Intervista a Camilla Marinoni

“Decanter” Vino, cotone all'uncinetto, immagine fotografica su carta cotton 100% 77x55x5 cm – 2019 - Copyright Camilla Marinoni, courtesy Zerial Art Project

English (Inglese)

www.camillamarinoni.com

Camilla Marinoni, classe 1979, bergamasca, si diploma in Scultura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano e, successivamente, consegue il diploma specialistico in Arte Sacra Contemporanea.

Durante la carriera artistica partecipa a diverse esperienze formative tra cui il Corso d’eccellenza di Scultura, Gioiello e Design presso il Centro TAM (Trattamento Artistico dei Metalli) di Pietrarubbia (PU), presieduto da Arnaldo Pomodoro con la direzione artistica di Nunzio; il corso di tornio e di smalti per la superficie ceramica presso il centro El Grao di Valencia (Spagna) con gli artisti Rafaela Pareja e Samuel Bayarri; il workshop di Pratica e teoria della performance art presso la Factoria de arte y desarollo di Madrid con l’artista performer Abel Azcona e, infine, nel 2019 il workshop “Free unicorn” presso la GAMeC di Bergamo con l’artista e attrice Chiara Bersani.

Vincitrice di due premi nel 2018 a Paratissima Art Fair di Torino e altrettanti assegnati da Arteam Cup nel 2019. Sue opere permanenti sono presenti presso alcune chiese della provincia di Bergamo e di Cuneo, nel Museo Diocesano di Arte Moderna Dedalo Montali di Rodello d’Alba e nel Museo della Ceramica Giuseppe Gianetti di Saronno.

Accoglienza – MultiverCity (centrino) Ceramica ricamata – 16,5×13,5×26,5 cm – 2019 – Copyright Camilla Marinoni, courtesy Point of View Fine Art

Accoglienza – MultiverCity (cuore) Ceramica ricamata – 17x14x5x22 cm – 2019 – Copyright Camilla Marinoni, courtesy Point of View Fine Art

Accoglienza – MultiverCity (I care) Ceramica ricamata – 14,5×12,5×22 cm – 2019 – Copyright Camilla Marinoni, courtesy Point of View Fine Art

Accoglienza – MultiverCity (I care) Ceramica ricamata – 14,5×12,5×22 cm – 2019 – Copyright Camilla Marinoni, courtesy Point of View Fine Art

Il progetto più recente a cui hai lavorato è “Ricamare il vuoto”. Cos’è il ‘vuoto’ e qual è il rapporto tra questo ‘vuoto’ e il filo ed il ricamo?

Il vuoto è la forma dell’assenza, di ciò che c’era, di ciò che è stato. Il filo e il ricamo sono dei mezzi per tenere insieme quell’assenza, per trattenerla e renderla visibile.

La tua ricerca spazia tra diverse tecniche e materiali e tra questi c’è il classico centrino all’uncinetto; è solo un ‘medium’ o il suo utilizzo ha anche altri significati?

Il centrino è garza, cura, casa, tempo, pazienza. È un bianco delicato capace di traghettare memorie.

“Decanter”  Vino, cotone all’uncinetto, immagine fotografica su carta cotton 100% – 77x55x5 cm – 2019 – Copyright Camilla Marinoni, courtesy Zerial Art Project

“Decanter”  Vino, cotone all’uncinetto, immagine fotografica su carta cotton 100% – 77x55x5 cm – 2019 – Copyright Camilla Marinoni, courtesy Zerial Art Project

Quali sono le tue fonti di ispirazione e qual è il percorso creativo che conduce dall’idea all’opera?

Guardo tutto, osservo tutto e poi lascio che si depositi dentro di me affinché qualcos’altro ne fuoriesca.

Ogni lavoro nasce seguendo un suo percorso. Alcuni lavori nascono dopo molte prove e tentativi altri sono immagini nate nella mente e che riesco a tradurre immediatamente in sculture, installazioni o performance.

