• Ven. Ago 12th, 2022

FEDERICA PATERA + ANDREA SBRA PEREGO

Questo articolo è disponibile anche in: English (Inglese)

*Foto in evidenza: Federica Patera + Andrea Sbra Perego. Paesaggio immaginale. Stampa a caldo su tela di cotone cucita, fili di lana, tulle, spilli. 400 x 200 x 70 cm. 2017.

È il filo a legare arte e letteratura nel lavoro di Federica Patera (Bergamo, 1982) e Andrea Sbra Perego (Bergamo, 1982): un ponte che consente ai due artisti di coniugare discipline diverse in opere comuni.

La ricerca di Patera, infatti, indaga i concetti di traduzione e di eternità per raccontare e comprendere come si costruisce la realtà rintracciando in essa ciò che vi permane immutato, utilizzando lingue e testi per superare la sfera individuale e riportare l’attenzione sul linguaggio universale. Quella di Sbra Perego, invece, si nutre di viaggi ed esperienze personali in un’esplorazione delle relazioni tra l’essere umano e l’ambiente che abita, sperimentando una molteplicità di tecniche dalla pittura alla fotografia, alla scultura fino all’installazione.

Entrambi vivono a Torino e dal 2017, anno in cui è iniziata la loro collaborazione, il loro lavoro è stato esposto in diversi spazi e manifestazioni. Tra le più recenti, a Verona – Manuel Zoia Gallery, Atelier Alice Voglino; a Milano – Premio Cramum, a cura di Sabino Maria Frassà, alla WOP Art Fair, Lugano e con il progetto Rar: 2015 – 2020 da Raffaella de Chirico Arte Contemporanea a Torino, e da SCD Studio a Perugia.

Federica Patera + Andrea Sbra Perego Copertina bianca, stampa a caldo su tela di cotone cucita, fili di lana, libro ricoperto di gesso, spilli installazione, dimensione variabile 2022

Due diversi percorsi di ricerca e pratica artistica a cui nel 2017 aggiungete un progetto condiviso con la nascita del duo. Come siete approdati a lavorare a quattro mani e quali sono le dinamiche attraverso le quali arrivate a dar forma alle opere?

Federica: Il nostro duo nasce con il progetto RAR, che coniuga letteratura e arte; nello specifico, io arrivo dalla letteratura e Andrea dalla pittura.

Il punto di partenza è stato un saggio di J.L. Borges, intitolato Il fiore di Coleridge, in cui si racconta della possibilità di redigere una Storia della Letteratura priva di qualsiasi riferimento autoriale, come se tutti i libri fossero stati scritti da un unico spirito in grado di farli parlare tra di loro. Per verificare se questi discorsi più o meno sotterranei ci fossero sul serio, è stato creato un archivio – da qui il titolo del progetto: RAR è un sistema di archiviazione di file compressi, il che sottintende che il contenuto sia più vasto dello spazio che in effetti occupa – e questo archivio è ordinato per parole chiave e raccoglie citazioni provenienti da testi eterogenei e con le quali vengono composti dei racconti indipendenti dalle opere di partenza, creando un adito tra lettura e scrittura, due azioni intimamente connesse: le associazioni nate durante la lettura spingono nuovamente verso la scrittura, sfruttando, grazie all’analogia, le potenzialità implicite di un testo già esistente.

RAR quindi nasce innanzitutto come un progetto letterario cui è seguita la necessità di dare spazio e volume al processo che portava alla composizione dei racconti, di mostrare i legami esistenti tra testi apparentemente distanti e il meccanismo che porta un testo letterario, e un’opera d’arte, ad essere perenne e indipendente dal suo autore. È a questo punto che l’esperienza di Andrea, che nella sua ricerca pittorica approfondisce il tema del viaggio e del movimento, anche attraverso l’uso costante di mappe, è entrata in gioco. E la prima forma visiva che ha assunto il progetto, quando le frasi si sono disposte nello spazio, è stata quella di una mappa: la mappa della Città di RAR.

