“Flowers”e “Maple Tree”: intervista con Helena Hernmarck

“Flowers”, photo Sally Andersen Bruce, copyright Helena Hernmarck

English (Inglese)

Traduzione a cura di Eleonora Lo Prato

L’artista svedese di fama internazionale, Helena Hernmarck, ha recentemente completato due installazioni di arazzi immersivi per l’atrio residenziale dell’Hudson Yards di New York che mostrano un connubio senza precedenti di competenze tessili e ingegneristiche.

Le due installazioni dal titolo “Flowers” e “Maple Tree”, sono frutto di un lungo e complesso processo di progettazione e realizzazione, due tessiture imponenti che si estendono dal pavimento al soffitto nell’atrio del grattacielo newyokese e che saranno visibili una alla volta, alternandosi ad intervalli di sei mesi.

Nel corso della sua carriera più che cinquantennale, Hernmarck ha rivoluzionato l’estetica dell’arazzo e il suo rapporto con gli spazi architettonici moderni. La sua cifra stilistica risiede nella capacità di catturare la luce e il colore creando effetti cromatici e materici che producono immagini mutevoli: da lontano gli arazzi appaiono come grandiose scenografie, immagini unitarie e definite, ma se osservate da vicino, queste stesse immagini si dissolvono creando visuali mutevoli, indefinite e astratte.

Negli anni, le opere di Helena Hernmarck hanno animato decine di edifici importanti in tutti gli Stati Uniti, ma i suoi arazzi sono presenti anche nelle collezioni di importanti istituzioni artistiche come il Metropolitan Museum of Art, il Museum of Modern Art di New York City, il Textile Museum di Washington, l’Art Institute di Chicago e il Minneapolis Institute of Art.

https://www.hernmarck.com/

“Maple Tree”, photo Norman McGrath, copyright Helena Hernmarck

Helena, “Flowers” e “Maple Tree” sono i due arazzi monumentali realizzati per l’Hudson Yards di New York. Come è nato questo progetto?

Negli ultimi cinquant’anni ho prodotto più di 270 arazzi. Di questi, 115 sono stati commissionati, spesso di concerto con degli architetti. Il progetto Hudson Yards va ricondotto a una duplice collaborazione: l’architetto David Childs dell’azienda Skidmore, Owings & Merrill e il suo cliente Stephen M. Ross. Conosco il signor Childs da decenni e ho conosciuto il signor Ross nel 2003, quando mi ha commissionato quattro arazzi per l’ingresso residenziale del Time Warner Center, che si trova appena fuori Central Park a New York. Gli arazzi raffigurano il parco nell’arco delle quattro stagioni e vengono scambiati stagionalmente ogni tre mesi.

Più di dieci anni dopo, nel 2016, il signor Ross mi ha ricontattata per una nuova commissione per l’Hudson Yards, un’area a nord di Chelsea, a New York. Poco dopo c’è stata una riunione alla quale erano presenti il signor Ross, il signor Childs e il designer di interni. Il signor Ross ha suggerito che gli arazzi fossero posizionati nell’ingresso dell’ascensore residenziale al 35 Hudson Yards, aggiungendo che avrebbe voluto estenderli sulla parete e il soffitto, facendoli sostituire ogni sei mesi. Non avevo mai realizzato qualcosa del genere, non l’avevo nemmeno mai presa in considerazione, ho subito seguito il mio stesso consiglio: “dì sempre di sì”. Non avevo idea di come fare l’installazione sul soffitto ma ho pensato che avremmo trovato un modo.

“Fall”, 2003. Wool, linen, cotton, 3,05 x 4.75 m. Collection of the Related Companies, New York, NY. Photo: Andrew deLory, copyright Helena Hernmarck

“Maple Tree” Ceiling, photo Norman McGrath, copyright Helena Hernmarck

I tuoi arazzi sono architetture che interagiscono con lo spazio creando un effetto immersivo, emozionante e coinvolgente. Questo è il risultato di una lunga attività di ricerca e progettazione (mi riferisco alla tua tecnica del “trompe l’oeil”). Puoi parlarcene? 

All’inizio della mia carriera ho deciso che avrei puntato a inserire il mio lavoro in vasti spazi architettonici. Quest’idea proviene dalla cultura svedese in cui sono cresciuta, dove gli architetti usavano tessuti fatti a mano per trasmettere calore negli ingressi. Creare arazzi è molto costoso e quindi ho pensato fosse meglio esporli in luoghi pubblici. Per far sì che questi arazzi occupassero la stanza in modo emotivamente coinvolgente, ho sviluppato la mia tecnica di tessitura che produceva un particolare effetto ottico: da vicino gli arazzi sembravano astratti e solo a distanza l’occhio avrebbe messo a fuoco l’immagine. Questo effetto funziona, ovviamente, in un ampio spazio e per progettare mi avvalgo di un modello in scala.

