Interviste

Intervista con Ann Johnston

Ann Johnston ha iniziato la sua carriera di artista tessile negli anni ’80, si è specializzata nella tintura e nel design dei tessuti diventando una delle artiste più note nel panorama internazionale. Nel ruolo di autrice ed educatrice ha tenuto molti workshop e pubblicato numerosi testi sulla progettazione e la tintura e il suo libro “The Quilter’s Book of Design, risalente al 2008, è considerato oggi una delle principali guide di riferimento del settore.

Le sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private in Nuova Zelanda, Stati Uniti, Francia, Giappone e Regno Unito.

Questo il link al sito web dell’artista:

www.annjohnston.net

Ann, sei un’artista tessile conosciuta e stimata per le tue meravigliose trapunte artistiche e come esperta nella tintura dei tessuti. È nata per prima la passione per le trapunte, o la passione per la progettazione e la tintura dei tessuti? Puoi raccontarci la tua storia di artista tessile, come hai iniziato e perché?

Ho sempre amato i colori e le forme. Mia madre era una pittrice di acquerelli e aveva imparato a cucire abiti da sua madre, quando io andavo ancora alle scuole elementari.

Dopo aver studiato letteratura all’Università di Stanford, entrai nel Corpo di Pace di Lima, in Perù. Avevo poche risorse, così decisi di provare a cucire una trapunta nel tempo libero.  Tutto quello che sapevo delle trapunte è che si usavano molte stampe floreali. Feci tutto nel modo più difficile; ci vollero 5 anni per finire e pensai, dopo questa esperienza di aver di aver finito con la realizzazione delle trapunte.

Più tardi, a casa, un amico mi mostrò come si cuce a macchina. Rimasi affascinata dalle infinite possibilità di costruire e mettere insieme i pezzi per creare un modello. Era la metà degli anni ’70, quando le stoffe di cotone venivano commercializzate in poche varianti di colore, così iniziai a tingere il tessuto.

All’inizio degli anni ’80 utilizzavo solo i miei tessuti tinti a mano e lavoravo con precisione sulla tintura.

Alla fine degli anni ’90, iniziai ad usare molte altre tecniche di tintura, costruzione e cucitura, inclusa la trapuntatura a macchina.

Si possono vedere alcuni dei cambiamenti in maggiore dettaglio nel mio libro “The Quilter’s Book of Design”.

Nel 2010 ho iniziato la mia serie attuale, continuando ad esplorare le possibilità offerte dalla tintura e dai punti di cucitura, come si vede nel mio libro “The Contact: Sierra Nevada, Dyed & Stitched”.

“Balancing Act III”, 1996, 57″ x 55 pieced cotton copyright Ann Johnston

“Caution Construction Zone in progress”, 1997, copyright Ann Johnston

“Leopard Lily”, 1987, 33″ x40″, whole cloth, silk copyright Ann Johnston

The Quilter’s Book of Design, cover, Ann Johnston

The Contact cover, Ann Johnston

Per quanto riguarda la tintura a mano, usi tecniche tradizionali o ti piace sperimentare tecniche e materiali innovativi?

Nel corso degli anni ho imparato ad usare i coloranti Procion MX in modi inusuali, ma non considero queste tecniche innovative. Penso che sia giusto dire che ho avuto attitudine nell’adattare i molti usi dei coloranti per stoffe e nel diffondere la conoscenza di modi divertenti e facili di applicare il colore sui tessuti. Ho insegnato queste tecniche in molti paesi e le mie pubblicazioni sono utilizzate in tutto il mondo.

Le mie pubblicazioni più recenti sulla tintura sono:

Color by Design: Paint and Print with Dye, 2nd Edition

http://annjohnston.net/project/color-by-design-paint-print-with-dye-2nd-edition/

DVD – Color By Accident: Exploring Low-Water Immersion

http://annjohnston.net/project/dvd-color-by-accident-exploring-low-water-immersion-dyeing/

per visualizzare il trailer di 3 minuti:

https://vimeo.com/139288554

Ann, ti farò una domanda da profana, perché non ho esperienza di tintura tessile. Quando tingi un tessuto e il risultato non è soddisfacente, sei costretto a buttare via quel tessuto o ci sono tecniche per recuperarlo e “sovratingerlo”? Come si può riciclare un tessuto che non ti soddisfa per utilizzarlo in nuovi lavori?

