Interviste

Annamaria Brenti: l’arte che ispira l’arte

*foto in evidenza: “Perusia” nell’ottobre 1998, è stato premiato con il Yuko Watanabe Best of Show Award “al VII Pacific Quilt Festival, concorso “Radiant Memories”.


https://www.annamariabrentiquiltstudio.com/

Annamaria Brenti è un’artista tessile molto nota e apprezzata nel panorama artistico  italiano ed internazionale. Molte delle sue opere sono state esposte in prestigiose mostre in Europa, Stati Uniti e Giappone e le sono valse importanti premi e riconoscimenti. Recentemente Annamaria è stata tra l’altro invitata ad esporre al Museo del Ricamo di Pistoia in occasione di “Pistoia Capitale Italiana della Cultura 2017”.

Annamaria ha inoltre tenuto workshops sia in Italia che all’estero, incluso l’Inghilterra, Svizzera, Francia, Giappone e Stati Uniti.

Annamaria come e quando hai conosciuto il quilting e hai deciso che quella sarebbe stata la tua strada come artista? Cosa rappresenta per te il quilting rispetto ad altre forme di espressione artistica?

Mi sono avvicinata al quilting da autodidatta nel 1986 a Boston. La mia prima quilt per una coperta matrimoniale  monocoloreecru fu un misto di quilting e ricamo a  candlewicking (punto a nodi) su disegni tradizionali stile coloniale, suddivisi in  quadrati bordati da una striscia in pizzo. A seguire una schoolhouse e una logcabinquilt nei calicoes così di moda allora. Il mio primo incontro con il quilting pittorico fu tramite una mia amica giapponese, conosciuta sempre a Boston, che mi trasmise la sua esperienza di un workshop di quilting pittorico sul metodo “quiltasyou go”, essenzialmente un appliquè a mano attraverso tutti e tre gli strati.(nel senno di poi, non sempre raccomandabile). Lo sperimentai su un mio disegno molto stilizzato e dai colori stile naif  di una veduta della Basilica di Assisi,  in un mese completai la mia prima quilt pittorica e quando tornai orgogliosa a mostrare il mio lavoro finito al negozio di quilting, mi ricordo ancora che mi dissero “Beginner’sluck”!

Ricordo anche l’emozione di quando per la prima volta andai a vedere la mostra locale  del gruppo the Quilters’ Connection, in particolare mi fermai ammirata davanti alla quilt “Archipelago” del 1983 di Nancy Halphern (ora al New EnglandQuilt Museum) e di Ruth Mc Dowell tra le storiche protagoniste  della rinascita  del quilting americano nel XX secolo.

Mai avrei pensato che a 15 anni di distanza, una mia quilt Danza Fiorentina sarebbe stata esposta nel posto d’onore della loro mostra annuale e che soprattutto sarei stata accolta con tanto calore e amicizia   a far parte del  loro gruppo di artiste e insegnanti…

Una volta scoperto il quilting, non me ne sono mai allontanata, scoprendone via via, le sue infinite possibilità creative suggerite dalle stoffe stesse. Sono loro, le stoffe le vere protagoniste e le nostre muse creative! Ad esempio, se mio nonno era uno scultore del marmo di Carrara, ho scoperto  che anche con le stoffe si può “scolpire” e creare in tridimensionale, cosi’ come si può dipingere un paesaggio, disegnare e/o fotografare su tessuto….quindi per me il quilting è la sintesi  di tante altre forme di espressione artistica.

Fiorenza Dentro da la cerchia antica

Nei tuoi lavori ci sono importanti riferimenti alla storia dell’arte italiana. Puoi parlarmi di come  la nostra cultura e arte influenzano il tuo lavoro?

Specialmente dopo tanti anni trascorsi all’estero, ci si rende conto di quanto unico e variegato sia il nostro patrimonio artistico e quale fonte di  ispirazione possa diventare.

In particolare, sono stati tre anni magici quelli che ho vissuto nel centro della Perugia storica ….forse un po’ isolati dal mondo, ma con tanta voglia di produrre e creare, prendendo spunto dalla bellezza del luogo come ad esempio dal mosaico romano che emerge dal suo passato bimillineario nella sognante atmosfera all’imbrunire di “Perusia”.

