Intervista con Nigel Cheney

“Lights Out”, Hand stitched quilted wall hung textile, copyright Nigel Cheney

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Quando eri bambino, volevi diventare un artista? I tuoi genitori hanno incoraggiato la tua creatività?

Ero un bambino tranquillo e timido che amava i libri e starsene per conto suo. Cominciai ad interessarmi realmente all’arte solo  quando iniziai a disegnare a scuola. Ci venne data una lista di disegni di nature morte per casa (cavolo rosso, rubinetti, il riflesso in un cucchiaio, ecc.) Ricordo che mi spiegarono che c’erano diversi tipi di matite e che avrei dovuto acquistare una 6B. Quello è stato l’inizio e da lì, non mi sono mai guardato indietro.  Così entrai in una classe di arte che mi impegnava a realizzare per l’anno successivo  un soggetto artigianale. Ispirato da un girasole stampato sulla iuta con grossi nodi francesi che era appeso alla parete della classe di arte, decisi che i tessuti sarebbero stati il mio mezzo espressivo. Ebbi la fortuna inoltre, di studiare con un  formidabile insegnante d’arte che ha influenzato in modo decisivo sulla mia formazione artistica. Mi manca.

Con il progredire degli studi mi sono interessato sia alla moda che all’arte.

Mia madre lavorava in fabbrica e mio padre era un direttore di fabbrica nel settore dell’abbigliamento. Quindi era molto naturale per me avere una macchina da cucire in salotto, era il modo in cui mia madre si guadagnava da vivere. Ogni giorno mio padre portava a casa il tessuto e lei cuciva. Non era niente di magico, niente di glamour. Symingtons’, è stata la maggiore industria di abbigliamento femminile a Market Harborough, nel Leicestershire dove sono nato.

La matericità è un aspetto vitale e costante del mio lavoro. È la resa della superficie o la creazione di qualità tattili attraverso materiali e cuciture. E il desiderio di toccare il lavoro finito è l’aspetto più importante che mi permette di percepire se il mio lavoro ha successo o meno.

Copyright Nigel Cheney

Qual è stata la tua formazione e in quale modo ti ha influenzato? Come hai applicato, in concreto, ciò che hai imparato?

Ho avuto una formazione in arte e design prima di studiare ricamo al Manchester Polytechnic sotto la guida di Anne Morrell e Judy Barry. Sarò sempre grato a loro per aver sviluppato un corso così straordinario. Dopo aver conseguito il diploma presso la MMU sono entrato nell’industria. E’ stato uno shock dopo essere stato selvaggiamente e liberamente creativo!

Perché hai scelto l’ambito tessile come mezzo per esprimere la tua arte?

Fin da ragazzino, mi piaceva lavorare a maglia, cucire, ricamare e, proprio in quell’epoca, ho acquisito le abilità di base che poi a scuola ho migliorato attraverso le competenze tecniche. Sono sempre stato alla ricerca di nuovi metodi di lavorazione. All’università ero ossessionato dalle macchine da cucire e ignoravo il lavoro manuale. Quando mi trasferii in Irlanda, non avevo a disposizione la macchina per cucire e rimasi affascinato dal lavoro manuale, soprattutto perché dovevo insegnarlo agli studenti.

Copyright Nigel Cheney

Quando e come ti sei reso conto che avevi la sicurezza per progredire con la tua arte?

A scuola. Non c’era davvero un’ alternativa una volta che avevo iniziato a lavorare con i tessuti. I miei genitori erano preoccupati e penso che avrebbero preferito che facessi qualcosa con la matematica che avevo come la contabilità. Tuttavia, mio padre insisteva anche se mi incoraggiava a dedicarmi  a ciò che mi piaceva di più e che mi rendesse felice. Ho avuto la grande fortuna di avere la famiglia più solidale che si possa desiderare.

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Parliamo dei tuoi lavori che hanno come soggetto gli animali, specialmente i cani. Perché hai scelto i cani?

L’immagine era una risposta al progetto sulla natura farsesca del denaro e del debito pubblico. Tutto è nato da una richiesta di lavoro nell’anno dell’artigianato irlandese.

“Went to the Dogs” comprendeva 6 grandi wall quilts in tessuto stampato e ricamato. Circa 1,5 metri quadrati ciascuno. Di conseguenza, ho realizzato una serie di 50 pezzi da 30 cm quadrati  come parte della mostra “Goldilocks and Bears”.

