• 24 Settembre 2022 9:25

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*Foto in evidenza: Dis-com-fort, 2021, lana lavorata a maglia, a mano. Circa 1000 x 20 mm. È installata come parte di un’opera collettiva intitolata Tree, del collettivo Blackwater Polytechnic (Ben Coode-Adams, Simon Emery, Sara Impey, Justin Knopp e Freddie Robins) Ph.cr. Dewi Tannatt Lloyd, copyright Freddie Robins


Freddie Robins, è una fiber artist ed anche un’insegnante, senior tutor e Reader in Textile presso il Royal College of Art. Si è formata presso il Middlesex Polytechnic di Londra, dove ha studiato Constructed Textiles, specializzandosi in Knitted Textiles. Ha ricevuto infine, l’MFA in Textiles presso il RCA.

La sua pratica esplora i concetti di artigianato e arte attraverso il lavoro a maglia, medium che l’artista utilizza con l’intento di scardinare i luoghi comuni legati alle categorie di lavoro femminile, artigianato, arte e design.
Nelle opere di Robins, il lavoro a maglia assume un significato e un ruolo nuovi. Motivata dal desiderio di esplorare le potenzialità comunicative del mezzo, l’artista se ne appropria decontestualizzandolo, sovvertendone il ruolo culturale che da sempre lo vede vincolato alla categoria delle attività domestiche femminili, relegato al ruolo di innocua, benevola, pratica domestica.
Attraverso il suo lavoro, Robins ci presenta una realtà ben diversa, in cui l’opera d’arte in maglia parla di politica, di disuguaglianze di genere e di femminismo.

https://www.freddierobins.com/

Be afraid, 2019, arazzo di lana lavorato a macchina, 3000 × 1900 mm, ph. cr. Hilde Overbergh e Ilse Van Roy, copyright Freddie Robins

Le tue opere sono principalmente sculture e installazioni realizzate a maglia. Come hai maturato questa scelta e perchè?

 

Lavoro a maglia da quando ero adolescente e ho studiato questo tipo di tessuti sia a livello universitario che post universitario. I miei studi si sono dapprima rivolti al design, ma dopo essermi laureata e aver lavorato come designer mi sono interessata sempre meno all’aspetto funzionale e al marketing del mio lavoro e mi sono sentita più attratta dall’aspetto concettuale e dal processo legato al lavoro a maglia in senso stretto. Volevo che il mio lavoro avesse un significato per me.

Knitted Homes of Crime, 2002, lana lavorata a mano e fodera trapuntata. Installazione di dimensioni variabili. Commissionata da Firstsite, Colchester. Lavorata a maglia da Jean Arkell, ph. cr. Douglas Atfield, copyright Freddie Robins
Anyway, 2002, lana Shetland lavorata con macchina da maglieria, 1650 × 3000 × 3000 mm. Nella collezione del Nottingham Castle Museum, Crediti fotografici Douglas Atfield, copyright Freddie Robins

Quale ricerca caratterizza la tua produzione artistica? Com’è cambiata o si è evoluta la tua ricerca dai primi lavori fino ai più recenti?

Inizialmente, la mia ricerca era legata al corpo umano.  Il lavoro a maglia mi ha permesso di sovvertire le forme dell’indumento a cui questa tecnica è più strettamente associata per aprire un dibattito sui temi legati alla normalità e al conformismo. Sovvertire è da sempre una delle mie motivazioni e sono costantemente alla ricerca di modi per integrare con successo questo tema nel mio lavoro. Nel corso del tempo la mia ricerca si è orientata maggiormente verso la politica, da una prospettiva femminista. Attualmente sto elaborando concetti riguardanti le gerarchie di materiali e processi. Sto conducendo una ricerca sulla morbidezza e sul genere. Come la morbidezza sia spesso erroneamente associata alla debolezza, vista come inferiore, meno importante e meno utile della durezza.

Skin - a good thing to live in (dettaglio), 2002, lana lavorata con la macchina da maglieria e bordure realizzate a mano con l'uncinetto, 2100 x 1900 mm, ph. cr. Douglas Atfield, copyright Freddie Robins
Skin - a good thing to live in, 2002, lana lavorata con la macchina da maglieria e bordure realizzate a mano con l'uncinetto, 2100 x 1900 mm, ph. cr. Douglas Atfield, copyright Freddie Robins
Headlong, 2002, lana lavorata con la macchina da maglieria, 1800 × 580 mm, ph. cr. Douglas Atfield, copyright Freddie Robins
Craft Kills, 2002, lana lavorata a maglia manualmente e con la macchina da maglieria, 2000 x 680 x 380 mm. Nella collezione del Crafts Council, Londra, ph. cr. Douglas Atfield, copyright Freddie Robins

Tu sei un artista, ma anche un Senior Tutor in Knitted Textiles, nonché docente in Textiles presso il Royal College of Art (RCA) di Londra. In che modo l’insegnamento si riflette sul tuo lavoro di artista? In che modo lo arricchisce o lo ispira?

