La rivolta tessile di Diana Weymar (ovvero: “in tempi disperati la creatività è una soluzione”)

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Traduzione di Sabrina Pellegrini
Revisione a cura di Chiara Cordoni

La storia di Diana Weymar, attivista politica e artista, e del suo progetto contro Trump. Le frasi più controverse ricamate con ago e filo su tessuti vintage stanno dilagando negli Stati Uniti e non solo. L’idea è di raccoglierne 2020 entro il 2020

La protesta corre sul filo, in senso letterale.

Diana Weymar ha ideato un progetto in cui l’arte del ricamo è il tramite per manifestare contro Trump e per sottolineare le tante dichiarazioni scritte su Twitter dall’incontenibile presidente americano.  Citazioni ricamate su tessuti antichi, vintage, che riguardano vari temi: molto spesso femminili come misoginia, donne, aborto, ma anche cambiamenti climatici e Greta Thunberg, carbone, Russiagate, Corea del Nord, Brett Kavanaugh, il giudice della Corte Suprema appena nominato e accusato di molestie sessuali.

Donald Trump è noto per la sua megalomania nell’uso di questo particolare social media. I suoi cinguettii (cioè tweet) sono per lo più quotidiani, usati come propaganda politica ma anche per accusare gli avversari, licenziare membri del suo staff, o zittire chi lo critica, a partire dai tanto odiati giornalisti…Ma è nota anche la forte protesta che si respira negli Stati Uniti contro questo presidente sui generis che potrebbe essere confermato un’altra volta, alle prossime elezioni del 2020.  Tra i tanti movimenti contro Trump ce n’è anche uno davvero originale, che usa l’arte del ricamo. Tutto nasce da un’idea di un’attivista newyorkese, Diana Weymar.

Come racconta lei stessa, l’ispirazione è arrivata da una frase scritta dal tycoon il 6 gennaio del 2018, il mese della sua investitura a presidente Usa. “Sono un genio molto stabile” aveva cinguettato Donald Trump per difendersi dalle accuse che riguardavano i suoi contatti con la Russia ma anche la sua stabilità mentale.

Diana Weymar ricamò la frase su un vecchio pezzo di stoffa della nonna, pubblicando poi la frase su Instagram.  È iniziata così la protesta tessile, che si è diffusa velocissima. Probabilmente la prima forma di protesta politica di questo secondo millennio con ago e filo. Tiny Pricks Project, questo il nome del progetto. L’idea è di raccogliere 2020 ricami con le frasi di Trump entro il 2020.
Anche dall’Italia si può partecipare, così come da tutto il mondo, seguendo le indicazioni sulla pagina dedicata nel sito: https://tinypricksproject.com/participate/

Il progetto di questa attivista americana, madre di quattro figli, non finisce qui. Ne sta partendo uno identico in Gran Bretagna, e il bersaglio diventa Boris Johnson.

L’ultima crisi politica internazionale, che riguarda l’invasione turca in Siria, è stata mai ricamata?

Si. Purtroppo. Vi sono molti esempi ricamati immediatamente dopo eventi importanti come questo.

Quali temi ricorrono di più fra quelli ricamati sui tessuti, a parte quelli femminili, come ho letto in altri articoli?

La tracotanza di Trump. Citazioni sulla sua salute, Instagram, l’aspetto fisico, la fama, e sulle sue capacità.

C’è un motto particolare per il tuo progetto? Per esempio “in tempi disperati la creatività è la soluzione”?

Ci sei andata vicino: a mali estremi, estrema creatività

Quante stoffe ricamate hai raccolto fino ad oggi?

La collezione conta più di 2050 opere.

Arrivano da tutto il mondo?

Soprattutto dagli Stati Uniti e dal Canada ma anche da altri paesi.

Quali Stati negli Usa e nel resto del mondo contribuiscono di più al Tiny Pricks Project?

Negli Usa: California, NY, Maine, Massachusetts. Per quanto riguarda gli altri paesi: Regno Unito, Canada, Nuova Zelanda, Australia.

Quali ricami ti hanno aiutato di più a mitigare la rabbia nei confronti di Trump?