Con il nostro lavoro, vogliamo dare una forma al processo creativo: ciò che viene rappresentato non è il contenuto delle storie, le vicende narrate nei diversi racconti (non principalmente), ma il procedimento di trasformazione che porta la lettura a divenire scrittura, e viceversa; il fruitore a divenire ostensore ed estensore, mescolando i ruoli. Lo scambio ininterrotto che si instaura garantisce la trasmissione, che va al di là della ripetizione e trova il suo completamento nella trasformazione. In RAR, l’eternità di un’esperienza, qualsiasi essa sia (fisica, materica, emotiva, intellettuale), si misura nella sua capacità di essere un bacino perennemente fecondo, foriero di comprensione e di intuizione.

Federica Patera + Andrea Sbra Perego Tecnica stampa a caldo su tela di cotone cucita, ferro, specchio, fili di lana, spilli 90 x 80 x 90 cm 2021 ph

Nelle vostre installazioni coniugate parola e fiber art. Perché la scelta di questo binomio?

Le ragioni sono principalmente due. La prima è più immediata e riguarda il lessico: la letteratura e il tessuto hanno un linguaggio comune; parole come trama, intreccio, nodo, filo sono condivise da entrambi i mondi.

La seconda invece ha a che fare con la valenza simbolica del tessuto e con il tipo di approccio che contraddistingue la letteratura – e in generale la lingua. Un testo richiede, per essere fruito, un approccio in successione, che incanala, una via l’altra, le parole, le frasi, come avviene per arti simili quali la musica o il canto; e il tessuto, analogamente, caratterizza la vita di popolazioni nomadi, che si spostano in successione nello spazio e che hanno nelle tende le loro abitazioni mobili.

Le nostre opere, in questo modo, hanno nel materiale chele caratterizza una sorta di indizio che ribadisce che, all’approccio d’insieme, tipico delle arti plastiche, quali la scultura o la pittura, che hanno nel visivo e nello spazio il loro regno, se ne abbina un altro, tipico delle arti sonore, che invece traduce il tempo e l’udito.

Federica Patera + Andrea Sbra Perego. Noi siamo qui, stampa a caldo su tela di cotone cucita, spilli, pennarello 35x48cm. 2020

Cos’è la parola per voi?

La parola è ciò che rende concreta una cosa astratta. Allo stesso tempo ha una vocazione separatoria: dettaglia il mondo; come in uno zoom, più si tende alla precisione, più i particolari e i nomi aumentano – senza essere esaustivi. Inversamente, la ricerca di esattezza deve fare i conti con l’ineffabile, cui si cerca di supplire con le immagini, le metafore: che, pur non avendo un rigore scientifico, se così si può dire, arrivano con il loro alone di significato, il loro spettro, a un punto di riconoscimento di quello stesso ineffabile che è ignoto a qualsiasi rigore scientifico, quand’anche possibile. Sta in questo alone, in questo nodo lasco e paradossale, la parola: una compressione di legami, di analogie, di parentele.

Federica Patera + Andrea Sbra Perego. Paesaggio immaginale (dettaglio). Stampa a caldo su tela di cotone cucita, fili di lana, tulle, spilli 400 x 200 x 70 cm. 2017. ph Davies Zambotti

Tra i vostri lavori più importanti c’è PAESAGGIO IMMAGINALE, una grande installazione costruita a partire da testi letterari e parole chiave. Ci raccontate questo progetto?

PAESAGGIO IMMAGINALE è l’opera manifesto di RAR. La sua struttura è un omaggio al ruolo dell’analogia in letteratura; alla connessione che può esistere tra libri in apparenza inconciliabili. Al suo interno convivono autori come Thomas Pynchon e Stephen King, Rick Moody e Cristina Campo, Roberto Bolaño e J.G. Ballard, J.L. Borges e James Ellroy, e i testi dialogano tra di loro guidati da parole chiave che ne mettono in luce le analogie tramite la lettura. L’installazione PAESAGGIO IMMAGINALE dà corpo a una delle mappe nascoste che legano tra loro le opere letterarie, al di là dei confini di autore, genere e epoca d’appartenenza. È composta da 12 racconti nati dalla combinazione di 140 citazioni tratte da 40 diversi libri. La sua struttura prevede due livelli paralleli: quello posteriore è un tappeto di pagine trasferite su cotone e cucite insieme. Da queste pagine sono state ritagliate le citazioni poi collocate sul tulle del secondo strato, il più superficiale, per formare tra loro, guidate letteralmente da fili di lana colorati, i racconti. Ciascun racconto rappresenta un percorso, una strada intitolata a una parola chiave.

