Interviste

AUDE FRANJOU

*Foto in evdenza: Cercle jaune II. Aude Franjou, collezione personale, Nemours, Francia, 2017, 1m20. Lino scolpito: Stoppa di lino, spago di lino, tinto a caldo. ©AudeFranjou


Sculture non convenzionali che spaziano da forme monumentali a miniature sinuose in cui nulla è lasciato al caso, le opere di Aude Franjou, fiber artist e scultrice, classe 1975, formatasi presso l’Ecole Supérieur d’Arts Appliqués Duperré, Parigi, si ispirano alle architetture vegetali, alla tattilità rugosa delle cortecce degli alberi,  alle ramificazioni dei coralli.
Queste opere emergono dal gesto fisico, ripetuto, sistematico, da una tecnica affinata nel tempo che incorpora materiali rustici come le fibre di canapa grezza che Franjou abilmente intrappola con filati di lino nelle sfumature del rosso, del giallo, del blu, del bianco.
La lettura di queste opere, vibranti e intense, disvela le passioni e le complesse sfumature dei sentimenti dell’artista che ci invita, attraverso forme, colori e spazi, ad entrare in risonanza con l’essenza di un suggestivo quanto inedito universo creativo.

https://audefranjou.com/

Les Processionnaires. Musée de la Chartreuse de Douai, Francia, 2010-2011, lunghezza 44 m. Lino scolpito: Stoppa di lino, corda di lino, tinta a caldo. Nota: il concetto era di produrre una scultura al giorno, per un anno. ©AudeFranjou

Dopo la laurea in Storia dell’Arte, hai completato il tuo percorso di formazione presso L’École Duperré specializzandoti in arte tessile e arazzo. Quali aspetti, tecniche o caratteristiche della tessitura sono presenti oggi nei tuoi lavori? Come e perché sei arrivata a sviluppare la tua personale tecnica scultorea fuori dal telaio?

L’uso del filo rappresenta il punto di continuità tra la mia formazione e il mio lavoro attuale. Realizzo le mie sculture con una tecnica chiamata “enrobage”. Questa tecnica consiste nell’avvolgere un materiale grezzo e grossolano con un materiale più raffinato e nobile. Si usa nella produzione di corde, nei tessuti…

Quando ho lasciato la scuola, ho avuto l’idea di prendere a soggetto la corteccia degli alberi. Realizzai una serie di foto macro, poi un cartone* e infine un arazzo… Inutile dire che perdetti ogni traccia di volume, l’effetto delle venature del legno, degli avvallamenti; in una parola, anche lavorando con il colore, persi tutta la consistenza della corteccia.

Mi dedicai quindi agli arazzi monocromi e iniziai a lavorare sul volume utilizzando le tecniche del nodo e dell’intreccio, dell’escrescenza e dell’espansione che si trovano anche nel lavoro di Magdalena Abakanowicz.

In seguito decisi di lavorare con materiali vegetali, quindi il lino è stata la mia prima scelta.

Per quanto riguarda la tecnica, smisi di tessere all’interno del telaio dell’arazzo stendendo invece i fili a terra. Con la tensione data dall’avvolgimento, iniziavano ad emergere le volute del materiale e il volume che cercavo era lì. All’inizio realizzavo piccoli pezzi con il filo da ricamo. Con il tempo, ho acquisito fiducia e sono passata a una scala ulteriore.

*Disegno preparatorio usato come modello per la tessitura dell’arazzo.

Les Processionnaires, Musée de la Chartreuse de Douai, Francia, 2010-2011, lunghezza 44 m. Lino scolpito: Stoppa di lino, corda di lino, tinta a caldo. Nota: il concetto era di produrre una scultura al giorno, per un anno. ©AudeFranjou

Qual è la fonte della tua ispirazione?

