Intervista con Carla Fisher

“Nature’s Ball”, 25”h x 12”w x 2”d, rayon embroidery thread, Tyvek envelopes, plastic shopping bags, watercolor, lint, Keurig coffee filters, plastic Keurig coffee pods, copyright Carla Fisher

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Carla Fisher è una affermata fiber artist che vive e lavora a Philadelphia, Usa. Nelle sue opere, Carla, manipola l’elemento tessile trasformando il semplice filo in sculture e composizioni astratte, forme organiche vibranti ed intense che nascono dal bisogno forte e viscerale di esprimere le proprie emozioni di perdita e vuoto in modo creativo e costruttivo, all’indomani della morte del marito. E’da qui infatti che prende avvio la sua carriera di artista, nel 2013 quando, dopo venticinque anni dedicati al settore dei servizi finanziari, decide di ricominciare a studiare e laurearsi (nel 2016) presso la University of the Arts di Philadelphia.

Le opere tessili di Carla Fisher sono state esposte in numerose mostre negli Stati Uniti, Canada, Corea ed Ucraina. Oggi l’artista lavora prevalentemente su commissione.

Di seguito il link al sito web dell’artista:

https://www.carlajfisher.com/

“Nature’s Ball-detail”, 25”h x 12”w x 2”d, rayon embroidery thread, Tyvek envelopes, plastic shopping bags, watercolor, lint, Keurig coffee filters, plastic Keurig coffee pods, copyright Carla Fisher

“Nature’s Ball-detail”, 25”h x 12”w x 2”d, rayon embroidery thread, Tyvek envelopes, plastic shopping bags, watercolor, lint, Keurig coffee filters, plastic Keurig coffee pods, copyright Carla Fisher

 

Carla, quando hai iniziato ad avvicinarti all’arte tessile e perché? 

Posso ancora vedere il volto raggiante di mia madre che raccontava la storia di come, quando avevo due anni e lei si sedeva alla sua macchina per cucire, mi metteva sul pavimento accanto a lei con quello che io immaginavo fosse un telaio per trapuntare e io “cucivo”, imitandola. All’età di quattro anni, se lei lasciava la macchina per prendere una tazza di caffè o rispondere al telefono, io saltavo sulla sedia e cominciavo a “cucire” sulla sua macchina.  Decise allora che mi avrebbe dovuto insegnare a usarla per evitare pericoli e danni.  Per tutta la vita, ho sempre cucito.  Riflettendoci sopra, il cucito è sempre stato il mio conforto.  Ma non ho mai tentato nulla di artistico.  Dopo tutto, la mia insegnante di arte in seconda media, la signora Conner, mi aveva caldamente suggerito di “cercare un altro sbocco creativo, dato che l’arte non era (secondo lei) il mio punto di forza”!

Ma la vita ci presenta i suoi colpi di scena e il 12 ottobre 2013 mio marito è morto di cancro.  Dopo quarant’anni insieme, ho dovuto trovare un modo per prendere un “Noi” e trasformarlo in un “Io”.  Un caro amico mi ha suggerito di prendere un taccuino.  In quel taccuino, dovevo scrivere tutte le cose che mi interessavano anche solo un poco.  “Non giudicare!  Non giustificarti!  Basta scrivere”, ammonì.  Grazie al cielo per una volta nella mia vita ho ascoltato qualcuno!  Attraverso questo processo ho imparato che ciò che mi interessava veramente era l’arte.  Ho preso la decisione di tornare a scuola.  Ho scelto la University of the Arts in Philadelphia, PA perché avevano un programma chiamato Post Baccalaureate Program che permetteva a chi aveva già una laurea in un altro campo (nel mio caso Finanza) di dimostrare di avere una competenza in una disciplina primaria (Fiber) e due sotto-discipline (scultura di metalli e vetro soffiato) e, una volta completato il percorso con successo, poteva iscriversi direttamente ad un programma MFA.  Mi sono laureata nel maggio 2016.

