Passaggi – Elena Nonnis

This post is also available in: English (Inglese)

Dal 1 al 28 febbraio a Roma, presso la Galleria Gallerati in via Apuania 55, sono esposte le opere di Elena Nonnis nella mostra“Passaggi” a cura di Emma Ercoli e fa parte di una serie di mostre sul tema dell’abitare: “Permesso?”

Così l’artista illustra il suo lavoro:

Nel mio lavoro il tema dell’abitare è emerso spontaneamente in opere come “Nido”, “Condominio”, “L’Erba cattiva”, ma la partecipazione al ciclo “Permesso?” richiede una riflessione sul perché. Abitare è una parola grande.

Dopo una serie di scollamenti, distacchi, spaesamenti che necessariamente capitano nella vita, cominci a cercare casa, a “voler tornare”, ma dove? Tornare e trovare il posto già occupato, allora ne cerchi un altro e un altro ancora, un’altra casa, un altro posto, continui a chiedere “Permesso?” ma senti che non ci sono fondamenta. In questa ricerca di me inizio a prendere appunti sin da bambina: disegno ossessivamente, instancabilmente, traccio segni appena posso, ovunque. Disegno sullo specchio dopo averci alitato, disegno per strada con un sasso, disegno dietro le pagine bianche di calendari vecchi. Tutta la vita a cercare di non perdere il segno. Perché mi devo ritrovare, devo tornare a casa. Disegno solo figure, persone. Poi la vita che accade. Poi l’incisione, finalmente. Uso solo il segno, il colore mi distrae, non lo capisco, non mi interessa. Penso in bianco e nero. Anche nelle incisioni sono solo figure, è la persona che mi interessa, l’anima. Trovare un posto nello spazio. Lo spazio diventa quello dell’arte, il foglio, la lastra, la tela, lo spazio che accoglie il segno, il segno di me. Di me che non ho un posto, e che ne devo occupare uno, mettendoci il segno. A trentatré anni passo al filo, riempio di filo, cucendolo, uno spazio nero. Meraviglia. Casa. Comincio a usare il filo nero senza sapere perché. Non ho mai “imparato” a cucire, l’ho fatto e basta, appartiene al mio linguaggio, è nei miei cromosomi, disegno in sardo. Non è un ricamo, è una traduzione del segno, del segno che esce dai nervi, dalle paure, dallo smarrimento. Voglio tornare a casa, devo lasciare un segno, come Pollicino nella favola.

Faccio un “Nido di nodi”, che mi accoglie e mi stringe, mi costringe a uscire, a superarlo. Ecco allora l’idea di “Condominio”, sto più comoda, siamo in tanti, nascosti dietro le pareti, guardiamo attraverso finestre troppo piccole e non ci facciamo vedere mai. Ormai la ricerca è continua. Ricevo in dono lunghi rotoli di lino tessuto da mani sconosciute e intreccio segni e storie, per scrivere la mia. Prendo spazio. Mi immergo in quel bianco che mi accoglie, perché l’unico spazio/posto che mi contiene è il vuoto. Il vuoto che temevo. Ecco, io sto lì. Forse la casa è quella. Il vuoto. Vengo a sapere del progetto “Permesso?” alla Galleria Gallerati. Voglio partecipare anch’io. Il tema è perfetto. Andiamo ad abitare. Poi di nuovo l’estraniamento. Non è casa. Solo una galleria, niente di mio, niente di me. Luogo di passaggio, di tutti. Allora provo ad abitarlo con il mio vuoto, e lo riempio di segni, e dai segni emergono figure, persone, amici della galleria. Restituisco al luogo la mia piccola, eterna inquietudine. Vernissage, il nostro non abitare. Eterna ricerca, interminabile viaggio di Ulisse verso Itaca. Ma siamo in tanti. (Elena Nonnis)

Foto di Fabio Caricchia

Be the first to comment on "Passaggi – Elena Nonnis"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*