In primo luogo, voglio essere chiara sul fatto che non uso le parole tingere e dipingere in modo intercambiabile. Posso tingere un tessuto immergendolo in una soluzione con del colorante e invece, posso dipingere su un tessuto facendo disegni in vario modo; posso mettere della tintura su stoffa sottile o spessa, con cucchiai o pennelli o rulli. Quando uso la pittura su tessuto, mi riferisco alle vernici tessili che sono pigmenti che si mescolano con qualcosa che li fa aderire alla superficie del tessuto. Le vernici tessili non reagiscono chimicamente con le fibre del tessuto come fanno i coloranti. I coloranti sono un supporto trasparente, un colore apparirà attraverso un altro colore, e con il lavaggio finale non sbiadiranno o cambieranno il tessuto al tatto. Uso le pitture tessili occasionalmente come abbellimento per un particolare effetto.

Per quanto riguarda la tua domanda, penso che non esista quasi mai un tessuto che viene tinto in modo da avere un risultato errato. Tutto dipende dall’occhio di chi guarda. “Badly dyed” per me significa stoffa che perde colore, si slava o sbiadisce. Quando ho risultati che non mi piacciono, posso sovrapporre parti di tessuto tinte, cambiando i colori e l’enfasi del disegno. Tenete presente che quando dipingo sulla tintura con l’addensante, posso metterla dove voglio.  Il colore di Procion MX è un legame chimico molto forte e non può essere rimosso molto bene anche con processi di scarico. Gli spazi bianchi devono essere pianificati in quanto non c’è una tintura bianca. Ho accantonato molto tessuto che non mi piaceva particolarmente, o che non ha funzionato per il pezzo come volevo; tuttavia, questi a volte si rivelano essere proprio quello che mi serviva su un’altra trapunta.

Che consiglio daresti ad un artista che vuole cimentarsi nella tintura tessile?

Prendete i miei libri e DVD! Sono organizzati come laboratori. Incontrati con un amico ed esplora! La chimica è elementare, come la cucina. Alcune cose devono essere misurate all’inizio, ma il processo di applicazione dipende da voi. Dopo che la tintura è sul tessuto, lasciate che si adatti correttamente e lavatelo accuratamente.

Ann, lavori in serie? Perche’?

Certamente. Un’idea genera la successiva e così via per la prossima. Faccio una trapunta, poi imparo dall’esperienza. Quando uso la parola “serie” intendo opere che nascono da un’idea simile ma non necessariamente sembrano correlate. E l’idea continua a venire fuori col passare degli anni. Ho continuato con diverse serie di trapunte, a volte con anni e spesso molto diverse l’una dall’altra:  Balancing Act, Waves, Sky, Ruggine, Double Cross, Game Board, per citarne alcuni.

“Balance 27”, 1996, 2006, 31” x 32”, rusted silk, copyright Ann Johnston

 “Balance 32”, 2010, 49” x 93”, pieced cotton copyright Ann Johnston

 “Balance 33”, 2011, 43” x 15” raw-edge machine applique, cotton
copyright Ann Johnston

Puoi descrivere l’attività di progettazione di un tuo art quilt?
Parti dal tessuto e poi sviluppi il progetto del quilt, oppure parti dal disegno del quilt che vorresti creare e poi, sulla base di questo, tingi i tessuti?

Parto sempre da un’idea. Poi il processo si dirama, in uno qualsiasi di questi modi.

A – Spesso leggo e ricerco l’idea per una maggiore chiarezza.

Ann che legge sui prati altri della Sierra Nevada

B –  Guardo la mia collezione di foto relative all’idea

“Eureka Chimney”, foto dell’entrata di una miniera, copyright Ann Johnston

C –  Trovo il tessuto che ho già tinto sui miei scaffali o tingo il tessuto che si adatta all’ idea

Tessuti

Preparazione del colore su stoffa

“Cirque 2” tessuto pronto sul tavolo

D –  Faccio spesso schizzi su piccola scala di questa idea

 

disegni di preparazione al progetto, primo schizzo su carta

E – A volte scansiono il mio disegno e uso il computer per testare i colori

Schemi di progettazione su computer

Colori della sera su computer

Colori solari su computer

versione computer con griglia

“Cirque1”e “Cirque 2” in esposizione al Bellevue Arts Museum

F – A volte lavoro a grandezza naturale

“Sheepherder’s Ledge”utilizzando il patter di carta sul tavolo, 2015, copyright Ann Johnston