Quali sono le tue fonti di ispirazione? Come scegli i soggetti delle tue opere?

Credo veramente che non ci sia artista più grande di Dio stesso.  Alcuni preferiscono chiamarla Natura.  I colori sono SEMPRE giusti.  Le texture esprimono sempre una suggestione. La patina di Dio è a volte morbida, a volte scintillante di rugiada.  A volte il contrasto è audace, come le striature viola acceso dei piccoli crochi di primavera, o sottile come le foglie di felce che segnalano l’inizio di una nuova stagione di fioritura.  A volte i toni e le sfumature e le texture dei marroni invernali e dei grigi e bianchi stimolano la mia fantasia.  Tutti amano la bellezza dell’autunno, ma avete mai notato che il verde che vedete in estate è diverso dal verde fresco della primavera o dal verde stanco e ingiallito dell’autunno? Il cielo di giugno è addirittura di una tonalità di blu diversa da quella di novembre. Questa tavolozza di colori non smette mai di ispirare quando ci si prende il tempo di osservare!

Amo camminare sia in città che nei boschi.  Spesso una immagine cattura la mia attenzione o mi toglie il fiato.  A volte apprezzo semplicemente il modo in cui un architetto ha costruito il suo mondo artificiale all’interno del dominio della natura…e come la natura se ne appropria con quelle che noi chiamiamo erbacce. 

A volte è solo la forma di qualcosa che il mio cervello non si lascia sfuggire, e devo solo cercare di ricrearla.  Forse, ad affascinarmi sono i “buchi” che la crescita irregolare o l’erosione del tempo ha provocato da qualche parte. 

Detto in un altro modo, il colore, la consistenza, la forma, la patina e la giustapposizione mi entusiasmano e mi ispirano molto più di qualsiasi scena o ritratto che potrei mai realizzare.

“Blue By Me If Blue Bayou 1”, 15”w x 11.5”h x 2”d, Robeson Anton rayon embroidery thread, house Tyvek, archival watercolor, copyright Carla Fisher

“Blue By Me If Blue Bayou 2”, 15”w x 11.5”h x 2”d, Robeson Anton rayon embroidery thread, house Tyvek, archival watercolor, copyright Carla Fisher

Blue By Me If Blue Bayou 3”, 15”w x 11.5”h x 2”d, Robeson Anton rayon embroidery thread, house Tyvek, archival watercolor, copyright Carla Fisher

Nelle tue opere d’arte tessile usi i fili in modo speciale e insolito. Come hai sviluppato questa tecnica?

Nella mia prima classe all’UArts, ho avuto la grande fortuna di studiare sotto la guida del grande Warren Seelig.  All’inizio non mi ero resa conto del grande valore del suo tutoraggio, tanto meno come questo avrebbe cambiato la mia vita!  Nella sua classe, Constructed Surfaces, venimmo invitati a creare una superficie dal nulla.  Fece una presentazione con diverse diapositive mostrandoci varie fonti di ispirazione, tra cui un’immagine del muschio in una scuola di artisti nel nord del Maine conosciuta come Haystack.  Mi ero ricordata di questo materiale idrosolubile che un amico mi aveva mostrato una volta, così decisi che avrei cercato di replicare quel muschio per l’incarico.  Il resto, come si dice, è storia! 

Ho continuato a sperimentare con questa tecnica, lavorando inizialmente per scoprire delle sfumature di colore che mi avrebbero dato quell’effetto acquerello che poi è diventato un tratto distintivo del mio lavoro. Ho deciso di sfidare ancora di più le regole, cercando di scolpire tridimensionalmente con il solo filo.  Attraverso molti, molti tentativi, ho imparato che solo il filo da ricamo Robison Anton rayon riusciva ad assorbire lo stabilizzatore nel modo che a me serviva per ottenere un certo risultato.  Ho anche imparato che devo lavorare all’effetto dell’erosione solo una piccola sezione alla volta per poter modellare il lavoro nel modo voluto.  Spesso, la lenta e faticosa scultura delle opere tridimensionali richiede più tempo della vera e propria cucitura bidimensionale che la precede!

