• 8 Dicembre 2022 15:07

IMPRENDITORIA, ARTE E CULTURA: IL MIX VINCENTE DI FONDAZIONE DINO ZOLI

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*Foto in evidenza: 2020, Profili cuciti di santità, Lucia Bubilda Nanni

L’avventura imprenditoriale di Dino Zoli ha inizio nel 1972 e in mezzo secolo l’azienda omonima è cresciuta fino a diventare un Gruppo internazionale, senza mai perdere di vista i valori che ne hanno fatto un solido punto di riferimento non solo per i molti collaboratori ma anche per il territorio. Su quegli stessi valori è nata nel 2007 la Fondazione Dino Zoli un progetto di promozione della cultura italiana entro ed oltre i confini nazionali nonché motore culturale delle attività imprenditoriali che fanno capo al Gruppo.

È Monica Zoli, seconda generazione con il fratello Marco a proseguire l’attività imprenditoriale della famiglia, a raccontarci in questa lunga intervista l’impegno, i progetti e le molteplici iniziative della Fondazione.

2017, Singapore, Dino Zoli

Una lunga esperienza imprenditoriale di successo come la Dino Zoli ha dato vita a una Fondazione che promuove e sostiene l’arte contemporanea. Come è nata l’idea e perché una scelta orientata proprio verso questo ambito della cultura?

L’arte contemporanea è sempre stato un interesse prima personale poi con la costituzione della galleria DZ DINO ZOLI ARTE è diventato un ambito di lavoro. La Fondazione nasce nel 2007 anche per affiancare l’attività commerciale come luogo prestigioso di mostre e soggetto istituzionale no profit. Col tempo nella Fondazione abbiamo convogliato in maniera più organica tutti i numerosi collegamenti con l’arte che abbiamo sviluppato con le aziende del Gruppo, fino a farlo diventare un punto di riferimento per la comunicazione dell’elemento creativo di ogni attività.

2019, Singapoore, Everything is illuminated

Quali sono le principali attività della Fondazione?

Organizziamo 2/3 progetti espositivi all’anno legati principalmente a due filoni, quello del mondo tessile e quello legato alla luce sostenuti rispettivamente da DINO ZOLI TEXTILE e DZ ENGINEERING.

Nell’ambito del progetto WHO’S NEXT dedichiamo attenzione e risorse ad artisti emergenti, ne selezioniamo almeno uno all’anno per sostenerlo con diverse modalità, dalla residenza d’artista alla produzione di mostra personale.

Sono poi molti gli eventi collaterali associati alle mostre in corso con laboratori, presentazioni, conversazioni. L’attività della Fondazione è veramente molto vivace.

2020, ArteamCup

Sostenete e collaborate a diversi progetti. Come si sviluppano queste collaborazioni? Come vengono selezionati gli artisti coinvolti?

I diversi appuntamenti/eventi/manifestazioni hanno luogo presso gli spazi della Fondazione oppure svolgete anche attività presso altre sedi – istituzionali o private? Negli anni la rete di collaborazioni sono diventate varie, consolidate pur mantenendo l’apertura verso le nuove opportunità. Ogni contatto viene vagliato e un comitato interno, con la direzione artistica e curatoriale di Nadia Stefanel, decide quali realizzare e definisce la relativa programmazione. Siamo comunque una struttura molto flessibile e agile mossa da grande entusiasmo e desiderio di ampliare la propria rete di relazioni e i conseguenti orizzonti. Siamo molto orgogliosi poi quando i nostri progetti trovano spazio in altre sedi, nazionali e internazionali.

2018, Singapore, Cube Templke, Edoardo Tresoldi

Sia in residenza che nel programma WHO’S NEXT c’è una presenza importante di artiste/i che sperimentano i linguaggi della fiber art. L’interesse per la sperimentazione in questo ambito del contemporaneo ha le sue radici nell’attività imprenditoriale nel settore tessile della Dino Zoli?