G – A volte ho un grande disegno ma lavoro sulla parete per il posizionamento dei pezzi

“Eureka Chimney-in progress”, 2013, copyright Ann Johnston

H – A volte inizio ad assemblare i tessuti direttamente dalle foto

“Cross Polarized Granite-in progress”, 2015, copyright Ann Johnston

I – A volte dipingo direttamente sul tessuto e poi unisco tutto sul top

“Wet Land- in progress” tintura a colori in corso di realizzazione

“Wet Land-in progress”, 2019,57” x 60” dye painted with raw-edge applique
copyright Ann Johnston

L – A volte dipingo l’intero disegno sulla stoffa intera,  un disegno a grandezza naturale

“Competent Rock-by dyeing”, pittura manuale in progress, copyright Ann Johnston

“Competent Rock”, 2018,83.5” x 38”, whole cloth, dye painted, copyright Ann Johnston

“La realizzazione di una trapunta è un processo che permette di familiarizzare con ciò che sta diventando la mia idea in concreto e di prendere più decisioni mentre ci lavoro. Ogni nuovo progetto ha molti possibili risultati, e man mano che le mie abilità nella tintura e nella costruzione si sviluppano, ho più scelte”

Nei tuoi art quilt, qual è il rapporto tra rappresentazione astratta e figurativa?

Uso sia immagini astratte che rappresentative nei miei lavori, perché penso che si adattino alla mia idea. Alcune immagini reali possono sembrare molto astratte, e alcune astrazioni rappresentano la realtà, quindi non penso troppo a questa distinzione. Un’idea è solo questo, potrebbe diventare qualsiasi cosa. Fare scelte impegnative lungo il percorso rende il processo eccitante e il risultato spesso una sorpresa. La cosa più importante per me è se ho fatto del mio meglio per  dare corpo all’idea di partenza.

La tintura e il design dei tessuti giocano un ruolo fondamentale nel tuo lavoro. Che ruolo riveste la trapuntatura, invece? Cosa aggiunge ai tuoi art quilts?

La texture creata dai punti è un mio grande obiettivo. È sempre un rompicapo come usare il filo per contribuire alla mia idea e migliorare il mio design. Quando il top è finito, considero il colore e il peso del filo, la lunghezza del punto, il motivo e la densità dei punti. Mi è stato chiesto più volte perché ho trasformato il mio tessuto in una trapunta invece di incorniciarlo. La dimensione aggiuntiva delle ombre create dai punti è un’altra parte del puzzle che mi affascina.

“Cross Polarized Granite-detail”, 2015, copyright Ann Johnston

Ann, le tue 31 opere che compongono la mostra “The Contact: Quilts of Sierra Nevada”, hanno dimensioni particolari, sono per lo più lunghe e strette, si sviluppano in altezza. Puoi spiegare il motivo di questa scelta stilistica?

Per molti anni  ho potuto godere della bellezza delle montagne californiane della Sierra Nevada, avevo fatto solo alcune piccole trapunte che toccano l’argomento, ma ho sempre rimandato la realizzazione di quella importante, perché non riuscivo a inserire tutte le mie idee in una sola trapunta. Alla fine ho capito che potevo creare un gruppo di trapunte da vedere tutte insieme.  Ho immaginato una serie di quindici trapunte incentrate su temi generali dell’estrazione dell’oro, della storia, della geologia e dei paesaggi. Ho passato un anno a sperimentare le tecniche di tintura e a strutturare i pezzi con un formato prevalentemente verticale per rispecchiare le estreme elevazioni della Sierra. Il formato verticale legherebbe visivamente tra loro tanti pezzi diversi, alcune letterali, altre astratte e altre puramente immaginarie. Ci sono ora 38 pezzi, 27 dei quali sono alti 7 piedi (le larghezze variano da 25″ a 60″.) Dopo qualche anno, ho iniziato ad aggiungere trapunte quadrate e orizzontali che si adattavano ad alcune delle mie idee. Ora ci sono sei pezzi quadrati 60 “x 60″ e cinque stretti orizzontali, alti circa 25″, (larghezze da 75″ a 110.”)

