Intervista a Lisa Martignoni

Aprile (particolare), 2020 Cemento flato di lana infeltrita Hand tufting 170 x50 x25 cm

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Lisa Martignoni, ph.credit by A.Bernardi

L’intervista a Lisa Martignoni rientra in un ciclo che sto realizzando “sulla soglia delle Accademie” ovvero a giovani artisti/e neo-laureati/e o laureandi/e alla scoperta del futuro della fiber art e dell’arte tessile attraverso la visione, la ricerca e il lavoro delle nuove generazioni.

Lisa Martignoni è nata in Svizzera nel 1994. Diplomata Textile Designer al CSIA di Lugano (2013) si è laureata al corso triennale di Arti visive (2018) presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna completando il percorso formativo con la laurea Magistrale in Arti Visive conseguita all’inizio di quest’anno presso la stessa Accademia. Già dal 2017 le sue opere sono state selezionate in contest internazionali (Young Fiber Contest Chieri, International Biennial Exhibition of Mini Textile Art Scythia Ucraina) e in mostre collettive in Italia ed all’estero.

La tua ricerca nell’ambito tessile spazia dalle tecniche tessitura e intreccio fino alla sperimentazione di materiali differenti – fibre ma anche plastica, fili elettrici, pluriball, ecc. Come e dove ha origine questa scelta?

Questo interesse è nato tempo fa, quando nel mio percorso formativo ho appreso la tradizionale tecnica della tessitura su telaio artigianale, conseguendo il diploma in Textile design presso l’Istituto CSIA in Svizzera.

Studiando ed assimilando questa tecnica, ho preso coscienza del fatto che l’attività tessile è una delle prime forme di tecnologia che l’uomo ha sviluppato; da qui il mio interesse verso la potenza evocativa legata alle azioni dell’intrecciare e del tessere, azioni che rimandano a una dimensione ancestrale e simbolica.

Un gesto che ho prima interiorizzato e poi rielaborato in nuove e personali tecniche di tessitura, integrando materiali inusuali e intrecci inconsueti, che generano un ponte tra passato e presente.

Sono particolarmente attratta dalla portata comunicativa insita nei materiali, sotto ogni loro aspetto e forma, spesso la scelta è determinata dalla memoria degli stessi, così come dalle loro qualità estetico-attrattive. Quindi prima la ricerca e poi il riscatto del materiale e la sua portata comunicativa, costituiscono una parte fondamentale della poetica che contraddistingue i miei lavori.

Il tuo è un dialogo con il medium che diventa anche ispirazione, contenuto o significato. Qual è la genesi dei tuoi lavori, come nasce l’idea e come prende forma, come scegli tecniche e materiali? 

Il mio linguaggio artistico è frutto di una ricerca articolatasi negli anni in cui ho rielaborato e ripensato questo medium, per questo motivo l’ispirazione ed i contenuti non si basano su una formula unica. Alcuni progetti sono legati a una dimensione intima più personale ed introspettiva, mentre altri indagano il senso collettivo del vivere comune, del fare e vivere l’arte. Spesso sono i materiali ad ispirarmi, ma anche le esperienze personali e le situazioni vissute.

Alcuni progetti sono chiari e mirati da subito mentre per altri mi lascio ispirare dal ritmo della navetta, e dall’evolversi dell’intreccio trama dopo trama, dalla plasticità dai materiali e dall’ampio spettro di idee e forme che questo medium può acquisire. Ed è attraverso gli stessi materiali che concettualmente ricolloco le mie opere nella dimensione contemporanea, per questo spesso scelgo elementi di scarto o di recupero, scelta che si giustifica alla luce della loro vis attrattiva.

Inoltre la sperimentazione gioca un ruolo fondamentale, sperimentare nuovi intrecci e mix di materiali permette di scoprire nuove forme e formule interpretative della realtà, riproponendo cosi al fruitore un nuovo punto di vista e anche di incontro.

Red Carpet, 2019. Tessitura su telaio contromarcia. Lana, cotone, gomma piuma, cavi elettrici, tubi. 1000x80x7 cm

Red Carpet (dettaglio), 2019. Tessitura su telaio contromarcia. Lana, cotone, gomma piuma, cavi elettrici, tubi. 1000x80x7 cm

Quali sono gli elementi che maggiormente hanno influenzato o influenzano il tuo lavoro? Oppure artisti e/o movimenti che senti particolarmente vicini alla tua ricerca?

Credo che ogni artista sia lo strumento interpretativo di quello che lo circonda, per questo ciò che mi influenza e mi ispira deriva da quello che vivo, quello che sento. La mia produzione è legata alla possibilità di racconto data da questa tecnica antica, che si è trasformata nel tempo e nello spazio, da manufatto di uso quotidiano a oggetto interattivo.

Durante il mio percorso formativo sono venuta a conoscenza delle diverse figure artistiche che hanno cambiato non solo, l’idea e l’azione di questo medium, ma anche segnato la storia dell’arte ed i cambiamenti che essa ha subito come: Maria lai, Louise Bourgeois , Magdalena Abaknowitz, Alighiero Boetti  o correnti artistiche e scuole quali: I Dadaisti, i Futuristi, il Bauhaus (… ) Artisti e correnti che hanno sviluppato  ricerche di un profondo spessore psicologico-analitico  e che per primi hanno indagato le potenzialità del medium tessile.