Mi ispiro molto alla natura che mi circonda, alle radici, alle liane, ma anche allo scheletro umano, ai coralli, alle alghe, agli alberi. Di recente mi sono chiesta cosa mi mancherebbe di più se dovessi trasferirmi e la risposta è stata ovvia: la foresta, perché vivo nel cuore di un massiccio forestale, ricco di specie, odori e paesaggi che mi ispirano. Dalla taiga con le sue betulle, ai pini marittimi e ai sentieri di sabbia bianca, alle querce secolari, passando per il caos delle rocce e le loro incredibili forme lavorate dall’erosione. E poi l’oceano, sempre in movimento e così spesso ritrovato che riesce a rigenerarmi.

Ciò che accomuna tutte queste cose è il modo in cui la natura, nella sua evoluzione, prende e cresce, ci sorprende con la sua armonia, la sua estetica. La natura mi stupisce e mi mette sempre in discussione perché in essa c’è poco o nulla di falso. Il mondo in cui viviamo dovrebbe farci porre delle domande: cosa facciamo e come trattiamo il mondo vivente che ci circonda?

Waterside. Aude Franjou, collezione personale, Nemours, Francia, 2017, 42 cm. Lino scolpito: Stoppa di lino, corda di lino, tinto a caldo. ©AudeFranjou
Nidation naturelle. Aude Franjou, collezione personale, Nemours, Francia, 2017, 40 cm. Lino scolpito: Stoppa di lino, spago di lino, non tinto. Sullo sfondo: La collezione di forbici di Aude Franjou., ©AudeFranjou

Per creare le tue sculture utilizzi una gamma ridotta di materiali, esclusivamente spago di lino e filo di canapa. Quali sono le qualità tecniche ma soprattutto sensoriali ed espressive che ritrovi in essi e che ti hanno condotta ad adottarli come materiali di elezione per il tuo lavoro?

Oggi la mia scelta è il lino.  Ho scelto il lino come supporto per il mio lavoro.

È una reminiscenza di immagini dell’infanzia?

Un tempo vivevo in campagna e in primavera i campi di lino erano ricoperti da migliaia di fiori blu, bianchi e rosa, era magnifico. E poi c’era la riva dell’oceano, le corde delle barche nel porto di Cotinière, vive, in movimento, sagge o minacciose. Se avevi la sfortuna di inciampare in un tranquillo rotolo di corda, la tua caviglia si sarebbe potuta spezzare ma non la corda! Che robustezza.  È commovente osservare l’usura di una corda che è stata impugnata tante volte da mani maschili… o femminili. Uso il filo di lino come “anima” delle mie sculture e lo spago più o meno fine per il lavoro di avvolgimento. Creo la forma mentre la scolpisco, con essa vivo il momento, le mie emozioni e le mie riflessioni attraversano il mio lavoro.

Il lino è un materiale più complesso di quanto sembri. Immaginate lo stelo leggero che si piega al vento e diventa straordinariamente forte quando si trasforma. La fibra di lino è incredibilmente viva, si evolve in base alle condizioni climatiche. Quando fa molto caldo, il materiale si ammorbidisce e diventa quasi tenero, mentre l’umidità e il freddo lo rendono rigido, ruvido e duro al punto da danneggiare le mie mani! È quindi necessario domare questo materiale che si ribella e non si lascia trattare, non c’è nulla di inerte nel lino.

En voyage. Aude Franjou, collezione personale, Nemours, Francia, 2017, 25 cm. Lino scolpito: Stoppa di lino, spago di lino, non tinto. ©AudeFranjou
Cercle jaune. Aude Franjou, collezione personale, Nemours, Francia, 2017, 1m20 di lato. Lino scolpito: Stoppa di lino, spago di lino, non tinto e tinto a caldo. ©AudeFranjou
En voyage II. Aude Franjou, collezione personale, Nemours, Francia, 2017, 25 cm. Lino scolpito: Stoppa di lino, spago di lino, non tinto. ©AudeFranjou

Molto spesso le tue sculture escono dagli spazi della galleria d’arte per essere inserite e integrate nello spazio macroscopico della natura. Questa caratteristica del tuo lavoro ha dei punti di contatto, in termini concettuali, con la Land Art? I tuoi lavori nascono e sono pensati per essere parte integrante del paesaggio naturale?

