• Sab. Lug 2nd, 2022

INTERVISTA A CARLOTTA MANSI

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*Foto in evidenza: “Winter in Worpswede mit Otto Moderson” Carta, Acrilico, Cotone Cablè Nero, 2019. Ph. Credit Cosimo Quartana

Tra i giovani talenti le cui opere sono in mostra nell’edizione in corso di TRAMANDA c’è Carlotta Mansi, artista che sperimenta una pluralità di materiali attraverso tecniche tessili.

Diplomata all’Accademia di Belle Arti di Brera, dopo alcune esperienze formative al Kensington and Chelsea College London e all’Universität der Künste Berlin, ha studiato tecniche della tessitura con Paola Besana a Milano e con Graziella Guidotti a Firenze.

I suoi lavori sono stati selezionati in contest internazionali e progetti espositivi a Superstudio ed al Museo Botanico Aurelia Josz di Milano, al Heinrich-Vogeler-Museum di Worpswede (Germania) per citarne solo alcuni.

In mostra in questa edizione di TRAMANDA c’è la tua opera “Winter in Worpswede mit Otto Modersohn”, un lavoro in cui si intrecciano molti elementi – tecniche differenti come pittura e tessitura, la citazione di un’opera, scomposta e ricomposta. Mi racconti questo lavoro – come è nato, a cosa si è ispirato, quali significati e riflessioni veicola?

“Winter in Worpswede mit Otto Modersohn” è un lavoro nato durante una residenza a Worpswede, una cittadina della bassa Sassonia, dove tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900, tre artisti, tra cui Otto Modersohn, istituirono un gruppo artistico che andava contro gli ideali accademici del tempo, ricercando un contatto diretto con la natura e uno stile di vita rurale. Oggi Worpswede è una meta turistica per pensionati facoltosi, ricca di musei d’arte moderna e qualcosa di contemporaneo.

Nel bookshop del Worpsweder Kunsthalle ho visto per la prima volta il dipinto “Winter in Worpswede” (Inverno a Worpswide) di Otto Modersohn, era rappresentato su di una cartolina da 1 euro, quei souvenir da museo che si comprano per ricordo ma che mai nessuno spedisce veramente, e anche io feci lo stesso. Nel viaggio di ritorno riguardando il mio incauto acquisto, mi resi conto che in realtà non avevo visto l’opera originale, ma che la sua rappresentazione in formato merchandising, mi colpiva profondamente. Il giorno dopo tornai con l’intento di vedere quel dipinto e non lo trovai, l’opera non faceva parte del museo ed era in realtà esposto in un’altra collezione a Brema nonostante l’omonimo titolo.

In quel momento si instaurò una sorta di legame profondo con l’opera e ancor di più con la sua rappresentazione in 15×10,5cm, come se il dipinto fosse andato perduto e quella cartolina unico reperto (ristampa permettendo). “Winter in Worpswede mit Otto Modersohn” (Inverno Worpswede con Otto Modersohn) nasce da qui e ruota intorno al concetto di autenticità dell’esperienza diretta con l’opera d’arte. Così ho deciso di riprodurre l’opera su carta, scomporla ricomporla nuovamente inserendola come trama di un ordito in cotone nero in modo da poter a mia volta ricreare e riprodurre la riproduzione stessa, utilizzando la tessitura che intrinsecamente si predispone alla riproduzione in grandi quantità; ci sono più copie di tessuto così come ci sono più cartoline. Il risultato finale è un tessuto di 170x200cm esposto a fianco della cartolina.

“Winter in Worpswede mit Otto Modersohn” è stato inserito all’interno della mostra “Resonanzen II” curata da Jörg van den Berg e Beate Arnold ed esposta al museo di Worpswede. Per l’occasione i curatori hanno chiesto ed ottenuto in prestito il dipinto originale “Winter in Worpswede” che è stato esposto di fronte al mio lavoro.

“contre-jour col.004”, ordito di cotone tinto a mano e stampa in trama, cm700 x cm70, 2020. Ph. Credit Cosimo Quartana

Dalla carta come elemento di tessitura, sei passata all’argilla in altre opere (la serie Mimesis ad esempio) in cui si intrecciano forme tessili e volumi propri della scultura. Qual è l’origine di questi lavori e dove conduce questa sperimentazione?

