• 30 Novembre 2022 18:43

Arte come pre-visione del tempo che verrà: intervista ad Alice Biondin

English (Inglese)

*Foto in evidenza: Alice Biondin, ATTESA IV / PANCIA AZZURRA, 75,5×74,5 cm, 2012, opera tessile

Al centro del lavoro di Alice Biondin troviamo tematiche connesse all’universo femminile indagato sotto molteplici aspetti, tra cui: la corporeità scomposta, il femminismo, la violenza contro le donne. Colori, materiali, parole e storie diverse si susseguono all’interno delle stesse installazioni spesso a carattere tessile, le quali diventano una sorta di racconto visivo per il fruitore. Nata a Gorizia, si diploma in Grafica d’arte – Tecniche dell’Incisione presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, attualmente vive e lavora a Torino.

Alice Biondin, ATTESA V / PANCIA ROSA, 75,5x74,5 cm, 2012, opera tessile

Nella tua ricerca artistica è presente una convivenza di tecniche diverse e l’assemblaggio di oggetti differenti, come ad esempio: lettere prelevate da giochi da tavola, boccette per profumi e cera. Come scegli le componenti materiche delle tue opere?

Dipende dai casi.
A volte tutto parte dalla tematica e dal messaggio che voglio comunicare, ed il resto vien da sé. Altre invece, quando non riesco a focalizzare subito la tecnica o la forma che voglio realizzare scelgo due vie. La prima è sfogliare qualche libro alla ricerca di una parola chiave che mi sia d’ispirazione o un passaggio precedentemente sottolineato che mi colpisca; l’altra è rovistare fra i materiali che conservo, a volte si tratta anche di semplici cianfrusaglie ma si sa… da cosa nasce cosa. Ogni oggetto racchiude in sé la sua memoria e questo mi ha sempre affascinata; ricordo che sin da piccola custodivo gelosamente la mia scatola dei ricordi e dentro ci mettevo un po’ di tutto (ritagli di giornale, biglietti di musei o concerti, nastri e nastrini, carte da regalo, bottoni e gingilli vari). Oramai sono molti anni che mi sono appassionata ai mercatini delle pulci e adoro rovistare fra le bancarelle alla ricerca di una cartolina, una foto, una boccetta di profumo, una chiave arrugginita, uno scampolo sgualcito, dei vecchi libri di scuola. Ogni elemento può diventare uno spunto o una parte integrante dell’opera.

Alice Biondin, DO YOU LIKE MY SECOND HAND JACKET?, 32,5x41 cm (con cornice), 21x29,7 cm (senza cornice), 2021, collage a tecnica mista.

Tra le tue tecniche di riferimento, troviamo anche quelle tessili. Tempo fa, venivano adoperate per la creazione di oggetti di uso comune, oggigiorno si possono utilizzare anche in ambito artistico per parlare delle problematiche della contemporaneità. Questo aspetto è stato messo in evidenza nella mostra collettiva #PENELOPE, da poco terminata a Perugia, a cui hai partecipato. In qualità di artista, secondo te l’arte può fare riflettere sugli avvenimenti del nostro tempo?

Non può. L’arte deve. E’ avanguardia pura, ci mostra nuove vie, nuove soluzioni, nuove poetiche, nuovi elementi, nuove espressività abbattendo spesso il “luogo comune”.

L’arte è una guida fondamentale che ci aiuta a vivere e a comprendere il nostro presente ma non è solo portavoce dei tempi moderni. Sono fermamente convinta che lo scopo primario dell’arte sia quello di essere una precorritrice del futuro: essa deve aprirci gli occhi, porci delle domande, smuoverci gli animi, deve indirizzarci verso ciò che verrà abbattendo preconcetti e chiusure mentali, in sintesi deve prepararci ai cambiamenti.

L’arte è dialogo in continua mutazione, è pre-visione, ha il compito di preannunciarci il tempo che verrà.

Alice Biondin, DRESS CODE: TOTAL RED, 32,5x41 cm (con cornice), 21x29,7 cm (senza cornice), 2021, collage a tecnica mista

Nella tua serie di collage a tecnica mista dal titolo Bleeding Days (ispirata dai libri di Jennifer Guerra, Il corpo elettrico. Il desiderio nel femminismo che verrà e di Liv Strömquist, Il frutto della conoscenza), affronti il tema delle mestruazioni in modo ludico e provocatorio, come è nata questa serie di opere e cosa vuoi comunicare con essa?