La mia tecnica combina righe di tessitura piana discontinua con un motivo supplementare come soumak, che mi permette di ottenere un’illusione di profondità attraverso un leggero colore che si mescola con le farfalle*. In un certo senso, sto pretendendo che il cervello riempia le lacune delle informazioni mancanti e questo procedimento sembra funzionare. È più che altro anche una percezione che mi intriga infinitamente.

Il monocolo è uno strumento interessante che uso e che mi permette di capire come l’arazzo apparirà da lontano. Questo è quello che mi ha insegnato la mia professoressa Edna Martin alla scuola d’arte. Ci ha trasmesso due cose: l’uso del monocolo e fare gli ampliamenti dei progetti o disegni preparatori fotograficamente e non sulla carta millimetrata. In questo modo il disegno preparatorio cattura il movimento del disegno originale.

Uso una piccola sala di disegno per determinare le miscele di colore e sul mio tavolo vicino all’ingresso ho una vasta quantità di colori, tessuti e spessori di filati. Infatti, posseggo centinaia di colori sul tavolo e una farfalla può contenere fino a 15 diversi filati. In questo modo posso cambiare colore in modo incrementale per armonizzare il disegno man mano che catturo le gradazioni tra le tonalità.

*durante la tessitura di un arazzo, per trattenere il filo si possono usare le bobine per arazzi oppure si può ricorrere ad un metodo più economico e semplice cioè “le farfalle”: si attorciglia il filato intorno a pollice e mignolo incrociando il filato al centro, formando così delle matasse di filato. (N.d.R)

Test tapestry design, photo Mae Colburn, copyright Helena Hernmarck

Test tapestry full, photo Mae Colburn, copyright Helena Hernmarck

Test tapestry weaving with Helena and Malin Svennung, photo Mae Colburn, copyright Helena Hernmarck

Test tapestry weaving with Helena and Malin Svennung, photo Mae Colburn, copyright Helena Hernmarck

Quali sono le criticità che hai dovuto fronteggiare per completare una commissione così ambiziosa? Quali sfide ti sei trovata ad affrontare?

La prima difficoltà è stata realizzare i disegni adatti ad uno spazio così insolito. Mentre meditavo mi è venuto in mente che il corridoio dell’ascensore ha la stessa forma di una scatola di cartone regolare, quindi ho preso una scatola di cartone e ho tagliato dei fori per farla corrispondere alla forma degli arazzi della parete e del soffitto, e una terza fessura sul fondo della scatola per collocare una telecamera. Poi sono uscita con la mia assistente Mae Colburn e abbiamo fotografato attraverso la fessura della scatola per darmi un’idea immediata della composizione all’interno del corridoio dell’ascensore. In quel momento non ero a conoscenza del cambio di scala che ci sarebbe stato, causato dalle dimensioni troppo piccole della scatola rispetto a quelle dell’ingresso dell’ascensore. Quindi, “Flowers” e “Maple Tree” sono risultati molto più ampi. Mi piaceva l’idea di stare in uno spazio chiuso come l’atrio dell’ascensore e vedere il cielo sopra la testa. Era un’esperienza insolita.

Cardboard box, photo Helena Hernmarck, copyright Helena Hernmarck

Cardboard box: original Flowers Wall, copyright Helena Hernmarck

La seconda criticità è stato vedere come installare sul soffitto un arazzo largo 2.5 m e lungo 4.7 m. Dovevo essere sicura che quest’ultimo sarebbe stato disteso e che avrebbe potuto essere cambiato ogni sei mesi. Un amico che aveva lavorato sui set dei film mi ha fornito tre consigli: realizzalo in piena sicurezza, realizzalo in modo che possa essere sostituito facilmente e non contrastare la forza di gravità. Queste sono state le linee guida a cui ci siamo ispirati. Non abbiamo potuto usare il Velcro o i magneti perché avrebbero contrastato con la gravità, quindi abbiamo creato un supporto in tessuto per gli arazzi del soffitto in grado di sorreggere una serie di tubi in fibra di carbonio. I tubi abbracciano l’arazzo in larghezza e sono supportati da ripiani costruiti nelle pareti adiacenti. Da ultimo, per l’intera lunghezza dell’arazzo sul soffitto, abbiamo avuto bisogno approssimativamente di 180 tubi di fibra di carbonio, distanziati di un pollice (corrispondente a circa 2.5 cm). Il materiale di supporto è stato pieghettato e poi cucito per creare centinaia di canali, uno per ogni tubo. Successivamente, il supporto è stato cucito a mano “collegandolo” all’arazzo.