Chiaramente non sono stati solo questi grandi nomi del passato che mi hanno permesso di creare un sapere e quindi una consapevolezza e uno sviluppo relativo della mia poetica. Per questo sono costantemente attratta della sfera contemporanea, che non necessariamente utilizza il medium tessile, ma che mi spinge a scoprire nuove forme e dimensioni di pensiero, dandomi la possibilità di evolvermi sia sul fronte intellettuale e concettuale che su di un livello tecnico-pratico.

C’è nel tessile una cifra tattile che rende il mediumfamiliare’ e consente al fruitore di sentire un legame più diretto, intimo con le opere. Come si relaziona il pubblico/fruitore con le tue? Dalla tridimensionalità all’installazione, il tuo è un percorso che tende verso opere sempre più interattive, immersive, esperienziali?

Tutte le mie opere si nutrono e godono del diretto contatto con il fruitore, che spesso si inserisce fisicamente e personalmente nei lavori, vivendoli e quindi ripensandoli anche attraverso la propria persona.

Questo incontro e lo scambio che ne deriva, rientra nella dimensione tattile-visiva e quindi esperienziale. Insita in questa interattività, tra opera e pubblico, vi è una forte componente emotiva che permette di godere l’opera nella sua interezza, per questo spesso sono anche le stesse persone ad ispirarmi; una ricerca che entra nel vivo della dimensione contemporanea, indagando il senso collettivo rendendomi interprete delle situazioni e del patrimonio umano.

Le mie opere entrano negli spazi comuni, delle nostre realtà e della nostra quotidianità, attraverso progetti site specific dove, durante il processo creativo, lo spazio viene da me ripensato e modificato, trascendendo dallo spazio fisico ad una dimensione concettuale, in cui i progetti si dispiegano.

In questo modo Il mio gesto estetico lascia una traccia all’individuo, alla comunità, al territorio offrendo una possibilità di reinterpretazione delle tematiche trattate e anche dell’oggetto artistico.

Il tempo del lockdown dovuto alla pandemia è all’origine di alcuni tuoi lavori, tra cui #Marzo2020 – palloncini e ferro – e #Aprile2020 – in filo e calcestruzzo – diari del quotidiano raccontato attraverso gli opposti – fragile/solido o morbido/duro.  Quali riflessioni veicolano?

Seguendo un andamento temporale ho voluto indagare lo stato di chiusura che tutti noi abbiamo vissuto, soprattutto nei primi mesi di questa pandemia. Queste due opere sono la materializzazione di un campionario emozionale, dove dei parallelepipedi in calcestruzzo, rappresentano il muro di contenimento. Queste strutture racchiudono, metaforicamente, tutti i limiti, i blocchi, la stasi, la pesantezza, la chiusura e le restrizioni del momento: in un blocco rettangolare di cemento grigio, come fosse una zavorra, in contrapposizione ad altri elementi di importante contrappeso che invece suggeriscono leggerezza, contatto, plasticità. I palloncini ed il filato in feltro vengono rinchiusi, compressi e costretti nel perimetro che delimita la gabbia di ferro e cemento. I desideri sono schiacciati e oppressi da questa statica e rigida struttura, oltre al quale l’azione è bandita. La portata comunicativa di questi due elementi, in chiara contrapposizione tra di loro, rappresentano la dicotomia tra ciò che siamo stati costretti a vivere rispetto alle nostre volontà e necessità di animali sociali.

#Aprile, 2020. Cemento flato di lana infeltrita. Hand tufting.170 x50 x25 cm

#Marzo, 2020. Cemento, palloncini in lattice, tondelli in ferro.150 x50 x17cm

Progetti recenti o in fieri?

L’ultimo progetto a cui ho lavorato dal titolo “Sospesi” si fa portatore del sentimento collettivo vissuto in questo tempo sospeso. L’intento? È stato quello di trasformare l’emergenza sanitaria in un momento di racconto che indaga la dimensione collettiva del senso comune vissuto nei mesi estivi, in cui si è ritrovato e riscoperto il contatto con l’altro, l’esterno. Un progetto che ha richiesto tempo di riflessione e ricerca, scambio e anche un’esecuzione lunga e meditativa. Ed è proprio dal contatto con gli altri che il mio lavoro trova terreno fertile, attraverso una semplice, ma cruciale domanda: se dovessi riassumere La tua estate con alcune parole, quali sarebbero Le più rappresentative? –

Ho posto la questione ad un campione di una ventina di persone diverse, attraverso un dialogo molto informale e colloquiale, creando un clima di condivisione e scambio di opinioni, che ha permesso un fluire delle emozioni e sensazioni provate durante il periodo estivo.

Anche lo spazio espositivo gioca un ruolo fondamentale, in quanto il lavoro si concretizza in un’installazione volta a creare un campo semantico, dove le parole si fanno generatrici di significato attraverso La disposizione, pensata per intessere un racconto, ogni testimonianza si lega a quella successiva, creando un fil rouge che lega tutti gli asciugamani tra loro.

Sospesi, 2021. Lana su asciugamano di cotone. Ricamo tufting. 12 elementi da 79×156 cm

Sospesi, 2021. Lana su asciugamano di cotone. Ricamo tufting. 12 elementi da 79×156 cm

Naturale+Artifciale, 2018.Marmo bianco di Carrara e camere ad aria, marmo forato e intreccio. 7x7x50 cm, 5x13x14 cm

Naturale+Artifciale, 2018.Marmo bianco di Carrara e camere ad aria, marmo forato e intreccio. 7x7x50 cm, 5x13x14 cm

In to the void, 2018. Intreccio di camere ad aria. 60x180cm