Effettivamente ho esposto per un po’ di tempo nella natura. Ma più che la natura nel senso generale del termine, era la simbiosi del mio lavoro con gli alberi a interessarmi.  Quindi non credo di far parte del movimento della land art, che ha un certo lato “effimero”, ma il concetto è interessante e generoso. Offrire a un pubblico vasto la possibilità di fruire dell’opera, esaltare la natura, è quasi una forma di spiritualità.

Da diversi anni il mio lavoro si nutre della natura, ma per la maggior parte del tempo lavoro in studio. I miei lavori sono concepiti come pezzi di qualcosa in divenire, non si sviluppano da un modello fisso, sono una costruzione che progredisce nel tempo. Dedico molto tempo a questo aspetto. Ogni pezzo si combina con il precedente, componendo un caleidoscopio. Mi affido molto alle mie mani e alla mia immaginazione, per realizzare pezzi su misura!

Sequoia. Museo tessile di Wesserling, 2007, 15 m di lunghezza x 2 m di larghezza. Lino scolpito: Stoppa di lino, corda di lino, tinto a caldo. ©AudeFranjou

Come sono cambiate concettualmente o esteticamente le tue opere, dai primi lavori a quelli più recenti? C’è un progetto che hai a cuore ma che non hai ancora potuto realizzare?

Dopo un periodo di sculture piuttosto monumentali, con il tempo i miei pezzi sono diventati sempre più intimi. Senza rinnegare il lavoro dei miei inizi, lavoro oggi su un’altra scala. È un’evoluzione che mi dà molto, come rifocalizzarsi in profondità. Mi pongo solo un vincolo: mantenere la tecnica che ho sviluppato! Come la vita, le forme si evolvono. Maturità, esperienze, ambiente, vita interiore hanno un impatto sulla mia ricerca.

Dopo aver lavorato su opere molto dense, molto chiuse e molto colorate, attualmente sto lavorando su opere che sono tutte leggerezza e trasparenza, tutte bianche. Mi ispiro alle incredibili forme dei coralli.

Sto preparando un’installazione intorno a questi pezzi candidi, bianchi che evocano la morte del corallo. Si tratta di un’installazione che mette in evidenza il riscaldamento globale. Sotto gli occhi dei visitatori, i coralli torneranno in vita durante un passaggio luminoso: per qualche minuto, la luce darà colore agli scheletri di questi animali marini che stanno morendo sotto i nostri occhi.

Mother and child. Biennale internazionale dell'artigianato di Cheongju, Cheongju, Corea, 2013, lunghezza 10 m. Lino scolpito: Stoppa di lino, corda di lino, tinto a caldo. ©AudeFranjou
Corail. Aude Franjou, collezione personale, Nemours, Francia, 2018, 25 cm. Lino scolpito: Stoppa di lino, spago di lino sbiancato, non tinto. Matita bianca su carta riciclata. ©AudeFranjou
[Fibrescences]. Cholet, Francia, 2007, 1m85 di altezza x 3m di larghezza. Lino scolpito: Stoppa di lino, spago di lino, tinto a caldo. ©AudeFranjou
Workshop corals. Aude Franjou, collezione personale, Nemours, Francia, 2018, 70 cm. Lino scolpito: Stoppa di lino, spago di lino sbiancato, non tinto. ©AudeFranjou

Red. Puoi parlarci di questa serie di lavori? Da quale idea nasce e come l’hai sviluppata? Cosa ti guida nella scelta del colore per le tue opere?

 

Il rosso è stata una delle mie fasi. Ho usato le sue diverse sfumature più e più volte.  In Occidente, il rosso è associato all’energia, all’azione e alla passione. Per alcuni è anche sinonimo di violenza, sangue, morte. Mi è capitato spesso di ricevere commenti di questo tipo e di sentirmi offesa da parole molto pesanti che accompagnavano un’installazione: “Sembra un film cruento degli anni ’80”.