Amo l’insegnamento, il condividere e trasmettere conoscenze ed esperienze. Mi appassiona poter fornire ad altri gli strumenti per esplorare la loro creatività, rendendola centrale nella loro vita. Insegnare è faticoso ma anche incredibilmente gratificante, sia dal punto di vista intellettuale che emotivo. Essere in un ambiente educativo ti costringe ad abbracciare l’ignoto, poiché gli studenti ti espongono costantemente a interessi di ricerca diversi e a nuovi modi di pensare. Inoltre, questo lavoro ti permette di comprendere le preoccupazioni delle nuove generazioni e ti costringe a riflettere sulla rilevanza futura della tua pratica.

The Perfect - Alex, 2007, maglia di lana e filato acrilico lavorati a macchina, 580 x 920 mm. Ph. cr. Damian Chapman, copyright Freddie Robins
The Perfect - Tilak, 2007, maglia di lana e filato acrilico lavorati a macchina, 1400 x 1050 mm, ph. cr. Douglas Atfield, copyright Freddie Robins

Dopo la laurea hai fondato Tait & Style, un’azienda specializzata nella produzione di tessuti ricamati e realizzati a maglia. Per otto anni hai disegnato e prodotto tessuti per importanti stilisti di moda. Poi, nel 1997, hai cambiato obiettivo, iniziando a dedicarti all’arte tessile in maniera più concettuale. Cosa ti ha portata a questa scelta?

 

Tait & Style era un’azienda fantastica, fondata da un’amica dell’RCA, Ingrid Tait, con la quale ho lavorato a stretto contatto. Ingrid ha stabilito la nostra sede di produzione a Orkney, in Scozia, paese di cui è originaria. Il creare un’azienda e imparare la teoria necessaria per gestire un’attività redditizia e di successo mi è piaciuto molto; purtroppo non amavo applicare questa teoria alla mia creatività. Non sono una persona molto flessibile e sicuramente non sono una designer flessibile. Ero più interessata al significato del lavoro piuttosto che alle possibilità di vendita. Non mi piaceva che fosse il mercato a dettare le regole. Inoltre, in quel periodo insegnavo molto e quindi mi rimaneva poco tempo da dedicare alla mia pratica individuale in studio. Volevo fare lavori che avessero solo i limiti e le tempistiche che io stessa mi prefissavo.

It's all the same, 2017, lana lavorata con la macchina da maglieria, 2300 x 200 x 6000 mm. Ph. cr. Justin Piperger, copyright Freddie Robins

Il tuo lavoro è femminista? In che modo?

Considero l’uso del lavoro a maglia come una pratica artistica femminista di per sé. Mi approprio di un’attività sottovalutata e trascurata, associata alle donne e alla vita domestica, e la uso per creare un’opera d’arte. Nella nostra società la creazione di opere d’arte è considerata al di là del quotidiano e ha un’alta priorità. Il lavoro a maglia si colloca piuttosto in basso nelle gerarchie delle attività creative e io mi rifiuto di accettare questa posizione. Userò le mie capacità e i miei interessi per fare esattamente ciò che mi piace e non mi sentirò in dovere di dipingere, lavorare il metallo o lavorare su scala monumentale, per esempio, per essere considerata un’artista seria.

Ho realizzato lavori sull’esperienza femminile. Una serie di opere è stata realizzata dopo la nascita di mia figlia e riguarda la maternità e la difficoltà di questa transizione. Questo lavoro è in netto contrasto con la nozione romantica di maternità che viene costantemente propinata alle donne.

Bad Mother, 2013, lana lavorata con la macchina da maglieria e tecnica mista su ripiano in legno d'acero, 780 × 160 × 160 mm. Collezione privata, ph. cr. Douglas Atfield, copyright Freddie Robins

Se ti chiedessi di guardare indietro nel tempo e di individuare, tra le tue opere più vecchie, quella che senti più lontana da te oggi, quale sceglieresti e perché? Che ruolo ha avuto quest’opera nella sua crescita artistica?

Non mi sento distante da nessuna delle mie opere passate. Tendo a sviluppare e a produrre opere piuttosto lentamente e molti dei miei concetti permangono. A volte torno su un’idea per rielaborarla. La forma e l’indagine del corpo umano, in particolare della mano, che è stata il punto di partenza della mia carriera artistica, sono sempre presenti. Man mano che io e il mio corpo invecchiamo, si aprono diverse possibilità di espressione creativa.