E’ stata una grande scoperta comprendere quanto la scienza e lo studio e i metodi scientifici siano in stretta relazione con la pratica artistica!  Sono costantemente alla ricerca di nuovi metodi per scolpire e capire i limiti di resistenza alla trazione di ciascun materiale.  Tra un determinato progetto artistico e l’altro, spesso passo diversi giorni o forse anche due settimane a sperimentare altri modi di lavorare con il filo e con altri materiali.  Il pensiero di “che cosa devo usare per ottenere questo o quello” sono ridotti al minimo quando inizio un nuovo pezzo perché ho già scoperto un materiale o un processo che mi darà un colore, una texture o una patina specifica.  In questo modo posso permettere alla mia creatività di fluire.

“Storm Clouds Rising-detail”, 19”h x 28”w, Robeson Anton rayon embroidery thread, dryer lint, ribbon, copyright Carla Fisher

Storm Clouds Rising-detail”, 19”h x 28”w, Robeson Anton rayon embroidery thread, dryer lint, ribbon, copyright Carla Fisher

“Entropy”, 32”h x 17”w, copyright Carla Fisher

Storm Clouds Rising-detail”, 19”h x 28”w, Robeson Anton rayon embroidery thread, dryer lint, ribbon, copyright Carla Fisher

Puoi parlarci della tua opera tessile Happy? Come è nata, quali tecniche e materiali hai usato?

Happy è quasi un “una tantum” ed è un lavoro iniziato con un progetto scolastico.  In una delle mie classi di disegno, dovevamo fare un classico disegno eco di un piccolo oggetto. Mi ero avvicinata da poco a questa tecnica e trovavo questo semplice metodo assolutamente affascinante!  Continuavo a immaginare questa creazione a penna e inchiostro ripetuta in feltro!  Mesi dopo, quando tornai a casa, dopo la morte di mio marito, trovai diverse scatole di maglioni (molti di essi li avevo lavorati a maglia per la mia famiglia nel corso degli anni) che iniziai subito ad infeltrire.  Creando un motivo dal disegno originale, ho tagliato e cucito strati convessi e concavi per creare le forme colorate che le persone spesso pensano siano geodi se visti da lontano.  Raramente lavoro con qualsiasi tipo di tessuto nella mia arte, quindi quest’opera realizzata prevalentemente con qualcosa di diverso dal filo, è decisamente particolare e inusuale

“Happy”, 47”x67”x3”d, felted wool sweaters, 2016, copyright Carla Fisher

Happy-detail”, 47”x67”x3”d, felted wool sweaters, 2016, copyright Carla Fisher

Happy-detail”, 47”x67”x3”d, felted wool sweaters, 2016, copyright Carla Fisher

Qual è secondo te la differenza più importante tra un artigiano che lavora con fili e tessuti e un artista tessile? Quando un’opera tessile diventa arte?

Vorrei iniziare a rispondere a questa domanda ricordando che non ho mai studiato arte da giovane.  Il mio background è in finanza e ho lavorato nel settore dell’intermediazione in Germania e negli Stati Uniti per un totale di 25 anni.  La mia insegnante di arte di seconda media, la signora Conner (in onore della quale ho dato il nome al grande pezzo con la luna rossa colorata) mi aveva così ammonito: “dovresti scegliere un altro sbocco creativo perché l’arte non è proprio per te”.  Ho passato tutta la mia vita convinta di non poter disegnare o fare niente di artistico.  Ero sbalordita – anche invidiosa – di come gli artisti potessero esprimersi in modo così bello!  Eppure, quando Ed morì e io mi trovai a dover riorganizzare la mia vita, diventare un’artista fu la sfida che volevo affrontare!  Ti racconto tutto questo per farti comprendere la mia risposta molto semplice, di tipo laico, alla tua domanda, e che nasce da una vita di ammirazione più che dalla clamorosa dichiarazione di un “esperto”!