Certo, la Dino Zoli Textile, che quest’anno festeggia il 50° anniversario della propria attività, è l’azienda capostipite del Gruppo e uno dei principali motori propulsivi della progettualità della Fondazione. Il nostro prodotto è il tessuto d’arredamento utilizzato per i rivestimenti dei mobili imbottiti per cui design, trend, aspetti sociali e culturali sono dei focus da tenere sempre presenti per realizzare proposte nuove e creative. La collaborazione con gli artisti, studenti di accademie, licei artistici rappresentano per l’azienda importanti occasioni di confronto, contaminazione e di studio in rapporti di scambio multidirezionali.

2021, La Rivoluzione Gentile, Loredana Galante

Nella vostra esperienza, arte e impresa è un binomio vincente?

Direi proprio di sì, per tanti aspetti. L’arte è un linguaggio di comprensione universale che ci permette di raccontare come la creatività sia presente nelle nostre aziende commerciali; è inoltre un elemento identitario speciale che ci rappresenta e condividiamo con tutti i collaboratori; infine è uno stimolo indiretto alla ricerca. Per contrappunto, grazie alle residenze, alle produzioni, alle mostre, nel tempo si è consolidato il nostro ruolo di sostegno ad un settore che sicuramente ne ha bisogno.

Come sono cresciute e cambiate nel tempo le attività della Fondazione?

Quello che è cambiata nel tempo è la fluidità nella realizzazione dei progetti e la crescita è costante come quella della rete delle relazioni e dei collegamenti che curiamo con attenzione. L’unico neo è che il numero dei progetti che riusciamo materialmente a realizzare è molto inferiore a quelli meritevoli di essere seguiti.

2017, Lost Home, Mustafa Sabbagh, PH Luca Baciocchi

Qual è il rapporto tra impresa, Fondazione e territorio?

Molto stretto, uno dei motivi per cui abbiamo costituito la Fondazione è stato proprio il desiderio di convogliare in un unico centro tutte le azioni e interazioni che le nostre aziende hanno con i vari soggetti del territorio. Sentiamo molto il legame con le nostre radici che manteniamo salde anche quando poi ci rivolgiamo ad esempio ai nostri interlocutori esteri.

La Fondazione ha anche una collezione permanente visitabile?

La collezione permanente è consistente e in continua espansione, nonostante i 1500 mq. della Fondazione però non è possibile un’esposizione completa, ma a rotazione inseriamo, in base al progetto, selezioni di opere in modo da renderle fruibili al pubblico. Nella mostra in corso, Arte e Impresa – Dino Zoli, 50 anni di attività, è stata fatta dalla curatrice Nadia Stefanel una scelta che più rappresenta il rapporto con l’arte di mio padre e delle nostre attività. Fra queste ci sono anche le opere tessili nate dalle residenze d’artista alla Dino Zoli Textile di Elena Hamerski e Loredana Galante.

2018, L'albero del latte, Silvia Bigi

Qual è il suo bilancio di questi anni di attività della Fondazione?

Penso che sia stato fatto un buon lavoro di consolidamento e incremento di credibilità necessario per il prosieguo. È un’attività che appassiona e ritengo che questo riusciamo a trasmetterlo con forza, con un lavoro di gruppo che via via si estende.

Quali sono i progetti per il futuro?

Nell’immediato abbiamo in programma la nuova residenza alla Dino Zoli Textile con Elena Bellantoni, un progetto che, ancora una volta, comporta un coinvolgimento diverso della nostra realtà. Elena è una video artist, performer, fotografa, scultrice quindi ciò che nascerà da questa residenza è aperto e tutto da scoprire. Da ottobre inoltrato abbiamo in programma di esporne in una mostra dedicata il risultato. Per la seconda parte del prossimo anno, sempre con il medium tessile, stiamo imbastendo una interessante collaborazione con un’importante fondazione privata indiana con base a Calcutta: l’arte contemporanea legata al tessuto si fa strumento di approfondimento di società e culture diverse e lontane di cui però scopriremo anche grandi analogie. Ne sono sicura.