Intervista a Laura Guerinoni

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Laura Guerinoni, nata a Bergamo nel 1985, si distingue tra gli artisti contemporanei per l’utilizzo del medium tessile come strumento di comunicazione ed espressione del “sentire”.

L’artista, dopo il conseguimento del diploma al Liceo Artistico di Bergamo, si trasferisce a Bologna dove, nel 2008, consegue la laurea di primo livello in pittura e quella di secondo livello in arti visive all’Accademia di Belle Arti di Bologna (2010). Dal 2008 al 2011 ha frequentato il corso triennale di formazione Il Mestiere delle arti, patrocinato dalla regione Emilia Romagna e nel 2013 il corso di tessitura base condotto da Nicoletta Di Gaetano al Museo della Tappezzeria di Bologna. Da ultimo, nel 2021 frequenta il Corso di Alta Formazione in Educazione estetica, inclusione e innovazione digitale per la fruizione dei musei presso l’Università di Bologna.

Dall’esperienza formativa a quella lavorativa, le iniziative che la vedono coinvolta in prima persona sono numerose; nel 2008, ad esempio è tra le fondatrici del gruppo artistico Mentelocale che opera tutt’ora in ambito di arte pubblica. Successivamente, nel 2017 fonda Trame Tinte d’Arte, un laboratorio condiviso d’arte tessile in collaborazione con l’associazione Gruppo della Stadura e il Museo della Civiltà Contadina di Bentivoglio, dove risiede tutt’ora il suo atelier. Inoltre, dal 2020 lavora come collaboratrice alla didattica per la scuola di decorazione all’Accademia di Belle Arti di Bologna.

Le sue idee, concretizzate in capolavori tessili, le troviamo esposte in mostre personali e collettive. A partire dall’attività più recente nel 2018 a Rizomatica, 1 Rassegna Biennale di Fiber Art di Spoleto (PG) presso Palazzo Collicola Arti Visive. Al 2015 risale, invece, la sua personale Trama nella galleria MOO di Prato e nello stesso anno espone in Off loom II. Arte fuori dal telaio, al Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari di Roma. Nel 2014 è in mostra al Premio Valcellina a Maniago (PN) e nel 2013 in Autoritratti I. Nuove Gen(d)erazioni, rassegna organizzata in collaborazione con MamBo, Museo d’Arte Contemporanea di Bologna. Laura Guerinoni si fa notare anche a livello internazionale, nello specifico partecipa a Contextile 2012 a Guimaraes in Portogallo. Al 2011 risale poi la mostra dedicata esclusivamente all’artista dal titolo: Promemoria ai Musei Civici di Reggio Emilia e nello stesso anno un’esposizione a Feltrosa 2011 presso lo spazio Fabbrica di Gambettola (FC). Nel 2010 espone in Here we are presso il PAC di Ferrara e nel 2009 a Open XII sull’isola di San Servolo a Venezia. Attualmente vive e lavora nella pianura Bolognese

5′ walk alone – 5 stones walk alone, Laura Guerinoni e Monica Comaggi, 2018. Videoproiezione, corda di canapa, sassi da macero ingombro variabile. © Copyright 2021 by Laura Guerinoni

Come nascono i tuoi lavori? Quali sono le fonti di ispirazione? Quali sono gli artisti o i movimenti che ti hanno maggiormente influenzato? Quali senti più affini alla tua ricerca?

L’artista che più di tutte ha influenzato la mia arte è stata senza ombra di dubbio Louise Bourgeois, non tanto per quanto riguarda l’aspetto stilistico dei lavori, ma piuttosto per i concetti che esprimeva. La sua ricerca sul tempo, sulla memoria, le sue ossessioni legate alla famiglia, alla solitudine mi hanno sempre coinvolto emotivamente. Ho letto, studiato e riletto molte volte il suo testo “Distruzione del padre / Ricostruzione del padre. Scritti e interviste”.

