INTERVISTA A CAROLINE BARTLETT

“Odyssey”, 2021, copyright Caroline Bartlett

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“Odissey”, detail, 2021, copyright Caroline Bartlett

Il fulcro della pratica artistica di Caroline Bartlett, artista tessile di origine britannica, è rappresentato dai tessuti, intesi non solo come mezzo espressivo ma anche come soggetto dell’opera. Il tessuto diventa metafora della condizione umana, resa attraverso il gesto ripetuto e rituale della piegatura della stoffa e del drappeggio che si ritrovano in molti dei suoi lavori.

Attraverso la realizzazione di importanti progetti per siti istituzionali di rilevanza storica e culturale come “Behind The Wall”, per l’archivio di Standfast and Barracks di Lancaster; “Stilled” per Salts Mill, a Saltaire e altri, l’artista ha affrontato i temi della memoria, della conservazione e del ruolo che questi siti rivestono ne processo di creazione dell’identità culturale dei luoghi.

La Bartlett espone attualmente nel Regno Unito e a livello internazionale e il suo lavoro è rappresentato in numerose collezioni private e pubbliche comprese quelle del Victoria and Albert Museum, Londra; Whitworth Art Gallery, Manchester e il Museo di Bankfield, Halifax.

https://carolinebartlett.weebly.com/

“Homage IV and V”, 2021, pleated, dyed linen, cotton thread, 41 cm diameter and 50cm diameter, ph.cr. Michael Wicks, copyright Caroline Bartlett

Uno degli aspetti che caratterizza le tue opere è la presenza di infinite “pieghe” drappeggiate sull’intera superficie del tessuto insieme alla forma circolare dell’opera. Cosa simboleggiano questi due elementi?

John Berger (critico d’arte, romanziere, pittore e poeta inglese) parla delle esperienze della vita che si intrecciano in un ciclo continuo riportandoci indietro e spingendoci in avanti. Piegare, avviluppare, dipanare e ripiegare sono tecniche tessili che, consentendo di nascondere e rivelare, assumono a miei occhi una profonda valenza metaforica. Esistono inoltre innegabili correlazioni fra filatura, tessitura e tintura ed i processi rigenerativi e degenerative dell’esistenza: un ciclo inarrestabile simboleggiato dalle forme circolari.

Nella mia serie di opere più recenti, create in rapporto armonico con le creazioni della vasaia Lucie Rie, durante la pandemia Covid ed il lockdown, il cerchio in sé rimanda anche immancabilmente alla centratura dell’argilla sul tornio: un movimento ancestrale che evoca l’esigenza di ritrovare un asse centrale in tempi destabilizzanti.

“Imprint-detail”, 2018, Linen, porcelain, cotton thread, stone, Diameter, 62 cm, ph. Cr. Caroline Bartlett, copyright Caroline Bartlett

I tessuti sono per te un mezzo per dare corpo all’idea, o rappresentano anche il contenuto, il soggetto del tuo lavoro?

Direi entrambe. Dipende dall’opera. Il tessuto può esser scelto per le sue proprietà “comportamentali”, estetiche o sensoriali ma anche per ciò che esprime, per le sue associazioni, per le memorie e le reminescenze che evoca. I tessuti infatti possiedono una storia in cui l’incarnazione della memoria costituisce una parte essenziale del loro codice culturale. Le stoffe, attraverso la loro apparenza e mediante i loro processi di assembramento, possono evocare l’idea di concatenazione o di interconnessione oltre a rimandare al passato o al futuro. Dal punto di vista linguistico inoltre, i procedimenti di lavorazione tessile ricoprono un ruolo essenziale per la definizione dei concetti stessi di organizzazione, struttura e comunità.

“Backwards, Forwards”, 2011, Wool fabric, cotton thread, hand stitched, 72cm x 317cm – each panel 72 cmx 33. cm, ph. cr. Michael Wicks, Private Collection, copyright Caterine Bartlett

Hai partecipato a importanti progetti per siti istituzionali di rilevanza storico-culturale come per esempio Behind the Wall (Oltre il muro), per gli archivi Standfast e Barracks di Lancaster e  Stilled  (Fermo) per  il Mulino di Sale a  Saltaire. Il ruolo storico, sociale e culturale di questi luoghi della memoria ha un’importante influenza sul tuo processo creativo. Ce ne puoi parlare?

Le mie opere sono state ispirate da molteplici interrogativi: in che modo registriamo i ricordi e costruiamo la conoscenza? Cosa avviene fra il ricordo intuitivo e l’atto deliberato della reminiscenza? Nelle opere citate sono stata mossa dalla speranza di innescare memorie e storie individuali al fine di creare un luogo in cui venissero elaborati nuovi significati soggettivi. In quanto parte attiva di questo processo, volevo coinvolgere in una qualche modalità la comunità in cui si erano sviluppati i siti menzionati. Le associazioni a volte possono non apparire scontate al pubblico in generale ma vi sono, nelle produzioni artistiche, degli elementi che la popolazione locale è perfettamente in grado di decifrare grazie al collegamento immediato con i luoghi – Standfast e Barrack – ai nomi dei tessuti o all’inclusione di una fascia commemorativa fornita da un impiegato che è finita essa stessa a costituire una delle immagini rtistiche. ‘Stilled’ (Fermo), creato in armoniosa corrispondenza con il Mulino del Sale, include per esempio i nomi dei mulini e dei processi di tintura documentati lungo un percorso geografico ben specifico, dalla sua posizione a Saltaire fino a Bradford. Vi è inoltre un riferimento preciso anche a vestiti che non fanno più parte del lessico attuale ma che, forse, risultano ancora familiari ai lavoratori tessili.

