• 27 Novembre 2022 10:42

Arte come parallelismo tra l’interiorità umana e naturale: intervista a Francesca Rossello

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*Foto in evidenza: Mostra #penelope a cura di Margaret Sgarra

Foglie, tronchi, impercettibili itinerari compiuti da piccoli insetti sono solo alcuni dei soggetti naturali indagati da Francesca Rossello: giovane artista visiva polimaterica che attraverso la sua ricerca artistica riflette sulla sfera naturale al fine di sollecitarne nel fruitore la sua salvaguardia. Diplomatasi all’Accademia di Belle Arti di Firenze in Arti visive e Nuovi linguaggi espressivi nel 2019, Rossello ha già partecipato a numerose mostre collettive e personali ed è stata selezionata come artista finalista di alcuni premi. Il suo è uno sguardo sensibile e consapevole nei confronti della fragilità e della forza degli elementi effimeri, qualcosa con cui bisogna fare i conti, al fine di preservarne il futuro.

Francesca Rossello, Muschio verde, tecnica mista, 55x55 cm, 2020

Le tue opere sono realizzate con tecniche differenti: ricamo, scultura, fotografia, solo per citarne alcune, ma hanno il comune il voler mostrare il lato nascosto della natura come, ad esempio, la parte interna di un albero o il percorso fisico compiuto da una lumaca nel terreno. Come vengono scelti i tuoi soggetti?

I soggetti vengono scelti in maniera totalmente casuale così come i medium che utilizzo, non parto mai da un’idea ma attraverso l’osservazione della natura cerco di tradurre dei linguaggi, delle scritture che definisco naturali. Cerco di lasciarmi trasportare da ciò che osservo, non considerandomi mai come un’osservatrice distaccata ma attenta e metodica verso un mondo pieno di linguaggi, scritture e sensazioni. Mi pongo come intermediario tra natura e uomo per cercare di decifrare quei linguaggi che altrimenti potrebbero passare inosservati e nel tempo dimenticati.

Francesca Rossello, Trails, lino e seta, 20 cm, 2020

Nella tua ricerca artista, la sfera naturale è la protagonista assoluta. Come è nato questo legame con la natura?

Fin da piccola sono sempre stata abituata a giocare con la Terra, a correre in mezzo ai campi e osservare ciò che mi circondava, non sono mai stata una bambina tranquilla, ma ho sempre sentito l’esigenza di esplorare. Per me il passaggio dal gioco al creare opere che parlassero della natura è stato naturale, immediato o per meglio dire una necessità, proprio perché è sempre stata parte integrante della mia infanzia. Oggi vivo nell’immensità dei boschi, ai piedi del Monte Pisano, dove la natura cresce selvaggia e indisturbata, gli unici confini sono i muretti a secco che delimitano il territorio.

Francesca Rossello, Anima, lino, 50x50 cm, 2020

“Abbraccio”, “Anima”, “In dialogo” sono alcuni dei titoli che hai dato ai tuoi lavori, si tratta di parole connesse alla sfera emotiva e ai sentimenti. Emerge anche una sorta di parallelismo tra il modo in cui percepisci gli esseri umani e gli elementi naturali. Come affronti questo legame nelle tue opere e nella tua vita?

Io penso che uomo e natura siano due elementi eternamente connessi. L’uomo molto spesso si sente il “governatore del mondo” dimenticandosi di essere l’ultimo vivente apparso sulla Terra. Questo atteggiamento è portato anche dalla natura stessa dell’individuo se ci pensiamo bene; esso si muove, pensa, comunica e agisce, si è nel tempo costruito un’idea sbagliata di sé, considerando il resto della sfera naturale un contorno poco importante che lo ha portato a sentirsi “onnipotente” o ancora meglio ad auto dichiararsi essere superiore. Per l’essere umano le piante sono semplicemente degli esseri privi di importanza un pensiero credo nato dalla natura stessa delle piante poiché esse sono esseri apparentemente immobili. La loro struttura è radicata e la loro fissità le ha portate a dover reagire a qualsiasi tipo di problema superando ogni difficoltà. Questa attitudine degli elementi naturale a dover reagire ad un problema e soprattutto a risolverlo è un punto molto importante per me perché ho potuto ricavarne un insegnamento di vita o ancora meglio come diceva Hermann Hesse– “la natura ci parla” – ecco io ogni volta che osservo la natura cerco di ascoltarla e da essa ricavarne degli insegnamenti di vita.