“Rock Garden 3”, 1990, 33” x 30 whole cloth, dye painted silk,copyright Ann Johnston

Puoi raccontarci l’esperienza della mostra The Contact, che ha riscosso un grande successo e che ha viaggiato negli Stati Uniti arrivando qui in Europa? Come è nato questo progetto, quanto tempo ci è voluto per realizzarlo e quale esperienza è stata per te nel tuo percorso di crescita artistica?

Realizzo i miei quilt perchè siano visti. vedere le trapunte. Mi ci è voluto molto tempo per ammetterlo perché li stavo facendo e non abbastanza spesso li esponevo.

The Contact è partito con 14 trapunte nella prima mostra tenutasi nel 2013. Il Martin Museum of Art in TX mi ha invitato a fare una mostra personale con 3 anni di preparazione. E’ stato allora che ho capito che era il momento di iniziare la mia serie di Sierra Nevada.  Realizzo i miei quiltperchè siano visti. Mi ci è voluto molto tempo per ammetterlo perché li stavo facendo e non abbastanza spesso li esponevo.

Quindi, è molto gratificante avere questa collezione vista da così tante persone in così tanti posti. Preparare le mostre con i curatori e i preparatori è stato divertente e un lavoro diverso.

Questi sono i luoghi in cui The Contact è stato esposto dalla prima mostra del 2013. Le immagini di ciascuno di essi sono visibili sul mio sito web http://annjohnston.net/category/exhibits/

Martin Museum of Art, Baylor University, Waco, TX
The Contact: Quilts of the Sierra Nevada, 2013

Exposicion Nacional de Patchwork, Sitges, Spain
The Contact: Quilts of the Sierra Nevada, 2014

Festival of Quilts, Birmingham, England
The Contact: Quilts by Ann Johnston, 2014

University of California, Merced, CA
The Contact: Quilts of the Sierra Nevada, 2015

Carrefour Européen du Patchwork, France
The Contact: Quilts of the Sierra Nevada, 2016

Bellevue Arts Museum, Bellevue, WA
The Contact: Quilts of the Sierra Nevada, 2017

Johnsville Historical Society, Johnsville, CA
Gold Fever, 2017

Northeastern Nevada Museum, Elko, NV
Dye, Cloth, Thread: The Sierra Nevada, 2018

Bellevue Arts Museum 2017

Mostre in corso, http://annjohnston.net/2019/02/01/exhibition-at-nevada-museum-of-art/

Nevada Museum of Art, Reno, Nevada

The Contact: Quilts of the Sierra Nevada, February 16, 2019 – May 19,2019

Ann, sei un’insegnante rinomata. Ti faccio una domanda che spesso pongo agli artisti che intervisto: prima la tecnica o la creatività? Cosa pensi che determini il successo di un’opera? Quando la creatività rischia di essere soffocata dalla tecnica?

Penso che l’idea che ho deve determinare quali tecniche userò, per questo è importante migliorare e imparare ad avere più scelte. Più competenze ho, più è probabile che sia in grado di comunicare le mie idee.

Qual è secondo te la differenza più importante tra un artigiano che lavora con fili e tessuti e un artista tessile? Quando un’opera in fibra diventa arte?

Penso che non ci sia alcuna differenza – è tutta arte – solo diversi livelli di qualità e complessità.

A cosa stai lavorando in questo momento? Vuoi parlarci dei tuoi progetti tessili attuali e delle tue mostre in corso o future?

Sto lavorando su una serie di piccole trapunte che ho chiamatoMy Wild Garden mentre continuo a realizzare pezzi più grandi per The Contact.

Interview

Interview with Ann Johnston

Ann Johnston began her career as a textile artist in the 1980s, she specialized in dyeing and fabric design becoming one of the most renowned artists on the international scene. As an author and educator, she has held many workshops and published numerous books on design and dyeing and her book “The Quilter’s Book of Design, dating back to 2008, is now considered one of the main reference guides in this field.

Her artworks are in public and private collections in New Zealand, United States, France, Japan and United Kingdom.

This is the link to the artist’s website:

www.annjohnston.net

Ann, you are a textile artist known and esteemed for your wonderful art quilts and as an expert in fabric dyeing. Was the passion for quilts born first, or the passion for designing and dyeing fabrics? Can you tell us your story as a textile artist, how you started and why?

