• 10 Dicembre 2022 2:28

EVA TAIEB – THE FIBERY GALLERY – PARIGI

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*Foto in evidenza: Scatto della mostra “Mutations” nel novembre 2020 ©Eva Taieb 

ICI l’interview en français

Eva Taieb ha fondato a Parigi The Fibery, una galleria d’arte contemporanea dedicata al medium tessile ed alla Fiber Art della capitale francese. Da qualche tempo ha scelto una nuova formula per proporre le opere, trasformando la stanzialità in nomadismo, diventando così da luogo a progetto, una modalità più fluida per dare maggiore visibilità ad opere ed artisti con cui collabora e per raggiungere un pubblico più vasto. ArteMorbida l’ha intervistata per scoprire il dietro le quinte della galleria e la sua visione sul futuro.

Adeline Contreras “Nids” 2015, (lino, crine vegetale, ceramica) 20x11x7 cm ©Adeline Contreras

Eva, hai fondato una galleria specializzata in Fiber Art di Parigi: una felice intuizione visto il momento di grande successo di questo linguaggio dell’arte contemporanea. Perché è nata The Fibery?

Dopo 25 anni nel settore della moda, e uno slancio dato da un anno dedicato a un master in mercato dell’arte, dar valore a qualcosa che collegasse le mie competenze, la mia sensibilità e le mie aspirazioni mi è sembrata la cosa più ovvia da fare. L’obiettivo era creare uno spazio ben identificato per gli artisti tessili che non trovavano un posto adeguato nei canali di diffusione destinati alle professioni artistiche.

Creando una galleria specializzata nella promozione della fibra tessile, del know-how e delle immagini tessili, ricerco una specificità che apporta una diversa lettura dell’opera d’arte contemporanea. Sostengo gli artisti tessili ma anche artisti in genere che integrano e sperimentano questo medium nel loro lavoro. Quello che mi interessa particolarmente è rivelare la forza evocativa della materia tessile nell’opera e la singolarità che aggiunge a quest’ultima.

Annita Romano, Eva Taieb, Frédérique Gourdon ©Eva Taieb

La tua è diventata una galleria nomade: mi spieghi cosa significa e quali sono le differenze rispetto ad una galleria tradizionale?

La scelta di diventare una galleria nomade è stata accelerata da circostanze finanziarie legate alla situazione sanitaria. Tuttavia, questa scelta ha decisamente agevolato lo sviluppo della galleria. Il budget destinato allo spazio fisso mi ha permesso di partecipare a fiere, di scegliere sedi espositive più grandi dove poter presentare grandi formati e installazioni. Ora posso scegliere ogni volta luoghi “su misura” per le mie mostre; è una grande libertà poter calibrare il periodo e la durata ma anche scegliere la dimensione, l’architettura e le diverse location per incontrare un nuovo pubblico. Infine, mi ha permesso di avere del tempo tra ogni mostra per lavorare alle collaborazioni, in particolare con gli hotel della capitale.

Annita Romano, Work in progress 2021 (seta, filo dorato e cotone tinto) 15x30cm ©Annita Romano

The Fibery propone artisti internazionali, emergenti ed affermati. Quali sono i criteri di selezione?

Mi piace confrontare le creazioni della nuova generazione con quella degli artisti degli anni ’70-’80 (epoca d’oro delle Biennali di Losanna) come Françoise Giannesini o Pierre Vallauri che hanno contribuito al grande rilancio dell’arazzo contemporaneo e all’avvento della Fiber Arte in Francia.

Non scelgo artisti ma scelgo opere che sollecitano la mia sensibilità e/o le mie riflessioni e che posso quindi difendere con convinzione. L’idea è di presentare come linea artistica della galleria una diversità di medium e di formati che girano intorno al tessuto e/o al suo know-how.

Christine Mathieu “Coiffe normande”, 2017 stampa digitale a getto d’inchiostro con pigmenti microincapsulati espon ultra chrome K3 – opera presentata in occasione della mostra “Déconfilement” giugno 2021©Christine Mathieu

Secondo la tua esperienza, come si posiziona la Fiber Art nell’ambito del mercato dell’arte contemporanea attualmente e qual è il riscontro presso il pubblico?

L’arte tessile è tornata alla luce negli ultimi 10 anni nel mercato dell’arte. Questo slancio non è senza dubbio estraneo alla realizzazione di suggestive mostre istituzionali dedicate a questo medium ma anche all’infatuazione del mercato dell’arte per gli artisti del continente africano che utilizzano spesso il tessuto come materia prima. Più in generale, la sensibilità del pubblico si spiega con il fatto che i tessuti cristallizzano molti temi che sono al centro delle nostre società moderne; come l’evoluzione del ruolo delle donne nella società contemporanea, ma anche le problematiche ecologiche e ambientali. È probabilmente il mezzo che offre la lettura più accessibile e universale che ci sia.

Clarence Guéna,”Sans Titre 20A03″, 2020 Tela screziata, resina, incisione a mano su legno 62 x 49 cm (zoom) ©Clarence Guéna

Quali sono secondo te gli aspetti più interessanti della Fiber Art?

Vedo chiaramente durante le mie mostre il reale interesse e il piacere dei visitatori nello scoprire la pluralità, la ricchezza che l’uso di questo mezzo porta nell’opera d’arte. Per chi è abituato alle mostre in galleria, è come una ventata di aria fresca nel proprio viaggio, solitamente scandito da dipinti, disegni e sculture realizzati con materiali cosiddetti “classici”. Scoprono la pittura, il disegno e la scultura in modo diverso.

Françoise Giannesini “Comme des pans de siècle en voyage”, 1984 (lane, cotoni, lini, altuglas, legni) 200x130x40cm ©Françoise Giannesini

Ti chiedo tre consigli: uno per i collezionisti che volessero acquistare anche opere di Fiber Art, uno per chi si avvicina ora a questo ambito ed uno per giovani fiber artist.

Oggi ci sono molti media specializzati e piattaforme digitali che rendono facile conoscere il panorama dell’arte tessile. Poi, come per ogni arte, basta confrontarsi con le opere e, secondo me, lasciarsi trasportare dalle proprie emozioni, che tu sia un sapiente collezionista o meno. Per quanto riguarda i giovani artisti, consiglio loro di comunicare, di avvicinarsi ai loro coetanei più esperti, di accostare il tessuto ad altri medium nel loro lavoro, di candidarsi a bandi di progetti, di fare residenze, di unirsi a associazioni d’artisti!

Isabelle Bisson Mauduit « Bandée » 2020 – 26×19,5×5,5cm (ricamo a mano e a macchina in scatola) ©Isabelle Bisson Mauduit

The Fibery è una realtà molto dinamica: cosa dobbiamo aspettarci nel prossimo futuro?

The Fibery è una galleria molto giovane che gode di una grande popolarità soprattutto tra gli artisti che lavorano nel settore tessile perché è l’unica ad essere specializzata nella promozione di questo medium.

Si tratta ora di estendere questa stessa notorietà presso le istituzioni al fine di aumentare le collaborazioni ma anche di ampliare la nostra rete di collezionisti per consentire alla galleria di essere finanziariamente redditizia e quindi di continuare il percorso di crescita. In particolare, vorrei presentare il lavoro di artisti di talento provenienti dall’America Latina, dall’Africa o dall’Asia, cosa attualmente impensabile perché richiede una gestione onerosa e dei costi elevati che per il momento non siamo in grado di sostenere.