Betty Busby: innovazione e colore

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Whitewater.60×120, 2018
Hand painted, heat cut synthetics.  Wood. not stitched.

Betty Busby

Dopo la laurea alla Rhode Island School of Design, Betty Busby ha fondato un’azienda di produzione di ceramiche. Dopo circa 20 anni, ha venduto l’azienda e si è trasferita nel New Mexico, dove ha iniziato a dedicarsi all’arte tessile. Il suo background l’ha portata alla continua sperimentazione di tecniche e materiali che utilizza ampiamente nelle sue opere.

Betty èun’artista ma anche una insegnante di quilting e tecniche tessili e i suoi lavori vengono costantemente esposti in importanti mostre nazionali e internazionali.

A seguire il link al sito internet dell’artista:

http://bbusbyarts.com/

Harvest, 72×31, 2018
hand painted cotton, wax resist treatment, twigs, LED lights.  Machine stitching

Faccio spesso questa domanda agli artisti che ho il piacere di intervistare: perché hai scelto proprio i materiali tessili per esprimere la tua creatività artistica?

Amo la fibra perché non è mai noiosa! La gamma di materiali e tecniche che possiamo utilizzare è infinita e mi piace sperimentare ogni giorno qualcosa di nuovo.

Puoi raccontarci qualcosa di te stessa e della tua storia di artista? Come hai iniziato?

Come figlia maggiore di una famiglia di militari, io e le mie due sorelle spesso ci trovavamo solenelle prime fasi dei nostri frequenti traslochi. Mia madre era bravissima a creare cose da oggetti domestici di scarto e io seguivo il suo esempio facendo delle sperimentazioni artistiche con i miei fratelli più piccoli. Realizzavamo piccole sculture da coperchi di lattine usate, creature nate da scatole di uova tagliate, piccole sculture da ramoscelli e foglie che trovavamo.

Alone in the Woods, 43×24″, 2018
Hand dyed silk, wax resist treatment, machine stitching, twigs, yarn

Può parlarci della nascita e dello sviluppo di una delle tue opere? Come progetti un nuovo lavoro?

Normalmente lavoro su un progetto alla voltaquando sono in fase di cucitura, ma faccio esperimenti quasi quotidianamente. Spesso sono impaziente di provare i miei risultati e intuizioni su nuovi lavori. Mi chiedo: come apparirebbe su un’area più ampia? Cosa succederebbe se aggiungessi un altro elemento al mix?

Queste domande occupano i miei pensieri mentre sono intenta a completare la fase di finitura del lavoro precedente, ma nonpermetto a me stessa di iniziare unaltro quiltfino a quando le noiose fasi di finitura, fotografia ed etichettatura non sono state completate.

Down the Garden Path, 53×41″ 2018
synthetic sheers, hand painted, heat cut, non woven materials, ribbon.  Machine stitching

Quali sono le differenze tra le tue prime opere e quelle più recenti?

La mia prima esposizione di quilting è stata durante la mia prima adolescenza, quando vivevamo in Pennsylvania e partecipavamo alla Kutztown State Fair. In mostra c’erano magnifiche trapunte Amish, molte delle quali sono ancora oggi dei capolavori.

Da principio ho iniziato con un progetto puramente geometrico, usando tessuti che avevo tinto da sola – o trovato nella spazzatura! Non c’erano soldi per acquistare materiali costosi e sembrava che i materiali fatti a mano e scartati fossero appropriati alla storia dell’arte.

Alcuni anni dopo, la galleria che rappresentava il mio lavoro nel New England ha richiesto pezzi più piccoli che si adattassero alle case più piccole della East Coast. Questo fu un grande punto di svolta per me, potevo abbandonare il bisogno subconscio di fare quilt matrimoniali e lavabili.

Incubator 33×53″, 2018
Digitally printed and hand painted cotton sateen, medical tubing, non woven material, machine and hand stitching

Come scegli i soggetti delle tue opere?

Faccio parte di un gruppo internazionale, Viewpoints 9, a cura di Martha Wolfe. Ogni mese e mezzo facciamo qualcosa ispirato da un suggerimento di un altro membro, sto finendo il mio prompt di “geologia” proprio ora.

Spesso scelgo anche immagini macro, al di là di un certo ingrandimento, non c’è nessun colore, non c’è nessuna parte superiore o inferiore – c’è una libertà di espressione che per me è più difficile da trovare in altre tipologie di immagini.

Quanto è importante per te la scelta dei materiali?

È essenziale per quello che faccio. Amo la sensazione e la storia del tessuto fatto a mano, così come trovo assolutamente interessanti i nuovi materiali che stanno arrivando sul mercato graziea tecnologie avanzate.

Spesso combino entrambi per avere un certo impatto visivo.

Il vantaggio di lavorare con supporti misti è che si può ottenere una grande varietà di espressione. Un materiale può essere buono per il taglio nei minimi dettagli, mentre un altro può avere un colore ricco, e un terzo una texture sorprendente.

Betty, per progettare e creare il tuo lavoro, utilizzi anche strumenti informatici come la stampa digitale, photoshop…?

Sì, uso il computer in modo estensivo. È un strumento potente ma non prenderà mai il posto del cervello umano, della mano e del cuore.

Let There Be Light, 60×60″, 2017
synthetic sheers, hand painted, heat cut, non woven materials, LED lights. Machine stitching.

Lavori in serie? Perché?

Non ufficialmente, ma un’opera nasce sempre da un’altra. Utilizzo i vecchi lavori quando mi viene in mente una nuova idea e quando per realizzarla ho bisogno di modificare metodi già usati. Lo scopo è di ottenere un nuovo risultato modificando metodi passati.

Let Your Light Shine, 44×67, 2018
synthetic sheers, hand painted, heat cut, non woven materials, felt,  LED lights. Machine stitching.

A cosa stai lavorando in questo momento? Vuoi parlarci dei tuoi attuali progetti tessili?

Lavoro con materiali termoformabili da diversi anni per realizzare grandi opere tridimensionali. Sto iniziando un nuovo progetto che incorpora questo materiale in combinazione con un abito di pizzo vintage fatto a mano dei primi anni del XX secolo. Dovrebbe essere interessante!

Multicellular, 67×50, 2014 Hand dyed silk, hand painted knit and synthetic non woven, rubber bands. Machine stitching

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