Ottima domanda! E’ soprattutto il processo ad essere catartico, non il prodotto in sé. Per esempio, Trump dice qualcosa di offensivo e/o ridicolo, io lo ricamo, e così posso tranquillamente buttarmelo dietro le spalle e passare dalla politica al resto della mia giornata. Un altro aspetto estremamente piacevole è ricevere le opere per posta. Sia il creare che il ricevere sono esperienze gioiose malgrado i sentimenti che le sue citazioni suscitano.

Secondo te l’arte del ricamo – così lenta e concentrata – può essere particolarmente terapeutica per elaborare la rabbia?

Assolutamente si. Proprio come un pasto, una camminata, lavorare a maglia, andare in bicicletta, leggere, suonare o comporre musica, parlare con un amico possono incentivare una profonda connessione con le azioni e i pensieri. Il ricamo è una pratica. Non solo offre miglioramento ma anche soddisfazione. I risultati dei propri sforzi sono immediati. Parliamo tutti di rallentare ma non mi è chiaro se vogliamo veramente rallentare tanto quanto abbiamo bisogno di fare qualcosa (o di sentirci coinvolti) che sia meno temporale. Vogliamo che sia il tempo a rallentare. In questo modo rimaniamo attivi ma lentamente ci concentriamo su un progetto. La concentrazione è necessaria, ma riusciamo comunque a sognare e a distrarci mentre le mani lavorano alacremente.

Trump, o qualcuno del suo staff, ha mai reagito a questa iniziativa? 

Non che io sappia. Il suo staff sembra cambiare con una certa regolarità, e, a mio avviso, ha problemi ben più importanti fra le mani che non le proteste. Secondo me potrebbe anche esserne compiaciuto per certi versi, dato che sembra interessargli molto più il fatto che le persone parlino di lui piuttosto che quello che pensano di lui.

Dopo l’esposizione al negozio LINGUA FRANCA di New York (fino al 30 settembre), avete pensato di mostrare i ricami in altre città? Portarli in tour contro Trump?

Il progetto ha già altre tre mostre fissate per il 2020 e sarà a Portland, nel Maine. Quest’estate sarà a Boston, nella Beacon Gallery. Il week end scorso è stato esposto in occasione di Politicon a Nashville e sarà a Chicago prossimamente. Quindi la risposta è sì!

Come si può partecipare al progetto da altri paesi? Si dovranno spedire a te i ricami? Accetti anche ricami in Italiano?

Mi piacerebbe tantissimo ricevere opere in italiano. Non credo che ci si possa confondere e pensare che lui parli italiano! Si, hanno partecipato molti altri paesi. Spediscono tutti le opere a me.

Diana Weymar, l’essere un’attivista politica, oltre che artista, è una fonte di stimolo particolare per le tue opere, quali altre battaglie politiche hai combattuto con l’arte?

Questo è il mio quarto progetto e il terzo internazionale. Ho presentato progetti con Build Peace in Nicosia, Bogotà, Zurigo, Belfast.  Ho realizzato alcuni lavori in serie per affrontare la crisi dell’Ebola e altre questioni umanitarie. Questo è di gran lunga il progetto più grande e più combattuto. È un momento molto difficile a livello nazionale.

C’è un’altra artista e attivista che ti ha particolarmente ispirata o rappresenta per te un punto di riferimento?

Ann Hamilton. Louise Bourgeois. L’AIDS Memorial Quilt. Krista Tippet (podcast On Being). Wendy MacNaughton e Lisa Congdon, Subversive CrossStitch e Badasscrossstitch.

Ci racconti la tua storia? Hai sentito parlare di altre proteste con il ricamo nel passato?

Sul mio sito alla voce “Press” trovate molti articoli in cui parlo di me. Lo faccio anche nel podcast con Lisa Birnbach. Conosco altre proteste che utilizzano il cucito ma nessuna come questa. Vi sono elementi comuni ad altri aspetti del cucito e della protesta.

Puoi raccontare brevemente la tua storia?

Penso tu intenda il progetto, non la mia storia personale, è impossibile da raccontare in due righe! Tiny Pricks è un movimento popolare di protesta politica che promuove il dibattito, l’artigianato e l’attivismo.

Hai già in mente altri progetti?

Non ancora, al momento sono profondamente impegnata in questo progetto.

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