Una fonte di ispirazione per me sempre costante è Firenze a cui sono legati i miei ricordi più cari. In “Fiorenza Dentro dalla Cerchia Antica”, ispirata dalle tecniche  della coltre Guicciardini consevata al Bargello, dalla cinquecentesca Mappa della Catena e dalle delicate composizioni di Luca della Robbia  nella Basilica di Santa Trinita dove mi sono sposata. Mi sono ispirata a una tra le più antiche rappresentazioni pittoriche della Firenze medievale nella Sala del Bigallo in Piazza Duomo, e rimanendo sempre in Toscana, un punto costante di riferimento in più di una mia quilt,  è il mio affresco preferito  del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti a Siena.

Una connessione al passato che va di pari passo con la ricerca di pregiate stoffe e sete di cui la nostra tradizione tessile è ricca.

Quando inizi un nuovo quilt, che tipo di ricerche fai e in cosa consiste la tua attività di progettazione? Hai viaggiato e viaggi molto in tutto il mondo. Questo ti ha permesso di entrare in contatto con diversi artisti tessili e con i loro peculiari modi di “fare” quilting, ognuno influenzato dalle proprie radici culturali. Ci puoi raccontare che ruolo ha rivestito tutto ciò nella tua esperienza di artista tessile? Come incide sul tuo modo di fare arte?

Quando inizio un nuovo lavoro parto da uno spunto iniziale , come ad esempio il petalo di un fiore  da una delle composizioni di Gentile da Fabriano che mi ha catturato l’attenzione sfogliando un libro d’arte su Firenze , poi documentandomi  scopro che ce ne sono altri 35( sic) , che ne posso trovare altri 3 o 4 su vari libri dell’ arte e che infine posso chiedere il permesso agli Uffizi di fare delle foto di ogni composizione della cornice gotica floreale del capolavoro di Gentile da Fabriano, la pala Strozzi, di cui il museo stesso non possiede le foto in dettaglio… Il fotografo da me scelto mi invia il dischetto e il mio lavoro puo’ andare avanti e migliorare  e nel frattempo mi viene l’idea di paragonare la bellezza di questi fiori alla bellezza di alcuni teoremi e concetti matematici suddividendoli dal piu’ antico alle congetture matematiche famose, ognuno di questi ricamato su un quadrato di circa 12 cm di lato.

Per la quilt Daisen In, ispirata questa volta ad un viaggio in Giappone e alla simbologia di uno dei suoi giardini Zen piu’ famosi a Kyoto, il documentarmi sul significato stesso del giardino, che in sostanza rappresenta una sintesi del ciclo della vita umana, mi ha portato a rivedere le foto del mio viaggio  stesso in Giappone attraverso la lente del passaggio del tempo nei vari stadi della  vita  mentre nel secondo lato della stessa quilt,  una rappresentazione  personale  astratta della parte  piu’ spirituale ed intima  del giardino. Questa quilt e’ ora in una collezione privata negli Stati Uniti .

DANZA FIORENTINA 1999-2000, cm 202 × cm 205. Materiali: cotoni commerciali e tinti a mano, sete, velluti. Tecniche: applique a mano, quilting a mano, piecing, trapunto.

Come è cambiato il tuo lavoro dai (dalle) primi quilt ad oggi?

Da quilt nasce quilt è un po’ il mio motto…ogni quilt ha una motivazione e uno sviluppo per me naturale , magari influenzato dal luogo dove mi trovo, dalle tecniche che vorrei sperimentare, dai colori che vorrei utilizzare. Mi ricordo ad esempio durante un inverno trascorso in Svezia molto nevoso, dove il bianco era il colore predominante e di cui iniziavo a sentirmi stanca, che di contrasto  iniziai una quilt dai toni tutti verdi Ai cipressi…

Nessuna delle quilts che ho fatto ha avuto come motivazione la partecipazione ad un concorso. Magari e’ successo il contrario, a lavoro ultimato mi sono resa conto che era in tema con un certo concorso come ad esempio tra le mie prime  quilt “Daisen In Garden” che vinse in Inghilterra  tra gli altri premi  la migliore interpretazione del tema “All the world is a stage” .

Che tipo di scelte tessili fai per i tuoi lavori? Ti piace sperimentare ricercando materiali inusuali? Oppure preferisci la ricerca storica e il recupero delle stoffe della tradizione?