Si tratta di immagini audaci, giocose, colorate e complesse che comprendono la stampa digitale su un tessuto di cotone testurizzato, con abbellimenti in una grande varietà di tecniche di ricamo, tra cui il ricamo a mano, a free motion e con il ricamo a macchina digitale.

copyright Nigel Cheney

Questa serie appartiene al passato o continuerai a lavorare scegliendo gli animali come soggetto dei tuoi lavori?

Questa serie è giunta a conclusione e il lavoro recente si è mosso in altre direzioni, sull’idea di ‘decorazione’ e sul tema del memoriale della Prima Guerra Mondiale. Questo progetto sta giungendo al termine  e sì, tornerò agli animali. Sarò sempre affascinato dagli animali. Quest’estate ho disegnato elefanti e pinguini. Solo perché ne avevo bisogno.

Ho realizzato lavori su commissione con soggetto animale, con animali domestici specifici. Mi ero ripromesso che non avrei mai disegnato un gatto e poi un amico di scuola mi ha mandato un’immagine del disegno che ho fatto per sua madre…

Gli uccelli sono un’immagine incredibilmente importante nel mio lavoro e ancora una volta posso parlare a lungo del perché. Ci sono moltissime associazioni profonde con le immagini degli uccelli. Sono un ricamatore e il mio amore per i materiali è molto, molto importante per me. Penso che il continuo interrogarsi su cosa sto lavorando e perché è davvero lì. Quindi sono convinto che molto spesso i disegni e i dipinti che realizzo, influenzano altre cose, ma non so perché proprio in quel momento. Ho comprato delle ali d’alzavola su internet. Li disegnerò presto e credo che prima o poi vorranno diventare tessuti.

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Perchè scegli il tema delle banconote come sfondo dei tuoi lavori?

L’intricata e complessa natura della decorazione di una banconota scoraggia la contraffazione, ma come si applica questo aspetto nella società odierna, dove il denaro è spesso un bene invisibile e astratto che può scomparire o essere prestato per cifre miliardarie

Sono sempre stato affascinato dalle vecchie banconote. Dalla famiglia e dagli amici ho raccolto banconote di vari luoghi, e un biglietto che un tempo valeva un salario, vale ora solo pochi centesimi.

Ogni banconota ha una particolare associazione con un individuo, dal vicino d’infanzia di Trinidad al regalo di un vecchio biglietto stracciato di un amico di ritorno dai suoi viaggi. Le illustrazioni dei cani sono intese come un’interpretazione umoristica dei mondi contrastanti delle esposizioni e delle corse cinofile.

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Quali sono le emozioni che stai cercando di evocare con il tuo lavoro nel tuo pubblico?

Questo corpus di lavoro riflette sulle associazioni di valore e sulla speculazione. Nel nostro attuale clima economico vediamo la moneta come qualcosa che “non vale la carta su cui è stampata”. Il nostro futuro si gioca d’azzardo con la stessa cura di una scommessa su una razza canina. Qualunque sia la nostra posizione, almeno possiamo tentare di guardare alla nostra vita con colore e vitalità!  I materiali e la tattilità sono vitali per trasmettere queste idee. Il tessuto di base è fondamentale. Peso, manipolazione, tatto, composizione dei materiali, struttura tessile sono tutti elementi cruciali e vanno di pari passo con la scelta del metodo di lavoro. Ho spesso lavorato con tessuti o capi vintage e questo è dovuto ad una qualità del tessuto impossibile da ottenere con i materiali nuovi.

Con i fili sono pignolo ma pigro. Non mi piace tingere i fili, in particolare i fili per la macchina da cucire. Preferisco raccogliere una grande varietà e bilanciare l’una con l’altra.  Amo i fili per la macchina da cucire che siano insoliti e cerco di avere una buona e vasta gamma a portata di mano. Non sempre è possibile e mi piace la sfida di riequilibrare i rapporti di colore se non è possibile ottenere esattamente il colore che desidero. C’è una grande differenza tra i tessitori e gli stampatori che continuano a parlare di tavole a colori e corrispondenza esatta. Preferisco essere più spontaneo. Sono più una gazza. Il rapporto opaco/lucido, morbido/liscio, una texture insolita, un accenno di neon… tutto questo permetterà al lavoro di essere fluido e respirare. Ho sempre una idea di come il lavoro finale dovrà essere, già prima di iniziare, ma non finisce mai così. Se lo facesse penso che mi arrenderei, non ci sarebbe nessuna sfida personale. È la sorpresa di ascoltare il lavoro e di essere aperto al cambiamento che mi stimola. Si tratta sempre di fare una domanda e di essere pronti a fare una conversazione con il lavoro per soddisfarla.

