Interviste

Intervista con Denise Labadie

Artista e insegnante tessile riconosciuta a livello internazionale, Denise ha iniziato a creare art quilts negli anni’90. Il suo lavoro è stato esposto in mostre nazionali ed internazionali di prestigio pubblicato in numerose riviste di settore. 

Diane ha un profondo legame con l’antico paesaggio irlandese. I soggetti dei suoi art quilts sono rappresentati da imponenti pietre megalitiche, dolmen, croci celtiche e rovine di antiche chiese. L’enigmatica cultura megalitica porta con sé la sensazione di essere di fronte ad un grande rebus storico ancora irrisolto che esercita una magica attrazione sull’artista. Questi gli elementi che fondano il suo lavoro e informano la sua poetica, e che con abilità e passione Denise propone in infinite diverse sfumature attraverso il medium tessile.

Per onorare al meglio queste antiche icone, per esprimere gli stati d’animo e le texture inerenti a questi complessi paesaggi, utilizza una grande varietà di colori, tessuti e fili. Dipinge e trapunta a mano ogni pietra per ottenere l’aspetto più realistico possibile, mentre sviluppa i paesaggi più astratti utilizzando una tecnica di stripping che imita in modo unico l’intimità, le ombre, i toni e quelle tonalità cromatiche così comuni alle viste irlandesi. 

Questo il link al sito web dell’artista: 

https://labadiefiberart.com/ 

FOTO 1 Labadie – Portrait

Denise Labadie

Denise, come (e perché) ti sei avvicinata al quilting? Perché la scelta di questa tecnica come mezzo per esprimere la tua creatività?

Ho sempre amato sia il tessuto – toccandolo, creando con esso – sia il cucito. Ho iniziato a cucire abiti da bambola da bambina, e sono diventata una sarta professionista fin dall’inizio. Mi piace ancora stare alla macchina da cucire, lavorare con i tessuti fino a tarda notte

Lavorando come sarta professionista però, alla fine ho voluto smettere di cucire per altre persone e concentrarmi invece sull’uso della mia abilità artigianale come punto di partenza per creare la mia arte. All’epoca non sapevo quale potesse essere il tema di quell’arte o dove mi avrebbe potuto portare…solo che avrebbe coinvolto il cucito e il tessuto.

L’arte del quilting mi ha dato l’opportunità di usare il cucito per creare arte in un modo completamente nuovo, ma comunque attraverso le abilità manuali.

Per anni ho trapuntato a mano, piccoli pezzi patchwork tradizionali come hobby. Poi ho visto cosa creavano le persone usando tessuti moderni con modelli tradizionali. Ho anche visto come l’avvento e la libertà di taglio della taglierina a rotella permettesse di allontanarsi dai modelli rigidi. Il risultato è stato un’opportunità creativa sfrenata e in precedenza non disponibile. Sono rimasta affascinata da tutto questo.

Così ho iniziato partendo dal cucito, piuttosto che vedere il quilting artistico come l’unico mezzo in grado di permettermi di realizzare o raggiungere una particolare o preconcetta visione artistica. Invece, volevo vedere come avrei potuto fondere e integrare tutte queste tendenze del cucito,  tessuto,  tecniche e artistiche in continua evoluzione, insieme alla mia abilità artigianale, rendendo mio il collage che ne risultava.

Quando ho scoperto e ho deciso di dedicarmi al quilting artistico (all’inizio degli anni ’90), ero già abbastanza competente come sarta, ma avevo poca formazione artistica. Credevo, tuttavia, (e lo faccio ancora di più che mai) che un’artista deve essere pienamente istruito nelle basi, ed essere assolutamente sentirsi a suo agio con il mezzo scelto e (almeno un insieme minimo di) tecniche associate, per permettere alla propria creatività non solo di emergere pienamente – senza pensiero consapevole o vincolo indebito – ma anche di “vedere” soluzioni compositive che altrimenti potrebbero rimanere inascoltate. Così ho sviluppato e seguito un piano deliberato per acquisire “le basi”. Prima di produrre la mia prima trapunta d’arte, ho seguito non solo corsi di “come si trapunta”, ma anche corsi di design e d’arte selezionati che coprivano argomenti chiave (ad esempio, disegno, pittura, composizione, colore, prospettiva, ombreggiatura e simili) di cui sapevo che alla fine avrei avuto bisogno.

È importante sottolineare che volevo prendere lezioni per imparare sia la composizione che le tecniche specifiche, non per imitare altri artisti. Sapevo che alla fine avrei creato il mio stile unico, e non volevo essere influenzata indebitamente da una particolare “scuola” di pensiero o personalità.

Questo ancora prima che io scoprissi le pietre (vedi la prossima domanda sulla mia attenzione per le pietre).

Il mio stile di quilting ha cominciato a prendere piede. Pietre e rovine sono diventate la mia passione, e il mio approccio al quilting ha guadagnato attenzione. Ho anche capito che un’arte “di successo” richiede una forte interazione tra ispirazione e focalizzazione personale, uno stile, un “marchio di fabbrica” e l’uso della propria arte e del mezzo scelto per raccontare storie avvincenti in modi particolarmente efficaci o memorabili – il risultato è un’emotività, e speriamo un’anima ricca, che può togliere il fiato allo spettatore.

“Piper Stones II”,  2001, 44″ wide x 54″ high, copyright Denise Labadie

“St. Kevin’s Monastery I”, (2002), 34″ wide x 45″ high, copyright Denise Labadie

Quando mostro le mie trapunte vedo spesso lo spettatore diventare sorprendentemente emotivo (non più sorprendente per me, ma certamente sorprendente per loro!) È meraviglioso. L’arte deve essere più che “interessante”. Deve in qualche modo muovere lo spettatore, evocare emozioni, sembrare vivo, farti sentire o ricordare qualcosa di importante, farti desiderare di andarci, farti desiderare di esserci ora, nel momento.