Quando con mio marito si decise di tornare a vivere stabilmente in Italia, mi ricordo che ero molto preoccupata per come avrai fatto a trovare i famosi cotoni americani per il quilting. Infatti in Italia agli inizi degli anni 90 il quilting era poco piu’ che agli arbori e il commercio online quasi inesistente così mi premurai di portare con me un vero  arsenale di polveri per tingere a mano il cotone, cosa che  imparai  a fare (ed ho anche  insegnato, ottenendo così le sfumature di colore e le gradazioni necessarie per il quilting pittorico.

Ma non ci volle molto per capire con quali altri tessuti, come sete, organze , velluti e sintetici avrei potuto arricchire le mie quilts. Negli Stati Uniti sono considerati tessuti difficili da gestire, io al contrario penso che senza questi tessuti mai sarei riuscita a realizzare i dettagli che ad esempio una composizione floreale di Gentile da Fabriano richiede, o ad ottenere la luminosita’ di un solido  tridimensionale geometrico. Naturalmente,

al contrario dei cotoni, le sete hanno bisogno di una sapiente illuminazione per esaltare tutti i loro riflessi e per ogni mostra ho sempre cercato di assicurarmi di questo piccolo ma non trascurabile dettaglio.

Mi piace molto anche il concetto che come in un coro, in una quilt trovano armonia e unità sia la pezza riciclata dei blu jeans che   la preziosa seta da Mille e una  e una Notte, senza discriminazione alcuna…

IN A MATHEMATICIAN'S GARDEN detail

Dalla progettazione alla realizzazione di un’opera quanto tempo impieghi?

I tempi lunghi  di esecuzione , in media due anni per ogni quilt, e quando ero giovane mi ci dedicavo con una media  di 6-7 ore giornaliere,  mi permettono di  maturare e sviluppare un progetto.  Oggi giorno facciamo tutto di corsa e di fretta, e a volte viene il dubbio che anche il quilting possa diventare  un’ occupazione al pari di un costoso  hobby soggetto alle leggi di un  mercato sempre piu’ desideroso di vendere continuamente  materiali e nuove attrezzature.

Ammiro molto il quilting a macchina e chi lo sa fare con maestria dopo anni e anni di pratica,anche se  personalmente prediligo il quilting a mano con le sue imprecisioni impercettibili, amo l’applique’ a mano con le sue sfide alle curve piu’ ardue e intricate simili a frattali. Al di la’ della estetica e del contenuto, una quilt ben eseguita a “regola d’arte” è di per sé un oggetto prezioso come un tappeto persiano…se poi diventa anche un’ opera d’arte sarà un di più che lasciamo ad altri a decidere….

Puoi parlarci del tuo quilt“ In a Mathematician’s Garden” che fa parte della collezione permanente d’arte dell’ Università Ebraica di Gerusalemme?

Non mi definisco una matematica perchè ho solo una laurea e non ho mai fatto ricerca ma avendo vissuto una vita tra i  matematici, incluso uno attivo in casa, ho capito , percepito e respirato la passione, le energie, la creatività che anima un  matematico alla scoperta di nuovi mondi magari a partire da  una intuizione volatile come una seta di organza che connette tra di loro più teorie, altri mondi ….così si puo’ interpretare uno dei due  lati della mia  quilt  “In a Mathematician’s Garden”, mentre il secondo  è una visualizzazione in un caso speciale della congettura di Fermat, dimostrata  300 anni più tardi proprio nel posto e nel luogo dove ho finito la quilt a Princeton…. e dove è stata esposta per la prima volta  all’Einstein Institute for Advanced Study ricevendone  i complimenti perfino da parte di Enrico Bombieri, uno dei due soli matematici italiani a vincere la prestigiosa medaglia Fields, l’equivalente del Nobel per la matematica. Visto che è più alta dei soffitti standard americani,  all’Istituto non ci poteva stare, è stata acquisita, unica opera tessile della suacollezione d’ arte, dalla HebrewUniversity of Jerusalem e quando ci penso e’ come se un piccolo pezzetto di me fosse li, in quel bellissimo campus, oasi di sapere, cultura e speranza….

“Nel giardino di un matematico” Nel novembre del 2003 la trapunta “In a Mathematician’s Garden” è stata acquistata dalla Hebrew University di Gerusalemme come parte della sua collezione permanente di arte.

