INTERVISTA A JORGELINA ALESSANDRELLI

Forest, 50x50cm. Fiber sculpture. 2021

Inglese

Jorgelina Alessandrelli

Jorgelina Alessandrelli è nata in Argentina e si è laureata in Belle Arti all’Università Nazionale di Rosario e successivamente in Pedagogia dedicandosi per alcuni anni all’insegnamento delle materie artistiche nelle scuole. Sebbene il periodo della formazione e questa prima fase lavorativa abbiano concorso a delineare e sviluppare i suoi canoni espressivi, decisivi per la sua ricerca saranno i molti paesi in cui vive a partire dal 2000 – un patrimonio di esperienze e di contaminazioni culturali ed estetiche che influenzerà la cifra formale dei suoi lavori. Ha esposto in mostre e in spazi in Brasile, negli Stati Uniti, in Argentina ed in Italia. Dal 2014 vive a Monza (Italia).

Sweet home, 20x20x20, hand sewn, embroidered. 2020

La natura è per te più che una immensa fonte di ispirazione – è un interlocutore con cui intrattieni un dialogo costante nei tuoi lavori e attraverso essi. Dove e come nasce questo rapporto d’amore e meraviglia? 

Sono nata in Argentina, e sin da piccola ho avuto uno stretto contatto con l’ambiente rurale. Crescere guardando i miei genitori amare la natura in tutte le sue forme ha avuto una grande influenza su di me. Mia madre insegnava in una scuola di campo e tutta la famiglia si era trasferita lì nel periodo della scuola elementare. Facevamo giardinaggio. Seminare, concimare, annaffiare, vedere crescere e apprezzare questo processo naturale era cosa quotidiana. Il rapporto con il mondo naturale era costante. L’immensità del paesaggio, i colori del tramonto all’orizzonte, la fertilità della terra, il contatto con gli animali, erano il nostro mondo. Credo che quelle esperienze di vita e amore rimangono per sempre. Oggi sono consapevole che la mia necessità di creare rilievi, volumi e ricchezza tattile nei miei lavori molto probabilmente proviene da queste esperienze di vita.

Crepuscolo. 150x200cm. Fiber Installation. 2018

Filare, tessere, cucire, trama, ordito: i termini dell’arte tessile hanno una varietà di rimandi alla narrazione ma anche alla vita stessa. Che cosa racconti attraverso le tue opere? Quanto l’arte è vita e la vita è arte per te? 

Siamo natura sociale, ma prima di tutto siamo natura. La natura è interconnessa in mille modi. Non c’è aspetto in un ecosistema che non dipenda da altri aspetti per essere efficiente. Questo mi fa pensare che la natura si comporti come un sistema che collega vita, ambiente, energia. L’umanità come parte di essa è tessuta in quella struttura. Siamo vita ed energia che interatua, quindi poi formiamo un’altra struttura – quella sociale – un’altra rete. Come comunità, siamo collegati attraverso le nostre azioni e pensieri.

La mia arte si riferisce a tutta quella stretta interconnessione di cui facciamo parte, sia essa naturale o sociale. Credo che l’arte sia per me un modo di guardare la vita e il mondo, di riflettere e di dargli un nuovo significato.

Alba. 50x200cm. Fiber Installation. 2018

Quale è stato il primo lavoro tessile che hai realizzato? Come ti sei avvicinata a questo medium? 

Da piccola sperimentare con materiale tessile era una constante durante le mie vacanze estive. Era un periodo ricchissimo di gioco in cui insieme alle mie nonne imparavo l’uncinetto, il ricamo, il cucito…era una specie di ricerca tecnica e scoprivo la ricchezza e l’incanto dei materiali morbidi, sottili, malleabili; così il mondo dei nastri, degli scampoli, dei fili rappresentava una vera accattivante avventura creativa.

Molto più tardi, mentre vivevo negli Stati Uniti, Elena Osterwalder, un’artista che ammiro mi aveva incoraggiato a partecipare ad una mostra “Paper & Fiber Art”. Io lavoravo già con la carta, ma ero curiosa di esplorare l’utilizzo della fibra in ambito artistico. Quindi mi sono lanciata creando un lavoro che rifletteva sull’immigrazione. Era un libro d’artista in forma di rotolo che rappresentava un’onda del mare. Si intitolava “Te vas pensando en Volver” (“Te ne vai pensando in tornare”) e parlava dell’energia e del movimento avanti e indietro delle onde del mare; una metafora sulla stessa energia che ci vuole per chi va via della sua terra, ma ha anche sempre l’ energia per tornare. Parlava un po’ anche di me…

Yo queria esta mas bonita, 100x50cm. escultura vertical.2020

Le tue opere sono sempre molto colorate, vivaci, lucenti: dove nasce l’esuberanza cromatica dei tuoi lavori? 

