tessuti provengono principalmente da abiti maschili; i grigi, i neri, i blu-navy conferiscono loro un fascino molto “minimalista”, spesso rallegrato da tocchi di rosso e di altri colori brillanti.

I ricami seguono ed enfatizzano le cuciture, ma in maniera molto più sobria rispetto ai quilts vittoriani.

Si trovano sia trapuntati sia con i nodini. La versione con i nodini ha nomi differenti nelle varie regioni: nella maggior parte dei posti la gente li chiama “comforts” o “comforters”, in Pennsylvania sono chiamati più spesso “haps”, in Texas “suggans”. Nella versione trapuntata il lavoro tende ad essere piuttosto rozzo; a causa dello spessore del tessuto è infatti impossibile fare punti piccoli e regolari.

Molto spesso questi quilts non hanno bordi e il disegno finisce ai margini del quilt.

DOUBLE PINK QUILT (170×210 cm)

Acquistato in Francia  provenienza America meta 800

Il blocco è sconosciuto, ma il quilt può essere considerato un ”friendship quilt”  perché alcune mattonelle  sono firmate.

Questa tradizione risale  al 1840 e i quilts venivano eseguite dai  i membri della comunità, a volte per l’occasione di un matrimonio o quando un amico cambiava città .

I quilts  viaggiavano  con i loro proprietari, spostando in tutta l’America

ONE-PATCH  (190×195 cm)

Acquistato nel Massachusset e risale alla seconda metà    dell’800

Vengono definiti one-patch quei quilts in cui si usa una sola forma geometrica: quadrati, esagoni, rettangoli, triangoli, rombi sono disposti uno accanto all’altro senza soluzione

di continuità. Un charm quilt ha una caratteristica in più: ogni tessuto viene usato solo una volta! E’ una sorta di “album” o di “library” dei tessuti di un’epoca o di una decade.

Il primo esempio trovato pare risalga al 1870.

L’idea di fare questo tipo di raccolta di tessuti e il nome dei quilts che se ne ricavavano pare associabile alla moda, molto popolare dal 1850 al 1870, di collezionare bottoni tutti diversi e di infilarli in una “charm string”; la favola popolare era che, se una fanciulla collezionava 999 bottoni, il millesimo le sarebbe stato regalato dal suo Principe azzurro!

Il nome dato a questi quilts variava comunque da regione a regione: alcuni li chiamavano “Beggar quilts” perché chi li faceva doveva “mendicare” i tessuti da parenti e amici. Altri nomi sono “Memory” o “Friendship Quilts” perché la collezione dei tessuti rappresentava amici e parenti e i ricordi a loro legati.

Le donne si scambiavano i tessuti e usavano i campionari delle tessiture per allargare le loro scorte. Tuttavia, dal XX secolo, le fabbriche di tessuti offrirono loro pacchetti pre-confezionati.

La moda finì alla fine dell’800, ma riprese vigore nel 1920-30 quando si cominciò anche ad alternare i tessuti fantasia a quelli in tinta unita.

Dal 1970 ad oggi ha avuto un nuovo picco di popolarità.

RED WORK  (200×200 cm)
Acquistato a New York nel 1990 e risale alla fine del’800.

Ricamato da una bambina

I quilts americani sono stati abbelliti con ricami fin dal XVIII secolo, ma il ricamo diventa “motivo unico” solo nell’ultimo quarto del XIX secolo,

parallelamente al diffondersi dei quilts Crazy vittoriani che erano, appunto, molto decorati con ricami vari.

I quilts ricamati sono di cotone, molti sono trapuntati, ma altrettanti sono privi di imbottitura e venivano probabilmente usati come copriletto estivi.Il punto è di solito un semplice punto-erba con cui si ricamava solo il contorno della figura.La maggior parte di questi quilts sono in bianco e rosso (redwork), subito seguiti da quelli in bianco e blu (bluework); solo all’inizio degli anni 20 si cominciarono ad usare fili multicolori.I blocchi sono assemblati con o senza divisori; spesso hanno una griglia ricamata a punto-spina di pesce.La moda dei quilts ricamati durò dal 1880 al 1930; i motivi usati rivelano al collezionista il periodo in cui il quilt è stato fatto. I primi esempi riportano gli stessi motivi dei quilt Crazy vittoriani: gufi, ventagli, farfalle e insetti;all’inizio del XX secolo divennero popolari le immagini delle porcellane e delle argenterie e i blocchi-souvenir chiamati “Penny squares”, venduti alla Pan American Exposition del 1901; negli anni 20 compaiono i blocchi con i giorni della settimana o gli uccelli-simbolo dei vari Stati dell’Unione. Si trovano anche molti disegni creati su un tema che interessava una singola persona o un gruppo religioso.

1 Comment on "Intervista a Giuliana Nicoli"

  1. Grazie Giuliana Nicoli, un articolo ben scritto ed ho acquisito nuove notizie in merito al patchwork, ai blocchi, alla storia dei quilt stessi.

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