“Amo molto tantissimi artisti” per citarli tutti, la mia ispirazione trova spazio dall’arte antica alle performance contemporanee, dal cinema alla pittura, passando dalle fotografie di Tina Modotti alle coreografie di Pina Bausch. Un’opera, qualunque tipo di opera sia, per ispirarmi deve restituirmi un “Sentire”.

Cellula,  2013. Tessuto di canapa, lana cardata, filo imbottitura e cucitura a macchina e a mano ciascun elemento di 2/6 cm ingombro variabile. © Copyright 2021 by Laura Guerinoni.

Cellula,  2013. Tessuto di canapa, lana cardata, filo imbottitura e cucitura a macchina e a mano ciascun elemento di 2/6 cm ingombro variabile. © Copyright 2021 by Laura Guerinoni.

Per te la creatività è un intreccio di natura, tempo, memoria e mutazioni. L’arte tessile come è divenuta espressione del tuo linguaggio?

Il medium tessile nel mio lavoro si è introdotto quasi per caso; un giorno, durante i primi anni di accademia mentre lavoravo all’uncinetto ho iniziato ad immaginare e pensare che una tecnica così ripetitiva e riflessiva come quella dell’uncinetto poteva essere la migliore espressione per rappresentare i concetti a cui versavano i miei pensieri. Quindi ho intagliato una vecchia bacchetta da batterista per farla diventare un grande uncinetto con cui creo i miei lavori di filo di canapa.

Ho sempre dipinto, sia al liceo artistico che in Accademia di Belle Arti, ma sapevo che la pittura bidimensionale era sempre stata troppo complessa e mentale per poter esprimere un concetto come quello del “Sentire” a 360° a cui il mio mondo faceva riferimento.

Avevo bisogno di concretezza e materialità.

Shelter, 2015. Tecnica: uncinetto, materiali: corda di canapa, tessuto imbottito, 40x95x20 cm. © Copyright 2021 by Laura Guerinoni

“Quest’opera prende ispirazione dalle creature marine, in particolare il paguro, crostaceo dall’addome morbido, che inserisce il suo corpo in conchiglie vuote e abbandonate di molluschi gasteropodi per proteggersi.
L’opera è divisa in due parti.
La realizzazione della conchiglia/rifugio è realizzata con la corda di canapa intrecciata pazientemente all’uncinetto. Essa rappresenta un rifugio sicuro, intrecciato di materiale organico. Il tessuto bianco imbottito rappresenta l’anima dell’opera che si muove alla ricerca di un corpo in cui vivere.”

Qual è la genesi dei tuoi lavori, come nasce l’idea e come prende forma, come scegli tecniche e materiali? Quale significato ha il riferimento al mondo naturale?

Il riferimento al mondo naturale nasce innanzitutto dalla sensazione di farne parte. Un richiamo arcaico che coinvolge tutti i sensi. La corda di canapa risulta ancora oggi essere il materiale più indicato alla realizzazione delle mie opere. Fibra organica, ruvida, che graffia, odora di campagna, di qualcosa di antico. Da questo anche il richiamo alla memoria, una memoria inconscia che concretizza la parte reale, semplice e concreta dell’essere umano, spogliato di ogni “abito” convenzionale.

Lacrima, 2010. Corda di canapa grezza, lana cardata. Tecnica uncinetto e feltro a mano, 300×500 cm. © Copyright 2021 by Laura Guerinoni.

Come si relazionano i tuoi lavori con lo spazio in cui vengono allestiti, e con il pubblico/fruitore dell’opera?

I miei lavori cercano in qualche modo di assecondare lo spazio espositivo. Sono opere che mutano, sia a livello materiale (essendo morbidi e ripiegabili) che concettuale. L’opera si aggrappa allo spazio come una macchia.

Credo, che di fronte al manufatto artistico il pubblico/fruitore debba sentirsi coinvolto con i sensi, provare sensazioni, di qualsiasi tipo.

