Intervista con Joe Cunningham

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Joe, musicista e conoscitore delle tradizioni del quilting americano, è uno stimato artista tessile che realizza artquilts ispirati alla tradizione ma interpretati in chiave contemporanea, destrutturando le classiche figure patchwork e trasformandole in qualcosa di assolutamente innovativo.
Estimatore dell’arte di Brice Marden, Joe esplora nei suoi lavori, le potenzialità espressive della linea, il segno più semplice e più potente che l’arte conosca.

Questo il link al sito dell’artista:

http://www.joethequilter.com/

Joe quando e perché ti sei avvicinato al mondo del quilting?

Nel 1979 ho incontrato Gwen Marston quando mi ha assunto per suonare la chitarra con lei in alcuni concerti di musica folk. All’epoca era impegnata a documentare la collezione di quilts e l’archivio di Mary Schafer. Quando vidi alcuni dei lavori in questione, li trovai accattivanti e mi offrii di scrivere il testo per il catalogo, un lavoro che lei temeva. Gwen mi disse che per farlo avrei dovuto conoscere la storia del quilt americano, così lessi tutta la letteratura disponibile, circa 6 libri. Più imparavo, più amavo tutta la storia del quilting e ciò che rappresentava. Inoltre, intervistando Mary per saperne di più su di lei e sulla sua collezione, capii che questo era un campo del quale volevo sapere di più. Poi Gwen si presentò nel mio appartamento con una piccola trapunta in un cerchio, aghi, filo e un grande ditale e mi disse che dovevo imparare a trapuntare se volevo scrivere in modo persuasivo. Dopo aver trapuntato quel piccolo lavoro, i miei punti erano abbastanza buoni per trapuntare con Gwen al suo telaio. In poche settimane ero arrivato a desiderare di realizzare un  quilt tutto da solo e presto Gwen e io ci trovammo a cucire insieme. Quando ci avvicinammo alla fine del nostro progetto di documentazione, mi resi conto che per promuovere la collezione di Mary Schafer e trovargli una sede istituzionale, avremmo dovuto avere una veste professionale. Così facemmo stampare i biglietti da visita e iniziammo a pubblicizzare noi stessi in questo modo. Presto ottenni l’incarico di scrivere un articolo su una rivista: stavamo vendendo trapunte e ci stavamo avvicinando al nostro obiettivo.

Guardavo al quilting come ad un modo per creare una forma di arte che potesse esprimere l’intera gamma delle esperienze umane, e pensavo che il mio studio dell’arte, che durava da tutta la vita ma in modo informale, potesse essere utilizzato al meglio in questo campo.

Anche se le tue trapunte sono molto contemporanee, sei legato alla storia del quilt tradizionale. Puoi dirci perché e cosa ti appassiona della tradizione del quilting e come tutto ciò influenzi lo stile dei tuoi lavori?

Per me, l’innovazione più importante del modo americano di fare il “quiltmaking” era l’idea che una persona potesse cucire qualsiasi cosa insieme in qualsiasi modo lei volesse. Era un regno di infinita creatività. E le donne americane nel XIX secolo facevano disegni astratti di 2 metri quadrati, decenni o un secolo prima che gli artisti avessero questa idea. Queste artiste non sono mai state riconosciute per i loro enormi successi. Si pensa invece che le trapunte siano state realizzate per recuperare tessuti preziosi nel disperato tentativo di creare coperte per un uso più di tipo domestico. La mia missione nella vita è sia di portare gloria a questi vecchi produttori di trapunte, sia di sfruttare la libertà creativa che ci hanno lasciato in eredità.

Joe, quando realizzi i tuoi quilts, segui un disegno scrupoloso o ti lasci guidare dall’esperienza e dall’istinto?

Il mio modo di lavorare è iniziare con un soggetto o un tema, selezionare i tessuti che penso possano essere adatti a quel tema e poi iniziare a tagliare e cucire con un’immagine vaga in mente. Alla fine l’immagine diventa più chiara nella mia mente mentre lavoro. Non faccio uno schizzo o un disegno, ma mi fido del mio istinto, lo uso come guida.

“The Sleeping Protesters of Kiev” 2014, 81 x 84,
copyright Joe Cunningham, photo Henrik Kam

Puoi raccontarci della nascita e dello sviluppo di una delle tue opere? 

