• Ven. Mag 20th, 2022

INTERVISTA CON AMY USDIN

Questo articolo è disponibile anche in: English (Inglese)

*Foto in evidenza: Amy Usdin in studio with Withers, a work in progress, photo Molly Nemer 

L’artista del Minnesota Amy Usdin recupera vecchie reti in fibra usandole come armature per sculture che parlano di memoria, nostalgia e del significato degli oggetti.

Il suo lavoro è stato esposto in gallerie e musei negli Stati Uniti, ad è stato incluso in studi prestigiosi che presentano la varietà e la portata dell’artigianato contemporaneo e della fiber art.

Tra i riconoscimenti ricevuti dall’artista troviamo il Surface Design Award alla Surface Design Association’s International Exhibition in Print, una sovvenzione di Artist Initiative 2020 del Minnesota State Arts Board e il premio 2021 per l’eccellenza e l’innovazione del Textile Center del Minnesota.

 

Anymore, 2020, cotton, linen, silk and wool on rope/canvas horse fly nets, 56″ x 42″ x 5.5″      

Le reti – usate, vecchie e logore – sono alla base del tuo lavoro. Quali sono le ragioni di questa scelta?

Quando ho iniziato a tessere su reti vintage – reti da mosca per cavalli e, più recentemente, reti da pesca – mi prendevo cura di un padre anziano in notevole declino. Sentivo un parallelo astratto tra questo e l’attenta ma imperfetta cura verso oggetti usurati che hanno esteso il loro ciclo di utilizzo.

Il lento processo di tessere all’interno e attraverso i loro confini mi ha permesso di iniziare a elaborare gli strati della mia storia. Mentre eseguo questo lavoro, recuperando le reti usurate attraverso una personale visione di conformità, cancellazione, rinnovamento, maternità e cura degli anziani, considero anche il mio uso mutevole.

Oltre alle mie connessioni con la vita di queste corde, sono interessata alla loro funzione come oggetti. Le mie sculture esplorano la tensione tra il sentirsi protetti e intrappolati e i confini, spesso sfumati, che sono nel mezzo. In questo modo, mettono in discussione il significato degli oggetti e le nostre concezioni di sicurezza.

The Weight of It, 2020, cotton, paper, silk and wool on rope horse fly nets, 75” x 24” x 7”, photo Ellie Kingsbury    

Quanto sono autobiografiche le tue opere?

Comincio ogni scultura in rete con un impulso specifico, influenzato da momenti familiari e dalle associazioni inaspettate che la vita precedente del materiale stesso mi evoca. I cavalli sono creature sociali capaci di gioia e solitudine, ansia e paura. Le loro reti sfilacciate suscitano una sorta di empatia che invita alla connessione personale.

Le reti da pesca, che ricordano quelle fatte e rammendate per migliaia di anni, sono una metafora di temi che intrecciano il passato al presente.   La mia serie recente, inizialmente ispirata a viaggi generazionali alle sorgenti del Mississippi, richiama non solo le coste che ho percorso, ma anche la terra una volta sepolta sotto un mare antico. Piuttosto che delle mie storie personali, parlano in modo più ampio di storie ed ecologie.

Dismount Left, 2019, cotton, linen, paper, silk, and wool on rope horse fly net, 31″ x 15″ x 6″, photo Molly Nemer          

Cucire, rammendare, ricamare sono tecniche tessili che richiedono tempi lenti e gesti ripetitivi. C’è una componente meditativa o curativa nel tuo lavoro artistico?

Assolutamente sì. Il lento processo di tessitura ad ago lascia spazio a un flusso epico di coscienza o per non pensare a nulla. È catartico, non solo nella consapevolezza del momento, ma nello spazio che offre per riordinare il passato e contemplare il futuro. I movimenti della tessitura mi hanno dato conforto, calmandomi durante la paura della pandemia e attraverso il dolore per la perdita dei miei genitori.

Thoughts and Prayers, 2020, cotton and sisal on rope horse fly nets, 64” x 23” x 20”

Nella creazione delle tue opere ti lasci guidare maggiormente da un progetto dettagliato, pianificato fin dalla sua origine, o dall’opera stessa nel suo processo di lavorazione?