Poi, un giorno del 2013, sono andata in Corea per esporre il mio lavoro, ma lungi dall’essere scioccante, il rosso, come spesso accade in Asia, è stato associato alla fortuna, alla gioia, alla prosperità e ad una vita longeva. È un colore che rappresenta la discendenza, la genealogia. Qualcosa di molto positivo ne è scaturito. Il rosso è stato messo in primo piano e, lungi dall’essere repellente, è stato celebrato! Il mondo è vasto!

Quando scelgo un colore, prima lo esploro: il suo simbolismo, il suo potere evocativo, la sua resistenza alla luce, la sua profondità, se le sue sfumature esistono nei materiali naturali, nei pigmenti.

Questo è uno dei motivi per cui da tempo mi interesso ai pigmenti naturali, in particolare il guado*.

Questa pianta è stata utilizzata fin dalla notte dei tempi ed è forse il più antico pigmento usato per tingere i tessuti prima di essere spodestato dall’albero dell’indaco e oggi dai coloranti sintetici. Ma non ho lavorato solo con il rosso! Nero, blu, verde, giallo, bianco, ecc. Il colore è legato direttamente alla forma che creo e al lavoro delle mie mani. Talvolta voglio evidenziare un nodo, un’altra volta una cavità. La sfumatura del colore rafforza i tratti ascendenti e discendenti, come nella scrittura. In effetti, non uso una sola tonalità, ma decine di sfumature anche su sculture che sembrano monocromatiche.

*pianta europea a fiore giallo della famiglia dei cavoli. In passato era ampiamente coltivata in Gran Bretagna come fonte di tintura blu, che veniva estratta dalle foglie dopo averle essiccate, polverizzate e fatte fermentare

Virgule rouge. Aude Franjou, collezione personale, Nemours, Francia, 2009, 120 cm x 50 cm. Lino scolpito: Stoppa di lino, corda di lino, tinto a caldo. ©AudeFranjou
Mother and child. Biennale internazionale dell'artigianato di Cheongju, Cheongju, Corea, 2013, sculture di 30-40 cm raggruppate in moduli di 1,5 m x 2,5 m. Lino scolpito: Stoppa di lino, spago di lino, tinto a caldo. Sullo sfondo: disegni a matita nera su carta kraft 30x50cm. ©AudeFranjou
Mother and child. Biennale internazionale dell'artigianato di Cheongju, Cheongju, Corea, 2013, sculture di 30-40 cm raggruppate in moduli di 1,5 m x 2,5 m. Lino scolpito: Stoppa di lino, spago di lino, tinto a caldo. Sullo sfondo: la collezione di forbici di Aude Franjou, l'attrezzatura da lavoro e una scultura più piccola parzialmente ricoperta di foglia d'oro. ©AudeFranjou

Recentemente si è tenuta la mostra bi-personale “FILS SCULPTES” AUDE FRANJOU / INDRA MILO. Nel rispetto delle personali linee di ricerca, c’è una visione condivisa, una suggestione o un approccio che mette in connessione le tue opere e quelle di Indra Milo?  Come è nata l’idea di questa mostra?

Questa mostra è nata da un amico argentino il cui studio è spesso un luogo di musica e performance dal vivo. È uno spazio aperto che esplora tutte le forme di espressione artistica. Il suo impulso, il suo “coup de cœur”, mi ha permesso di esporre il mio lavoro. Subito mi ha presentato Indra, che è un’intagliatrice di legno. Lei mescola la corda con il legno, e questo è il terreno comune che abbiamo potuto esplorare per creare collegamenti e ponti tra i nostri due media.

Progetti futuri?

C’è un progetto che vorrebbe propormi?

