ANTICHI TESSUTI UMBRI O FRIULANI?

Museo della pieve di Gorto, Cella di Ovaro (Udine). Collezione di antiche tovaglie d'altare

enEnglish (Inglese)

In Friuli, nella regione alpina della Carnia, il piccolo museo della pieve di Gorto a Cella, frazione del Comune di Ovaro (Udine), conserva un’interessante collezione di paramenti sacri e sei tovaglie da Sacra Mensa esposte insieme ad un manutergio (asciugamano liturgico, simile alle tovaglie per tecnica e colore)[1], quest’ultime datate tra il XV e il XIX secolo. Si tratta di strisce di lino lunghe e strette, bianco naturale, tessute a piccoli motivi a losanga o zigzag (occhio di pernice, bottoncino, spina di pesce), attraversate sui due lati minori da teorie orizzontali di disegni simbolici a carattere zoomorfo (pavoni, colombe, galli, cervi), vegetale (pampini, alberi), geometrico (scacchiere, triangoli); a volte si incontrano anche stelle, croci,  fontane della vita, mura turrite, iscrizioni.  Le “processioni infinite” di figure tessute in lino e cotone blu tinto con l’indaco o con il guado[2], si stagliano in primo piano sullo sfondo bianco. Chi ha tessuto questi manufatti e su quale tipo di telaio? A che epoca risalgono esattamente? Come venivano tramandati e riprodotti i disegni tratti dal repertorio della simbologia orientale e cristiana? Fra i simboli più rappresentati: il pavone (immortalità), l’unicorno (verginità), il gallo (emblema di Cristo come l’aquila e l’agnello), l’albero e la fontana (continuità della vita), etc… Indubbiamente queste produzioni, replicate pressoché uguali dal medioevo al XIX secolo, destano un interesse particolare per il fascino e il mistero che le circonda e per la ricchezza dei messaggi contenuti nei disegni: un linguaggio dalle radici culturali molto lontane nel tempo e nello spazio.

[1] Maria Beatrice Bertone, Il museo della pieve di Gorto, guida all’esposizione, 2015, Fagagna (Udine)

[2] Pianta tintoria originaria dell’Asia Centrale, introdotta i  Europa in epoca protostorica, coltivata in periodo romano e  nel Medioevo anche in Friuli; in seguito la produzione diminuì per la le importazioni di indaco dall’Oriente, ma ebbe un significativo impulso in epoca napoleonica.   .

Matelica, Laboratorio di Tessitura L’ARTELAIO, particolare dei LICCETTI, programmati per la tessitura delle figure

Si tratta di un genere noto con il nome di tessuti Umbri o di Perugia[3], anche se si ritiene che potessero essere stati prodotti anche in Friuli, dove ne sono stati raccolti e catalogati ben settanta esemplari[4]. In passato, questi esempi d’artigianato d’eccellenza, status symbol fin dal medioevo di cui non è rimasta documentazione, probabili opere conventuali, non erano destinati solamente a coprire l’altare, ma erano anche presenti nei corredi delle spose e nelle case dei Signori che ne facevano un uso sia sacro che profano. L’importanza liturgica e sociale di questi manufatti è testimoniata anche dalla loro presenza in capolavori della pittura, sculture lignee e affreschi a soggetto religioso cristiano[5]. Le origini di questa particolare tecnica, ancora viva in Italia, nelle Marche, presso il laboratorio L’Artelaio del Museo Piersanti di Matelica (Macerata),  sono probabilmente da ricercare nei Laboratori della Sicilia Normanna, dove dal XI secolo maestri tessitori saraceni, arabi ed ebrei praticavano raffinate tecniche per riprodurre le figure emblematiche che ritroviamo anche nelle favolose sete operate lucchesi del XIII secolo.

[3] Carmen Romeo, Tessuti d’altare in Friuli, aspetti tecnici ed iconografici, in Vultus Ecclesiae, Rassegne dal “Museo Diocesan e Galariis dal Tiepolo” di Udin, Udine, 2005. Il nome Umbri o di Perugia deriva dalla Regione, l’Umbria,  e dal suo capoluogo, Perugia, dove all’inizio del XX secolo questo tipo di tessuti è stato per la prima volta studiato e collezionato in grandi quantità, grazie soprattutto al contributo di Mariano Rocchi (1855-1943).

[4] In particolare, l’argomento è stato approfonditamente studiato da Maria Lunazzi Mansi.

[5] Giotto, Il Presepe di Greggio, 1296-1300, Assisi, Basilica Superiore di San Francesco; Domenico Ghirlandaio, 1448, Ultima Cena, Firenze, Museo di San Marco.

Tovaglia d’altare, Sec. XVII, cm 41 x 228, unicorni affrontati, separati dall’albero della vita. Particolare

In Carnia, don Marino Pajani (1925-2013), parroco di Enemonzo (Udine), raccontava che fino agli anni Cinquanta la liturgia prevedeva l’uso di tre tovaglie d’altare di lino, con le forme prescritte e disposte l’una sull’altra. Prima di tutto veniva distesa sulla Mensa Sacra la pietra nella quale era incorporata una reliquia, poi, a contatto con la pietra, veniva posta l’antica striscia di lino con i disegni blu e di seguito, l’una sull’altra, altre due tovaglie. A Cella di Ovaro, il legame con le tradizioni, la bellezza del territorio e la presenza di beni storici così importanti si possono apprezzare e capire anche grazie al contributo di volontari come Mara Cattarinussi e Dino Spangaro che con generosità, passione e competenza accompagnano i visitatori nella scoperta del patrimonio locale.

Tovaglia d’altare, sec. XVIII, cm 66 x 214, aquile bicefale. Particolare

Tovaglia d’altare, sec. XVIII, cm 66 x 214, aquile bicefale. Particolare

Tovaglia d’altare, Sec. XV, cm 77 x 144, grifi affrontati, separati dall’albero della vita 

Tovaglia d’altare, Sec. XV, cm 77 x 144, galli affrontati, separati dalla fontana della vita. Particolare

Be the first to comment on "ANTICHI TESSUTI UMBRI O FRIULANI?"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*