• Mar. Lug 5th, 2022

INTERVISTA A RAFFAELLA BALDASSARRE

English (Inglese)

Tra le artiste selezionate in questa edizione di TRAMANDA c’è Raffaella Baldassarre, napoletana, classe 1972, approdata alla Fiber Art attraverso un percorso formativo assolutamente non comune. Laureata in Terapia della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva, Baldassarre si occupa della riabilitazione di bambini con autismo ed altri disturbi dello sviluppo da oltre vent’anni pur coltivando parallelamente un profondo interesse per la scrittura e per il ricamo cui si dedica dapprima da autodidatta partendo dai primi insegnamenti materni, successivamente partecipando a diversi workshop, infine iscrivendosi al Master di Ricamo di Alta Moda alla Maria Mauro Fashion Design Accademy.

Il suo lavoro è stato ospitato nel Corso di Laurea in Psicologia Clinica, Università degli Studi di Napoli “Federico II” nonché oggetto di un film di Cristina Ferraiuolo (del quale lei stessa ha scritto il testo) selezionato a numerosi Festival del documentario. Il suo studio ha partecipato, tra l’altro, al “Open Studios preview” con il Matronato del Museo Madre. Ha esposto in diverse mostre e le sue opere sono state selezionate e premiate in contest nazionali ed internazionali.

Abbiamo approfittato della doppia partecipazione torinese – a Tramanda ed a Paratissima – per intervistarla e fare il punto sull’evoluzione della sua ricerca.

Per un pezzetto di pane |2019 |organza, tulle, panno lenci, cotone, seta, nylon. tela, legno|135X140x3,6 cm Photo Credit Maurizio Esposito

Ci racconti l’opera selezionata ed esposta a TRAMANDA per chi non potrà visitare la mostra?

Sì, con piacere. “per un pezzetto di pane” è un lavoro in organza e panno lenci di 150×145 cm, nella parte superiore rappresenta un cervello umano nel quale sono ricamati neuroni e sinapsi, mentre in quella inferiore campeggia un esercito di topi. Il contrasto tra i materiali e i colori è volutamente molto forte. Da un lato spiccano il bianco e la trasparenza dell’organza e dall’altro il nero intenso del panno lenci che anima la colonia di topi. Ciò che caratterizza questo lavoro è un doppio livello di lettura che visivamente si traduce nel poter osservare l’opera nelle sue fattezze materiche ma anche come ombre proiettate sulla tela. Come se esterno e interno, pensiero e azione fossero in dialogo.· Il topo simboleggia l’uomo il cui agire diviene sempre più simile a quello delle cavie da laboratorio: indotto e inconsapevole. Concettualmente “per un pezzetto di pane” è un’opera che prende le mosse dalla mia esperienza lavorativa con i bambini nel campo della riabilitazione. Mi capita non di rado che siano richieste terapie basate sui principi del condizionamento operante. In un particolare caso la prescrizione di adoperare questa tecnica ha generato la riflessione. Si tratta di un discorso molto amplio e complesso. I neuroni, rappresentando il nostro sistema celebrale, vogliono porre un interrogativo su ciò che facciamo non per libera scelta ma guidati più o meno consapevolmente dall’idea di una ricompensa. È una riflessione che, al di là della mia esperienza lavorativa, credo riguardi tutti gli uomini. Quando questa riflessione si estende al rapporto terapeutico, o a qualunque altra relazione in cui non esiste una parità, o vige una gerarchia di poteri, il dubbio etico diviene pressante e doveroso. Ricamarlo mi ha aiutato se non a risolverlo almeno a prenderne coscienza.

*Osservare l’opera oscillando tra il ricamo e la sua ombra è una caratteristica anche nell’opera un giorno di giorno, notte fu

Per un pezzetto di pane (dettaglio)|2019 |organza, tulle, panno lenci, cotone, seta, nylon. tela, legno|135X140x3,6 cm Photo Credit Maurizio Esposito

Per un pezzetto di pane (dettaglio)|2019 |organza, tulle, panno lenci, cotone, seta, nylon. tela, legno|135X140x3,6 cm Photo Credit Maurizio Esposito

Come, quando e perché hai iniziato ad utilizzare il medium tessile per la tua pratica artistica?

Nel 2012, quando ho esposto per la prima volta la mia installazione ilpostodellecose (in cui utilizzo bottiglie e oggetti trovati) ho ricevuto la visita inaspettata di una importante gallerista.  Dopo avermi fatto qualche domanda sul lavoro che esponevo mi ha chiesto se usassi anche materiali diversi dal vetro. Credo che con le sue parole abbia girato una chiave, mi abbia dato la spinta per iniziare qualcosa che desideravo fare da molto tempo e non avevo il coraggio di intraprendere. Avevo sempre creato con il filo ma non pensavo che questa mia spinta interiore potesse tradursi in una vera e propria pratica artistica. Ho iniziato a ricamare il giorno dopo a un progetto che si chiama Nuvole, al quale tutt’oggi riservo uno spazio intimo, mai condiviso con l’esterno. Devo molto a quell’incontro. Tuttavia, prima di Tramanda, credevo di stare facendo qualcosa che forse non avrei mai mostrato a nessuno.