Interview

AUDE FRANJOU

*Featured photo: Cercle jaune II. Aude Franjou, personal collection, Nemours, France, 2017, 1m20. Sculpted linen: Linen tow, linen string, hot dyed. ©AudeFranjou


Non-conventional sculptures ranging from monumental forms to sinuous miniatures in which nothing is left up to chance, the works of Aude Franjou, a fibre artist and sculptor born in 1975, trained at the Ecole Supérieur d’Arts Appliqués Duperré, Paris, are inspired by botanical architecture, the tree barks rough tactility, and the ramifications of corals.

These works emerge from the physical, repeated, systematic gesture, from a technique honed over time that incorporates rural materials such as raw hemp, fibres that Franjou skilfully traps with linen yarns in shades of red, yellow, blue and white.

The reading of these vibrant and intense works unveils the passions and complex nuances of the artist’s feelings, who invites us, through shapes, colours and spaces, to resonate with the essence of an evocative and unprecedented creative universe.

https://audefranjou.com/

Les Processionnaires. Musée de la Chartreuse de Douai, France, 2010-2011, 44m long. Sculpted linen: Linen tow, linen string, hot dyed. Note: the concept was to produce one sculpture per day, for one year., ©AudeFranjou

After graduating in Art History, you completed your training at L’École Duperré specializing in textile art and tapestry. What aspects, techniques or characteristics of weaving are present in your work today? How and why did you come to develop your personal sculptural technique off the loom?

The use of string is the continuity between my training and my current work.

I make my sculptures using  a technique called wrapping. This technique consists in wrapping a raw, coarse material with a more refined, more noble material. It is used in rope-making, in textiles…

When I left school, I had the idea of working on tree barks. I made a series of macro photos, then a cartoon[1] and finally created a tapestry… Needless to say that all traces of volume were lost. I lost the effect of wood grain, of hollows, in a word I lost all the texture of bark even if I was working with colour.

I then turned to monochrome tapestries and began to work in volume by means of the knot and intertwining, excrescence/outgrowth techniques, that can also be found in the work of Magdalena Abakanowicz.

After that I decided to work with plant materials, so naturally linen was the first choice.

As for the technique, I stopped weaving on the tapestry frame and laid my threads on the ground. With the tension of the wrapping, the volutes of material emerged, the volume I was looking for was there. At first, I made very small pieces, made with embroidery thread. With time I gained confidence and was able to move on to another scale.

[1] preparatory drawing used as template in tapestry

Les Processionnaires, Musée de la Chartreuse de Douai, France, 2010-2011, 44m long. Sculpted linen: Linen tow, linen string, hot dyed. Note: the concept was to produce one sculpture per day, for one year. ©AudeFranjou

What is the source of your inspiration?

I feel very inspired by the nature that surrounds me, the roots, the vines, but also the human skeleton, corals, algae and trees. I recently asked myself what I would miss the most if I had to move, and the answer was obvious: the forest, because I live in the heart of one, rich in its diversity of species, of smells and of landscapes that inspire me. Sometimes taiga with birch trees, or maritime pines and white sandy paths, or centuries-old oaks, or the blockfields and their incredible shapes of sandstone worked by erosion. And then there is the ocean, always in motion, to which I am so drawn, that regenerates me.

What connects all these things is the way in which nature, in its evolution, finds its substrate and grows, surprises us by its harmony, its aestheticism. Nature amazes me and questions me, because there is little or no false note in nature. The world we live in should question each of us, what do we do, and how do we treat it?

Waterside. Aude Franjou, personal collection, Nemours, France, 2017, 42cm. Sculpted linen: Linen tow, linen string, hot dyed. ©AudeFranjou
Nidation naturelle. Aude Franjou, personal collection, Nemours, France, 2017, 40cm. Sculpted linen: Linen tow, linen string, undyed. In the background : Aude Franjou’s collection of scissors., ©AudeFranjou

You use a reduced range of materials to create your sculptures, exclusively linen twine and hemp thread. What are the technical but above all sensory and expressive qualities that you find in them that led you to adopt them as the materials of choice for your work?

