Rovesciare, un progetto di Paola Romoli Venturi

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ROVESCIAREclip a cura di AANT_farm coordinato da Rossana Quarta: Bianca Boneschi Beatrice Lops Davide Natalucci Ilaria Narducci Francesco Rufini Valeria Silvestri

È sabato mattina, attraversiamo una Roma in preda a manifestazioni di piazza, cortei, traffico e cantieri stradali,per incontrare Paola Romoli Venturi al Macro Asilo, il Museo di Arte Contemporanea romano.
Paola ci accoglie con entusiasmo nonostante sia impegnata nell’organizzazione delle tante attività programmate per questa giornata.
Sono qui per farmi raccontare la storia del suo progetto, come nasce e in che modo si sta sviluppando.

foto di M. Adinolfi

La sala in cui si svolge l’evento

Siamo in questa grande sala bianca, in un momento di quiete. Lo spazio è suddiviso in tanti “luoghi” ognuno dedicato ai vari momenti e alle performances in cui si articola l’evento. Paola sovrintende con cura e passione e mi racconta che l’ idea di questo progetto artistico/filosofico nasce dal ritrovamento di un cartamodello del 1948, (periodo post-bellico) che fornisce le indicazioni per realizzare un tailleur da donna partendo da una divisa militare. Questo abito che è ancora pregno di tanti ricordi negativi, diventa, grazie ad una azione di destrutturazione e ricostruzione, un abito totalmente diverso nella foggia e nel significato a cui rimanda. Non più un oggetto proprio di un contesto militare in tempi di guerra, ma un tailleur, un abito da passeggio, simbolo di ciò che ricomincia, che rinasce, uno slancio, un nuovo afflato.

Tutto inizia partendo da questa riflessione che si trasforma, in questa grande stanza bianca del Macro, nell’azione, reale, di smontare una divisa militare per poi imbastirla ricostruendo un abito totalmente artigianale e “altro”, in cui ogni parte del prodotto originario verrà riutilizzato, dalla fodera ai bottoni.

Il cartamodello del 1948, foto di P. Landriscina

Foto di M. Adinolfi

La divisa, foto di M. Adinolfi

Foto di M. Adinolfi

A questo punto il dado è tratto. Da qui infatti prendono inizio unaserie di performancesche si svolgeranno nell’arco del mese di Febbraio e in cui l’atto del “rovesciare”verrà propostoin una nuova luce, un rovesciamento in tanti ambiti diversi: artistico, sociale, filosofico, storico, politico, assumendo un senso nuovo, positivo e propositivo.

Vi consiglio di leggere QUI il calendario degli eventi, delle performances, delle tavole rotonde, delle conferenze stampa e dei workshops programmati.

Ma c’è ancora molto da dire intorno a questo progetto. Paola infatti spiega che,durante l’evento, ha avuto modo di confrontarsi con un pubblico internazionale, constatando come questa pratica del rovesciamento degli abiti sia nota anche all’estero, un gesto globale che accomuna coloro che si trovano a farei conti con la fase di rinascita, di ricostruzione ma anche di povertà di mezzi, successiva ad un lungo e devastante conflitto.

Mentre parliamo, su un piccolo schermo viene proiettato uno spezzone di un film con una lunga scena in cui si racconta della scelta di una giacca dalla quale tirar fuori un cappottino per una bambina. Si tratta di uno spaccato della realtà sociale di una famiglia italiana medio-borghese degli anni ’60 e che ci permette di osservare quanto l’azione del rovesciamento fosse ancora parte della quotidianità, un gesto ancora attuale.

Accanto allo schermo, un quaderno aperto fa mostra di sé invitando il pubblico a raccontare i propri ricordi, quelli legati ai gesti familiari e personali del rovesciamento.

Una visitatrice intenta a scrivere la sua storia personale sul rovesciamento

Da qui l’idea della performance che si terrà il 15 febbraio: si  prenderà un cappotto piuttosto datato per smontarlo e da questo ricavarne uno più piccolo per una bambina l’azione avverrà leggendo le memorie raccolte nel quaderno. E la bambina diventa il legame, il filo rosso che unisce i vari momenti della programmazione e che ci conduce alla fiaba del “Re Nudo”.

FOTO 8

Il libricino su cui Paola, da bambina, leggeva la fiaba del Re Nudo

Paola racconta: “Andando avanti nel lavoro di progettazione, mi sono chiesta cosa sarebbe accaduto se avessi rovesciatogli abiti della fiaba “I Vestiti Nuovi dell’Imperatore” di Andersen.
Cosa accade se rovesciamo gli abiti invisibili indossati dall’Imperatore che sono il simbolo dell’inganno, dell’opportunismo e dell’ipocrisia?

Questi abiti sono la rappresentazione di una delle caratteristiche del potere: la consapevolezza dell’essere in errore e la scelta di celarlo o addirittura di negarlo davanti al Popolo”.

Questo ha condotto Paola alla scrittura dell’Appendice alla fiaba (potete trovare QUI la fiaba e l’appendice scritta dall’artista). E’ proprio in questa aggiunta creativa al testo originario, che si ritrova l’atto del rovesciamento positivo, l’abbandono dell’ipocrisia, grazie ad un re divenuto più saggio e ad una bambina che rappresenta la voce dell’innocenza.

I tessitori imperiali vengono condannati a rovesciare a vita l’abito inesistente e rimangono prigionieri quindi del loro inganno, la bambina viene formata e qui si attua il rovesciamento dell’atteggiamento di una classe politica che inizia ad agire in modo scevro da imposture ed interessi di parte. La bambina verrà formata da un imperatore e una corte “rovesciati” e nel momento in cui diventerà erede di questo stesso Regno avrà la capacità di gestire questo impero e contestualmente avrà acquisito i valori dell’onesta abbandonando le ipocrisie del potere ormai trasformato nella sua essenza.

“Qui si chiude il cerchio, si comprende il collegamento tra il rovesciamento della divisa militare che segna il passaggio dalla guerra alla pace e il rovesciamento dell’abito del Re Nudo, come trasformazione delle caratteristiche con cui spesso il potere si manifesta, un potere più pulito.Utopisticamente qui cerco di costruire questa idea”..

In tutto questo mese di febbraio verranno messe in scena i diversi momenti della fiaba, ad esempio l’8 febbraio è stata messa in scena il momento della tessitura e gli studenti dell’accademia Koefia hanno lavorato su 5 telai, realizzando tessiture monocromatiche con le quali Paola realizzerà uno stendardo che verrà utilizzato nella parata finale del 27 febbraio, evento che ci ricollega nuovamente alla fiaba,inscenando una grande parata finale con tutti gli elementi rovesciati nel ruolo di protagonisti.

I telai su cui gli studenti dell’Accademia Koefia hanno tessuto lo stendardo finale

I ragazzi intenti nella tessitura

Composizione dello stendardo per la parata, foto di M. Adinolfi

foto di M. Adinolfi

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