La carta l’ho usata in maniera specifica in “Winter in Worpswede mit Otto Modersohn” perché era il materiale di partenza della mia ricerca, la cartolina appunto. La mia pratica artistica si articola fondamentalmente su due media: l’uso della tessitura e la manipolazione e strutturazione in serie dell’argilla. Le due tecniche, assai distanti tra loro, nella specificità metodologico-progettuale presentano in realtà varie similitudini: la manipolazione dell’argilla assume, nel mio uso specifico, caratteristiche proprie della progettazione a telaio. È quindi possibile “tessere argilla” così come “manipolare un tessuto”.

Paola Besana disse: “Il tessitore è un costruttore, non un decoratore: i motivi non sono per lui ripetizione d’iconografie esistenti, ma risultati dell’uso delle strutture tessili e quindi il suo lavoro sempre più si rapporta ad espressioni forti dell’arte quali la scultura e l’architettura”.

““Winter in Worpswede mit Otto Moderson” Carta, Acrilico, Cotone Cablè Nero, 2019. Ph. Credit Cosimo Quartan

Quanto è importante per la tua ricerca la sperimentazione di tecniche e materiali?

In questo momento l’aspetto di studio tecnico nella mia ricerca è fondamentale. specialmente nella tessitura, dove solo tramite un’approfondita conoscenza della tecnica è possibile sperimentare per poter andare oltre al tecnicismo.

Ma è anche vero che a volte si pensa con le mani, e quindi dallo studio di nuove tecniche così come dall’uso di nuovi materiali si commettono straordinari e piacevoli errori che danno vita a nuove cose.

“Winter in Worpswede mit Otto Moderson” Carta, Acrilico, Cotone Cablè Nero, 2019. Ph. Credit Cosimo Quartana

Qual è la ragione all’origine della tua scelta del medium tessile quale linguaggio espressivo? Quali sono le caratteristiche che lo rendono adeguato alla tua ricerca artistica?

Non c’è alcun particolare motivo (nonostante le mie origini comasche). Ciò che mi ha sempre affascinato della tessitura è come si sia sviluppata egualmente in vari parti del mondo e con caratteristiche proprie, come un vero e proprio linguaggio, con sfumature, accenti, dialetti, così la tessitura utilizza materiali, colori e tecniche stabilendo così le varie provenienze e necessità culturali.

La tessitura è metodica; prima di comporre un tessuto a telaio si progetta attraverso la messa in carta, si scelgono le armature adatte, si calcola l’ordito necessario con le sue perdite a telaio… pianificare!  A me piace pianificare

“mimesis n.4”, argilla bianca, 120 cm x 45 cm x 8 cm 63 elementi, 2020. Ph. Credit Cosimo Quartana

Quali sono le maggiori difficoltà e gli ostacoli che incontri nel tuo lavoro di artista?

Credo siano le stesse difficoltà che esistono in più o meno tutti i campi professionali, con la differenza che l’artista vorrebbe condividere le proprie emozioni e sensibilità, questo lo rende vulnerabile.

dettaglio di “struttura tessile n. 13”, terracotta, Ø:cm42 altezza variabile, 202. Ph. Credit Sara Davide

In che direzione si orienta la tua ricerca – quali progetti hai in cantiere, a quali stai lavorando o quali sono soltanto un’idea per ora?

Ho in cantiere un paio di esposizioni; una personale per il 2022 ed una mostra collettiva. Attualmente sto ampliando la mia ricerca su un progetto che porto avanti da circa un anno e che ha come punto di partenza l’analisi di alcuni dipinti appartenenti al Rinascimento Italiano, dove figurano elementi tessili, contestualmente sto approfondendo lo studio della progettazione e programmazione di telai meccanici per poter realizzare tessuti più elaborati.

Il prossimo anno, pandemia permettendo, vorrei fare un viaggio in Giappone per apprendere l’antica tecnica dell’hakata-ori.