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CHIHARU SHIOTA – Who am I Tomorrow?

English (Inglese)

7 Luglio – 12 Novembre 2023
Kunstraum Dornbirn
Jahngasse 9
A – 6850 Dornbirn

Nell’ex sala delle assemblee, una rete labirintica rossa è appesa in alto. Occupa l’intero spazio espositivo e quando si entra ci si trova proprio al centro. Guardando sempre più da vicino, possiamo riconoscervi dei tubi intrecciati. Sospesa dal soffitto alto 11 metri su più di 5.000 fili rossi, la materia non sembra affatto statica, ma piuttosto in movimento: Un liquido rosso scorre lungo percorsi lunghi quasi duemila e cinquecento metri in innumerevoli spire. In alcuni punti, i tubi si staccano dal composto e scendono verso il basso, attraverso una pompa medica, in una vasca di raccolta.

Chiharu Shiota: „Who am I Tomorrow?“, Kunstraum Dornbirn 2023, Foto Günter Richard Wett, © die Künstlerin / Bildrecht Wien 2023

L’installazione dall’evocativo titolo “Who am I Tomorrow?” dell’artista Chiharu Shiota trasmette l’affascinante impressione di un organismo vivente, sovradimensionato e indipendente. Sembra librarsi sopra i visitatori, inserito con precisione nell’architettura storica che lo protegge e collegato ad essa da un numero impercettibile di linee rosse di collegamento.

Qui Shiota trasforma l’interno in esterno. Tutti noi viviamo, lavoriamo, dormiamo, amiamo e soffriamo fisicamente, spinti da un sistema cardiovascolare perennemente in funzione. Con una frequenza cardiaca di circa 70 battiti al minuto, ogni giorno vengono pompati circa 10.000 litri di sangue in circa 100.000 chilometri di vasi sanguigni. L’artista isola questa circolazione sanguigna dall’insieme sistemico, la ingrandisce e la inserisce in modo specifico nella struttura della sala. La funzione del cuore è assunta dalle pompe che muovono il sangue apparente attraverso le vene. Per un breve periodo di tempo, viene addirittura rimosso completamente dalla circolazione nella vasca di raccolta e mantenuto nel recipiente per essere reimmesso in circolazione dalla successiva vena aperta con l’aiuto della pompa. Un processo che in medicina trova il suo equivalente nella circolazione extracorporea con l’aiuto della macchina cuore-polmoni durante un intervento a cuore aperto.

Chiharu Shiota: „Who am I Tomorrow?“, Kunstraum Dornbirn 2023, Foto Günter Richard Wett, © die Künstlerin / Bildrecht Wien 2023

Nella mostra, l’assenza del corpo associato riflette l’esatto contrario, ossia la presenza mentale consapevole. Senza questo corpo, infatti, il circuito semplicemente non esiste. È intrecciato in un sistema sofisticato in cui la perdita di funzione di una parte si ripercuote su tutte le altre. Questo interno come nucleo dell’esistenza fisica, come qui rappresentato, trova una rappresentazione ripetuta nell’intera opera di Shiota. Il collegamento diretto dell’interno con l’esterno corrisponde a una stratificazione nell’opera artistica: l’organismo interno circondato dalla pelle, protetto dai vestiti, ospitato dal letto, dalla stanza, dall’appartamento/casa, situato nella città, nel paese, nel continente, nel mondo. Questo è il mondo in un universo in cui noi siamo gli unici a poter coesistere con tutti gli altri esseri viventi sul pianeta Terra e che hanno la responsabilità di mantenere questa comunità in equilibrio e di assicurare il nostro spazio vitale. In questo contesto universale, il sangue rappresenta non solo allegoricamente, ma anche concretamente le informazioni sull’origine, la nazione, la famiglia, la salute e la malattia dell’individuo. Nel migliore dei casi, il sangue è invisibilmente nascosto, impercettibile, sensorialmente assente e quindi affascinante, spaventoso – oppure la sua visibilità è associata a lesioni, perdite e altre situazioni estreme e colpi del destino.

