“DIE ZEUGEN”: GIULIA BERRA A BERLINO

“Die Zeugen”: Giulia Berra, Berlino – copyrught Giulia Berra

English (Inglese)

“Die Zeugen” (I testimoni) è il titolo dell’installazione site specific conclusiva della residenza d’artista di Giulia Berra a Berlino, realizzata grazie a Fresh A.I.R. Scholarship di Stiftung Berliner Leben in collaborazione con Urban Nation Museum for Urban Contemporary Art. Dodici coni di rafia non trattata che si ergono nello studio dell’artista a Berlino, sentinelle – o forse totem – sicuramente liberamente ispirati al Berliner Gold Hut (il Cappello d’Oro) conservato al Neue Museum. Il copricapo risalente all’età del bronzo aveva presumibilmente una funzione rituale, legata ad un passato ancestrale in armonia con i cicli naturali, benché la sua forma conica sia alquanto diffusa in diverse aree geografiche ed epoche in ambito religioso, culturale, folcloristico o semplicemente decorativo. Un “oggetto” dunque capace di veicolare differenti letture partendo dalla relazione tra l’artista, il territorio ed il contesto storico-culturale che la ospita, fino ad una riflessione più ampia e globale che nell’universalità delle istanze legate al rapporto tra la dimensione spirituale, naturale e culturale dell’uomo trova una comune ricerca di nuovi equilibri.

I coni hanno varie altezze e diametri (il più alto è circa 185 cm.), sono poggiati a terra e sospesi con dei fili di nylon; la struttura a fisarmonica (ripiegati sono alti 10-15 cm.) ne fa un’opera leggera e ipoteticamente nomade.

L’esperienza residenziale in un periodo funestato da pandemia e lockdown ha comportato necessariamente qualche limitazione: “Purtroppo su sei mesi di permanenza ho avuto solo poche settimane di semi normalità all’inizio e alla fine della residenza (alcuni musei e istituzioni non hanno mai riaperto), il resto del tempo l’ho trascorso prevalentemente in lockdown duro, scoprendo Berlino a piedi. Ho dovuto prendere più precauzioni che in Italia, perché le norme relative a mascherine e distanziamento erano decisamente lasse, e questo si è tradotto in isolamento, solitudine e mobilità ridotta, mentre in tempi normali avrei vissuto pienamente la metropoli ed esplorato le aree limitrofe e le altre realtà tedesche, cercando di imparare la lingua. Fortunatamente, grazie alla borsa di studio della Fondazione ho avuto a disposizione un grande appartamento con uno studio molto spazioso e luminoso, tempo per la mia ricerca artistica e uno stipendio, quindi sono stata dispensata dalle preoccupazioni materiali che avrei avuto in Italia, dove mi mantengo con altri lavori precari. Il palazzo dove mi trovavo era abitato dagli altri artisti/borsisti, quindi potevo contare su buoni rapporti di vicinato e avere sporadici scambi culturali oltre al mondo online. Sono stati mesi dedicati all’arte e al lavoro, lunghi, ma non particolarmente pesanti, anche perché, venendo da Cremona, dove avevo vissuto la prima ondata pandemica, ero preparata psicologicamente e in grado di anticipare l’evolversi della situazione senza farmi prendere alla sprovvista. Posso dire di essere stata davvero molto fortunata! Ho lavorato su grandi formati e ho potuto lavorare in esterna nell’ambiente urbano, in una capitale europea, cosa per me completamente nuova.”

Nel corso della residenza, ha realizzato diverse installazioni muovendosi lungo un filo conduttore a lei congeniale: “Mi sono concentrata sulla natura urbana e sul paesaggio come proiezione storicoculturale ed esito del rapporto fra umanità e natura. Ad esempio la concezione berlinese di verde urbano è molto diversa dalla nostra. I grandi parchi come il Tiegarten (il Central Park locale) sono simili a boschi, con tronchi caduti e arnie per le api mentre i viali di Schöneberg, il quartiere semicentrale dov’ero, hanno casette per gli uccellini, aiuole con erbacce, ortaggi, girandole e nani da giardino e i marciapiedi sono pieni di anarchiche erbe spontanee. Ero già stata in passato a Berlino qualche giorno da turista, notando questi aspetti, ma con il lockdown, che riduce la presenza umana, l’architettura ed il verde urbano risultano più evidenti, come pure molti elementi marginali. Penso che questo abbia influenzato molto il mio approccio.

In realtà in sei mesi ho sperimentato e realizzato più opere, i progetti menzionati nella presentazione finale (Die Zeugen, The Wall e Green Doors) sono semplicemente quelli più grandi e con più elementi di diversità rispetto ai precedenti. Ho realizzato ad esempio anche due installazioni site specific simili a ragnatele, ma in passato avevo già creato reti con materiali naturali trovati e cordami. In generale lavoro sempre con materiali naturali trovati.“

Solitamente la residenza prevede una mostra finale ma a causa delle restrizioni si è dovuto allestire i progetti realizzati in studio ed operare on line. Nello specifico, la mostra è stata preparata e documentata al termine della residenza a fine marzo, ma divulgata a fine aprile.

Giulia Berra è nata nel 1985 a Cremona, città dove vive e lavora. Espone in mostre collettive e personali presso musei e istituzioni in Italia e all’estero, sviluppando progetti con materiali naturali in stretto dialogo con lo spazio. Fra le sedi ricordiamo: Casa Testori, Novate Milanese; La Permanente, Milano; Cascina Cuccagna, Milano; Castello Visconteo, Legnano; Antiquarium Alda Levi, Milano; Terme di Como Romana, Como; Museu Municipal Amadeo de Souza-Cardoso, Amarante (Portogallo); Museo Gipsoteca Antonio Canova, Possagno; MARS, Milano; MART, Rovereto; Stadtgalerie Kiel (Germania), Mattatoio (Roma), Casa delle Letterature (Roma). Finalista di Un’Opera per il Castello 2017 e dell’VIII Edizione del Premio Fondazione VAF (2019), nel 2015 vince il VI Concorso di Scultura “Antonio Canova” e nel 2019 è la vincitrice del Premio Internazionale Generazione Contemporanea.

Be the first to comment on "“DIE ZEUGEN”: GIULIA BERRA A BERLINO"

Leave a comment

Your email address will not be published.


*