copyright Nigel Cheney

Ci puoi parlare del rapporto tra ricamo a mano e ricamo a macchina nel tuo lavoro?

nel mio lavoro utilizzavo soprattutto il ricamo a macchina libero. Ultimamente ho voluto includere più lavoro mano. La macchina è spesso uno strumento per costruire, gettare le fondamenta mentre la mano diventa un fiore che aggiunge un tocco di profondità e vitalità.

Il “fatto a mano” è un elemento essenziale del mio lavoro. La volontà di impegnarmi a passare diverse centinaia di ore faticosamente cucendo a mano un’immagine ne è una testimonianza. La semplicità di questa attività e il bisogno di pazienza per vedere una decisione che si concretizza è una lenta seduzione per l’autore. La collocazione delle qualità del colore e della superficie è spesso intuitiva e risolta attraverso un metodo di prova ed errore, tutti facili da immaginare ma per i quali si lotta duramente nella realtà pratica. Le influenze del design tessile e le tendenze del colore e della superficie sono alla base di tutte le scelte creative.

L’artigianato contemporaneo, che sfrutta sia macchinari azionati a mano che a computer, pone la questione del ruolo della tecnologia nel lavoro artistico.  I produttori hanno sempre apprezzato i loro strumenti, come ad esempio il processo di transizione da un bagno di tintura, o ldalla serigrafia all’uso della stampa digitale è un diritto naturale di passaggio per l’artigianato. Il metodo computerizzato che permette di ottenere un’immagine complessa, composta da strati di scansioni di oggetti esistenti e ore di rendering manuale, è il primo strato nella costruzione di questi pezzi. I contrasti delle qualità dei punti, che vengono applicati a mano o controllati al computer, sono anche fattori nella scelta dei metodi di produzione dell’opera. La necessità è la multilavorazione del tessuto attraverso mezzi artigianali per produrre questo lavoro artistico. La capacità di controllare una macchina da cucire domestica e di utilizzarla come strumento di disegno con i ritmi e le superfici di filo e tessuto, richiede tempo e artigianalità per essere realizzata. Il processo di progettazione è parte integrante nella selezione e nell’organizzazione di queste tecniche. Il linguaggio del “fare” e dell'”artigianato” sono termini di cui spesso i materiali possono assumere la proprietà. Quando Adamson si riferisce ai materiali in ‘Thinking through Craft’, 2007, è felice di riflettere sulla pratica della ceramica e di citare un ceramista. Lo stesso De Staebler ha ripetutamente confermato questa descrizione del suo processo, dicendo che l’argilla “ha un istinto interiore per la forma”, e che “quello che ho cercato di fare per molto tempo è scoprire cosa l’argilla vuole fare” Conversazione con Stephen De Staebler, Ceramics Monthly (aprile 198). p.62

Vorrei ribadire che tutti i materiali hanno una vita interiore che può essere ascoltata dal produttore. Il tessuto non è certamente diverso dall’argilla in quanto fa parte di una discussione tra l’autore e il materiale, per quanto riguarda il risultato finale. In definitiva aspiro ad aver prodotto un lavoro con un’estetica che crea un nuovo valore per chi guarda.

Il lato industriale/computerizzato del ricamo è sempre stato interessante per me. Probabilmente a causa della formazione dei miei genitori sia come direttore di fabbrica (papà) che come macchinista (mamma). Ho imparato un sacco di tecniche manuali quando ero giovane e ho usato la mia prima macchina a circa 13 anni. Ho capito che la macchina poteva essere uno strumento da disegno quando avevo 14 anni e mi piaceva la velocità e l’energia. Durante il mio corso di laurea ho amato le grandi potenzialità degli strumenti che usavo. In quel periodo eravamo ancora su monitor monocromatici neri e verdi e senza la possibilità di modificare i punti. Il mio lavoro nell’industria mi ha permesso una formazione adeguata sulla progettazione per la produzione e sull’importanza di ogni singolo punto. Passare da prototipi o opere d’arte dove la multiproduzione era incoraggiata a considerare l’efficienza del ricamo a macchina per avere il massimo impatto al prezzo più basso è stata una ripida curva di apprendimento. I trucchi su come costruire e rendere le superfici su una varietà di tele di base mi hanno davvero aiutato come ricamatore. Quando si vede un errore duplicato diverse migliaia di volte si diventa più consapevoli di ogni elemento di un disegno.

