Intervista con Norma Minkowitz

Norma Minkowitz

This post is also available in: English (Inglese)

Norma Minkowitz è un’artista tessile di fama internazionale. Le sueopere esprimono uno stile spiccatamente personale e ciò contribuisce a rendere la sua arte assolutamente incomparabile.Norma crea forme scultoree, disegni tessili e arazzi trasparenti, che mostrano una fragilità a volte solo apparente e che si relazionano sia con le forme umane che con le forme della natura. I suoi lavori sono presenti in 32 collezioni museali e numerose collezioni private.

Questo il link al sito dell’artista:

http://www.normaminkowitz.com/

Norma, come è nata la tua passione per l’uncinetto?

Gli elementi lineari mi sono sempre interessati. Quando ero giovane passavo molte ore a disegnare con penna e inchiostro, oltre ad imparare a fare l’uncinetto al fianco di mia madre. Lei mi incoraggiava moltoe io ho imparato a manipolare i fili in forme scultoree in giovane età. I miei primi sforzi consistevano nel creare centrini rotondi e fino ad oggi ho sempre iniziato il mio lavoro,sia scultoreo sia non scultoreo, con un cerchio. Amo la libertà dell’uncinetto e la capacità di andare in direzioni diverse creando movimento con la linea e l’inserimento di aree piane che diventano una tela per l’applicazione di altri materiali e oggetti. Gli istinti creativi scorrono liberi con l’uncinetto. La mia arte si basa sulla ripetizione di un punto che percepisco avere un potere meditativo e spirituale. Solo negli anni ’60 il mio amore per il disegno si è fuso con la mia passione e la necessità di lavorare all’uncinetto.

7-Together-1987-11.5x12.5x12.5-Private-Collection

Together, 1987, 11 x 12 x 12, Private Collection 
Copyright Norma Minkowitz

1-Vessel- 1984 -  6 x 7 x 7-   Private- Collection Juster gift to RAM 2018

Vessel, 1984, 6x7x7, Private Collection
Copyright Norma Minkowitz

Come è nata l’idea di utilizzare l’uncinetto per realizzare sculture.

Ho iniziato a fare uncinetto con i centrini circolari e da ragazza ho capito che potevo saltare i punti dopo aver creato un cerchio. Avrei poi avuto una forma che poteva essere una testa e poi istintivamente ho iniziato a coprire le mie bambole con queste forme rotonde e cave. Aggiungendo punti, il lavoro si allargava e diventava una forma per il corpo. Naturalmente, quando finivo di rivestire i miei oggetti con il lavoro a uncinetto, non potevo rimuovere la parte ricamata e la bambola così rimaneva avvolta nel rivestimento in fibra.

Poi ho iniziato a creare le bambole senza una vera bambola all’interno. Queste bambole personali e uniche sono diventate forme solide, come fossero imbottite di ovatta. È così che è iniziato il mio primo interesse per le forme scultoree.

Molti anni dopo, all’inizio della mia vita professionale nei primi anni ’70, ero attratta dal concetto di contenimento, che rivela e nascondeallo stesso tempo.  Ho iniziato a realizzare forme di vasi trasparenti creando numerose sculture che ora sono tutte in musei e collezioni private. Ho esplorato la possibilità di creare sculture intrecciate all’uncinetto e irrigidite: strutture a maglia dura. Il tessuto a rete ha definito il volume e la forma. Il processo è diventato parte del contenuto e sia la struttura che la superficie venivano realizzate simultaneamente. Queste sculture in rete rappresentavano il mio interesse verso i concetti di contenimento e intrappolamento. Potrebbero suggerire la sicurezza di un rifugio o il concetto di una gabbia da cui non c’era via di fuga. L’effetto della trasparenza mi ha anche permesso di mettere oggetti e forme all’interno del vaso creando opere che intrecciano il personale e l’universale insieme. Ho cercato di sviluppare un linguaggio personale. Ero attratta dalla trasparenza e dalla delicatezza, collegate al mio interesse per la linea.

11-I Can't Touch You- 1988- 13x12x12- Private-Collection Barry  and Irene Fisher

I can’t touch you, 1988, 13x21x17, Private Collection
Copyright Norma Minkowitz

10-The Jealous Eye-1988-13x21x17-Private-Collection

The Jealous Eye, 1988, 13x21x17, Private Collection
Copyright Norma Minkowitz

Per quanto riguarda le tue sculture figurative, come si sono evolute, come sono cambiate dalle prime opere ad oggi?

