Verena Giavelli: L’energia sottile delle emozioni

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Verena Giavelli è una interessante e nota artista tessile italiana  che espone i suoi lavori in numerose mostre nazionali e internazionali di arte contemporanea e di arte tessile.

Le tre grandi passioni di Verena sono gli animali, ed è infatti un medico veterinario, l’arte e la ricerca spirituale. Questi aspetti si ritrovano espressi nelle sue opere che mostrano di essere il riflesso di una personalità creativa “autentica, spontanea e visionaria”.

Verena, quale è stato il percorso che ti ha portato a diventare un’artista tessile?

Ho incominciato col patchwork tradizionale che ho però presto abbandonato per sperimentare nuove tecniche che mi permettessero una maggiore libertà creativa. Rielaborando tecniche tradizionali sono rapidamente passata alla realizzazione di “art quilts” allontanandomi così da metodi predefiniti per sperimentare materiali, tecniche e processi per me più stimolanti. L’incontro con l’arte tessile è stato folgorante. Finalmente riuscivo ad esprimermi e lavorare in modo totalmente spontaneo, elaborando e trasformando materiali tessili e non in opere che esprimevano a pieno il mio sentire.

Perchè hai scelto il mezzo tessile come strumento per esprimere la tua creatività artistica?

Credo per le sue potenzialità di tridimensionalità di sperimentazione e di movimento.

Cito dalla tua biografia: “mi sono laureata in Medicina Veterinaria e l’amore per il mondo animale mi ha portato ad approfondire lo studio di alcune tecniche di riequilibrio e risanamento energetico, quali Reiki e QiGong”.

In che modo tutto ciò incide sul tuo processo creativo?

Incide enormemente; proverò a spiegare in che modo commentando una frase di Nikola Tesla, noto fisico ed ingegnere elettrico: ”Se si vuole scoprire il Segreto dell’Universo si deve iniziare a pensare in termini di energia, frequenza e vibrazione”.

Tutto è frequenza e tutto è vibrazione: noi siamo Energia come lo è il mondo che ci circonda. Ne deriva che siamo tutti profondamente connessi, sia a livello fisico sia a livello spirituale, secondo il concetto di entanglement espresso dalla fisica quantistica.

Dopo anni di pratica di Reiki e di QiGong ho imparato a riconoscere, percepire e sentire questa energia che scorre ovunque. Coi miei lavori aspiro a trasmettere e irradiare l’energia sottile delle mie emozioni, dei miei sentimenti, dei miei pensieri e delle mie sensazioni in modo che entri in risonanza con le energie dell’osservatore.

Sono convinta che tali espressioni dell’animo umano producano vibrazioni energetiche invisibili che vengono riversate e riconosciute nel proprio operato durante il processo creativo. Rappresento spesso dei vortici e dei flussi di energia esortando gli osservatori a seguire, sentire e sperimentare tali vibrazioni.

Mi piace parlare di arte tessile come conversazione energetica durante la quale la coscienza dell’osservatore viene stimolata dalla vibrazione energetica del mio lavoro, oltrepassando l’intelletto, eliminando ogni distanza e sperimentando un’esperienza immateriale. Invito coloro che si avvicinano ai miei lavori a mettere a riposo, per il momento dell’osservazione, la mente razionale per guardare con la mente intuitiva, quella fantasiosa, creativa, deputata alla percezione di segnali sottili non logici.

Quando qualcuno dice ”mi piace questo tuo lavoro”, stiamo assistendo a una interazione energetica in cui l’energia espressa dall’opera entra in risonanza con quella delle sue emozioni; questo è un vero e proprio dialogo e interscambio emotivo. Credo però che, per allacciare tale conversazione energetica il mio sforzo debba essere quello di essere creativa in modo autentico, visionario, spontaneo, pulito ed onesto. Ciò per me significa lavorare abbandonando i tecnicismi, le mode e i pregiudizi, privilegiando l’ascolto della mia interiorità.

Da cosa trai ispirazione in questo periodo?

Dall’evoluzione delle mie emozioni interiori più profonde.

Come progetti un nuovo lavoro?

In realtà non attraverso una precisa fase progettuale preliminare; inizio con un telo bianco o nero, sul quale segno grossolanamente delle aree o linee  che mi sembrano interessanti. Il resto viene da se, come se già esistesse da qualche parte  e io dovessi solo seguire il flusso delle forme e dei colori.

Ci puoi parlare di una tua opera a cui sei particolarmente legata?

Il lavoro a cui mi sento maggiormente legata è sempre l’ultimo nato. Forse perchè è  quello che mi rimanda, come uno specchio, a quello che sono in questo momento. L’ultimo lavoro in ordine cronologico è  spesso quello che mi rappresenta maggiormente.

Ci sono materiali che prediligi?

Nel mio lavoro utilizzo tecniche e materiali diversi, in particolare metallo, cuoio, ceramica raku, legno, oltre che ovviamente tessuti e fibre tessili. Ultimamente mi stimola enormemente lavorare con tessuti sintetici e sacchetti di plastica manipolati a caldo,  che mi permettono di esplorare  le infinite possibilità di creare nuove superfici multistratificate che poi impiego nei miei lavori.

Che consigli ti sentiresti di dare oggi ad un giovane artista tessile agli inizi?

In realtà non è un consiglio, ma un augurio: quello di creare in totale libertà, allontanandosi dai sentieri già percorsi  e dalla propria “comfort zone”. Credo sia importante  essere autentici, curiosi e visionari, divertendosi a sperimentare per intraprendere un percorso individuale!

Come vedi il tuo lavoro nel prossimo futuro?

In perenne cammino ed evoluzione.

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