Tutto è nato proprio grazie a questi due libri. Una volta concluse le letture mi sono amaramente resa conto che nella mia arte non avevo mai affrontato il delicato, complesso e sfaccettato tema delle mestruazioni; da sempre la mia ricerca artistica ruota attorno al corpo femminile ma effettivamente a questo argomento non avevo mai dedicato la giusta attenzione. E così ho iniziato una riflessione scrivendo di getto qualche pensiero e in parallelo ho iniziato a focalizzare nella mia mente dei possibili elaborati. Così sono nati i primi pezzi di Bleeding Days; ci tengo a precisare che la serie – che ad oggi conta otto collage a tecnica mista – è in continua evoluzione proprio perché è intesa come un ciclo sempre aperto. Un flusso continuo per l’appunto.

Alice Biondin, I MIEI STENDARDI DI LACRIME, FIORI E CUORI, 60X120 cm, 2020, opera tessile con inserti

Osservando il modo in cui rappresenti gli organi e scomponi le anatomie nelle tue installazioni, mi viene in mente l’artista torinese Carol Rama. Pensi che il suo lavoro abbia influenzato il tuo?

Altroché. Ammiro moltissimo Carol Rama.

La sua vita è stata totalmente dedicata all’arte fino a diventarne il suo stesso respiro. Fedele compagna di vita. Luce delle sue tenebre.

Fu una grande rivelazione incontrare la sua arte durante gli anni accademici, e sono certa che l’analisi delle sue opere ha rafforzato e consolidato le mie predilezioni artistiche: un gusto poco raffinato ma per certi versi molto pungente, se non addirittura tagliente.

I temi da lei trattati così come la poetica e la scelta stilistica sono state preziosissime fonti d’ispirazione.

Un anno fa ho avuto l’onore di poter visitare la sua casa studio proprio qua a Torino, è stato un momento surreale e molto emozionante. Lo ricordo ancora intensamente.

Alice Biondin, I’M BLEEDING, 32,5x41 cm (con cornice), 21x29,7 cm (senza cornice), 2021, collage a tecnica mista.

Mi hai raccontato che durante i tuoi viaggi in treno ti è capitato di estrapolare delle frasi dalle conversazioni altrui e di farle diventare parti integranti dei tuoi lavori. Le tue opere traggono sempre ispirazione dalle situazioni che vivi?

Sì. Durante gli anni da pendolare (Udine-Venezia) mi divertivo ad origliare chi era nella mia stessa carrozza, entrando ed uscendo dai dialoghi altrui a piacimento. Facendo poi un lavoro di copia/incolla e di trasposizione dei contenuti sono nate delle conversazioni davvero interessanti: #idiscorsideglialtri.

Non sempre traggo ispirazione dalla mia vita ma certamente il mio vissuto riveste un ruolo fondamentale per la mia arte. Negli ultimi anni mi sono focalizzata molto attorno al tema della memoria, è come un’esplorazione a ritroso, un’indagine del mio vissuto, un’analisi di ciò che ero.

Alice Biondin, IT’S YOUR TABOO, 32,5x41 cm (con cornice), 21x29,7 cm (senza cornice), 2021, collage a tecnica mista.

Rosso e rosa sono colori ricorrenti nella tua ricerca artistica, che cosa rappresentano per te?

Il rosso simboleggia il sangue, quindi sia il flusso vitale che scorre nel corpo che la ferita. E’ certamente un colore di forte impatto, diretto, evocativo, a volte violento ma sempre caldo ed ipnotico.

Per quanto riguarda il rosa il discorso è meno esplicito. Sicuramente è un colore che rimanda alla delicatezza, all’innocenza, è distensivo, romantico ed è legato al genere femminile.

Per me il rosa rappresenta il corpo. Nasce dall’unione del rosso e del bianco, da una miscela di sangue e latte, due elementi fortemente simbolici e femminili e per questo motivo non lo ritengo né leggero né inconsistente.

Il rosa è il colore della mia pelle, della mia carne, della membrana che mi riveste e mi protegge: sottile, delicata, esposta al tutto.