Procedendo dal tappeto di cotone alla rete di tulle, i fili colorati marcano il gesto dell’estrazione della frase dalla pagina corrispondente, restando sospesi tra i due livelli: in questo modo scrittura e lettura convivono, si mescolano, rendendo difficile stabilire quale delle due sia venuta prima. L’installazione, la circolarità che si crea tra gli strati dell’opera, evoca il movimento, cui lo spettatore è chiamato a partecipare, spostandosi non solo con lo sguardo ma anche con il corpo, mimando l’opera stessa, in una sorta di danza, come una specie di ombra, per rintracciare le storie che i fili indicano e le citazioni compongono.

Federica Patera + Andrea Sbra. La citta dei libri (dettaglio) stampa su cotone organico e rigenerato, spilli 190 x 180 cm. 2022

La sperimentazione con parola e fiber art è per Federica parallela ai lavori a quattro mani. Un progetto in particolare, LEVENIM, rifletteva sul legame tra parola e gesto creativo partendo da un passo della Genesi. Qual era la ricerca alla base di quel lavoro e quale il suo significato?

Federica: Come dici tu, la riflessione sul legame tra parola e gesto creativo è al centro della serie LEVENIM: mi interessava capire che rapporto ci fosse tra questi due elementi considerati alla base della costruzione della realtà. Per questo motivo, come punto di partenza, ho scelto il testo della Genesi dedicato alla Torre di Babele [Gn 11, 1-9], nella sua versione in ebraico, come anche esplicita il titolo del lavoro, che in levenim/לְבֵנִים ha la parola ebraica per mattoni. Si tratta di un passaggio biblico emblematico, spesso interpretato in chiave negativa, come giustificazione per atti di lotta, perché racconta di una separazione, una separazione che nel progetto, invece, diventa l’occasione per un’apertura. La diversificazione delle lingue e la dispersione delle genti sulla terra proclamate nel testo, nonché la costruzione della Torre (e della città) lasciata incompleta, come se ne venisse fornita una sezione, un taglio attraverso il quale penetrare al suo interno per conoscerne la composizione, permettono il dispiegarsi di un ventaglio di sfumature. Ed è questa molteplicità che viene vista come capace di dare vigore alla creazione: più dettagli ci sono, maggiore è la definizione e la comprensione.

Il materiale principale utilizzato nella realizzazione dei lavori è una rete di lana cucita a mano, che si riferisce alla tessitura di una trama, sia essa di fili o di storie, come suggerito dalla radice ebraica raqam/ricamare, che nei Salmi ritorna anche in relazione alla creazione dell’uomo [Sal 139, 15]. Allo stesso tempo, allude al valore della lettera yod י e del pittogramma ad essa associato, che raffigura la mano/yad. La yod י è la più piccola lettera dell’alfabeto ebraico, è l’unità di misura dello spazio derivante dal principio e del tempo necessario per trasformare le parole invisibili in qualcosa di tangibile. La yod י apre un percorso all’implementazione delle parole.

Federica Patera, Levenah 1, lana gesso stampa a caldo su cotone 90x50x7

I versi della Torre di Babele sono stampati a caldo su cotone e giocano con la trama delle opere. Introducendo il parallelismo tra linguaggio e architettura, i quadrati che compongono le reti e l’uso di gesso che trasforma un materiale morbido come i fili di lana in qualcosa di rigido rappresentano i mattoni

della Torre: “il mattone come pietra” è scritto nel testo biblico. Da parola/davar, che è anche cosa, evento, scopo in ebraico, al debir/dvir (che probabilmente deriva da essere dietro ma anche da parlare e significa dunque oracolo), cioè la cupola dei luoghi sacri, il santuario interno del tempio, la città dei libri. I mattoni pregni di parole esplodono nelle opere, in cui cresce la trama di lana e gesso e la forma regolare inizia a trasformarsi.