Hand of Good, Hand of God, 1997, lana shetland lavorata a macchina, 960 × 520 mm. Nella collezione del Crafts Council, Londra. Ph. cr. Heini Schneebeli / Crafts Council, copyright Freddie Robins
A Perfectly Good Marriage (dettaglio) 2013, lana lavorata a macchina e tecnica mista su supporto in legno di abete rosso, 360 × 440 × 1640 mm, ph. cr. Douglas Atfield, copyright Freddie Robins

Tra gli artisti contemporanei c’è qualcuno che senti vicino alla tua ricerca e al tuo linguaggio?

Mi sento vicina a due artiste contemporanee, Liz Collins (USA) e Kate Just (Australia). Entrambe hanno utilizzato il lavoro a maglia per esplorare questioni politiche da una prospettiva femminista. Tra il 2005 e il 2016 Liz Collins ha realizzato quindici diverse iterazioni della sua performance Knitting Nation. In queste performance, Liz ha lavorato con gruppi di magliaie che lavoravano “dal vivo” sulle loro macchine da maglieria. Le performance erano un modo per commentare il modo in cui gli esseri umani interagiscono con le macchine, la produzione globale, il commercio e il lavoro. L’opera d’arte continua di Kate Just, Anonymous was a woman, prevede la produzione ripetitiva di pannelli lavorati a maglia manualmente (40 x 40 cm) con il testo “Anonymous was a woman”. Teso attorno a un telaio, ogni pezzo ricorda una targa. Queste “targhe” sono assemblate sulla parete formando una griglia che rimanda ad un colombario dedicato alle vite passate e alle opere d’arte perdute.

Cecil, 2014, lana lavorata a macchina e tecnica mista, 240 × 100 × 1220 mm. Ph. cr. Hilde Overbergh e Ilse Van Roy, copyright Freddie Robins
Pocky, 2014, lana lavorata a macchina e ferri da maglia, 700 × 400 × 120 mm, ph. cr. Douglas Atfield, copyright Freddie Robins

A cosa sta lavorando in questo momento?

In questo momento nel mio studio sono in corso diversi progetti che ho avviato autonomamente.

Sto continuando la mia esplorazione delle ” soft stuff ” (cose morbide). Lavoro con filati eccezionalmente morbidi, sia sintetici che naturali, per realizzare opere che presentino la morbidezza come una qualità importante, sfidando le gerarchie dei materiali e dei processi in cui il lavoro a maglia e la morbidezza hanno uno status inferiore. Esiste una gerarchia di discipline creative e materiali. Il “duro” continua a dominare il “morbido”. Ciò è stato chiaramente evidenziato nella “Power List” della pubblicazione britannica Crafts (maggio/giugno 2018). L’elenco elencava i venti principali power-broker del mondo dell’artigianato, ovvero “quelli che gli altri ascoltano davvero, che hanno la capacità di influenzare e cambiare un settore”. Dei dieci creatori elencati, nessuno aveva o si identificava con una pratica impegnata nell’ambito tessile mentre sei si identificavano come ceramisti. I primi quattro della lista erano scrittori o avevano pubblicato dei testi accanto alla loro pratica artigianale, evidenziando l’importanza della parola scritta. Sembra che per esercitare un vero potere non sia sufficiente produrre, ma sia necessario comunicare efficacemente il proprio messaggio attraverso la pubblicazione. Questo fatto sta alimentando un secondo progetto di studio. Ho esplorato il dominio della parola scritta e il modo in cui questo influisce sul modo in cui gli artisti vengono percepiti, soprattutto quelli che lavorano in ambito accademico. La realizzazione di opere materiali non è mai sufficiente. Il tuo lavoro ha bisogno di una giustificazione verbale o scritta. Ho lavorato a mano sulle parole, rendendole materiali. Queste parole per esistere dipendono da un processo di creazione. Questo è in opposizione all’uso delle parole per convalidare il lavoro, o per renderlo comprensibile allo spettatore.

Dis-com-fort (dettaglio), 2021, lana lavorata a maglia manualmente, circa 1000 x 20 mm. Ph cr. Ben Coode-Adams, copyright Freddie Robins

Sto anche frequentando un corso di cesteria per imparare nuove tecniche di lavorazione con materiali duri che possano funzionare come struttura al lavoro morbido. Ho intrapreso questo laboratorio senza alcun preconcetto su ciò che avrei potuto ottenere. Ho combinato materiali naturali e artificiali utilizzando le tecniche tradizionali della cesteria. È stata un’esperienza liberatoria dedicare del tempo all’esplorazione dei materiali in questo modo.

Parallelamente a questi progetti di studio, ho scritto due articoli per pubblicazioni accademiche. Un articolo, per la rivista accademica Textile – Cloth & Culture, affronta la rappresentazione stereotipata che i media danno dei knitters e analizza il modo in cui questo stereotipo è stato sovvertito. L’altro è una discussione femminista e un rovesciamento del concetto di morbidezza per la Bloomsbury Encyclopedia of World Textiles, di prossima pubblicazione.