Vedi, al di là dei “Maestri” e la loro definizione, io personalmente credo che gli artigiani siano artisti.  Ma ci piace categorizzare persone e cose, così diamo loro la definizione di artigiano.  Essere un artigiano di solito significa che la scuola della vita ha riconosciuto le tue credenziali artistiche, inoltre, anche quando si acquisisce un’educazione formale all’università, i Crafts and Material Studies sono in qualche modo considerati come lauree meno importanti o prestigiose di quelle in Belle Arti. 

Sempre più spesso tuttavia, il mondo delle Belle Arti “prendein prestito” le tecniche e le competenze artigianali per valorizzare il proprio lavoro. È stato detto da molti che i confini tra arte e artigianato si stanno assottigliando, non sono più così chiari e netti e che l’importanza e la valenza dei contributi dell’artigianato alle Belle Arti sono oggi riconosciuti sempre di più.  Sto solo cercando di aiutare questo processo!

Nella più semplicistica delle definizioni, tuttavia, il mio pensiero è che l’artigianato si rivolge alle creazioni pratiche, utilizzabili e mirate che toccano la nostra vita quotidiana, mentre l’arte esiste solo per suscitare emozioni e gioia attraverso la bellezza che offre.  Il mio lavoro, se usiamo questa definizione, rientra nel mondo dell’arte, con tutte le sue strutture tessili che affondano le proprie radici nel mondo dell’artigianalità.

“Secrets Of Caribbean 1&2”, 6”round x 3”h (ivory coral), 4”h x 8”w x 5”d (ruby coral), rayon embroidery thread, water soluble substrate, 2015-2016, copyright Carla Fisher

“Secrets Of Caribbean 1&2-detail”, 6”round x 3”h (ivory coral), 4”h x 8”w x 5”d (ruby coral), rayon embroidery thread, water soluble substrate, 2015-2016, copyright Carla Fisher

“Secrets Of Caribbean 1&2-detail”, 6”round x 3”h (ivory coral), 4”h x 8”w x 5”d (ruby coral), rayon embroidery thread, water soluble substrate, 2015-2016, copyright Carla Fisher

Puoi parlarci di un tuo lavoro tessile a cui sei particolarmente legata?

Illusions è sempre stato “il pezzo” per eccellenza.  Questo lavoro inaugurò letteralmente la mia carriera quando venne esposto in una mostra in una scuola d’arte di Philadelphia e ottenne il riconoscimento da parte di un curatore coreano.  Ogni volta che Illusions è stato esposto in una mostra, ha generato molteplici opportunità per ulteriori mostre.  Ora ho avuto l’opportunità di esporre in cinque diversi paesi e in tutti gli Stati Uniti.

Amo anche Homage to Weaving.  Come mi diceva Warren Seelig, l’amato professore che ha dato il via alla mia carriera artistica, “Carla, sei una fiber artist. Devi fare pace con la tessitura”.  Mentre continuavo gli studi, mi è stato insegnato a lavorare il vetro.  Ho capito subito il pezzo che volevo creare!  I fili di vetro intrecciati intervallati da tutti quei fili annodati colorati mi hanno portato grande gioia!  Purtroppo, è stato distrutto durante il trasposto per una mostra, nonostante l’accurato imballaggio in una cassa di legno.  Un giorno spero di rifare quel pezzo.  E’ stato semplice DIVERTIMENTO!

Anche Stradivarius è tra i miei pezzi preferiti.  Le parti della ninfea che lo compongono sono frutto di un esperimento con un nuovo tipo di Tyvek a cui, una volta realizzato il lavoro, ho deciso di non rinunciare. Queste parti del lavoro sono state rivisitate più volte per oltre un anno e mezzo fino a quando ho concepito un pezzo che le avrebbe messe in mostra!  Inoltre, la singola linea annodata a macchina intorno al lavoro è stata una prova ENORME di una nuova tecnica che ha unito il lavoro.

