• 30 Novembre 2022 18:05

Intervista a Carole Peia

English (Inglese)

*Immagine in evidenza: Sexy 6, filo di rame lavorato a crochet su tela, 2019. Ph.credit Carole Peia

La prestigiosa Borsa di Studio Nino Cavallotti istituita più di venti anni fa per sostenere le nuove generazioni aiutandole nel loro cammino esperienziale ed artistico quest’anno è stata assegnata dalla sezione Lions Club Torino La Mole a Carole Peia, una delle artiste di Tramanda selezionata dalla giuria della manifestazione per la sua opera “Battigia”.

Cuneese, laureata con il massimo dei voti e diritto di pubblicazione, in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara, Carole Peia è già vincitrice nel 2015 di una borsa di studio per una permanenza di sei mesi in Giappone, nella prefettura di Iwate, durante la quale frequenta un corso di tessitura e tintura naturale. La sua tesi di laurea magistrale “Il filo conduttore fra arte e società. Dalla Fiber Art allo Yarn Bombing” vince il concorso “Giancarlo e Marialuisa Sponga 2016” dedicato a giovani ricercatori nel campo delle arti tessili. Riconoscimento che le ha permesso di iscriversi al master “Textile – creazione di tessuti d’arte” presso la Fondazione Arte della Seta Lisio a Firenze, dove si è diplomata nel 2018.

La sua ricerca artistica di fusione fra plasticità scultorea e leggerezza tessuta include sia materiali classici legati al mondo tessile, come tessuti, cordami, lane e cotoni, sia materiali più plastici con una forte rigidità scultorea, come ad esempio i metalli, il legno, la pietra e il cemento.

Carole Peia si racconta nell’intervista che ci ha rilasciato in occasione della premiazione.

SEXY#3, Filo di rame lavorato all’uncinetto su tela 31x22x2 cm 2017. Ph.credit Carole Peia

Nel bel mezzo del corso di studi di scultura hai scoperto la tessitura. E cos’è successo?

Le tue opere prendono forma attraverso tecniche Il mio interesse per il mondo della fibra in ambito artistico, nasce a seguito della tesi del primo triennio presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara, grazie alla quale ho potuto conoscere i primi esempi di arte tessile che in seguito ho approfondito. La tesi si sviluppava come un confronto fra differenti generazioni di artiste femministe, nella quale ho trattato fra le altre il lavoro della portoghese Joana Vasconcelos. Da lì il mio approfondimento per la tesi magistrale, dal titolo “Il filo conduttore fra arte e società. Dalla Fiber Art allo Yarn Bombing”. La scoperta di un mondo in cui la fibra era utilizzato come medium artistico è stata una vera scoperta: la possibilità di approfondire le basi storiche, in particolar modo quelle a noi più contemporanee, mi ha stimolata nella ricerca e nell’approfondimento di autori ed esempi. I tanti artisti che ho trovato mi hanno dato una visione d’insieme sulle infinite possibilità comunicative di tali materiali, sui significati e sulle applicazioni di queste tecniche. Partendo da questi interessi teorici ho voluto provare ad unire l’elemento tessuto, leggero e morbido all’interno della mia ricerca espressiva scultorea. La predilezione per queste tecniche mi ha portata poi a cercare corsi, master e residenze per poter padroneggiare più differenti tecniche da poter utilizzare in modo pratico.

Sexy 7, filo di rame lavorato crochet su tela, 2020. Ph.credit Carole Peia

Tradizionali ma con una molteplicità di materiali. Quali sono le ragioni all’origine di questa sperimentazione? Quali prediligi e per quali caratteristiche?

Come Ritengo fondamentale la necessità della memoria artigianale dell’arte del filo, che sempre più spesso viene relegata al mondo dell’artigianato e all’ambito della decorazione. Il mio è un tentativo per nobilitare maggiormente queste antiche e complesse competenze artigianali, per riportarle in auge e farle vedere da un nuovo punto di vista. Unire la mia formazione scultorea – legata a materiali plastici, rigidi e freddi – all’arte morbida, mi permette di sperimentare la tradizione in maniera originale. La mia è una ricerca fatta di contrasti e opposti che si alterano costantemente.