Quasi tutti i tuoi lavori sono di grandi dimensioni. Perchè questa scelta stilistica?

In genere, la dimensione di una mia quilte’ determinata dalla grandezza  minima che mi permette di fare il piecing. Faccio un esempio: per la quiltPerusia, la fila di casette in cima al colle   e’ stata ingrandita da una mia foto alla grandezza minima possibile per permettermi di fare il piecing per una lunghezza totale, sorprendente anche per me,  di  quasi 4 metri! Stessa cosa per le composizioni floreali in Fiori della Mente o nel giardino della Matematica dove molti pezzetti sono millimetrici nonostante  le maxi dimensioni  della quilt finale.

Concludendo, uno dei tuoi progetti più noti è rappresentato da: “ Le Finestre sull’Immigrazione”, un’ iniziativa partita alcuni anni fa e che  attraverso l’utilizzo di una tecnica importata dall’Oriente ( c.d. Finestre di Cattedrale”) mira a  coinvolgere artisti e appassionati da tutto il mondo sul tema decisamente attuale dell’immigrazione.
In cosa consiste ? Ce ne puoi parlare? A che punto è giunto oggi il suo sviluppo?

Alla fine di un lungo lavoro, terminato con 1004 finestre di cattedrale rettangolari per i  bordi del trittico  “Fiori della Mente”,  mi era venuta la curiosità di esplorare questa tecnica delle finestre di cattedrale note principalmente nella loro  versione quadrata. Allo stesso tempo, mi ero iscritta ad un corso di filosofia su edX.org dal titolo “Justice” del Prof. Sandel di Harvard, un corso illuminante che consiglio sempre a tutti, e che in particolare mi ha spinto a riflettere  in modo diverso su un tema di attualità sempre più ricorrente anche nell’arte contemporanea ed è  così nato  Finestre Migranti un progetto che appartiene  a tutte le artiste che ci  partecipano con idee creative e che le quilters della Scuola Romana  conoscono bene sin da quando lo presentai insieme a Silvana Zenatello di Marzano, amica e compagna di tante avventure di quilting,  e a Nadia Realacci, con la quale abbiamo preparato i video tutorial per costruire le finestre. Ho messo a disposizione sul mio sito  www.annamariabrentiquiltstudio.com i modelli da me preparati  per le varie finestre rettangolari che offrono infinite possibiltà di composizione.

Ogni artista le elabora con le proprie idee, colori, variazioni in un impressionante successione di quilts che tutte insieme formeranno un corpo unico, un labirinto dove il visitatore si potrà aggirare, interpretare o se preferisce, leggere la descrizione di ogni quilt durante la prima esposizione del progetto che si terrà a Verona dal 25 al 28 Aprile del 2019, grazie all’ospitalità della Associozione Ad Maiora nella loro biennale Verona Tessile.

Siamo tutte in contatto tramite Facebook su “quilts migranti”, un gruppo di un centinaio di entusiaste del progetto con una partecipazione attiva internazionale da tre continenti rappresentati da artiste tessili  dall’Italia (dalla Sicilia e Sardegna al Piemonte), dal Cile, Argentina, Kenya, Stati Uniti .  La varietà di idee, la bellezza dei colori e delle stoffe, la varietà delle tecniche di la vorazione delle finestre, la moltitudine di dettagli, la  tradizione culturale intrinseca in ognuno di questi lavori e’ assolutamente straordinaria…. Una menzione particolare per il loro coinvolgimento attivo nei tanti aspetti organizzativi, divulgativi e creativi di questo progetto vanno a Silvana Zenatello di Manzano e a Piera Quaglia.

Un’ avventura e un  altro esempio in cui il quilting crea amicizie e può migrare ovunque senza limitazioni e confini!

Interview

Annamaria Brenti: art that inspires the art

*Featured photo: “Perusia”In October 1998 was awarded the Yuko Watanabe Best of Show Award”at the VII Pacific Quilt Festival competition “Radiant Memories”.


http://www.annamariabrentiquiltstudio.com

Annamaria Brenti is a well-known and appreciated textile artist on the Italian and international artistic scene. Many of her works have been exhibited in prestigious exhibitions in Europe, the United States and Japan and have earned her important awards and recognitions. Recently Annamaria has been invited to exhibit at the Museum of Embroidery in Pistoia on the occasion of “Pistoia Italian Capital of Culture 2017”.

