• 8 Dicembre 2022 15:05

INTERVISTA A TANIA WELZ

English (Inglese)

*Foto in evidenza: Chrysopoeia study no.4, 2020 | 40 cm x 40 cm| garza, rame. Copyright Tania Welz

Traduzione a cura di  Elena Redaelli 

Tania Welz è nata a Monaco di Baviera, in Germania, e vive e lavora a Roma da oltre 20 anni. La sua pratica artistica è il risultato di una costante sperimentazione di materiali e tecniche. L’interazione degli opposti, l’effetto del fuoco sulla materia, l’influenza dei fenomeni chimici e fisici: tutto concorre a dar forma ad opere che hanno nel fluire del tempo e nel cambiamento la loro radice. Pluripremiata in ambito internazionale, il suo lavoro è stato esposto in Cina, Polonia, Germania, Stati Uniti, e a Dubai, Londra, Belgrado, Bratislava – per citarne alcuni.

Tutto ciò che (non) puoi lasciare indietro, anno: 2011 | 225×200 cm | iuta recliclata da Pakistan/ Brasil/ India, velluto, seta. Copyright Tania Welz

Se dovessi individuare due termini per definire il tuo lavoro, sceglierei TRASFORMAZIONE ed EVOLUZIONE. Vi ritrovi, almeno in parte, una sintesi della tua ricerca artistica?

Assolutamente si! Sono i due temi più importanti nel mio lavoro in quanto segnano la vita e non solo la mia ma anche quella di ciascuno di noi.

La vita è in eterna trasformazione e secondo me lo fa per evolversi sia a livello individuale che collettivo.

Quanto sono autobiografici i tuoi lavori?

I miei lavori fino al 2015 erano ispirati principalmente dagli eventi della mia vita personale. Poi sono stata sempre più attratta da temi più complessi portando l’attenzione ai cambiamenti sociali e globali. Sono come una spugna che assorbe l’ambiente per poi rilasciarlo in forma artistica.

Stracci del passato, 2001 | 190×150 cm­ | iuta, velluto. Copyright Tania Welz

La continua sperimentazione di tecniche e materiali costituisce una parte fondamentale della tua pratica artistica. Quanto è importante per il tuo lavoro? Il materiale ha talvolta un significato intrinseco che concorre al senso complessivo dell’opera, diventando anche contenuto?

Adoro sperimentare diverse tecniche escogitando nuovi percorsi di elaborazione. Talvolta il mio studio e pieno di piccoli contenitori di materiali inusuali che utilizzo per farli interagire con le basi tessili delle mie opere. Sono molto testarda quando voglio produrre un certo effetto e cerco di avvicinarmi attraverso tante sperimentazioni con dei materiali insoliti.

La mia mente creativa è molto veloce e talvolta non riesco tenere il passo. Quando ho trovato finalmente una soluzione, la mia mente ha già creato 4 o 5 lavori che si sono evolutati dall’idea originaria.

Anche la scelta dei materiali costituisce un aspetto fondamentale del linguaggio del mio lavoro. Ad esempio la scelta della iuta industriale riflette molto i diversi tensioni sociali sul livello globale in quanto rappresenta la forza di lavoro manuale e umile, soggetta allo sfruttamento e alla schiavitù.

Quando opero con questo materiale, devo sempre immaginare attraverso quante mani è passato fino ad arrivare sul mio tavolo di lavoro. È fonte di grande ispirazione in quanto la stoffa narra la sua storia.

Cosi i materiali che uso, la dinamica con cui li metto in relazione nell’opera, gli stress a cui li sottopongo per manifestare connotazioni inattese hanno sempre un significato intrinseco, quasi simbolico, a cui il mio lavoro artistico rimanda.

Love Is, 2010 | 175×130 cm­ | iuta, resina naturale, velluto. Copyright Tania Welz

Quando e come sei approdata al medium tessile?

E un rapporto creativo che mi ha accompagnato tutta la vita.

Da adolescente creavo la mia linea di outfit; già a quell’epoca andavo in giro con dei sacchi di iuta, decorati con delle perle.

Creavo intere collezioni, spendendo ore e ore dietro la mia macchina da cucire.

Arrivare alla creazione artistica era uno sviluppo naturale con quel medium affascinate e versatile. Il medium tessile offre una vasta gamma di possibilità di esprimersi e sperimentare, ideale per la mia forte inclinazione alla manualità e alla ricerca.

La fine delle sposa, 2011 | 200×130 cm | iuta, seta, lattice. Copyright Tania Welz

Quanto e come è cambiata la tua ricerca e la tua pratica artistica nel corso del tempo? C’è un lavoro dal quale non puoi separarti per quanto è parte di te?

La mia mente creativa mi propone in continuazione delle opere e delle possibilità realizzative e alla fine devo scegliere cosa portare dall’immaginazione alla realtà. Forse anni fa la scelta era molto più emotiva e meno riflessiva di oggi.

Nel tempo le mie opere sono diventate sempre più legate a temi di importanza sociale e concettuali; forse anche perché la mia esigenza artistica si è sempre più evoluta a usare questo medium come uno specchio interiore, emotivo e mentale che non riflette solo me stessa ma anche il contesto nel quale mi trovo, un portavoce quando le parole non bastano più.