‘Stilled’, 2013, hand stitched wool, porcelain, wooden embroidery hoops, fabric oddments, 750cm x 155cm x 210cm, copyright Caroline Bartlett

‘Stilled’, detail, 2013, hand stitched wool, porcelain, wooden embroidery hoops, fabric oddments, 750cm x 155cm x 210cm, copyright Caroline Bartlett

Unravellings”, 2017, Manipulated, printed linen, stitch, 4800cm x1235 cm, ph. cr. Caroline Bartlett, Comissioned for ‘Behind the Wall’. Supported by the Arts Council, copyright Caroline Bartlett

Meeting Point (Punto d’incontro) è una delle tue creazioni più recenti. Da dove nasce l’ispirazione per questo lavoro?

Quest’opera rappresenta un unicum. L’ispirazione mi è venuta mentre camminavo e chiacchieravo lungo una ferrovia costiera in una giornata invernale fredda ma assolata e piena di luce.  Ho cominciato a riflettere sull’andamento ritmico della passeggiata realizzando un’opera in cui due aspetti dialogano apertamente l’un con l’altro. ’Meeting Point” (Punto d’incontro) incarna infatti l’idea di spazio e tempo ma allude anche ad un avvicinamento reciproco, a una convergenza di sentieri, ad un’intersezione ove la differenza si coniuga con la somiglianza.

Meeting Point”, 2020, Mono-printed, stitched and manipulated linen, cotton threads, 60” x 16.5,” copyright Caroline Bartlett

Usi spesso uno schema cromatico basato su toni neutri o naturali associati al blu. Quale è il significato e il ruolo che i colori hanno nel tuo lavoro?

Non c’è un significato generale specifico, a parte il filo rosso costituito da un elemento comune alla maggior parte delle mie opere. La palette cromatica non mi è sempre apparsa appropriata e l’impiego dei colori tende talvolta ad essere troppo essenziale anche se la recente collaborazione artistica con la collezione di Lucie Rie al Centro di Studi artigianali ha comportato l’introduzione di alcuni elementi della sua palette cromatica: giallo oro e turchese.

‘Pulse’, Pleated, stitched linen, porcelain, length 280 cm, copyright Caroline Bartlett

‘Pulse’, detail, Pleated, stitched linen, porcelain, length 280 cm, copyright Caroline Bartlett

Se ti chiedessi di guardare indietro nel tempo e individuare, tra i tuoi primi lavori, quello che senti come più distante dalla sua produzione artistica attuale, quale sceglieresti? E sempre analizzando questo lavoro, potresti stabilire che tipo di influenza ha avuto e in che modo ti ha aiutata nel tuo percorso di crescita professionale?

Tale progetto mi ha svelato sia il lato tangibile che quello intangibile dell’arte, il visibile e l’invisibile, in una continua ricerca volta a raccontare storie diverse stabilendo connessioni.

“On the Shelves of Memory”, in response to Leighton House as Part of The Artists Journey, 1999, Moulded fabric, labels, string, canvas, 268cm x 122cm x 35cm, copyright Caroline Bartlett

Un’opera o un progetto al quale sei particolarmente affezionata?

È una scelta difficile: Codices (Codici) o Stilled (Fermo). Il primo è frutto di un progetto temporaneo all’aperto realizzato in corrispondenza con le rovine dell’Abbazia benedettina a Bury St Edmunds. Ciò che lo rende speciale ai miei occhi è rappresentato dall’interazione sociale estiva dal momento che i pannelli-lettere sono stati cuciti sul terreno da me personalmente e da altri 13 volontari lasciando tutti la nostra sigla personale come in una sorta di scrittura vergata a mano. ‘Stilled’ (Fermo) invece è attualmente esposto nella mia mostra personale al Centro Studi Artigianali di Farnham. Lo trovo particolarmente interessante perché lo spettatore può vedere il suo lato mutevole in quanto si trasforma in base all’ambiente in cui è installato: da uno spazio fatiscente ove le pareti stesse sembrano filtrare la stoffa a un cubo bianco in cui il gioco delle ombre aggiunge una nuova valenza. È quasi un’opera diversa ogni volta…

Codices”, 2000, galvanised metal mesh stitched with nylon thread, 10 x 12 metres, ph. cr. Sally Freshwater, Abbey Gardens, Bury St Edmunds. Art on Site, part of Art Textiles II, Commissioned by Parks and Leisure Services and Bury St Edmunds Borough Council, copyright Caroline Bartlett

Codices”, 2000, galvanised metal mesh stitched with nylon thread, 10 x 12 metres, ph. cr. Sally Freshwater, Abbey Gardens, Bury St Edmunds. Art on Site, part of Art Textiles II, Commissioned by Parks and Leisure Services and Bury St Edmunds Borough Council, copyright Caroline Bartlett

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