Per quanto riguarda i metodi, le tecniche “off loom”, in particolar modo il crochet, mi permettono una maggior possibilità di utilizzo di materiali con una certa rigidità scultorea (rame, stagno, alluminio).

Sexy 7, dettaglio, filo di rame lavorato crochet su tela, 2020. Ph.credit Carole Peia

Come nascono i tuoi lavori?

Nascono da una visione, da una esperienza, una situazione o un viaggio che mi danno un’emozione, di conseguenza ne nasce l’esigenza di comunicarla attraverso qualcosa di tridimensionale e di tangibile. Non sono idee che nascono da uno schizzo o da un disegno, piuttosto da un concetto, un’intuizione. Successivamente vi è uno studio estetico e una analisi delle possibilità della materia, con la conseguente scelta dei materiali.

Quali sono i temi intorno ai quali si articola la tua ricerca artistica e in che direzione si sta orientando il tuo lavoro?

La femminilità insita nell’arte del lavoro del filo è ragione essenziale del mio percorso artistico, nel quale trasporto temi e argomentazioni che ritengo fondamentali, i quali trattati con le tecniche tradizionali dell’universo femminile assumono per me particolare empatia e significato. Gli argomenti che affronto riguardano le questioni sociali del mondo d’oggi, in particolar modo a quelli a me più affini, come la questione femminile nella società odierna, e a ciò che ruota attorno ai ruoli di genere prestabiliti e ghettizzanti. Nonostante i grandi progressi in fatto conquiste sociali e diritti di questi ultimi decenni, le contraddizioni sono ancora assai evidenti, e ritengo fondamentale parlarne e esprimere la mia idea a riguardo attraverso l’arte.

Parallelamente, il mio lavoro guarda alla memoria, come elemento fondamentale di consapevolezza e presa di coscienza, al momento infatti mi sto dedicando all’interpretazione delle tecniche tradizionali come se fossero tracce di un passato ormai lontano, quasi fossili e reperti.

Sample cube#10, cemento e rame, 25x20x25 cm circa, 2020. Ph.credit Carole Peia

Come è cambiata nel tempo la tua pratica artistica?

La continua ricerca e l’esercizio mi hanno permesso di affinare le metodologie e le scelte estetiche: da una partenza essenzialmente scultorea vi è stata la sempre più consapevole predilezione a dedicarmi a materiali più caldi, leggeri e fluidi come i tessuti e i filati, fino ad arrivare ad una equa mescolanza.

Che rapporto hai con i tuoi lavori?

Pur con ricerca estetica e di significato, talune opere sono per me essenzialmente esercizi tecnici, prove e metodi per affinare le varie tecniche. Altre, fatte con maggior ispirazione, hanno per me un grande valore affettivo: sono collegati a momenti particolari, sentimenti e situazioni che mi legano a doppio filo alla memoria del momento della realizzazione. Mi capita di soffrire nel separarmi da un mio lavoro, mi consola pensare che vi sarà qualcun’altra persona che potrà averne cura, amarlo ed apprezzarlo.

Aracne, corde da roccia esauste, installazione, 300x300x10 cm,2019. Ph .credit Sacha Pardini

Quali sono gli artisti che più ti hanno influenzato?

Gli artisti che più mi ispirano e nei quali mi rispecchio per poetica e metodologie espressive sono: Maria Lai e Maja Bajevic. Di grande ispirazione, per la commistione di scultura e arti tessili, vi è anche Magdalena Abakanowicz.

Quali sono i progetti a breve e lungo termine?

Da un punto di vista pratico, vorrei quanto prima imparare la tecnica del merletto ad ago e il ricamo bulgaro.

Ancora, dato che il mondo dell’arte, delle esposizioni e concorsi è finalmente ricominciato, ora il mio obiettivo è riprendere a poter esporre con una certa frequenza, poiché trovo stimolante il confronto con la critica, con gli altri autori e il pubblico. Proiettandomi nel futuro, vorrei prima o poi poter esporre oltreoceano e nuovamente in oriente.