Anche se inizio ogni pezzo partendo da un ricordo o da un’associazione specifica, lavoro in modo intuitivo, lasciando libertà alle reti di determinare la loro direzione finale. Ogni opera inizia con un mondo di possibilità, ma a causa della natura delle reti, ogni parte che intreccio inevitabilmente altera il modo in cui ho immaginato la successiva, mentre convinco il lavoro a prendere una forma tridimensionale. È una negoziazione costante per accomodare le opzioni sempre più restrittive, mentre il lavoro si muove verso la sua forma finale.

Length Behind, 2021, cotton, linen, silk and wool on rope horse fly net, 52” x 18” x 8”, photo Ellie Kingsbury    

C’è sempre un momento specifico in cui diventiamo consapevoli di ciò che vogliamo fare nella vita. Quando e come hai capito che l’arte – e nello specifico l’arte tessile – sarebbe stata la tua strada?

La mia pratica attuale si basa su esplorazioni autodidatte con i tessuti; da adolescente negli anni ’70, sono stata influenzata dagli artisti iconici del fiorente movimento dell’arte tessile. Quando mi sono indirizzata verso la direzione artistica commerciale, come una scelta di percorso più pratica, la Fiber Art si è lentamente allontanata dalla mia coscienza. Circa quarant’anni dopo, mi sono trovata alla retrospettiva di Shelia Hicks al Pompidou e ho capito chiaramente che volevo riprendere il lavoro della fiber art.

Portrait of A Woman in Love, 2021, wool on rope/canvas horse fly net, 54” x 17” x 6”, photo Ellie Kingsbury    

Tridimensionalità, tattilità, volume, malleabilità: che rapporto hai con lo spazio e con il pubblico? Cosa vorresti che le tue opere trasmettessero all’osservatore?

L’aspetto volumetrico del mio lavoro, anche quando è appeso al muro, offre molteplici punti di vista. Intreccio paesaggi mentali e fisici. Sebbene siano spesso iniziati come meditazione autobiografica, mi piace che assumano anche ad altri livelli interpretativi. È gratificante quando gli spettatori riconoscono o si relazionano alla mia idea, ma spero che le qualità tattili del filo li conducano a fare associazioni proprie.

Strand 01, 2021, silk and plant fibers on fishing net, 84” x 31” x 4”

Strand 03, 2021, silk and plant fibers on fishing net, 60” x 29” x 6”

Strand 02, 2021, silk and plant fibers on fishing net, 38” x 24” x 3”

Strand 04, 2021, silk and plant fibers on fishing net, 64” x 32” x 5”  

Tutti abbiamo sicuramente vissuto un anno difficile. In che modo questo ha influenzato o cambiato il tuo lavoro e la tua visione artistica?

Anche se isolata, mi sono sentita più connessa al mondo e il mio lavoro si è focalizzato verso l’esterno. Le mie sculture in rete hanno iniziato a parlare della generale frustrazione, di solitudine e separazione. Queste sono state bilanciate da una nuova serie di reti da pesca che hanno fornito un’evasione, persino una speranza, mentre pensavo ai paesaggi che cambiano e al potere rigenerativo dell’acqua.

Untitled, 2020, silk and plant fibers on fishing net, 36” x 22” x 6”

Quali sono le principali difficoltà e sfide che incontri nel tuo lavoro artistico?

Le vecchie reti, in particolare le reti per cavalli, con le loro corde stranamente distanziate e rotte, forniscono strutture improbabili su cui tessere. A seconda degli anni e delle condizioni di usura si comportano in maniera imprevedibile. Le loro strutture fisse sono difficili da manipolare il che crea ondate di incertezza mentre mi muovo attraverso la realizzazione delle mie opere. I tipi di reti che utilizzo sono sempre più rari. Trovarli è una sfida continua e, anche se ho un piccolo inventario, non so mai quando il mio sarà l’ultimo pezzo.

And Through the Wood, 2021, cotton, hemp, leather, linen, wool on leather horse fly nets with hames, 90″ x 56″ x 17″, photo Ellie Kingsbury  

C’è un progetto su cui ti piacerebbe lavorare o che vorresti realizzare in futuro?

Ho in mente un’installazione su larga scala che sintetizza molte delle idee che mi sono venute in mente. Si tratta di una serie di tessiture multistrato drappeggiate su reti vintage che pendono dal soffitto al pavimento: un quadro astratto tridimensionale fatto di filo.

Down Canyon, 2019, wool on rope horse fly net, 32.5″ x 22″ x 5″, photo Molly Nemer