My choice is now linen.  I have chosen linen as the medium for my work. Maybe this is an echo from my childhood? I used to live in the countryside when in Spring the flax fields were covered with thousands of blue, white and pink flowers, it was magnificent. There was also the ocean shore, the ropes of the boats in the port of La Cotinière, alive, moving, wise or threatening. If your foot happens to get caught in a harmless looking roll of rope, your ankle might break but certainly not the rope! Such strength!  It is moving to see the wear and tear of a rope that has been handled thousands of times by men… and quite often by women too. I use flax yarn as the “soul” of my sculptures and more or less fine string for the wrapping work. I create the shape as I sculpt the material, I live through that moment with it. My emotions, my thoughts seep into my work.

Linen is more complex a material than it seems. Think of this light stem that bends in the wind and that, once transformed, becomes uniquely strong. Flax fibre is incredibly alive, it changes with the weather. In a very hot climate, the material softens and becomes almost tender, while humidity and cold make it stiff, rough and hard to the point of damaging my hands! When this happens, I have to tame that material which rebels and does not wish to comply. Linen is definitely not passive or inert.

En voyage. Aude Franjou, personal collection, Nemours, France, 2017, 25cm. Sculpted linen: Linen tow, linen string, undyed. ©AudeFranjou
Cercle jaune. Aude Franjou, personal collection, Nemours, France, 2017, 1m20 across. Sculpted linen: Linen tow, linen string, undyed and hot dyed. ©AudeFranjou
En voyage II. Aude Franjou, personal collection, Nemours, France, 2017, 25cm. Sculpted linen: Linen tow, linen string, undyed. ©AudeFranjou

Very often your sculptures leave the spaces of the art gallery to be inserted and integrated into the macroscopic space of nature. Does this feature of your work have any points of contact, in conceptual terms, with Land Art? Do your works originate and are they designed to be an integral part of the natural landscape?

It is true that for a time I have exhibited my work in natural environments. But more than nature in the general sense, it was the symbiosis of my work with the trees that interested me, especially on long time scales. Therefore, I don’t think I’m part of Land Art, which has a certain “ephemeral” quality to it, but the concept is interesting and generous. Showing art to anyone, magnifying nature is almost a form of spirituality.

For several years now, my work has been nourished by nature, but most of the time I work in the studio. My pieces are conceived as parts of an ongoing work, not as a fixed sewing pattern, but a construction that progresses over time. I spend a lot of time on it. Each piece combined with the previous one, contributes to something like a kaleidoscope. I rely hugely on my hands, and my imagination to make things tailor-made!

Sequoia. Wesserling textile museum, 2007, 15m long x 2m large. Sculpted linen: Linen tow, linen string, hot dyed. ©AudeFranjou

How have your works changed from your early works to your more recent ones? Is there a project that you cherish but have not yet been able to realize?

After a period of rather monumental sculptures, my pieces have become more and more intimate over time. I am not denying my early work, but I work today on a different scale. It’s an evolution that means a lot to me, an in-depth refocusing. I set myself only one constraint: that I keep using the technique I have developed! As in life, forms and shapes evolve. Maturity, experiences, environment, and inner life impact my research.

Having worked on very dense, closed-shaped, and very coloured pieces, I am currently working on sculptures that are the image of lightness and transparency, of pure whiteness. I am inspired by the incredible shapes of corals.

I am preparing an installation with these white sculptures, white to evoke the death of corals. It will be an installation themed on global warming. Visitors will be able to witness corals come back to life under light. For a few minutes, light will give back its colours to the skeletons of these marine animals, which are dying as we speak.

Mother and child. Cheongju International Craft Biennale, Cheongju, Korea, 2013, 10m long. Sculpted linen: Linen tow, linen string, hot dyed. ©AudeFranjou
Corail. Aude Franjou, personal collection, Nemours, France, 2018, 25cm. Sculpted linen: Linen tow, bleached linen string, undyed. White pencil on recycled paper. ©AudeFranjou
[Fibrescences]. Cholet, France, 2007, 1m85 tall x 3m across. Sculpted linen: Linen tow, linen string, hot dyed. ©AudeFranjou
Workshop corals. Aude Franjou, personal collection, Nemours, France, 2018, 70cm. Sculpted linen: Linen tow, bleached linen string, undyed. ©AudeFranjou

Red. Can you tell us about this series of works? What was the idea behind it and how did you develop it? What guides you in your choice of color for your sculptures?