Sono stato a lungo interessato al modo in cui i lati destro e sinistro del nostro cervello sembrano essere responsabili di diversi aspetti. Così, quando ho deciso di realizzare la mia interpretazione del classico modello “Lover’sKnot”, ho scelto di rappresentare questi due aspetti nella nostra mente e anche l’aspetto dell’unione matrimoniale. Ho iniziato scegliendo due tessuti che si contrappongono nel design e nel colore, uno un batik dal Ghana e l’altro un tessuto a quadri. Poi, usando del nastro , ho costruito una griglia geometrica sul lato a quadri e un groviglio annodato sul lato del batik. Mostrando come due immagini completamente diverse possono diventare una sola, ho trasmesso i miei sentimenti sul matrimonio e i nostri diversi modi di pensare e di essere. Per il disegno del quilting ho programmato il classico Lover’sKnot nella mia macchina computerizzata a braccio lungo e l’ho usato in una griglia.

“BicameralLover’sKnot”,2015, 72″ x 72″ x 72″.
Copyright Joe Cunningham, photo by Henrik Kam

Da cosa trai ispirazione? 

Mi ispira tutto ciò che non ho mai visto, sentito o pensato.

Ci sono artisti o correnti artistiche che influenzano la tua arte?

Mi piacciono particolarmente icottoncrazyquilts che non hanno ricami. Letecniche di cucitura “improv” mi hanno insegnato come si lavora per ottenere questo effetto. Ammiro molto il lavoro di CyTwombly. L’artista William Wiley mi ha mostrato come fidarmi di me stesso e andare per la mia strada. E Brice Marden, che è stato l’artista che ha saputo, più di altri, mostrare come delle semplici linee possano raccontare una storia.

Definiresti i suoi artquilts come “improv”?

Non ho mai pensato ai miei lavori in questi termini. Preferisco pensare alla mia tecnica come una tecnica che mi permette di estendere il momento creativo attraverso l’intero processo. Mentre uso tecniche di improvvisazione, sono al servizio del mio tema o soggetto.

Joe, sei sempre stato un musicista. In che modo la musica influenza il tuo modo di fare arte tessile?

Imparare a scrivere e suonare mi ha insegnato il senso della rappresentazione e mi ha portato a  capire quale sia il ruolo delle parti in primo piano e in sottofondo, in qualsiasi tipo di composizione, musicale o visiva, scritta o improvvisata

“Luke Haynes in His American Context” 2012, 74” x 74″,
copyright Joe Cunningham, photo by Henrik Kam

Come si è evoluto il tuo stile dai primi lavori ad oggi?

Per molti anni ho pensato che il modo migliore per onorare i grandi artisti del passato fosse quello di copiare o imitare il loro lavoro. Circa 15 o 20 anni fa mi sono reso conto che per me il modo migliore per raggiungere questo obiettivo, sarebbe stato quello di rendere le trapunte il più possibile originali e significative dal punto di vista personale. Da allora ho cercato di cucireugni quilt in modo che fosseun’esperienza veramente personale.

“Crazy City: San Francisco” 72 x 72, 2015,
Copyright Joe Cunningham, photo by Henrik Kam

Che tipo di tessuti scegli per i tuoi artquilt? Preferisci il cotone o ami sperimentare con nuovi materiali?

In questo sono abbastanza convenzionale. Io uso quasi sempre cotone leggero. Non ho sperimentato molto con tessuti alternativi.

Ci sono strumenti a cui non potresti mai rinunciare?

Una volta acquistata la long arm, – una HandiQuilter Fusion – ho trovato grande gioia nel creare disegni per la trapuntatura, disegni che non avrei mai potuto immaginare con un lavoro a mano. Amo anche il mio ferro Laurel Star,svizzero. Con il suo vapore illimitato posso risolvere ogni tipo di problema.

“Happiness Bird Stops By” 2011, 69 x 68,
copyright Joe Cunningham, photo by Henrik Kam

Joe, sei autore e coautore di molti libri sul quilting, il primo “Mary Schafer and her quilts”, seguito da “Twenty little Patchwork Quilts: with full-size templates”, “Amish abstractions: Quilts from the collection of Faith and Stephen Brown” e moltialtri.  Quello che mi incuriosisce di più, però, è il tuo libro “Men and the art of quiltmaking”. Perché un libro sugli uomini nel quilting? Puoi parlarcene?

Avendo scritto una volta una lezione sull’argomento, feci un intervento con un commento sulle trapunte maschili su un sito web. Immediatamente ricevetti un’e-mail da Andi Reynolds, che a quel tempo era la redattrice della divisione libri di AQS. Mi chiese di scrivere un libro su questo argomento. Risposi che non volevo farlo perché c’erano tanti altri aspetti interessanti del quilting su cui scrivere.

“Se non lo fai”mi disse, “Qualcun altro lo farà, e lo renderà un evento originale e interessante”.

Così decisi di intervistare 30 uomini del mondo del quilting, lasciando che ognuno di loro raccontasse la propria storia.

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