Carbon fiber tubes structure, Jessi Highet measures, photo Mae Colburnm, copyright Helena Hernmarck

Fabric backing test insert tubes, photo Helena Hernmarck, copyright Helena Hernmarck

Photo Mae Colburn, copyright Helena Hernmarck

David Kaye Weighs Test Tapestry, Photo Mae Colburn, copyright Helena Hernmarck

Si è trattato di una mole enorme di lavoro. Il mio studio è stato movimentato per mesi da un gruppo di ricamatrici che saldavano il supporto all’arazzo con piccoli, invisibili punti. Erano realizzatori di quilting, tessitori e artisti. In più avevamo dei “custodi” della tradizione tessile che venivano a consigliarci che filo usare, che punti usare e che tensione del filo utilizzare. Una delle cose più importanti che abbiamo imparato è che i due strati avrebbero dovuto coesistere in modo naturale, senza essere “pressati” e che i materiali avrebbero dovuto essere in armonia. Abbiamo usato un filo di lino da abbinare con l’ordito di lino e tessuto di lana per il supporto da abbinare con la trama di lana dell’arazzo.

First Stitches with Mae Colburn and Sheri Morrill, photo Helena Hernmarck, copyright Helena Hernmarck

Basting , Mae Colburn and Sheri Morrill, photo Helena Hernmarck, copoyright Helena Hernmarck

Dovrei anche parlare della difficoltà nel completare questa parte della commissione. Abbiamo trascorso tre mesi nel 2017 tessendo un 2.5 x 2.5 m di tessuto sperimentale (un’astrazione del disegno originale) per avere qualcosa su cui provare l’installazione del soffitto.

Dopo, Jim Sortor, che lavora come designer di prodotti per l’azienda del mio defunto marito, Niels Diffrient Product Design, ha costruito nel mio studio un modello su vasta scala degli otto piedi (corrispondenti a circa 2.5 m) del corridoio dell’ascensore. Abbiamo provato l’arazzo del soffitto decine di volte e scoperto che gli arazzi del soffitto avrebbero dovuto essere tessuti in due parti per facilitarne la rotazione ogni sei mesi. Abbiamo unito le due metà usando una cerniera lunga 2.5 m. È stato un lavoro di “ingegneria” immenso.

Zipping Tapestries with Jim Sortor, photo Mae Colburn, copyright Helena Hernmarck

Zipper test on the full-scale simulation of the first eight meters of the elevator atrium in studio, with Jim Sortor and Mae Colburn, photo Helena Hernmarck, copyright Helena Hernmarck

Quali sono le tempistiche per la realizzazione di un progetto così importante? Chi sono gli artigiani che hanno collaborato nell’esecuzione?

Le due esecutrici più importanti sono state le tessitrici della Fabbrica tessile di Alice Lund a Borlänge in Svezia, Ebba Bergstrom e Tova Wibrant. Ho fatto un apprendistato alla Fabbrica tessile di Alice Lund a Borlänge dal 1960 al 1961 e la proprietaria originale, Alice Lund, è stata la mia mentore. Con il passare degli anni, quando ho cominciato ad avere commissioni per gli ingressi negli Stati Uniti, ho iniziato a collaborare con questa ditta per realizzare alcune delle mie commissioni più grandi. In totale ne hanno prodotte 26.

La mia tecnica è molto particolare, nel senso che i tessitori devono imparare a pensare come penso io e a vedere come vedo io e il mio passato nella tessitura svedese rende ciò più facile da imparare. Ero anche desiderosa di vedere come la tradizione di cucito svedese si sarebbe evoluta, e come sarebbe stata tramandata alle nuove generazioni. La proprietaria attuale, Frida Lindberg, sente questo mio stesso desiderio di mantenere le capacità di tessitura “viva” e si è assicurata che Tova Wibrant, la più giovane delle due tessitrici, lavorasse alla committenza dell’Hudson Yards affinché potesse perfezionare la sua tecnica. Frida ha supervisionato l’intera produzione di questo progetto, inclusi logistica e costi.

Sono occorsi quattro anni per tessere gli arazzi (per ogni sezione di parete e soffitto è stato impiegato un anno).

Nonostante le tue installazioni presentino una chiara impronta contemporanea, cosa mantengono della antica tradizione arazziera?

Quando ho iniziato ho senza alcun dubbio sentito di seguire le orme di Penelope e di tutti gli arazzi del Rinascimento che sono stati riconosciuti come forme d’arte. Sentivo di voler eguagliare quei capolavori ma in una lingua contemporanea. Sembrava la cosa migliore da fare se volevo supportare me stessa e un’intera comunità di persone, inclusi tessitori, tintori e anche i contadini. Mi interessa molto mantenere vive queste forme di alto artigianato tessile riguardanti la lana, il filato e la tessitura.

In passato era molto comune appendere questi grandi arazzi sulle pareti per riempire le pareti nude delle stanze e io volevo realizzare ciò. Ho pensato che tessere degli arazzi su vasta scala fosse il modo migliore per realizzare questo effetto piuttosto che dipingere perché la tessitura ha una trama, di cui spesso la stampa e la pittura su carta e tela sono prive. La stessa lana conferisce all’arazzo un vantaggio enorme in termini di presenza scenica.

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