Red was one of my phases. I have used its different shades over and over again.  In the West, red is associated with energy, action and passion. For some it is also violence, blood, death. I have often had comments like that and have occasionally  been offended by the very hurtful words that accompanied an installation “it looks like a gory film from the 80s”.

And then, one day in 2013 I went to Korea to show my work, but far from shocking, red, as is often the case in Asia, was associated with fortune, joy, prosperity, and long life. It is a colour that represents filiation, the family tree. Something very positive came out of it. Red was brought forward, far from being repulsive, it was celebrated! The world is vast!

When I choose a colour, I first explore it: its symbolism, its evocative power, its resistance to light, its depth, whether its shades exist in natural materials, its pigments.

This is one of the reasons why I have long been interested in natural pigments, particularly woad. This plant has been used since the dawn of time and is perhaps the oldest pigment used to dye fabrics before being dethroned by the indigo tree and today by synthetic dyes. But I have not only worked with red! Black, blue, green, yellow, white etc. Colour is linked directly to the shape I create and the work of my hands. Sometimes I may want to highlight a knot, another time it might be a hollow. Nuance of the colour reinforces the upstrokes and downstrokes, as in writing. In fact, I don’t use just one shade, but actually dozens of shades even on sculptures that look monochrome.

Virgule rouge. Aude Franjou, personal collection, Nemours, France, 2009, 120cm x 50cm. Sculpted linen: Linen tow, linen string, hot dyed. ©AudeFranjou
Mother and child. Cheongju International Craft Biennale, Cheongju, Korea, 2013, 30-40cm sculptures grouped in 1.5m x 2.5m modules. Sculpted linen: Linen tow, linen string, hot dyed. In the background : drawings in black pencil on kraft paper 30x50cm. ©AudeFranjou
Mother and child. Cheongju International Craft Biennale, Cheongju, Korea, 2013, 30-40cm sculptures grouped in 1.5m x 2.5m modules. Sculpted linen: Linen tow, linen string, hot dyed. In the background : Aude Franjou’s collection of scissors, working outfit and smaller sculpture partly covered in gold leaf. ©AudeFranjou

Recently held was the bi-personal exhibition “Fils Sculptes” Aude Franjou / Indra Milo is running. While respecting personal lines of research, is there a shared vision, suggestion or approach that connects your works and those of Indra Milo?  How did the idea for this exhibition come about?

This exhibition was born from an Argentinian friend whose workshop is often a place of music and live performance. It is an open space that explores all forms of artistic expression. Exhibiting my work there was his impulse, his “coup de cœur”. Rapidly, he introduced me to Indra who is a woodcarver. She mixes string with wood, and that’s the common ground we were able to use to create links and bridges between our two media.

Future projects?

Is there project would you like to propose to me?

Maria Rosaria Roseo

English version Dopo una laurea in giurisprudenza e un’esperienza come coautrice di testi giuridici, ho scelto di dedicarmi all’attività di famiglia, che mi ha permesso di conciliare gli impegni lavorativi con quelli familiari di mamma. Nel 2013, per caso, ho conosciuto il quilting frequentando un corso. La passione per l’arte, soprattutto l’arte contemporanea, mi ha avvicinato sempre di più al settore dell’arte tessile che negli anni è diventata una vera e propria passione. Oggi dedico con entusiasmo parte del mio tempo al progetto di Emanuela D’Amico: ArteMorbida, grazie al quale, posso unire il piacere della scrittura al desiderio di contribuire, insieme a preziose collaborazioni, alla diffusione della conoscenza delle arti tessili e di raccontarne passato e presente attraverso gli occhi di alcuni dei più noti artisti tessili del panorama italiano e internazionale.