Da sempre coltivi un rapporto diretto molto stretto con il pubblico, attraverso i tuoi profili social, le newsletter, i video, le dirette. Quanto è importante per te questa relazione e che ruolo ha nell’ambito del processo creativo?

Il pubblico sono le persone con cui parlo, espongo i miei dubbi, racconto il mio fare.

Il lavoro, è vero, nasce da una mia esigenza, una necessità, ma se non viene condivisa muore e il rischio è che si perda il fine del fare arte.

Del pubblico amo intensamente il ritorno che mi dà anche solo commentando un lavoro. A volte vengono fuori dei pensieri che io non avrei mai immaginato e che aprono nuovi pensieri e spunti su cui lavorare, altre volte percepisco di aver “fatto centro”, di essere arrivata proprio dentro alle persone e di essere riuscita a coinvolgerle.

“Alle ore 3”  Concertine, cotone all’uncinetto, teli di cotone Ø 30×150 cm cad. – 2018 – Copyright Camilla Marinoni, courtesy Zerial Art Project

“Alle ore 3”  Concertine, cotone all’uncinetto, teli di cotone Ø 30×150 cm cad. – 2018 – Copyright Camilla Marinoni, courtesy Zerial Art Project

Dolore, cura, memoria sono tra i temi ricorrenti nei tuoi lavori. L’arte ha, dunque, secondo te un potere catartico, ‘salvifico’? E sotto questo aspetto qual è il valore della ‘condivisione’ dell’esperienza artistica – sia essa la fruizione di una mostra o la partecipazione ad un workshop?

Sì, l’arte per me è salvifica perché permette di dire cose indicibili e permette di oggettivare ciò che si sente e si vive.  Nella condivisione c’è l’approfondimento e la possibilità di raggiungere uno stato di empatia.

Dalla performance sui disturbi alimentari fino ad ‘Autoritratto’ quanto c’è di autobiografico nei tuoi progetti artistici e nelle tue opere? E quanto invece affronta le istanze contemporanee legate alle tematiche femminili e di genere?

Tutto è autobiografico e non lo è. Quello che cerco di fare è raccontare ciò che vedo e sento, elaborandolo. Solo così le persone possono entrare nel lavoro e trovare un punto di connessione.

“Il desiderio originale” Ceramica, cotone, ferro e desideri  – Ø 35 cm approx. x h 195 cm – 2017 – Copyright Camilla Marinoni

Quali sono – se ci sono – gli artisti e i movimenti che ti hanno maggiormente influenzato o a cui senti più affine la tua ricerca?

Nel 2007 durante il TAM, il corso residenziale nel Marche durato tre mesi, avevamo come direttore artistico Nunzio che vedendo il mio percorso e il mio lavoro mi disse di guardare Kiki Smith che conoscevo poco ma di cui oggi apprezzo moltissimo le opere. Oltre a lei ero già ossessionata da altre artiste che tutt’oggi sono il mio punto di riferimento quando inizio un lavoro: Marina Abramović, Gina Pane, che è quella che probabilmente stimo di più in assoluto insieme a Louise Bourgeois, poi ci sono Annette Messager e Ana Mendieta; ma mi hanno influenzato e mi influenzano molti altri artisti e artiste: da Frida Kahlo a Anish Kapoor, da Sophie Calle a Jannis Kounellis, Anselm Kiefer e Joseph Beuys. Mi fermo qui perché poi ad ogni mostra mi porto a casa qualcosa e ogni volta che faccio ricerca mi imbatto in artiste/artisti che non sono solita cercare e che poi magari mi “restano” vicini.

Come hanno influito sul tuo lavoro gli effetti della pandemia in quest’ultimo anno?

Questa è una domanda a cui non riesco ancora a rispondere. Certamente è stato un anno in cui sono riuscita a lavorare molto, a realizzare alcuni buoni lavori e a creare più contatti proprio grazie al digitale. Il resto lo capirò quando ne saremo davvero usciti.