Quando ho esaurito le possibilità delle molte forme vascolari chiuse, ho rivolto il mio interesse verso la forma umana. La maggior parte dei miei disegni a penna e inchiostro creati alla Cooper Union Art School e più tardi nel mio studio, riguardavano sia il corpo umano che la condizione umana. Quindi sono tornata all’idea di usare la figura nelle mie sculture. Queste erano allo stesso tempo molto più grandi e complicate delle forme dei vasi. Continuando nella tecnica che ho inventato, ho cercato di esprimere la figura umana (per lo più femminile) a volte in modo misterioso ed effimero. Le sculture erano trasparenti ed eteree erappresentavano la condizione umana. L’effetto lineare mi ha sempre ispirato. Era anche collegato al tratteggio incrociato dei miei disegni a penna e inchiostro. Queste sculture figurative velate sono state create per lo più negli anni ’90 fino  circa al 2015. Le espongo ancora e ne creo di nuove, ma il mio lavoro continua a cambiare. Nel 2007 ho iniziato a usare la pasta modellante che ha una consistenza simile a quella dell’intonaco per riempire gli spazi della rete creata con l’uncinetto. Questo processo crea una superficie che mette a fuoco e mette in evidenza le linee.  Ho disegnato con punti, introducendo una superficie a bassorilievo che riconduce a un concetto energia e movimento. Spesso ho evidenziato le linee con i colori della pittura. Il concetto della figura era ora più audace e più scuro. Il mio lavoro continua a cambiare.

"Boy in A Tree"   2001    29" x 11 1/2 " x 11"  Private  Collection  Sandy Grotta resale from Fern Grauer

Boy in a Tree, 2001, 29×11,5×11, Private Collection 
Copyright Norma Minkowitz

Come Closer  collection Marc and Diane Grainer

Come Closer, 1998, 36x22x18, Private Collection 
Copyright Norma Minkowitz

Grazie all’uso di fili e trasparenze, le tue sculture assumono un aspetto di fragilità e leggerezza, che contrasta con l’idea che la scultura è qualcosa di pesante. Quale è più precisamente il ruolo degli spazi vuoti, degli spazi negativi nel tuo lavoro?

Il mio lavoro con la retecrea mistero oscurando la forma all’interno creando un senso di ambiguità nelle ombre dell’opera. Mi addentro continuamente nel lato oscuro della vita, nel passare del tempo nelle transizioni e nei cambiamenti.  La trasparenza delle mie sculture, realizzata con l’uso delle fibre intrecciate, nasconde gli oggetti all’interno, rendendoli però visibili dall’esterno. Nonostante l’uso ripetuto dello stesso punto base, che per me ha una qualità spirituale, non ce ne sono due esattamente uguali. Questo trasmette l’intimità e l’imperfezione della mano umana e rende il lavoro più potente e incisivo. Voglio esprimere simultaneamente fragilità, delicatezza e potenza, ciò che è  complesso e ciò che è semplice. Sento che la maglia aperta dà una sensazione di eterea leggerezza ma implica anche il concetto di forza tridimensionale. Il mio lavoro con spazi negativi conserva implicazioni di contenimento e complessità psicologica.

Come scegli i soggetti delle tue sculture, cosa ti ispira? Ami l’arte classica e la mitologia?

Come la maggior parte degli artisti c’è bisogno di esprimere un’idea, raccontare una storia, riportare alla memoria un ricordo o forse l’ignoto.

Nei miei primi lavori, mi sono ispirato alla forma minimale del vaso. Questi vasi si svilupparono in sculture trasparenti che affrontavano le possibilità di gabbie senza possibilità di fuga o forse rifugi che proteggevano. Molte delle mie sculture figurative sono state ispirate dalla situazione umana, dalla complessità psicologica e da altre storie personali. Spesso esprimono temi e pensieri che affrontano la mortalità o forse l’immortalità, le paure e le relazioni, penso anche allo scorrere del tempo, alle creature della mitologia e ai cambiamenti della condizione umana. Molte delle mie sculture sono installazioni sequenziali che usano la forma femminile come simbolo dell’effimero e sono di soggetto classico come Venere “Goodbye Goddess” è uno di questi pezzi e si trova nella collezione del Wadsworth Atheneum a Museum in Hartford, CT.