I always loved colors and shapes.My mother was a watercolor painter and I learned to sew clothing from her mother when I was in primary school. After studying literature at Stanford University, I went into the Peace Corps in Lima, Peru. I had very few resources there, so I decided to try sewing a quilt in my spare time.  All I knew about quilts is that they used a lot of floral prints. I did everything the hard way;it took 5 years to finish, and I thought I was done with making quilts. Later, back home, a friend showed me how to piece by machine. I was hookedforeverby the endless design possibilities of putting pieces together. That was in the mid 1970s, when there were few color choices in cotton, so I started dyeing fabric.  By the early 1980s I was using only my own hand-dyed fabrics and working on dye painting with precision.

By the late 1990s, I started to use many more dyeing, construction, and stitching techniques, including machine quilting.

You can see some of the changes in greater detail in my books, The Quilter’s Book of Design.

In 2010 I started my current series, continuing to explore the possibilities of dye and stitches on fabric as seen in my book The Contact: Sierra Nevada, Dyed & Stitched.

“Balancing Act III”, 1996, 57″ x 55 pieced cotton copyright Ann Johnston

“Caution Construction Zone in progress”, 1997, copyright Ann Johnston

“Leopard Lily”, 1987, 33″ x40″, whole cloth, silk copyright Ann Johnston

The Quilter’s Book of Design, cover, Ann Johnston

The Contact cover, Ann Johnston

As for hand dyeing, do you use traditional techniques, or do you like to experiment with innovative techniques and materials?

Over the years, I have learned to use Procion MX dyes in ways that were not largely usedby a lot of people, but I don’t think of them as innovative anymore. I do think it is safe to say that I have been instrumental in adapting the many uses of fiber reactive dyes and spreading knowledge about fun and easy ways to put color on fabric. I have taught these techniques in many countries and my publications are used around the world.

My most recent publications about dyeing are:

Color by Design: Paint and Print with Dye, updated 2nd Edition

http://annjohnston.net/project/color-by-design-paint-print-with-dye-2nd-edition/

DVD – Color By Accident: Exploring Low-Water Immersion

http://annjohnston.net/project/dvd-color-by-accident-exploring-low-water-immersion-dyeing/

 to view 3- minute trailer: https://vimeo.com/139288554

Ann, I’m going to ask you a non-professional question, because I have no experience in textile dyeing. When you dye a fabric and the result is not satisfactory, are you forced to throw that fabric away or are there techniques to recover and over-paint it? Can you recycle a badly dyed fabric and then use it in new works?

First, I want to be clear that I do not use the words dye and paint interchangeably. I pour dye on fabric in containers, and I paint dye on fabric laid out on the table; I can put dye on thin or thick, with spoons or brushes or rollers. When I use paint on fabric, I am referring to textile paints that are pigments that are mixed with something to make them stick to the fabric surface. Textile paints do not chemically react with the fibers in the cloth as dyes do. Dyes are a transparent medium, one color will show through another color, and with the final washing they do not bleed or change the hand of the fabric.I use textile paints occasionally as I would beads, as embellishment for a particular effect.

Regarding your “not satisfactory” question, I think there is hardly ever any such thing. It all depends on the eye of the beholder. “Badly dyed” for me means fabric that bleeds, washes out or fades. When I have results that I don’t like, I can over DYE parts of the fabric, changing the colors and the emphasis of the patterning. Keep in mind that when I paint on the dye with thickener, I can put it anywhere I want it.  Color from Procion MX is a very strong chemical bond and really can’t be removedvery well even with discharge processes. White spaces have to be planned as there is no white dye.I have put lots of fabric on the shelf I didn’t particularly like, or that didn’t work for the piece as I wanted; however, these sometimes turn out to be just what I needed on another quilt.

What advice would you give to an artist who wants to start a process of textile dyeing?

Get my books and DVD!They are organized as workshops. Get together with a friend and explore! The chemistry is elementary, like cooking. Some things have to be measured at the start, but the application process is up to you. After the dye is on the fabric, just let it cure correctly and wash it thoroughly.

Ann, do you work in series? Why?