Annamaria has also held workshops both in Italy and abroad, including England, Switzerland, France, Japan and the United States.

Annamaria how and when did you get to know quilting and decide that it would be your way as an artist? What does quilting represent for you compared to other forms of artistic expression?

I approached self-taught quilting in 1986 in Boston. My first quilt for an ecru monochrome double blanket was a mixture of quilting and candle wicking embroidery on traditional colonial-style designs, divided into squares bordered by a lace strip. Followed by a schoolhouse and a log cabin quilt in the calicoes so fashionable then. My first encounter with pictorial quilting was through a Japanese friend of mine, also known in Boston, who passed on to me her experience of a pictorial quilting workshop on the “quilt as you go” method, essentially a hand appliqué through all three layers (in hindsight, not always recommended). I tried it on a very stylized drawing of mine with the naive colours of a view of the Basilica of Assisi, in a month I completed my first pictorial quilt and when I returned proudly to show my finished work at the quilting shop, I still remember that they said to me “Beginner’s luck”!

I also remember the emotion of when I first went to see the local exhibition of the Quilters’ Connection group, in particular I stopped to admire the 1983 “Archipelago” quilt by Nancy Halphern (now at the New England Quilt Museum) and Ruth Mc Dowell among the historic protagonists of the rebirth of American quilting in the twentieth century.

I never thought that 15 years later, a quilt of my Florentine Dance would be exhibited in the place of honor of their annual exhibition and that above all I would be welcomed with such warmth and friendship to be part of their group of artists and teachers …

Once I discovered quilting, I never moved away from it, gradually discovering its infinite creative possibilities suggested by the fabrics themselves. It’s them, the fabrics are the real protagonists and our creative muses! For example, if my grandfather was a sculptor of Carrara marble, I discovered that even with fabrics you can “sculpt” and create in three-dimensional, as well as you can ‘paint a landscape, draw and / or photograph on fabric …. so for me quilting and’ the synthesis of many other forms of artistic expression.

Fiorenza Dentro da la cerchia antica

In your works there are important references to the history of Italian art. Can you talk about how our culture and art influence your work?

Especially after many years spent abroad, you realize how unique and varied our artistic heritage is and what source of inspiration it can become.

In particular, it has been three magical years that I have lived in the centre of historical Perugia …. perhaps a little isolated from the world, but with a great desire to produce and create, taking inspiration from the beauty of the place as for example from the Roman mosaic that emerges from its two thousand year old past in the dreamy atmosphere at dusk of “Perusia”.

A constant source of inspiration for me is Florence, to which my dearest memories are linked. In “Fiorenza Dentro dalla Cerchia Antica”, inspired by the techniques of the Guicciardini blanket conserved at the Bargello, by the sixteenth-century Map of the Chain and by the delicate compositions of Luca dellaRobbia in the Basilica of Santa Trinita where I got married. I was inspired by one of the oldest pictorial representations of medieval Florence in the Sala del Bigallo in Piazza Duomo, and remaining always in Tuscany, a constant point of reference in more than one of my quilts, is my favorite fresco of the Good Government of Ambrogio Lorenzetti in Siena.

A connection to the past that goes hand in hand with the search for fine fabrics and silks of which our textile tradition is rich.

“Perusia”In October 1998, the quilt “Perusia” was awarded the Yuko Watanabe Best of Show Award”at the VII Pacific Quilt Festival competition “Radiant Memories”.

When you start a new quilt, what kind of research do you do and what is your design activity? You’ve travelled a lot around the world. This has allowed you to get in touch with different textile artists and their unique ways of “doing” quilting, each influenced by their own cultural roots. Can you tell us what role this has played in your experience as a textile artist? How does it affect the way you make art?

When I start a new work I start from an initial cue, such as the petal of a flower from one of the compositions of Gentile da Fabriano that caught my attention by flipping through an art book about Florence, then documenting myself I discover that there are other 35 (sic), that I can find another 3 or 4 on various art books and that finally I can ask permission to the Uffizi to take pictures of each composition of the gothic floral frame of the masterpiece of Gentile da Fabriano, the Strozzi altarpiece, of which the museum itself does not have the photos in detail … The photographer I chose sends me the disk and my work can ‘go ahead and improve and in the meantime I have the idea of comparing the beauty of these flowers to the beauty of some theorems and mathematical concepts dividing them from the most’ ancient to the famous mathematical conjectures, each of these embroidered on a square of about 12 cm side.