Nel periodo in cui ho vissuto in Brasile e in Messico ho avuto l’opportunità di apprezzare il modo in cui in questi paesi ci si esprima attraverso il colore. La luce che c’è in questi paesi in connubio con la loro natura esuberante è presente in tutto quello che viene prodotto e creato. Dalla natura proviene come un flusso cromatico che arriva dappertutto: manifestazioni e feste popolari, arte, design, arredo. Qui utilizzano i colori in modo audace, sofisticato, ma anche molto genuino perché esprimono sempre una forte connessione con questa terra. ll colore nell’estetica di questi popoli è allegria, energia, significato, e questa scoperta è stata per me qualcosa di meraviglioso e di grande impatto..

Questo aspetto che ammiro in loro ha influenzato il mio modo di raccontarmi “cromaticamente” attraverso dei miei lavori…

Te vas pensando en volver, 120x60cm. Libro de artista. 2014

Molti dei tuoi lavori hanno volumi importanti ma trasmettono anche un grande senso di leggerezza. Una sorta di ambivalenza tra restare e volare via. Pensi che ci sia una qualche analogia in questo ‘occupare’ lo spazio senza però ‘ancorarsi’ con il tuo vivere in molti paesi e in diversi continenti? 

I volumi importanti con il peso della loro presenza sarebbero un po’ come dire “eccomi! Io ci sono a tutti gli effetti, qua, ora, e vivo intensamente il posto in cui mi trovo”, Ma credo che allo stesso tempo in cui possiamo “esserci”, possiamo anche osare “essere leggeri”. Penso che abbiamo il profondo bisogno di sentirci leggeri per vivere. Cerco di esserlo sempre davvero di equipaggiamento; quello che conta credo siano le esperienze di vita, e io ho avuto sempre la curiosità e la voglia di arricchire il mio vissuto nella diversità.

Notte, 80x80cm. scultura verticale. 2019

Quali tecniche e materiali prediligi per le tue opere e come scegli di volta in volta le una e gli altri? 

Per costruire i miei volumi verticali, oggetti e installazioni, spesso utilizzo materiali morbidi; sono stata da sempre molto attratta dalla qualità flessibile e da tutto quello che ha questa caratteristica mi intriga: qualità che trovo nei tessuti, nei fili, nella carta, nei nastri, spesso anche nei materiali di scarto. Questi ultimi secondo me hanno un valore aggiunto: le loro storie precedent. Adoro lavorarli in modi insoliti. A seconda dell’idea, cerco e scelgo caratteristiche diverse nei materiali, ad esempio la trasparenza, la luminosità, la sfumatura, l’iridescenza… oppure un materiale peloso, ruvido o vellutato.

Sebbene io part da un’idea generale, il mio processo di lavoro è generalmente intuitivo. L’interazione tattile mentre maneggio il materiale tra le mie mani rappresenta un momento ludico, magico. Piego, creo delle rughe, schiaccio, riempio, ritaglio, strappo, buco; mi lascio affascinare dalle sue qualità intrinseche. Progressivamente si succedono queste azioni il lavoro va configurando un significato per me. È un bellissimo momento. Incredibilmente vengono fuori sempre delle idee o delle forme che rappresentano una mia riflessione personale oppure anche collettiva.

Il mio metodo consiste nel creare modelli che poi sovrappongo, incastro oppure intreccio. A volte avvolgo e impilo oggetti, creo delle pieghe e stratificazioni, altre volte ritaglio e sfilo i contorni. Uso cuciture, collage e ricami per i dettagli.

Quando il mio progetto acquisisce “corpo”, decido come sarà la composizione per creare un insieme armonico.

Los hilos del tiempo, 100x50cm. Instalacion textil. 2020

Come sono cambiate nel tempo le tue opere e la tua ricerca? L’ultimo, difficile anno di pandemia come ha influito sul tuo lavoro e sulla tua visione dell’arte? 

Penso che in passato nelle mie opere c’era forse un’atmosfera più giocosa, spensierata. Ora sto percorrendo uno spazio più riflessivo verso la natura e la sua complessità, sull’esistenza umana come parte di essa, esplorando fondamentalmente concetti di mutazione, fragilità ed equilibrio.

Da quando è iniziata la pandemia, ho pensato spesso alla vita. Ora più che mai ci rendiamo conto che siamo parte di un tutto, che i nostri comportamenti hanno delle conseguenze globali. Dopo la pandemia abbraccio ancora di più tutto quello che ha a che vedere con la cura del medio ambiente, con l’equilibrio della natura, consapevole che ogni danno che facciamo ad essa lo stiamo facendo a noi stessi, alterando il nostro l’equilibrio come specie.

L’arte è la mia voce, la voce che attraverso il mio lavoro mi permette di dire cose per ripensare il mondo in cui esisto.

L’arte penso sia un linguaggio che può aiutare a riflettere: bisogna far emozionare, l’emozione muove tutto. Tutto quello che ricordiamo nella vita è stato generato attraverso le emozioni. In questo senso l’arte può anche far cambiare idea, generare un pensiero critico perché credo sia una voce potente che parla al mondo.

Let it beee, 100x60cm. Paper installation. 2019

Ce l’hai un sogno nel cassetto?

Creare empatia attraverso il mio lavoro. Suscitare un attimo di bellezza e consapevolezza. Generare emozioni.
Quasi niente…