Miseria e nobiltà |2017 |nylon, corallini, piatto ottone |25×4,5cm Photo Credit Maurizio Esposito

Quali sono i temi che affronti attraverso le tue opere? E quali le fonti di ispirazione per i tuoi lavori?

Mi interessa la condizione umana, il modo in cui ciascuno affronta la vita, le contraddizioni, le difficoltà, le ingiustizie. Eppure la capacità che l’uomo ha di andare avanti, di trovare dentro di sé forza e risorse. Mi ispira ciò che vedo intorno a me, le persone, i bambini in terapia, una donna in metropolitana, ma anche la materia, gli oggetti. Ho imparato a osservare quando ho iniziato a studiare psicomotricità. Una parte della formazione consisteva nel restare seduti a guardare per poi trascrivere tutto ciò che i bambini facevano e come lo facevano, ma senza dare interpretazioni o giudizi. È un lavoro complesso che però consente di avere uno sguardo diverso sulle cose: uno sguardo vigile, globale ma neutro, il più possibile oggettivo.

Ultimamente, utilizzando anche questo sguardo, sto affrontando il tema del lavoro. Non solo i casi macroscopici di sfruttamento, mi interessa soprattutto il malcostume diffuso, quotidiano, che tocca molti lavoratori: la violenza, il mobbing, l’uomo che sottomette l’altro uomo. Qualcosa che umilia ogni giorno milioni di persone che comunque vanno avanti. Allo stesso tempo mi capita di riflettere sulla questione della emarginazione. Parlo della solitudine di chi soffre, del marchio che ci portiamo dietro quando usciamo dalle righe delle convenzioni, della tendenza ad allontanarci dal disagio degli altri. Sono all’inizio, e il tema è difficile. Non so ancora se riuscirò a venirne a capo e a trovare una sintesi, lo spero.

Un giorno di giorno notte fu |2020 |legno, acrilico, tulle, seta 150x45x5cm |ricamo con filo di seta su tulle montato in cornice di porta Photo Credit Ludovico Brancaccio

Come procedi nella realizzazione di un’opera?

Non seguo sempre lo stesso percorso. A volte ragiono a lungo su un tema, ad esempio, come ti dicevo a proposito dell’opera selezionata a Tramanda, mi sono trovata in una condizione di sofferenza emotiva che mi ha costretto a pensare, ho dovuto fare i conti con degli interrogativi etici e morali. Questa riflessione ha poi trovato una espressione nel ricamo e nel cucito. C’è stata una comunione tra me e il medium che ha prodotto uno scambio: ago e filo hanno stimolato il pensiero e viceversa. L’opera in questo caso diviene il mio modo di parlare, di esprimere e condividere dei concetti che non so sintetizzare altrimenti. Altre volte invece ho una visualizzazione, come nel caso dell’opera in the pink. Visualizzo una immagine che inizia ad accompagnarmi, mi segue dappertutto. Come una gestante ci convivo silenziosamente e pazientemente, finché arriva il momento in cui è pronta per materializzarsi. Solo allora parto alla ricerca del materiale che ho immaginato e desidero utilizzare. La ricerca non è sempre facile. Ad esempio per l’opera il pipistrello si crocifigge da solo ho utilizzato una seta che anticamente veniva impiegata per le velette del lutto. Si tratta di un velo leggerissimo e molto delicato. Riuscire a trovare un tessuto che anche simbolicamente rispondesse alle mie esigenze non era semplice. I tessuti per me sono veri e propri tesori. Altre volte ancora è proprio il materiale a ispirarmi. Ad esempio nel lavoro Sei uno Straccio sono partita dallo straccio per i paventi, in questo caso creare l’opera mi ha aiutata a ragionare ma anche a prendere le distanze da qualcosa di troppo doloroso per me. Per quanto riguarda la tecnica seguo un percorso più o meno simile. Intendo dire che mentre a volte so come procedere altre devo ricercare, studiare, imparare come fare, prima di riuscire a realizzare ciò che ho immaginato.

In the pink |2021 |vetro, alcantara, pailettes, perline, mezze canottiglie, filo  |asta160x8mm, bandiera 65x100cm |ricamo ad ago su alcantara fissato su bacchetta di vetro Photo Credit Federico Rivetti

Qual è l’opera alla quale ti senti più legata, quella dalla quale non ti vorresti separare?