Il passaggio dalla lana ai mattoni, dal flessuoso al rigido, senza perdere il peso effimero del materiale iniziale, imita la capacità delle parole di andare ovunque, di staccarsi dall’autore, specialmente in letteratura, per iniziare un dialogo altrove, con un interlocutore sconosciuto che una volta di più le anima di una creazione presente e ancora sommersa.

Federica Patera, Levenah2, lana, gesso, stampa a caldo su cotone, 128x37x26, 2020

In che direzione si sta evolvendo il vostro lavoro e la vostra ricerca?

Da qualche mese la nostra ricerca si sta focalizzando sempre di più sull’utilizzo di materiali – e nello specifico di tessuti – ecosostenibili e di riciclo, quali ad esempio fibre sintetiche realizzate con bottiglie di plastica riciclate oppure con vecchie reti da pesca recuperate dai mari; sull’utilizzo di cotone biologico o filati rigenerati.

La riduzione dell’inquinamento ambientale è un problema che mai come al giorno d’oggi è evidente agli occhi di tutti; non si può ignorare, e noi, come artisti, ci sentiamo in dovere di fare la nostra parte.

Abbiamo quindi deciso di presentare ad alcune aziende tessili leader nel settore del riciclo in Italia il nostro lavoro, con l’intenzione di chiedere loro se fossero interessate a collaborare con noi, fornendoci i materiali per la realizzazione delle nostre opere. La risposta è stata positiva e attualmente stiamo collaborando con cinque aziende tessili, situate in diverse zone del territorio italiano, ognuna con una propria specializzazione – dal jersey all’ecopelle, passando per il denim.

Lavorare con materiali nuovi e a volte dalle caratteristiche inaspettate è molto stimolante, ci sono materiali di cui non conoscevamo neanche l’esistenza e che invece ci hanno spinto a provare altri tipi di approccio alla realizzazione dell’opera.

Riguardo alla nostra ricerca artistica, un ruolo importante lo ha anche DRIM Contemporary art ground, lo spazio espositivo che abbiamo inaugurato ormai da più di un anno e che ci permette uno scambio con altri artisti, e che noi fin dal principio abbiamo considerato come un’opera d’arte o come un’estensione della nostra: l’opera d’arte in questo caso è la cura del messaggio altrui.

In 15 mesi di attività di DRIM, abbiamo organizzato, curato e finanziato un totale di 8 mostre di artisti del panorama nazionale e internazionale. Al momento stiamo cambiando sede e aprendo un nuovo spazio a Torino e stiamo organizzando un evento a settembre che coinvolgerà diverse gallerie della scena torinese.

Federica Patera, Levenah3, lana, gesso, stampa a caldo su cotone, 80x50x3, 2020

A cosa state lavorando in questo momento? Quale sarà il prossimo progetto?

Per quanto riguarda RAR, il progetto è in costante evoluzione e si sta arricchendo di variazioni, ad esempio con l’inserimento di testi in lingua originale o calibrati sulla produzione di un unico autore, ed è per questa ragione che il suo nome mette in evidenza il suo strumento fondante – l’archivio – e non un risultato finale: l’intento è dare esempio della potenziale inesauribilità delle intuizioni, e dunque delle azioni, che un’opera può stimolare.

Il prossimo lavoro sarà un viaggio attraverso svariate lingue, recenti o meno, alcune attuali altre fisse. Al centro della ricerca non ci saranno più le frasi, ma le singole parole e, più nello specifico, le radici verbali e i racconti che custodiscono. Partiremo in particolare da un testo e proveremo a tirare fuori l’architettura nascosta nelle sue pagine, continuando a far dialogare la scrittura e la letteratura con l’arte; ci interrogheremo sul concetto di unità, sulla relazione tra bene e male, sulla valenza arcaica e archetipica del linguaggio in relazione alla creazione del mondo.