Emergenza Covid-19, l’arte e la moda per sensibilizzare e testimoniare

Florence Guillemot -Vilain – Anti corona virus mask –  Copyright Fiber Art Fever!

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È un tempo difficile questo. Siamo quantomeno sconvolti e sotto choc. La presa di coscienza che il problema fosse di portata mondiale è avvenuta lentamente. Stupiti e increduli abbiamo preso atto della pericolosità della situazione. L’isolamento è l’unica arma davvero efficace. Anche gli ultimi stati restii alle restrizioni individuali ed economiche hanno preso questi provvedimenti. Ognuno a casa sua, osservando regole e precauzioni, in attesa di buone notizie sull’andamento della pandemia. Morte e dolore. Paura. Tutto è cristallizzato.

L’emergenza, proprio perché tale, ci ha trovato impreparati. Una delle più importanti misure di precauzione è l’uso delle mascherine. Che non abbiamo. Non in questa misura. I tagli alla sanità degli ultimi anni ci lascia sprovvisti di questa protezione, non solo per uso personale, ma anche pericolosamente nelle strutture ospedaliere. E per tutte quelle categorie di lavoratori che non possono interrompere il proprio servizio.

E dunque? Tutti si stanno dando da fare. Chiunque sappia cucire segue le indicazioni dei vari tutorial su YouTube o siti similari e cuce. Cuce per sé e per gli altri. In una gara di solidarietà che non vede partecipare solo i singoli individui ma anche grandi stilisti, industrie e artigiani tessili a tutti i livelli. Ed ecco quindi, Prada, Balenciaga, Gucci, Saint Laurent, Armani, Ermanno Scervino, Les Copains, tra i più noti, ed ancora brand come Zara e Mango. Sono certa di dimenticarne molti e la lista si allunga ogni giorno. 

Accanto a queste iniziative benefiche solidali ci sono anche altri aspetti che il mondo dell’arte e della moda non poteva non interpretare.

La moda già da qualche tempo aveva proposto mascherine fashion per un mercato elitario. Nelle ultime sfilate avevano fatto la comparsa mascherine realizzate in tessuti preziosi o abbinate agli abiti.

Sfilate di moda prima del corona virus, quando il problema era lo smog…

Modelle e attrici in piena emergenza COVID 19

Ma la moda influisce non solo sulle passerelle: in Giappone l’uso delle mascherine per igiene, prevenzione e filtro non solo per i batteri ma anche per l’inquinamento, è pluridecennale. Viene considerata una forma di rispetto per sé e per gli altri. Inizialmente venivano usate per necessità e con imbarazzo ma nel 2003 furono lanciate sul mercato le rittai masuku, non più usa e getta ma in materiale lavabile e con fantasie e forme più accattivanti.

Donne giapponesi al mercato prima dell’emergenza. Igiene e rispetto

Ragazzo giapponese indossa una rittai masuku

 

Yuri di “Yuri on ice” con la mascherina

mascherine per moda…e non solo

Ora, non sarà più un fenomeno limitato al paese del sol levante. Nelle grandi città di tutto il mondo se ne vedono di tutti i tipi, artigianali ma anche provenienti dagli atelier degli stilisti più giovani.

Ragazzi  con la mascherina fotografati a NewYork

Il mondo dell’arte assume in questo contesto un ruolo di denuncia. Già negli scorsi anni maschere provocatorie legate al problema dell’inquinamento atmosferico erano state realizzate dagli artisti più impegnati a livello sociale e civile.

Stanca di sentirsi impotente di fronte alla peste tossica dell’inquinamento atmosferico in Cina, l’artista con sede a Pechino Wen Fang ha deciso di affrontare il problema nell’unico modo che sapeva: attraverso la sua arte. Due anni più tardi, il suo progetto fotografico ‘Maskbook’ è diventato un’opera d’arte globale di collaborazione

http://www.maskbook.org/en

Mask book – Wen Fang

Assolutamente provocatorio il progetto dell’artista tedesco-namibiano Max Siedentopf, intitolato How To Survive A Deadly Global Virus, suggerisce una varietà di oggetti che potrebbero essere usati come alternative alle maschere facciali. È ovviamente una denuncia all’ impossibilità di reperire le mascherine facciali protettive

Ora, oltre alla provocazione, c’è il valore della testimonianza. Il momento storico che l’arte non può non affrontare.

4 delle 12 immagini del progetto di Max Siedentopf, intitolato How To Survive A Deadly Global Virus

C’è anche chi sente il bisogno di sdrammatizzare, non per leggerezza e superficialità ma quasi ad esorcizzare la paura. A questo proposito vi segnaliamo un concorso interessante indetto da Fiber Art Fever: saranno pubblicate con il nome dell’autore  sulla pagina Facebook, tutte in un album, le maschere protettive contro il coronavirus più deliranti, poetiche, creative . Inoltre saranno premiate tre maschere con un abbonamento di un anno alla rivista che ha indetto il concorso

Concorso internazionale di maschere sul coronavirus per artisti della fibra – SCADENZA 4 APRILE 2020

Basta inviare le foto delle mascherine con un messaggio privato sulla pagina di Facebook o via e-mail fibreartfever@gmail.com con il titolo “coronavirus mask”

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