Of course, doesn’t everyone, or at least anyone who has been working for years and years? One idea begets the next and the next. I make a quilt, then I learn from the experience. When I use the word “series” I mean works that stem from a similar idea but don’t necessarily look related. And the idea keeps cropping up as the years go by. I have continued with several series of quilts, sometimes with years between, and often very different from each other:  Balancing Act, Waves, Sky, Rust, Double Cross, Game Board, to name some.

“Balance 27”, 1996, 2006, 31” x 32”, rusted silk, copyright Ann Johnston

 “Balance 32”, 2010, 49” x 93”, pieced cotton copyright Ann Johnston

 “Balance 33”, 2011, 43” x 15” raw-edge machine applique, cotton
copyright Ann Johnston

Can you describe the activity of designing a new art work? Do you start from the fabric and then develop the quilt project, or do you start from a drawing of the quilt you would like to create and then, on the basis of this, dye the fabrics?

I always start from an idea. Then the process branches out, any of these ways.

A – “I often read and research the idea for more understanding.”

Ann reading in a high meadow of the Sierra Nevada 

B –  “I look at my collection of photos related to the idea.”

“Eureka Chimney”, source photoof a collapsed mine entrance, copyright Ann Johnston 

C – “I find fabric I dyed already on my shelves, or I dye fabric that fits the idea”

Fabric Shelves

Dye Tables

“Cirque 2” fabric ready on the table

D – “I frequently do small scale sketches of the idea.”

“Cirque-first 7” sketch on paper

E -“Sometimes I scan my drawing and use the computer to audition colors.”

Cirque – design outlines on computer

Caption: Cirque-evening colors on computer

Cirque-sunwashed colors on computer

Cirque computer version with grid to use for 7-foot drawing

Cirque 1” and “Cirque 2” at Bellevue Arts Museum

F – “Sometimes I work from a full-scale pattern.”

“Sheepherder’s Ledge”, 2015,using paper patterns on table
copyright Ann Johnston

G – “Sometimes I have a large drawing but work on the wall for placement of pieces.”

“Eureka Chimney-in progress”, 2013, copyright Ann Johnston

H –“Sometimes I start assembling fabrics directly from photos.”

“Cross Polarized Granite-in progress”, 2015, copyright Ann Johnston

I –“Sometimes I paint directly on the fabric, then applique on top of the painting”

“Wet Land”– dye painting in progress

“Wet Land-in progress”, 2019,57” x 60” dye painted with raw-edge applique
copyright Ann Johnston

L –“Sometimes I paint the whole design, whole cloth quilt from a full-scale drawing”

“Competent Rock-by dyeing”, dye painting in progress,copyright Ann Johnston

“Competent Rock”, 2018,83.5” x 38”, whole cloth, dye painted, copyright Ann Johnston

“The making of a quilt is a process of getting used to seeing what is becoming of my idea in the real world and making more decisions as I work on it. Each quilt idea has many possible outcomes, and as my skills at dyeing and constructing develop, I have more choices.”

In your art works, what is the relationship between abstract and figurative representation?

I use both abstract and representational imagery in my quilts, as I think it fits my idea. Some real images can look very abstract, and some abstractions actually do represent reality, so I don’t think about that distinction too much. An idea is only that; it could become anything. Making challenging choices along the way makes the process exciting and the result often a surprise. The most important thing to me is if I did the best I could for the idea.

Dyeing and fabric design play a fundamental role in your work. What role does quilting play instead? What does it add to your artquilts?

The texture created by the stitches is a big focus of mine. It is always a puzzle how to use thread to contribute to my idea and enhance my design. When the top is finished, I consider the thread color and weight, the stitch length, the pattern, and the density of the stitches. I have been asked many times why I make my fabric into a quilt instead of just framing it. The added dimension of the shadows created by the stitches is another part of the puzzle that fascinates me.

“Cross Polarized Granite-detail”, 2015, copyright Ann Johnston

Ann, your 31 works that make up the exhibition “The Contact: Quilts of the Sierra Nevada”, have particular dimensions, are mostly long and narrow, they develop in height. Can you explain the reason for this stylistic choice?