The Water Hunters No.4, 2020 | 195 cm x 130 cm x 7 cm | juta, resina epossidica. Copyright Tania Welz

Come si relaziona il pubblico con le tue opere? Cosa vorresti che trasmettessero al fruitore?

In genere il pubblico è coinvolto dalla visione delle mie opere e ne apprezza sia il lato estetico che la valenza artistica; ogni tanto ne resta spaesato come di fronte a qualcosa di inatteso ma posso dire che tendenzialmente la gran parte dei fruitori manifesta interesse verso i miei lavori e questo mi piace perché ottenere riconoscimento del proprio lavoro è importante anche per un artista. Vorrei che il rapporto con la mia produzione artistica attivasse nel fruitore il riconoscimento delle possibilità di valorizzare le proprie storie personali. Penso che ogni storia, per quanto possa sembrare povera o addirittura banale sia una ricchezza da valorizzare ma che troppo spesso non riusciamo a farlo perché siamo dentro una cecità emotiva che non ci fa vedere le nostre possibilità.

Quinta Essentia N°5 / Italia, 2019 | 85 cm x 40 cm x 30 cm | iuta riciclata da Kenya, lattice, vero foglie d’oro (12 karat, lega con argento). Copyright Tania Welz

Negli ultimi lavori il tessuto diventa metallo. Mi racconti questa nuova serie di opere?

La mia ultima serie è un ulteriore sviluppo della mia ricerca artistica. L’ho chiamata Chrysopoeia; il termine Chrysopoeia è mutuato dall’alchimia e significa trasmutazione in oro o completamento del “Magnus Opus”, indicando simbolicamente la riuscita trasformazione di tutte le impurità in oro.  La trasformazione di materiali poveri in una forma “più alta”, comunemente nota come “upcycling”, è al centro di questa nuova serie. Dopo una lunga sequenze di sperimentazioni con tecniche tradizionalmente utilizzate per metallizzare oggetti con rame, argento o oro, ho potuto innestare sul tessuto questo complesso processo chimico ed elettrolitico che fa interagire le diverse componenti della materia. Il risultato è una trasformazione del tessuto da fragile e malleabile a solido e duro, da opaco a lucido, mentre la sua trama originale rimane intatta e continua a sostenerne l’espressione simbolica delle trame dell’esistenza.

Chrysopoeia no.1, 2021 | 70 cm x 130 cm | garza. rame. Copyright Tania Welz

Chrysopoeia no.3, 2020 | 35 cm x 60 cm x 15 cm| iuta, rame. Copyright Tania Welz

Quali sono le difficoltà dell’essere artista in tempi così incerti? E qual è l’apporto dell’arte alla società in una fase di transizione come questa, segnata dalla pandemia e dalle difficoltà ad essa correlate?

Sicuramente viviamo in un periodo molto complesso. Siamo entro continui, e spesso inattesi ed imprevedibili, cambiamenti ed essere artista è sempre stata una vocazione lavorativa dagli esiti incerti. Penso che spesso un artista si senta scoraggiato perché deve abbinare il suo lavoro artistico, che impegna le sue risorse e lo decentra, ad una capacità di promozione del suo lavoro che potrebbe essere molto distante dal suo interesse reale. Forse gli artisti sono quelli più allenati a rapportarsi con un mondo complesso e soggetto all’azione dei molti attori che influenzano la loro quotidianità; penso al mondo dell’arte con cui ci rapportiamo.

Rispetto alla società l’arte secondo me dovrebbe dare impulso, come accennavo, a due direttrici: la prima è attivare la speranza nell’attitudine umana di vivere pienamente anche in questo tempo spaesato, sostenendo la fiducia nelle capacità di essere nelle trasformazioni, sia nella vita personale che nel rapporto con la collettività, senza esserne sopraffatti; la seconda è riavvicinare al tangibile in contrapposizione al virtuale che, a mio parere, sta invadendo troppi spazi di vita, insomma rivalorizzare la materia come elemento con cui rapportarsi.

Evocare stupore attraverso ciò che emerge dalla materia è arte e allo stesso tempo avvia un processo dinamico attraverso la stimolazione dei nostri sensi; permettendo così uno spostamento della nostra percezione dall’invasiva costrizione del mondo virtuale alla vasta realtà del momento tangibile. È un primo passo di un processo per ripensare il mondo come luogo dove l’umano genera uno sviluppo dinamico di cui l’opera d’arte, con la sua forza evocativa, è l’innesco. Così, nella mia intenzione, Il gap tra produzione artistica e vita si riduce.

Chaosmos / Danza degli atomi nella vita III, 2018 | 108 cm x 177 cm | linen, natural resin, real gold leaf (12 karat, allow with silver). Copyright Tania Welz

Chaosmos / Danza degli atomi nella vita II, 2018 | 105 cm x 165 cm | linen, natural resin, real gold leaf (12 karat, allow with silver). Copyright Tania Welz

Chi è Tania Welz, l’artista?

L’artista Tania Welz forse è la mia parte piu nobile …

Ce l’hai un sogno nel cassetto?

Mi piacerebbe far parte di una collaborazione con il mondo della moda. Dalla mia adolescenza ad oggi sono sempre stata molto affascinata dalla creatività di questo settore e credo che la sinergia di questi due mondi potrebbe dar vita a delle creazioni stupende.