Alcuni lavori, invece, nascono propriamente per determinati spazi, questi riguardano soprattutto le opere che realizzo in ambito di public art assieme al gruppo artistico di cui faccio parte: Mentelocale. In questi lavori lo spazio è l’input da cui partono riflessioni, documentazioni, relazioni con le persone che lo abitano e lo vivono quotidianamente, con la storia.

Sospeso, 2012. Corda di canapa, filo di nylon. Tecnica uncinetto, 32 elementi, ingombro variabile. © Copyright 2021 by Laura Guerinoni

Quale pensi sia il tuo contributo alla Fiber Art Contemporanea?

Credo che il medium tessile nel mio lavoro sia semplicemente uno strumento per poter comunicare determinati concetti che intendo esprimere. Non amo le etichettature legate a delle particolari correnti. Credo fortemente che un’artista debba relazionarsi in primo luogo con il concetto che vuole esprimere, con la sensazione che vuole restituire. La Fiber Art fa parte anch’essa dell’arte contemporanea come può esserlo la fotografia, la calcografia, il disegno, la pittura ecc…

Come ha influito quest’ultimo anno così anomalo sul tuo lavoro e sulla tua ricerca? Pensi che i cambiamenti innescati dalla pandemia condurranno ad un diverso modo di operare nel settore artistico e culturale?

Quest’ultimo anno ha sicuramente segnato tutto il contesto culturale, tra cui anche il mio lavoro.

Ad aprile 2020 ero stata chiamata come artista per partecipare ad un progetto sociale molto interessante della Fondazione Palazzo Strozzi durante la mostra di Thomas Saraceno. Il progetto, dedicato alle persone affette da Alzheimer, ai loro familiari e agli operatori che se ne prendono cura, mi avrebbe permesso di intervenire durante alcuni incontri artistici legati alla mostra in corso. Non potendo collaborare in presenza ho potuto partecipare a distanza, insieme agli operatori ed utenti dell’iniziativa, attraverso ricerche di immagini del quotidiano. Questa piccola esperienza mi ha fatto ragionare molto sul senso della lontananza, di ciò che è dentro e ciò che è fuori, sui ritmi quotidiani. Ho passato quindi questi mesi a studiare, a formarmi, a capire quale direzione stesse prendendo la mia vita e i miei progetti artistici.

La pandemia ha sicuramente rafforzato il senso della “cultura del territorio di prossimità”; un privilegiare e rendere importante quello che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni e che per tanto tempo, forse, non siamo stati in grado di apprezzare. Questi sono i concetti su cui sto ragionando.

A quale progetto stai lavorando in questo periodo? C’è un’iniziativa a cui vorresti riuscire a dar forma nel breve o lungo periodo?

Come accennavo poco fa, il periodo di stallo espositivo provocato dalla pandemia ha aumentato in me la voglia di rimettere mano a progetti, forme e materiali soprattutto alla luce delle recenti riflessioni e studi.

Il mio lavoro in Accademia come collaboratrice alla didattica, il ruolo di  coordinatrice dell’esposizione Risonanze al Museo della Civiltà Contadina di Bentivoglio, l’impegno al Museo stesso – luogo del cuore, dove le mie idee laboratoriali e didattiche riescono a prendere forma – sono tutti stimoli che accrescono la mia sete di conoscenza rispetto ai concetti base del mio lavoro, come quello della memoria storica e personale.

In settembre presso il Museo della Civiltà Contadina di Bentivoglio, con il mio gruppo artistico Mentelocale esporremo alcune installazioni create proprio durante il periodo di lockdown, nelle quali abbiamo chiesto la partecipazione attiva di persone legate al territorio della campagna bolognese. Saranno installazioni sonore e video, e vedranno anche un momento più performativo dove verranno utilizzati alcuni tessili del museo.

Sitografia
https://www.lauraguerinoni.com