Over many years of enjoying the California mountains called the Sierra Nevada, I had only made a few small quilts that touch on the subject,but I always put off making the important one, because I couldn’t contain all my ideas in one quilt. I finally realized I could create a group of quilts to be seen altogether.  I envisioned a series of fifteen quilts focused on general themes of gold mining, history, and geology, as well as landscapes. I spent a year experimenting with dye techniques and structuring the pieces with a predominantly vertical format to mirror the extreme elevations of the Sierra. The vertical format would also visually tie together so many diverse pieces, some literal, some abstract and some purely imaginative. There are now 38 pieces, 27 of them are 7 feet tall (widths vary from 25” to 60”.)After a few years, I started adding square and horizontal quilts to fit some of my ideas. Now there are six 60” x 60” square and five narrow horizontals, about 25” tall, (widths 75” to 110.”)

“Rock Garden 3”, 1990, 33” x 30 whole cloth, dye painted silk,copyright Ann Johnston

Can you tell us about the experience of the exhibition The Contact, which was very successful, and which travelled to the United States arriving here in Europe? How was this project born, how long did it take to implement it and what experience was it for you in your path of artistic growth?

The Contact started with 14 quilts in the first exhibition in 2013. The Martin Museum of Art in TX invited me to do a solo exhibit with3 years to prepare. That’s when I realized it was time to start my Sierra Nevada series. I make my quilts to be seen. It took me a long time to admit this because I was making them and not often enough exhibiting them. So, it is very rewarding to have this collection viewed by so many people in so many places. Preparing for the exhibits with the curators and preparators has been fun and a different kind of work.

These are the places The Contact has been shown since the first exhibit in 2013. Images of each can be seen on my website http://annjohnston.net/category/exhibits/

Martin Museum of Art, Baylor University, Waco, TX
The Contact: Quilts of the Sierra Nevada, 2013

Exposicion Nacional de Patchwork, Sitges, Spain
The Contact: Quilts of the Sierra Nevada, 2014

Festival of Quilts, Birmingham, England
The Contact: Quilts by Ann Johnston, 2014

University of California, Merced, CA
The Contact: Quilts of the Sierra Nevada, 2015

Carrefour Européen du Patchwork, France
The Contact: Quilts of the Sierra Nevada, 2016

Bellevue Arts Museum, Bellevue, WA
The Contact: Quilts of the Sierra Nevada, 2017

Johnsville Historical Society, Johnsville, CA
Gold Fever, 2017

Northeastern Nevada Museum, Elko, NV
Dye, Cloth, Thread: The Sierra Nevada, 2018

The Lincoln Center, Fort Collins, CO

Sense of Place, 2019

Bellevue Arts Museum 2017

Current exhibition, http://annjohnston.net/2019/02/01/exhibition-at-nevada-museum-of-art/

Nevada Museum of Art, Reno, Nevada

The Contact: Quilts of the Sierra Nevada, February 16, 2019 – May 19,2019

Ann, you are a renowned teacher. I ask you a question that I often ask to the artists I interview: first the technique or the creativity? What do you think determines the perfect success of a work? When does creativity risk being suffocated by technique?

I think that the idea I have must determine what techniques I will use.That’s why it is important to improve and learn to have more choices. The more skills I have the more likely it is that I can communicate my ideas.

What do you think is the most important difference between a craftsman who work with threads and fabrics and a textile artist? When does a fiber work become art?

I think there is no difference–it’s all art– just different levels of quality and complexity.

What are you working on right now? Do you want to tell us about your current textile projects and current or future exhibitions?

I am working on a series of tiny quilts I am calling My Wild Garden while continue making more large pieces for The Contact for future exhibitions.

Maria Rosaria Roseo

English version Dopo una laurea in giurisprudenza e un’esperienza come coautrice di testi giuridici, ho scelto di dedicarmi all’attività di famiglia, che mi ha permesso di conciliare gli impegni lavorativi con quelli familiari di mamma. Nel 2013, per caso, ho conosciuto il quilting frequentando un corso. La passione per l’arte, soprattutto l’arte contemporanea, mi ha avvicinato sempre di più al settore dell’arte tessile che negli anni è diventata una vera e propria passione. Oggi dedico con entusiasmo parte del mio tempo al progetto di Emanuela D’Amico: ArteMorbida, grazie al quale, posso unire il piacere della scrittura al desiderio di contribuire, insieme a preziose collaborazioni, alla diffusione della conoscenza delle arti tessili e di raccontarne passato e presente attraverso gli occhi di alcuni dei più noti artisti tessili del panorama italiano e internazionale.