For the Daisen In quilt, inspired this time by a trip to Japan and the symbolism of one of its most famous Zen gardens in Kyoto, documenting the meaning of the garden itself, which basically represents a synthesis of the cycle of human life, led me to review the photos of my own trip to Japan through the lens of the passage of time in the various stages of life while in the second side of the same quilt, an abstract personal representation of the most spiritual and intimate part of the garden. This quilt is now in a private collection in the United States.

DANZA FIORENTINA 1999-2000, cm 202 × cm 205. Materiali: cotoni commerciali e tinti a mano, sete, velluti. Tecniche: applique a mano, quilting a mano, piecing, trapunto.

How has your work changed from the first quilts to the present?

Quilts are the source of quilts, and that’s my motto…

every quilt has a natural motivation and development for me, maybe influenced by the place where I am, by the techniques I would like to experiment, by the colors I would like to use. I remember, for example, during a very snowy winter spent in Sweden, where white was the predominant colour and of which I started to feel tired, that I began to contrast with a quilt in all-green tones with cypresses….

None of the quilts I made were motivated by participation in a competition. Maybe the opposite happened, when the work was finished I realized that it was in theme with a certain competition such as my first quilts “Daisen In Garden” that won in England among other prizes the best interpretation of the theme “All the world is a stage”.

What kind of textile choices do you make for your work? Do you like to experiment with unusual materials? Or do you prefer historical research and the recovery of traditional fabrics?

When my husband and I decided to return to Italy to live permanently, I remember that I was very worried about how you could find the famous American cottons for quilting. In fact in Italy at the beginning of the 90’s quilting was little more than tree quilting and the online trade was almost non-existent so I took care to bring with me a real arsenal of powders to dye the cotton by hand, which I learned to do (and I also taught, thus obtaining the shades of color and gradations necessary for pictorial quilting.

But it didn’t take long to understand with which other fabrics, such as thirst, organza, velvet and synthetics I could enrich my quilts. In the United States they are considered fabrics difficult to handle, on the contrary I think that without these fabrics I would never have been able to achieve the details that for example a floral composition by Gentile da Fabriano requires, or to obtain the brightness of a three-dimensional geometric solid. Of course,

unlike cottons, silks need a wise lighting to enhance all their reflections and for each exhibition I have always tried to make sure of this small but not negligible detail.

I also like the concept that as in a choir, in a quilt find harmony and unity ‘both the recycled piece of blue jeans and the precious silk from a thousand and one nights, without any discrimination …

IN A MATHEMATICIAN'S GARDEN detail

How long does it take from the design to the realization of a work?

The long execution times, on average two years for each quilt, and when I was young I devoted myself to it with an average of 6-7 hours a day, allow me to mature and develop a project.  Today we do everything in a hurry, and sometimes there is the doubt that even quilting can become an occupation as expensive as a hobby subject to the laws of a market increasingly ‘eager to sell continuously materials and new equipment.

I really admire machine quilting and who knows how to do it with mastery after years and years of practice, even if personally I prefer hand quilting with its imperceptible inaccuracies, I love hand applique with its challenges to the most difficult and intricate curves similar to fractals. Beyond the aesthetics and the content, a well executed quilt to “rule of art” and ‘in itself’ a valuable object as a Persian carpet… if then also becomes a’ work of art will be’ one more’ that we leave to others to decide…

Can you tell us about your quilt “In a Mathematician’s Garden” which is part of the permanent art collection of the Jewish University of Jerusalem?