Questo è un estratto da un libro sul mio lavoro – “Portfolio Collection Norma Minkowitz”, Telos Publications

Goodbye Goddnessdi Kathleen Whitney 2007

“Goodbye Goddess è una serie di quattro statuette classiche quasi identiche, più piccole della grandezza naturale, collegate da una linea che conduce ad una quinta forma circolare che pende sopra di esse. I loro contorni sono sfumati, le loro caratteristiche indistinte. Ognuna di loro è vestita in stile romano, drappeggiato in una toga che cade ben oltre i piedi. Queste figure multiple cambiano lentamente nei dettagli per diventare simboli di passaggio. Nella quinta ed ultima forma, lo stesso volto che è sulle figure è ormai lontano e legato al cielo, come un’anima che parte dal corpo. Per Minkowitz è un pezzo che simboleggia il processo di mortalità o forse di immortalità attraverso una serie di sottili alterazioni visive in ogni figura”.

Sono anche ispirato dal potere, dalla grazia e dall’oscurità degli uccelli rapaci e li ho spesso utilizzati nel mio lavoro. A volte lavoro con oggetti che un tempo vivevano come fiori, ramoscelli, ossa o addirittura cibo. Questi oggetti mi parlano attraverso le loro forme e qualità suggestive e il passaggio dalla vita alla morte.  Trovo che i soggetti del mio lavoro si evolvono man mano che lavoro con i vari materiali  e che comincio a sentire il percorso e l’ispirazione che si sviluppa. Non pianifico la mia arte. Se prima di iniziare già sapessi cosa realizzare con precisione, non sarei entusiasta di creare la mia arte.

Goodbye Goddess-2003-Collection Wadswoth Atheneum

Goodbye Goddness, 2003,  51x96x9, Collection Wadsworth Atheneum Copyright Norma Minkowitz

FOTO 13 Detail.Shot

Goodbye Goodness – detail
Copyright Norma Minkowitz

Come è evoluto il tuo lavoro nel tempo da quando hai iniziato negli anni ’60 ad oggi?

Il mio lavoro continua ad evolvere, ma a volte mi sembra di tornare ad un periodo precedente con risultati diversi. Attualmente ho iniziato un’altra forma di vaso, ma in modo diverso, utilizzando filo metallico e una nuova opera d’arte indossabile. Negli anni ’80 ho creato arte indossabile ed ho esposto con la Julie Artisans Gallery uno spazio notevole per l’arte indossabile a New York. E’ ststo scritto un libro eccezionale nel 1986 sull’arte indossabile, di cui faccio parte, intitolato “Art To Wear”,pubblicato da Abbeville Press NYC. È ancora disponibile. La fotografia e le opere d’arte sono stupefacenti. Così, vado avanti e indietro con risultati diversi ma temi simili. Attualmente sto facendo disegni a penna e a inchiostro con collage, cuciture e intricati bordi all’uncinetto a forma libera. Sono stati accolti molto bene e sono entusiasta di questa nuova direzione. Sto anche realizzando arazzi più grandi, lavorando all’uncinetto sullo sfondo che diventa la mia tela e poi comincio ad applicare linee cucite, forme, oggetti trovati e altro ancora.

Utilizzi fili molto sottili, perché non preferire invece filati più spessi e forse più facili da lavorare?

Adoro i fili molto sottili; è come usare una penna e disegnare linee incrociate sovrapposte e dettagliate. Non potrei farlo con fili più pesanti. Mi dà anche la possibilità di lavorare con diversi fili sottili alla volta e cambiare uno o due dei fili per creare sottili cambiamenti di colore. Grazie alla leggerezza del peso delle fibre, posso anche tagliare le parti per apportare modifiche.Il mio lavoro si basa sulla ripetizione di un punto e mi sembra più efficace, per esprimere i miei concetti,  l’uso del filo sottile.

C’è molta manodopera nel mio lavoro e mi piace questo elemento del mio processo. Ho tempo per pensare a quello che sto facendo e per fare cambiamenti. Mi piace l’aspetto dei fili sottili. Si trattadi un lavoro molto personale.

June 2018  DS scan " Detour"  18.5 x 16" unframed

Detour, 2018, 18.5×16
Copyright Norma Minkowitz

*****   "Escape"  Newest accepted   18.5' x 16.5" unframed  Scott correction of background

Escape, 2018, 18.5×16
Copyright Norma Minkowitz

Qual è il rapporto tra i tuoi disegni a inchiostro e la tua arte tessile?

Il disegno continua ad essere importante per me e trovo che i fili che uso imitano i motivi e il movimento, così come le irregolarità dei miei disegni a penna e a inchiostro. La mia scultura si evolve in disegni tridimensionali.

