Brevi cenni storici sulla tessitura

Leandro Bassano - Penelope

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La tessitura è fra le tecniche più antiche e diffuse del mondo e tra le sue peculiarità, oltre ad avere un’utilità pratica, ha rappresentato un mezzo di espressione artistica per tutte le civiltà; nell‘antichità i tessuti sono stati un mezzo di diffusione di simboli ed immagini, un linguaggio a tutti gli effetti, e con il passare del tempo, hanno assunto caratteristiche identificative di popoli, cultura e stato sociale.

Non è possibile datare con certezza l’inizio della tessitura, soprattutto perché, la materia di studio è fragile e soggetta a numerose cause di degrado. Alcune teorie ipotizzano che l’osservazione dei nidi degli uccelli abbia suggerito l’idea di intreccio e conseguentemente l’invenzione della tessitura; perché la tessitura è sostanzialmente un intreccio tramite il quale si ottiene il tessuto; tecnicamente, è l’arte di costruire un tessuto attraverso la combinazione di fili di ordito e di trama. Si definisce ordito, l’insieme di fili tesi verticalmente sul telaio  che, alzandosi e abbassandosi alternativamente, accolgono il passaggio di un filo continuo, detto, trama.

I reperti tessili più antichi sono frammenti ritrovati nelle tombe dell’antico Egitto che si sono conservati grazie al clima secco e alla sabbia. Di analoga fattura, lino finissimo, sono i tessuti scoperti in Perù, anch’essi tra le testimonianze archeologiche più antiche. L’importanza della tradizione tessile nell’antico Egitto, è avvalorata anche dal ritrovamento della rappresentazione di un telaio su un piatto di terracotta, risalente al 4400 a. C. e da un telaio orizzontale a terra che compare per la prima volta intorno al 3000 a. C.

Le evidenze archeologiche delineano una generale diffusione del tessere e del filare che lascia intuire una conoscenza delle fibre naturali e vegetali; gli egizi si distinguevano per la loro abilità nel filare e poi tessere il lino, indiani e peruviani crearono i primi tessuti di cotone, la Mesopotamia produceva tessuti in lana, ai cinesi, invece, va attribuito il primato della seta già dai primi secoli del terzo millennio a.C.

Alla ricca produzione di manufatti fa eco l’importanza simbolica della tessitura; da qui la nascita di miti e di divinità protettrici della tessitura e più in generale di una forza creatrice che regola il mondo. In Egitto veniva adorata Neith, dea tessitrice e simbolo dell’eterno femminino e della natura; Atena, dea greca protettrice delle opere femminili che punisce Aracne per averla sfidata nell’arte della tessitura; i Germani si rivolgevano a Freya, Frigg e Hulda. Impossibile non nominare Penelope che, come scrive Omero nell’Odissea, tesseva di giorno per poi disfare il lavoro di notte aspettando il ritorno dell’amato Ulisse.

Uno dei problemi che l’uomo ha dovuto affrontare agli albori della tessitura fu come tendere i fili dell’ordito per permettere l’inserimento della trama; il problema fu risolto tendendo i fili tra un albero e il corpo del tessitore o tra pioli piantati a terra a una determinata distanza fra loro, questa metodologia è tutt’ora utilizzata in America latina.

Verso il XVI secolo a. C. comparve in Egitto un telaio verticale con due rulli sorretti da una cornice rettangolare in legno, il tessitore stava seduto davanti e il lavoro procedeva nella parte inferiore della cornice. Risale al XII secolo a. C il telaio con l’ordito tenuto in tensione da pesi di pietra e di terracotta. In questo telaio verticale, utilizzato in Grecia, il tessuto si formava nella parte superiore e, con l’aiuto di bacchette, utili a sollevare e abbassare diversi fili di ordito, aumentava notevolmente le possibilità di creare motivi decorativi diversi.

Prima dell’era cristiana la tessitura veniva, per lo più, fatta su telai verticali con l’utilizzo di aghi, questa tecnica permetteva la riproduzione di qualsiasi tipo di disegno, veri e propri arazzi che, vennero messi da parte con l’avvento della spola verso il II e III secolo. Il telaio non utilizzerà più l’intreccio ad ago che, ritornerà oltre mille anni dopo, come tessitura Gobelins in Fiandra e a Parigi.

Pare che il primo telaio orizzontale sia apparso in Oriente, forse per ovviare ai limiti decorativi ma, soprattutto di lunghezza imposti dalla struttura semplificata dei telai verticali in uso fino a quel momento; l’ordito, infatti, era tenuto in tensione da pesi ma, la lunghezza non era regolabile. La grande svolta avvenne con l’invenzione dei subbi, due rulli posti anteriormente e posteriormente alla cornice, sul subbio posteriore veniva avvolto l’ordito della lunghezza desiderata, su quello anteriore scorreva progressivamente il tessuto creato.

Il telaio artigianale, come lo conosciamo oggi, fece la sua apparizione in Europa nel XIII  secolo ed era dotato anche di dispositivi, licci, che attraverso pedali o leve sollevavano ed abbassavano i fili di ordito per agevolare il passaggio di trama dando vita a decorazioni ed effetti colore sempre più complessi. Il numero dei licci era variabile e il loro utilizzo soppiantava definitivamente le bacchette dei telai primordiali. Per molti secoli l’assetto degli strumenti di tessitura non subì modifiche, si utilizzavano telai orizzontali a più licci per i tessuti mentre, per arazzi e tappeti si continuava prediligere il telaio verticale.

Con l’avvicinarsi della rivoluzione  industriale cambiano le logiche di produzione e fruizione dei manufatti, le nuove esigenze coinvolgono anche la tessitura che, da attività condotta a livello familiare, è costretta a rispondere a richieste produttive su vasta scala. Il nuovo contesto socio-culturale rende stringente la necessità di semplificare e velocizzare le operazioni di tessitura cercando di meccanizzare l’azione del telaio.

Dopo vari tentativi, iniziati intorno alla seconda metà del 1700, E. Cartwright, brevetta, nel 1786, il primo telaio a comando meccanico, azionato da una macchina a vapore, che costituì la base della produzione industriale. Ciò nonostante, la lavorazione dei tessuti operati (tessuti caratterizzati da disegni non stampati ma, ottenuti con complessi intrecci di ordito e trama) rimaneva comunque molto complicata.

La soluzione arrivò nel 1804 con l’imprenditore francese J. M Jacquard: egli costruì una macchina d’armatura da applicare al telaio che consentiva la movimentazione automatica dei singoli fili di ordito  tramite una scheda perforata. Il telaio Jacquard è, probabilmente, la più importante invenzione nel settore tessile, oltre a consentire l’elaborazione e la produzione di tessuti molto complessi, riduce il bisogno di manodopera perché si sostituisce ai telai a tiro o a liccetti in cui il tessitore doveva essere affiancato da un aiutante, con il compito di muovere manualmente i licci. Nonostante la portata innovativa, il nuovo telaio non fu ben accolto, anzi, la sua diffusione fu a lungo osteggiata dai tessitori stessi per il timore di perdere il posto di lavoro, il Consiglio della città di Lione ne ordinò addirittura la distruzione.

Nel 1812 erano in funzione, in Francia, già 11.000 telai Jacquard; dieci anni dopo, era diffuso in gran parte del mondo: Inghilterra, Italia, Germania, America e perfino in Cina.

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