I don’t call myself a mathematician because I only have a degree and I have never done research but having lived a life among mathematicians, including an active one at home, I understood, perceived and breathed the passion, energy, creativity that animates a mathematician to discover new worlds perhaps from a volatile intuition like an organza silk that connects several theories, other worlds ….so you can interpret one of the two sides of my quilt “In a Mathematician’s Garden”, while the second is a visualization in a special case of Fermat’s conjecture, demonstrated 300 years later in the place and place where I finished the quilt at Princeton…. and where it was exhibited for the first time at the Einstein Institute for Advanced Study receiving compliments even from Enrico Bombieri, one of only two Italian mathematicians to win the prestigious Fields medal, the equivalent of the Nobel Prize for mathematics. Since it is higher than the standard American ceilings, the Institute could not stay there, and ‘was acquired, the only textile work of his art collection, from the Hebrew University of Jerusalem and when I think about it is as if a small piece of me were there, in that beautiful campus, oasis of knowledge, culture and hope…

“In a Mathematician’s Garden”  In November of 2003 the quilt “In a Mathematician’s Garden” is acquired by the Hebrew University of Jerusalem as part of its permanent collection of art.

Most of your work is large. Why this stylistic choice?

Usually, the size of a quilt of mine is determined by the minimum size that allows me to do the piecing. Let me give you an example: for the Perusia quilt, the row of houses at the top of the hill has been enlarged from one of my photos to the minimum possible size to allow me to piecing for a total length, surprising for me too, of almost 4 meters! Same thing for the floral compositions in Flowers of the Mind or in the garden of Mathematics where many pieces are millimetric despite the maxi size of the final quilt.

In conclusion, one of your most famous projects is represented by: “Le Finestresull’Immigrazione” (The Windows on Immigration), an initiative started a few years ago and which, through the use of a technique imported from the East (“Cathedral Windows”), aims to involve artists and enthusiasts from all over the world on the decidedly current theme of immigration.  What does it consist of? Can you tell us about it? How far has its development come today?

At the end of a long work, finished with 1004 rectangular cathedral windows for the edges of the triptych “Flowers of the Mind”, I was curious to explore this technique of the cathedral windows known mainly in their square version. At the same time, I had enrolled in a philosophy course on edX.org entitled “Justice” by Prof. H. H. M. H. and his wife. Harvard’s Sandel, an enlightening course that I always recommend to everyone, and that in particular has prompted me to reflect differently on a theme of current interest that is increasingly recurring in contemporary art as well. This is how FinestreMigranti was born, a project that belongs to all the artists who participate with creative ideas and that the quilters of the Roman School have known well since I presented it together with Silvana Zenatello di Marzano, friend and companion of many quilting adventures, and to Nadia Realacci, with whom we prepared the video tutorials to build the windows. I made available on my website www.annamariabrentiquiltstudio.com the models I prepared for the various rectangular windows that offer endless possibilities of composition.

Each artist elaborates them with their own ideas, colours, variations in an impressive succession of quilts that all together will form a single body, a labyrinth where the visitor can go around, interpret or, if he prefers, read the description of each quilt during the first exhibition of the project that will be held in Verona from 25 to 28 April 2019, thanks to the hospitality of the Association Ad Maiora in their biennial Verona Tessile.

We are all in contact via Facebook on “migrant quilts”, a group of a hundred enthusiasts of the project with an active international participation from three continents represented by textile artists from Italy (from Sicily and Sardinia to Piedmont), Chile, Argentina, Kenya, United States.  The variety of ideas, the beauty of the colors and fabrics, the variety of the techniques of the vorazione of the windows, the multitude of details, the cultural tradition inherent in each of these works and ‘absolutely extraordinary …. A special mention for their active involvement in the many organizational, popular and creative aspects of this project goes to Silvana Zenatello di Manzano and Piera Quaglia.

An adventure and another example in which quilting creates friendships and can migrate everywhere without limitations and borders!

Maria Rosaria Roseo

English version Dopo una laurea in giurisprudenza e un’esperienza come coautrice di testi giuridici, ho scelto di dedicarmi all’attività di famiglia, che mi ha permesso di conciliare gli impegni lavorativi con quelli familiari di mamma. Nel 2013, per caso, ho conosciuto il quilting frequentando un corso. La passione per l’arte, soprattutto l’arte contemporanea, mi ha avvicinato sempre di più al settore dell’arte tessile che negli anni è diventata una vera e propria passione. Oggi dedico con entusiasmo parte del mio tempo al progetto di Emanuela D’Amico: ArteMorbida, grazie al quale, posso unire il piacere della scrittura al desiderio di contribuire, insieme a preziose collaborazioni, alla diffusione della conoscenza delle arti tessili e di raccontarne passato e presente attraverso gli occhi di alcuni dei più noti artisti tessili del panorama italiano e internazionale.