La rete di fili crea una superficie che mette a fuoco ed evidenzia le linee che disegno con i punti che introducono il concetto di energia, messaggio e movimento. Spesso metto in evidenza queste linee disegnate con i colori della pittura. C’è un incrocio tra la linea cucita e la linea disegnata che contribuisce al mio lavoro che intreccia il personale e l’universale insieme. Uso la fibra come se stessi disegnando e spesso la linea disegnata come se stessi cucendo. Le trovo intercambiabili.

*** "Down The River" August 10, 2018   22.5 x 21" unframed

Down The River, 2018, 22.5×21
Copyright Norma Minkowitz

" Leaving Paradise"   Newest  Sept 2018       framed 24.5 x 27.5"

Leaving Paradise, 2018, 19.5×22.5 
Copyright Norma Minkowitz

Tra i vari tipi di opere, come disegni, sculture, arazzi…quale ti rappresenta di più?

Non posso separare l’opera, tutte si sovrappongono. Le mie sculture sono disegnate con i fili e anche i miei disegni a penna e inchiostro su carta sono disegnati con i fili. Non faccio arazzi con i tessuti, ma all’uncinetto. I miei arazzi da parete sembrano disegni giganti, perché i miei fili ricoprono l’intera superficie della tela e il risultato mi sembra una linea molto sottile come una penna. Sono tutti ugualmente rappresentativi del mio lavoro.

SOLD -2018 Mobilia Gallery -"Perils of Paradise"  2017  final scan DS  collection  Dr.Judith Wolfberg  Maybe  20 x 16  (not sure)

Perils of Paradise, 2017, private collection
Copyright Norma Minkowitz

#2-Scans by Don Sigovitch   $75 each changed to $50  glass broke twice, NY and now  at Mobilia. with glass replaced with plexi in Cambridge $191

Patterns of Flight, 2015, 20×15 
Copyright Norma Minkowitz

Puoi parlarci del tuo lavoro tessile più recente?

Recentemente ho creato disegni che vengono cuciti, collage e disegni con penna e inchiostro, oltre a bordi intrecciati all’uncinetto. Ho usato stampe digitali su carta da una pubblicazione scientifica di un grafico che raffigura dei colibrì in movimento. Ho creato una decina di questi disegni di uccelli e alcuni con immagini personali.  Sto lavorando a diversi grandi arazzi da parete con l’uncinetto per gli sfondi e poi con cuciture sulla superficie ricamata. Lavoro su diversi progetti contemporaneamente. Ho bisogno di contemplare il mio lavoro per lunghi periodi di tempo e per questo mi ritrovo ad iniziare un nuovo lavoro e poi magari sento il bisogno di tornare ad altri lavori in corso.

Qual è secondo te la differenza più importante tra un artigiano che lavora con fili e tessuti e un artista tessile? Quando un’opera in fibra diventa arte?

La lavorazione tessile è artigianale quando è ripetitiva e basata sulle abilità tecniche,cioè quando  riguarda piuttosto il modo in cui il lavoro è fatto. Si tratta di utilizzare una tecnica specifica in modo magistrale e conforme alla tradizione (ci sono ovviamente delle eccezioni): molti artisti della trapunta, della scultura e dell’arazzo che lavorano con tecniche tradizionali non rientrano in questa categoria in quanto sono artisti che rendono l’arte eccitante e unica nel suo genere. Il lavoro tessile diventa arte quando ha un concetto da trasmettere, una novità. Ci deve essere un messaggio e un concetto nuovo che viene espresso attraverso l’opera. La scelta dei materiali diventa importante per trasmettere quel messaggio e spesso la tecnica si evolve in modo nuovo e originale.

Galleria immagini

VESSEL FORMS

Foto a sx: Journey Gift, 1987, Robert Arnold Collection, Museum of Texas.
Copyright Norma Minkowitz

Foto a dx: Nucleus, 1990, 12x17x16, Private Collection
Copyright Norma Minkowitz

FIGURATIVE SCULPTURE

Foto sx 1a fila:  Collection Sara Liebereman Copyright Norma Minkowitz

Foto dx 1a fila: Prayer to a Stinkhorn, 1992, 26x12x15, Private Collection Copyright Norma Minkowitz

Foto sx 2a fila: I am the Land, 1991, 12.5×50.5×16.5, Private Collection Copyright Norma Minkowitz

Foto dx 2a fila: The Path, 2014 Copyright Norma Minkowitz

WALL WORK

Foto a sx : Driades of the woodlands, 2014, 21x45x8.5, Private Collection  Copyright Norma Minkowitz

Foto a dx : Migration, 2012, 61 x 39, Private Collection  Copyright Norma Minkowitz

Be the first to comment on "Intervista con Norma Minkowitz"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*