Francesca Rossello, Anima, lino, 50x50 cm, 2020

I vari lockdown degli ultimi due anni hanno comportato una maggiore introspezione e isolamento individuale, questa situazione ha influenzato il tuo lavoro e il tuo rapporto con la natura?

In realtà no, ho solo avuto più tempo a disposizione per creare nuove opere. In questo periodo mi sono dedicata anche alla pittura ad olio, un medium che nel tempo avevo abbandonato.

Francesca Rossello, Abbraccio – HUG, legno e ottone,25x26x80 cm, 2021

In una società sempre più regolata dalla frenesia e della velocità della contemporaneità, la scelta di adoperare il ricamo per la creazione dei tuoi lavori è in contro tendenza. In tempi recenti, mi hai raccontato di come la tua ricerca artistica e soprattutto la decisione di adoperare le tecniche tessili, sia stata influenzata dal tuo nucleo familiare, come è nato il desiderio di approfondire il ricamo?

Ho deciso di utilizzare il ricamo perché fin da piccola osservavo mia nonna che ricamava, grazie al suo estro e ai suoi fondamentali insegnamenti ho tradotto nel tempo questa pratica inserendola nell’arte. L’utilizzo del ricamo che io definisco “ricamo contemporaneo” non è guidato da punti bei precisi e pensati ma l’opera si sviluppa attraverso l’azione del cucire. È il gesto che guida la mano rendendo ogni punto diverso dall’altro, questo trasforma l’opera in un susseguirsi di punti che si traducono su tessuto.

Francesca Rossello, Anthill III, tulle e legno, 20 cm, 2019

Una volta le pratiche tessili venivano utilizzate per la creazione di oggetti di uso comune, oggigiorno si possono utilizzare anche in ambito artistico per parlare delle problematiche della contemporaneità, come è stato messo in evidenza nella mostra collettiva #PENELOPE, terminata a Perugia, a cui hai partecipato. In qualità di artista, secondo te l’arte può fare riflettere sugli avvenimenti del nostro tempo?

Si, l’arte deve far riflettere. Il compito dell’artista dovrebbe essere quello di risvegliare le coscienze. Con la mia arte spero di sensibilizzare e far riflettere l’essere umano, spostando la sua visione da antropocentrica a ecocentrica. Focalizzando lo sguardo verso un’Unione Cosmica dell’essere umano in piena armonia con la Madre Terra.

Francesca Rossello, Antill, inchiostro calcografico e mussolo di cotone, 270x60 cm, 2019

La serie Anthill mette in mostra gli itinerari compiuti dalle formiche nel terreno, perché la tua attenzione si è focalizzata verso questi piccoli esseri viventi?

La serie Anthill è nata in modo totalmente casuale, ero in un bosco, quando mi sono trovata ad analizzare una corteccia di un albero, ho notato che presentava dei solchi, dei segni, delle scritture, che mi hanno ricordato una scrittura antica come ad esempio i geroglifici. Questa corteccia è stata incisa da delle formiche carpentiere. Le formiche vivono in colonie, proprio come gli umani e comunicano tra di loro utilizzando feromoni, sono dunque animali sociali. Parlano tra loro attraverso un linguaggio a noi incomprensibile, creano codici nel terreno e realizzano una scrittura invisibile all’occhio umano. Le formiche a differenza dell’uomo sono animali in grado di comunicare in maniera perfetta e riescono a far funzionare la loro società senza conflitti. Sono un gruppo di individui ipercollegati tra loro che agiscono come un corpo unico. È proprio questo che mi ha colpito del loro movimento e della loro struttura sociale.

Antill III nella mostra °#penelope

Le tinte utilizzate nei tuoi lavori sono neutre e pacate, direi quasi essenziali, non cedi mai a contrasti forti o a “spettacolarizzazioni” visive che inducono il fruitore ad un effetto sbalorditivo a prima vista, da cosa dipende questa scelta?

Secondo me non sono importanti certe spettacolarizzazioni visive, ormai le trovo superate, direi quasi didascaliche, l’opera deve far riflettere chi la osserva e non deve essere per forza una violenza visiva. Nel tempo mi sono accorta di come l’occhio del fruitore si sia quasi abituato o ancora meglio direi stancato di vedere sempre le solite “masturbazioni visive”. Non è l’impatto visivo che determina il valore di un’opera, ma la qualità del lavoro e soprattutto il suo significato più intimo. L’utilizzo di tinte essenziali nei miei lavori, fa sì che l’occhio dell’osservatore si concentri sulla forma e sul significato dell’opera stessa.

Francesca Rossello