La fiaba ” Il Re è nudo”

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I vestiti nuovi dell’imperatore di Hans Christian Andersen versione ridotta con appendice di Paola Romoli Venturi

C’era una volta un imperatore molto vanitoso, che amava curare il suo abbigliamento al punto di spendere tutto il suo denaro per vestirsi.

Una giorno arrivarono nella capitale del suo Impero due individui che dicevano di saper tessere una stoffa mai vista, con disegni e colori meravigliosi e soprattutto con un potere magico incredibile … la stoffa diventava invisibile agli occhi degli uomini che non erano all’altezza della loro carica o che erano stupidi.
«Quella sì che sarebbe una stoffa adatta per farmi cucire degli abiti meravigliosi!» pensò l’imperatore«Con quelli indosso io potrei riconoscere gli incapaci che lavorano nel mio Impero! Devo avere subito quella stoffa!».

L’imperatore convocò i due individui a Corte e anticipò loro una cospicua somma di danaro, affinché potessero iniziare a tessere la stoffa magica.  Essi montarono due telai nelle soffitte del Palazzo Imperiale dopo di che chiesero la seta più bella e l’oro più brillante ed iniziarono a tessere notte e giorno.«Mi piacerebbe sapere come procede la tessitura della stoffa!» pensava l’imperatore«Manderò nelle soffitte il mio vecchio ministro, nessuno meglio di lui potrà vedere che aspetto ha quella stoffa, perché è intelligente ed è all’altezza del proprio compito».
Così il vecchio ministro si recò nelle soffitte del palazzo dove i due stavano tessendo.«Santo cielo!» pensò pulendo le lenti dei suoi spessi occhiali «Non vedo assolutamente niente! Povero me»pensava «Ma allora sono uno stupido? Non sono degno della mia carica? … è meglio che nessuno sappia!».

«E allora, cosa ne dice?» chiese uno dei tessitori indicando il tessuto sui telai.

«Bellissimo! Magnifique!» disse il vecchio ministro.«Magnifique! È il tessuto più bello del mondo!» disse poi il vecchio ministro all’imperatore raccontandogli tutto quello che aveva visto. Nel frattempo tutti i cortigiani avevano saputo delle incredibili virtù di quella stoffa.

Nei giorni seguenti l’imperatore si recò personalmente nelle soffitte con la sua Scorta d’Onore.«Ma cosa sta succedendo?» pensò l’imperatore«Non vedo nulla! Terribile! Che io sia stupido? …forse non sono degno di fare l’imperatore!?» e mentre fissava i telai vuoti l’imperatore disse con entusiasmo «Bellissimo! Magnifique!».

A quel punto tutti in coro i cortigiani ripeterono«Bellissimo! Magnifique!»«Magnifique! Bellissimo!»«Bellissimo! C’est  Magnifique!»e nell’entusiasmo generale l’imperatore nominò i due:«Grandi Tessitori Imperiali con delega al Taglio e al Cucito»e gli ordinò di realizzare, per l’imminente Parata di Corte, un abito nuovo con quella magnifica stoffa.

Per tutta la notte, prima della parata, i due Grandi Tessitori lavorarono con cento candele accese per confezionare i nuovi abiti dell’imperatore. Staccarono la stoffa dal telaio e poi con due forbici d’oro tagliarono l’aria, cucirono con una macchina che montava un ago d’argento senza filo e finalmente al sorgere del sole dissero: «Et voilà! i vestiti, sono pronti! … Maestà!». Tenendo il braccio alzato come per reggere qualcosa, dissero: «Ecco qui i pantaloni, ecco la giubba, ecco la mantellina e lo strascico … e ora, se Sua Maestà Imperiale vorrà degnarsi di spogliarsi, noi l’aiuteremo a indossare questi abiti nuovi!»

L’imperatore si spogliò e i due gli porsero, uno per uno, tutti gli elementi del vestito.«Sembra quasi di non avere indosso nulla!» disse l’imperatore«Maestà … questo è il suo pregio! La stoffa è leggera come una tela di ragno!» risposero i due.

L’imperatore si girava e rigirava davanti al grande specchio guardandosi.«Come sta bene!» tutti dicevano«Che modello originale! Che colori! Bellissimo! Magnifique!». L’imperatore sorrise pensieroso e fece un cenno con la mano. Il Gran Maestro del Cerimoniale chiamò i portatori col baldacchino e disse:«Che si dia inizio al corteo!».I Ciambellani che erano incaricati di reggergli lo strascico finsero di raccoglierlo da terra e si mossero tastando l’aria.