Quando mi sono trasferito in Irlanda e ho iniziato a insegnare a tempo pieno, ho dovuto stringere i denti e abbracciare nuovamente il punto a mano per la prima volta dopo anni. Devo essere maturato da qualche parte lungo la strada mentre riaccendevo la passione per il punto a mano.

Copyright Nigel Cheney

Qual è il collegamento tra il tuo disegno e il tuo ricamo, cosa viene prima? A volte è difficile vedere la differenza quando si osservano le tue opere in stampa.

Disegno sempre. Può essere uno scarabocchio su un post per comunicare con qualcun altro. Può essere un rendering dettagliato, può essere una manipolazione al computer, ma da qualche parte nel processo c’è una risposta prima che io arrivi al tessuto e al filo.

Il disegno è sempre stato l’elemento più importante nel mio lavoro ed è stato facile perdersi in questo e non sentire mai il bisogno di realizzarlo a colori o materiali. Sento che carta e stoffa lavorano a due velocità separate. I disegni sono spesso fatti anni prima di diventare stoffa. Avevo usato molto della tradizionale serigrafia all’università per ottenere le mie immagini su tela. Dal 2000 sono stato entusiasta delle possibilità che la stampa digitale può dare nel portare quel disegno su un’altra superficie. All’epoca non avevamo accesso a quella tecnologia all’università e preferisco ancora esternalizzare quella tecnologia a Glasgow attraverso il CAT, perché trovo che mi danno sempre una qualità eccezionale e mi sembrano in grado di capire le mie divagazioni. Al college insegnavo a studenti che non avevano mai tenuto un ago prima d’ora. Da alcuni di loro sono più fluenti con la tecnologia e il ricamo CADCAM multineedle permette loro di ottenere il controllo della linea e della forma. Il progetto “Gone to the dogs” si basava molto sulla stampa digitale utilizzando le scansioni dei miei disegni.

Amo la sua grazia e il suo controllo, ma poi voglio perturbarli e cambiarli. Da quando il Dipartimento ha acquisito la Brother PR600 ho dovuto trovare il tempo di esplorare davvero ciò che può fare. Si tratta di una forma molto semplice di punzonatura e i processi a cui ero abituato non erano immediatamente evidenti. Il ricamo è un mezzo meraviglioso e la scala di un segno cucito spesso semplifica l’immagine. Relazione tra il fondo e l’immagine, il peso del filo, la densità della struttura del punto …varietà infinita.

Copyright Nigel Cheney

A quali altri artisti tessili sei interessato?

Il mio capo e migliore amica Helen MacAllister mi ha sempre ispirato.

Karen Nicol mi lascia a bocca aperta e mi ispira soggezione.

Quali altri artisti ti ispirano?

Ho guardato le illustrazioni di Heath Robinson ultimamente, Beardsley, Shin Tanaka.

Dove immagini il suo lavoro tra cinque anni?

Non posso speculare troppo.

Se fossi tornato indietro di 5 anni non avrei mai immaginato che avrei scritto un libro (Textile Surface and Manipulation, con Helen MacAllister per Blommsbury come parte della loro serie Textile Handbook). La mia situazione attuale si baasa molto su manufatti tessili come le uniformi e questa è una nuova partenza per lavorare a tutto tondo in senso più scultoreo. Sento che ci saranno punti, macchina e mano. Con il ricamo CAD dove sento che il controllo e l’esattezza spesso ha bisogno di un tocco più umano. Il contrasto e l’effetto del punto fatto  a mano è vitale.

Adoro le elaborazioni multiple. Amo gli ibridi, amo i processi compositi. Penso davvero che non ci sia niente di nuovo. Abbiamo 3 tipi di punti, 3 approcci alla manipolazione, alla costruzione, all’abbellimento…. il “nuovo” è una qualche interpretazione di questi. Conto su un ampio repertorio di metodologie e metodi. Questi dipendono dal materiale, dalla scala e dal risultato desiderato.

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