Nonostante ciò, tuttavia, diciamo che il mio pezzo preferito è sempre il mio pezzo successivo, quello futuro.  Sono così entusiasta delle possibilità di vedere un’opera completa!  Ogni elemento completato stimola la mia anima mentre guardo l’intera opera prendere vita.

Quanto è importante la sperimentazione di tecniche e materiali nella tua carriera artistica?

Vedi la mia risposta qui sopra.  Il mio processo creativo prevede una notevole quantità di tempo passato a sperimentare con diversi materiali e metodi in modo che quando concepisco un nuovo lavoro, conosco già le capacità del materiale che userò per darmi l’effetto esatto che voglio avere nel lavoro.

Segui una scrupolosa attività di progettazione o lasci che il tuo istinto ti orienti?

Il novanta per cento del lavoro che vedi sul muro è esattamente come è stato concepito nella mia testa.  Il restante 10% è come un bambino capriccioso: a volte basta lasciargli fare ciò che vuole e pregare che le cose vadano bene!

Carla, puoi dirci come è nata la tua interessante e particolare opera “My Soldier Boy”?

Soldier Boy, detto anche Dem Boots, è un’opera eccezionalmente personale nata da una mostra a cui ho partecipato poco prima della mia mostra personale Discarded.  In quella mostra, tre ex soldati descrivevano il loro lavoro.  Avevano preso le loro uniformi militari, le avevano polverizzate riducendole in piccoli pezzetti e trasformandole in carta fatta a mano. Infine, avevano disegnato su questa carta le esperienze vissute in Vietnam e in Afghanistan come terapia per guarire le loro ferite di guerra. 

Il mio defunto marito, un veterano dell’esercito in pensione da 31 anni, aveva prestato servizio in Viet Nam ed è sepolto nel Cimitero Nazionale di Arlington; mio figlio era appena andato in pensione pochi mesi prima, dopo 20 anni nel Corpo dei Marines con due missioni in Iraq e due in Afghanistan.  Ascoltando le loro storie mi erano venute le lacrime agli occhi.  Dopo lo spettacolo,ho incontrato questi soldati e raccontato loro la mia storia, così come del mio prossimo spettacolo.  Mi hanno permesso di trasformare l’uniforme di mio marito in carta presso la loro struttura. Infine  ho ricamato l’immagine dei suoi stivali su di essa.  Per ovvie ragioni, questo pezzo non sarà mai venduto.

“My Soldier Boy”, 20”h x 24”w, made of class A army uniform, Wonderfil Spaghetti thread, charcoal, 2017, copyright Carla Fisher

“My Soldier Boy-detail”, 20”h x 24”w, made of class A army uniform, Wonderfil Spaghetti thread, charcoal, 2017, copyright Carla Fisher

A tuo parere è più importante la tecnica o l’idea? Cosa pensi che determini il successo di un’opera d’arte? Quando la creatività rischia di essere soffocata dalla tecnica?

Wow!  E’ una domanda a cui non avevo mai pensato prima!  Senza idee, non c’è bisogno di tecnica perché non c’è niente da creare!  Ma senza tecnica non c’è un mezzo di espressione efficace. 

Penso che il mio processo permetta all’idea di dominare e che la tecnica e i materiali siano i servitori dell’espressione.  Concependo il pezzo prima di iniziare a cucire o dipingere il primo elemento, e con la costante sperimentazione con i materiali, le tecniche diventano secondarie all’espressione complessiva, credo.

Il successo di un pezzo, tuttavia, dipende esclusivamente dalla risposta dello spettatore ad esso, per come la vedo io.  Il pezzo parla alle persone come opera d’arte?  Suscita in loro qualcosa che li attira semplicemente verso di essa?  Questo è il successo! Come artista, comunque, la mia gioia personale viene dalla risposta interessata del pubblico quando parlo dei materiali di scarto che sono stati usati per creare l’opera.