Tutti gli abitanti della città avevano saputo delle incredibili virtù di quella stoffa e le strade erano piene di sudditi che non vedevano l’ora di scoprire quanto stupido o incompetente fosse il proprio vicino.

Pepperepeeè Pepperepeeè

Le trombe annunciarono l’uscita della Parata di Corte e così l’imperatore marciò alla testa del corteo sotto il grande baldacchino e la gente per la strada e alle finestre non faceva che dire «Bellissimo! Magnifique! Quanto sono belli gli abiti nuovi dell’imperatore!» l’imperatore sorrideva e salutava tutti tra applausi ed ovazioni «Bellissimo! Magnifique!»«Magnifique! Bellissimo!»«Bellissimo! Magnifique!».

Ma ad un tratto si udì la voce squillante di una bambina «Ma l’imperatore non ha nulla addosso! È nudo!».

La folla intorno era ammutolita.«Santo cielo» disse il padre guardandola «Questa è La Voce dell’Innocenza!». Così tutti si misero a sussurrare quello che aveva detto la bambina e a guardare dove puntava il suo indice.
«Non ha nulla indosso! C’è una bambina che dice che non ha nulla addosso! È nudo!» … «È nudo!».

«È nudo!» gridò alla fine tutto il popolo.

L’imperatore rabbrividì perché sapeva che avevano ragione ma intanto pensava «Ormai devo condurre questa parata fino alla fine!» e così si drizzò fiero e con un’andatura ancora più maestosa andò avanti, mentre i ciambellani lo seguivano reggendo uno strascico che non c’era.

APPENDICE

Appena rientrato nel palazzo l’imperatore si spogliò di fronte al grande specchio e indossò un spartana tunica.«Diventerà il mio abito elettivo» pensò sorridendo. Ripose personalmente gli abiti magici in un baule di legno foderato di seta bianca e lo chiuse con un grande lucchetto d’oro la cui chiave appese alla cintola. Il baule venne portato nelle segrete del Palazzo Imperiale in un luogo sicuro che conoscevano solo lui e il vecchio ministro.

L’imperatore fece convocare, in forma strettamente privata, la bambina.

In serata l’imperatore, indossando la semplice tunica, radunò la sua Corte e convocò i due Grandi Tessitori Imperiali  «Vi nomino Custodi del Baule!»disse l’imperatore e aggiunse «Considerando il cospicuo costo sostenuto per realizzare l’abito magico vi affido l’incarico di rovesciarlo al fine di poterlo riutilizzare in futuro!».Detto ciò fece un cenno con il capo e il vecchio ministro accompagnò i due Grandi Tessitori Imperiali nello stesso luogo segreto dove era stato portato il baule.

Da quel giorno, ogni giorno la bambina era attesa nel Palazzo Imperiale dove ad accoglierla trovava il vecchio ministro che la conduceva dall’imperatore con il quale scendeva nelle segrete del palazzo.

Si narra che andassero a provare l’abito rovesciato.L’imperatore provò l’abito molte e molte volte, alla presenza della bambina, ma la foggia non era mai di loro gradimento, nonostante i due Grandi Tessitori Imperiali lavorassero ore e ore per contentarli. Durante queste prove l’imperatore, la bambina e il vecchio ministro discutevano e ragionavano di quello che vedevano e di ciò che avveniva nell’Impero.

I due Grandi Tessitori Imperiali lavorarono per anni.

La bambina crebbe e divenne una donna.

L’imperatore invecchiò e morì, lasciandole il suo regno e la chiave del baule.

La Voce dell’Innocenza regnò a lungo.

Dopo tanti secoli, in una segreta del Palazzo Imperiale, è stato ritrovato l’abito rovesciato.Nel baule accanto all’abito è stato trovato un foglio stropicciato firmato da Sua Maestà Imperiale su cui è scritto:

«Bisogna avere il coraggio di manifestare il proprio pensiero sempre, anche quando si rischia di fare brutte figure.»* Sul retro del foglio c’è un disegno infantile con la Parata di Corte.

Sul fianco del baule accanto alla maniglia d’oro è inciso con uno stiletto questo motto:

«Aquien te aconsejaencubrir de tus amigos más le gustaengañarte que los higos.»**

Provare per credere.

Tutto questo potete vedere ed ascoltare nella sala ROVESCIARE.

* Morale della riduzione della fiaba ‘I vestiti dell’imperatore’ di H. C. Andersen 1970 Mini Libri Mondatori

**”Chi ti consiglia di nascondere le cose a un amico vuole solo ingannarti, ascolta quello che ti dico”Morale del racconto XXXII della raccolta ‘El conde Lucanor’ di Don Juan Manuel c.1335

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