Sebbene possa sembrare strano, queste due opere non coincidono. Infatti l’opera tessile alla quale mi sento più legata è la prima: Nuvole, della quale ti ho parlato. Ma non credo di non volermene separare. Lo potrei definire un “ricamo espressionista”. Quando mi chiedono cosa stia ricamando, rispondo: “niente, seguo la mano”. Lasciando la mano libera di agire, assecondando il suo movimento e quello del tessuto, produco delle immagini, dei segni inaspettati. È un’opera estremamente libera, questo la rende diversa da tutte le altre che sono assoggettate a un rigore concettuale e tecnico che a volte sento limitante.  Perciò, sebbene molto cara, credo che quando arriverà il suo momento sarà libera, anche di andare.

Al contrario non vorrei separarmi dai miei primi ricami. Anche quelli che sono serviti per imparare le nuove tecniche, e che potrei definire “i miei quaderni di scuola”.  Mi lega a questi lavori il percorso che ho fatto per arrivarci, ciò che rappresentano. Sono stata fortunata a incontrare un’insegnante che ha compreso la mia urgenza e mi ha permesso e tuttora mi permette, attraversando la moda, di imparare e allo stesso tempo esprimermi con una generosità rara. Sono il segno del divenire.

Sono uno straccio |2021 |straccio per pavimenti, perline, pailettes, couvettes, strass, filo, gallone |70×51 |ricamo ad ago e crochet su straccio Photo Credit Maurizio Esposito

Sei uno straccio |2020 |straccio per pavimenti, gallone filo 71x50cm |ricamo patchwork e uncinetto su straccio Photo Credit Maurizio Esposito

Qual è, secondo te, il ruolo dell’artista nella società contemporanea? E quale il significato, per te, del ‘fare arte ’?

Non so rispondere esattamente alla prima parte della domanda, probabilmente perché mi muove una esigenza interiore molto forte. Proprio per questo sento anche una forte urgenza di condivisione. A volte mi capita di incrociare persone che guardando il mio lavoro vivono una emozione, si riconoscono, lo sentono come proprio, si identificano. Si tratta di uno scambio autentico, profondo, molto difficile da spiegare a parole, forse il termine più adatto è reciprocità. Penso che il ruolo dell’artista sia anche questo: offrire un canale alternativo di comprensione, diretto, nitido, senza sovrastrutture. Creare qualcosa da cui si possa sollevare una riflessione comune, generare consapevolezza, magari un cambiamento. Una forma di comunicazione e condivisione che non seguendo i canali consueti della relazione, possa generare un movimento, un pensiero. Direi che per me è questo il significato del fare arte. Creare un’opera che abbia un impatto, che risuoni in una coscienza, che faccia vibrare una nota silente.

Il pipistrello si crocifigge da solo |2021 |filo di ferro velo di seta cotone |50x125cm |cucito a mano su intelaiatura di filo di ferro Photo Credit Maurizio Esposito

Quali progetti nel breve termine? E c’è un progetto – una mostra, un’opera, un intervento – che sogni di poter realizzare

Intanto quella di Tramanda è una esperienza unica che si concluderà a metà gennaio. La presenza di Fiorenzo Alfieri in giuria ha avuto per me un significato particolarmente importante anche per la sua storia di pedagogista.  La radice che affonda nel terreno dell’infanzia è un aspetto della vita con cui tutti i miei sogni e progetti si trovano prima o poi a fare i conti, e non è sempre facile.  A Chieri ho avuto modo di conoscere la curatrice Silvana Nota, gli organizzatori e alcuni membri della giuria, con cui mi piacerebbe poter lavorare ancora. L’ambiente della fiber art, è un ambiente anticonvenzionale, un generatore di energia con un altissimo livello di competenza e professionalità; si respira un autentico desiderio di incontro e confronto, un fermento creativo che mi stimola e giova molto all’arte.

In primavera poi parteciperò ad una mostra collettiva insieme agli altri artisti premiati a Paratissima dove ho da poco ricevuto il Talent Prize 2021. È stata una bellissima esperienza. Paratissima Nice&Fair è un interessante progetto che unisce artisti emergenti e giovani curatori. Sono felice che evolverà in una nuova mostra.

Intanto sto lavorando a una serie di opere in cui vorrei unire objet trouvé e tessile, ho già realizzato qualcosa, ma direi che sono ancora in una fase di sperimentazione e riflessione.

Il mio sogno?  Ne ho tanti. Tra questi una mostra dove le opere in cui utilizzo il medium tessile siano in dialogo con quelle realizzate con il vetro; ci sono delle caratteristiche nei concetti come nei materiali che, sebbene apparentemente distanti, creerebbero una sinergia perfetta. Sarebbe come mettere insieme le due metà della mela. E poi continuare a studiare e sperimentare. Come dice la mia maestra “il ricamo è un mondo infinito” e quello di imparare è un pensiero che mi inebria.