“Colors ”, 38”h x 17”w, rayon embroidery thread, water soluble substrate, 2016, copyright Carla Fisher

“Colors – detail”, 38”h x 17”w, rayon embroidery thread, water soluble substrate, 2016, copyright Carla Fisher

Per quanto riguarda la tua crescita come artista, come sono cambiate le tue opere dall’inizio ad oggi?

Non so se i miei lavori sono necessariamente cambiati dai miei giorni subito dopo la scuola fino ad ora, anche se, anche se di tanto in tanto, creerò opere particolarmente rappresentative come le lune di sangue o i Sunset Dreams quasi come una sfida contro gli insegnamenti che ho avuto alla scuola d’arte.  Nel complesso, tuttavia, ho assorbito la lezione che mi hanno insegnato: mi piace il modo in cui il colore e la struttura possono essere al centro della scena attraverso l’arte astratta. 

Ho raggiunto quel livello di successo nella mia carriera, dove attualmente il mio lavoro è fatto soprattutto su commissione più che in vista di una mostra o una vendita promettente.  Questo spesso determina il modo in cui il lavoro deve essere fatto.  Oppure, come i prossimi (letteralmente!) undici pezzi commissionati che ho di fronte a me: essi specificano il mezzo e forse lo stile, e mi è permesso di “creare a mio piacimento”. Come artista mi ritengo fortunata ad avere persone che si fidano del mio lavoro!

“Sunset Dreams”, 22”h x30”w, Robeson Anton rayon embroidery thread, Shout color catchers, hand dyed silk, 2018, copyright Carla Fisher

“Sunset Dreams-detail”, 22”h x30”w, Robeson Anton rayon embroidery thread, Shout color catchers, hand dyed silk, 2018, copyright Carla Fisher

A cosa stai lavorando in questo momento?

Come ho appena accennato, ho una commissione per realizzare undici lavori da completare tra oggi e febbraio del prossimo anno.  Cinque di questi saranno pezzi di cera encausto con elementi come i materiali da imballaggio, i filtri per il caffè Keurig e, naturalmente, sculture di fili all’interno.  Sono per un boutique hotel.  Si erano innamorati di Encaustic ad una mostra, ma questa era stata venduta.  Piuttosto che commissionare un singolo blocco, hanno deciso di commissionarne cinque che possono essere appesi individualmente o collettivamente.

Dei pezzi rimanenti, due devono essere 100% opere in filo con solo piccoli elementi di altri materiali come la lanugine come in Illusions o For Eric’sGem, e quattro in cui utilizzerò il filo con altri materiali come ho fatto con Phoenix o Solace o Nature’s Ball.

Ho un’etica del lavoro e un programma di lavoro disciplinato: arrivo in studio tra le 6 e le 7 del mattino, e mi fermo tra le 17 e le 19 del pomeriggio.  Mantengo una lista di compiti che mi permette di essere puntuale con le scadenze e cerco con tenacia di rimanere in carreggiata.  E sì, mi prendo del tempo libero per divertirmi, riflettere e rifocillarmi.  Ma questo succede domani… oggi ho bisogno di tornare al lavoro! 

“Encaustic”, 32”h x 24”w x 4”d, beeswax, damar resin, pigments, Robeson Anton rayon embroidery thread, wood shavings, wood chips, watercolor, Keurig coffee filters, packing material, 2017, copyright Carla Fisher

“Encaustic-detail”, 32”h x 24”w x 4”d, beeswax, damar resin, pigments, Robeson Anton rayon embroidery thread, wood shavings, wood chips, watercolor, Keurig coffee filters, packing material, 2017, copyright Carla Fisher

“Phoenix”, 38”h x 38”w x 2”d, rayon embroidery thread, Tyvek, envelopes, watercolor, 2016, copyright Carla Fisher

“Phoenix-detail”, 38”h x 38”w x 2”d, rayon embroidery thread, Tyvek, envelopes, watercolor, 2016, copyright Carla Fisher

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