L’analogia dell’intervento artistico con la circolazione sanguigna non è limitata agli esseri umani. È altrettanto valida per gli altri esseri viventi e in questo la connessione dell’uomo con l’intero ambiente è formulata come tema centrale nell’opera di Shiota. La rappresentabilità dell’io interiore, degli stati psicologici – esperienze, traumi, paure, colpi di fortuna o momenti di felicità, sicurezza o mortificazione sociale – trova la sua controparte nella forma artistica. In essa, il personale, l’intimo, si intreccia con il pubblico. Per Shiota, la sua arte è una vera e propria casa, un mezzo di comunicazione con il mondo. E la crea costantemente dall’interno di se stessa, prendendo le proprie esperienze come impulso e soggetto. Per quasi tre decenni ha sviluppato un linguaggio formale coerente, altamente estetico e di successo internazionale. In esso negozia la propria storia, la propria identità e le culture in cui è cresciuta e vive. Lavora con le attribuzioni connotative che sperimenta come donna giapponese, come figlia, come madre, come moglie, come donna sana dopo un cancro, come donna traumatizzata da un aborto, come sorella o come artista in affari internazionali. Shiota lo fa in ampie installazioni, come i suoi ormai iconici grovigli di fili, ma anche in disegni, video, performance o oggetti. Nel suo lavoro, le sue esperienze personali diventano un punto di riferimento per i destinatari, dove l’individuo si fonde con l’esperienza collettiva.

Chiharu Shiota: „Wall“, 2010, Video still, © die Künstlerin / Bildrecht Wien 2023

Il titolo stesso della mostra di Dornbirn lo dimostra: si tratta di me, cioè di un individuo, la più piccola unità di una comunità – “Chi sono io domani?”. Qui viene posta la questione dell’identità in tutta la sua complessità, con tutte le possibili dissonanze – nelle esperienze biografiche e biologiche, nel comportamento e nell’abitudine, nel contesto sociale e culturale, nell’indirizzabilità consapevole e nell’efficacia inconsapevole, nello spirito e tra le generazioni. Quando si legge la domanda, si pensa automaticamente a ciò che potrebbe accadere entro domani, partendo dallo stato generale attuale, in modo da essere poi qualcun altro, non poter mai più essere o voler essere quel qualcuno di oggi. Quanta influenza abbiamo su questo? Quanto potere ha il nostro ambiente? E quanta responsabilità abbiamo nei confronti di questo ambiente in un rapporto di costante reciprocità? “Domani” è un’indicazione temporale concreta, fino ad allora passa relativamente poco tempo. Quanto può essere grande la nostra trasformazione? Come sarà la versione di me stesso di domani? E cosa cambierà?

In “Chi sono io domani?” Shiota pone queste e molte altre domande in una cornice semantica accattivante. Nella sua dimensione pura e nella sua bellezza armoniosa, l’installazione è così intensa da essere vissuta che diventiamo consapevoli della nostra connessione con questo grande mondo in un modo speciale. Il linguaggio artistico può essere colto intuitivamente ed è impressionante quanto sia comprensibile e valido a livello globale. Nel mondo globalizzato di oggi, dobbiamo affrontare una quantità sempre maggiore di responsabilità, ma ciò è ostacolato dall’invisibilità, dovuta tra l’altro alle grandi distanze o alla mediazione dei media. Tuttavia, gli esseri umani sono capaci di compassione e quindi di cambiare le prospettive e di sensibilizzare l’opinione pubblica. Le installazioni di Shiota creano spazi immaginari di storie reali a questo scopo. Ci forniscono narrazioni che formano l’identità e il cui riscontro con la realtà della vita è palpabile e promettente.

Chiharu Shiota è nata nel 1972 nella prefettura di Osaka, in Giappone, e vive a Berlino dal 1998. Ha studiato all’Università Seika di Kyoto dal 1992 al 1996 e ha frequentato la Hochschule für bildende Künste di Amburgo dal 1996 al 1997. Ha poi studiato alla Hochschule für Bildende Künste di Braunschweig fino al 1999 e successivamente alla Universität der Künste di Berlino fino al 2003. Il suo lavoro è stato presentato in numerose mostre personali e collettive in tutto il mondo, tra cui la rappresentanza del Giappone alla Biennale di Venezia nel 2015.

QUI Chiharu Shiota nell’intervista ad ArteMorbida di Maria Rosaria Roseo