Queste reazioni e risposte dello spettatore sono il motivo per cui continuo a fare trapunte e perché la natura a forma libera e la creatività del mezzo artistico del quilting, insieme alla sua sorprendente (e per me, piacevole) dipendenza dalla tecnica corretta (sia dal punto di vista del cucito che artistico), mi permette di raccontare storie con un’emotività che non potrei mai raggiungere con altri mezzi.

Le tue opere raffigurano paesaggi con pietre o strutture architettoniche in pietra. In ogni caso la pietra è il tuo soggetto, perché? Da dove viene questa necessità?

Sono attratta dalle pietre antiche, dai loro paesaggi e dalle loro storie.

La mia bisnonna è venuta negli Stati Uniti dall’Irlanda, e la mia prima visita in Irlanda ha stabilito un legame profondo. E’ stato durante la pianificazione di una seconda visita che ho visto per la prima volta una foto delle Piper Stones, un cerchio megalitico in pietra di Co. Wicklow, che mi ha fatto venire i brividi. Li ho cercati appena possibile dopo il mio ritorno. Queste pietre – e più tardi molte altre – “parlano con me”, e da allora mi sono concentrata sull’uso della mia arte per cercare di introdurre la persone a queste meravigliose strutture e alle loro storie antiche ed emozionanti. Allo stesso modo mi trovo a contemplare rovine monastiche più recenti (specialmente portali e passaggi).

Le mie trapunte tendono a sottolineare (tematicamente) la permanenza, la stabilità e la continuità, e ricordano memorie di un passato umano in gran parte dimenticato. In ogni trapunta cerco anche di catturare le storie più private di ogni singola pietra – nozioni di atemporalità, pazienza, gloria precedente, magia, età (e invecchiamento), tristezza, abbandono, incuria, abbandono e simili.

Il mio obiettivo è quello di creare “ritratti di pietra” emotivi, umorali e stilizzati.  Alcune delle mie trapunte sono state acquistate come strumenti di meditazione e di guarigione. Le persone mi dicono anche che sentono le trapunte “tirarle dentro”, che vogliono entrare e attraversarle. Le trapunte sembrano far esplodere un nucleo profondo di memorie cellulari, aiutando gli spettatori a ricordare ciò che già intuitivamente conoscono e onorano, ma che possono aver messo da parte o dimenticato.

Questa capacità di impatto multidimensionale sembra essere una capacità e un risultato che l’arte del quilting è in grado di offrire.

“Bonamargy Friary”, 2018, 42″ wide x 61″ high, copyright Denise Labadie

“Poulnabrone Dolmen”, (2008), 63″ wide x 32″ high, copyright Denise Labadie

“Dun Aengus Stone Fort”, 2006, 63″ wide x 71″ high copyright Denise Labadie

“Eightercua Stone Row”, 2009, 39″ wide x 40″ high copyright Denise Labadie

La scelta cromatica è principalmente la stessa in tutti i tuoi quilts, ma a volte il colore entra nel tuo lavoro. Bisogno rappresentativo o emotivo?

Recentemente mi è stato detto “quanto sono coraggiosa di lavorare con il grigio”. Ma io non lavoro solo in grigio, o in un solo colore; a ben guardare le pietre sono in realtà piuttosto colorate, riflettendo la complessità della natura stessa (e fornendo alla trapunta una significativa sfumatura materica). Il colore granulare e la complessità materica è al centro del realismo delle mie pietre; al contrario, qualsiasi elemento paesaggistico o cielo è abbastanza astratto (anche se spesso abbastanza colorato), ma è sufficientemente rappresentativo solo per stabilire o rafforzare il contesto e il luogo, senza mai competere con le pietre stesse.

Le storie e l’emotività delle pietre possono essere lievi – spesso solo sussurri – e i colori (e il contrasto e l’ombreggiatura) che uso certamente riflettono questo messaggio. Ma il colore – rappresentativo ed emotivo al tempo stesso – è sicuramente presente, e gioca un ruolo centrale nel disegno complessivo di ogni trapunta.

“Monastic Ruin at Glendalough”, 2011, 60″ wide x 78″ high, copyright Denise Labadie.

“Killevy Church Ruin II”, 2013, 28 “wide x 38” high, copyright Denise Labadie.

In cosa consiste il tuo processo creativo?

Il mio stile dipende dalla combinazione e dall’integrazione mirata di una buona pratica artigianale (legata al cucito) e da una forte comprensione dei fondamenti dell’arte.

Questa combinazione mi permette di riunire la mia pittura su tessuto, la costruzione del top del quilt, le tecniche compositive e i soggetti in un modo unico e stilizzato. Mi dà gli “occhiali” per vedere e creare diverse possibilità e soluzioni artistiche che altrimenti non sarebbero visibili.

Conoscere con sicurezza il proprio mestiere, in tutti i suoi aspetti, favorisce la creatività e permette di raccontare storie migliori, più efficaci e più dinamiche possibili. Capire i fondamenti del cucito e dell’arte non è un vincolo. È liberatorio. Permette alla creatività di venire alla ribalta, permette di mostrare il tuo talento innato e rende il tuo lavoro più divertente e più capace di essere apertamente esplorativo e innovativo… devi essere in grado di mettere il “come” e il “cosa” del quilting nel tuo subconscio, lasciando che questa conoscenza ti aiuti a guidare e rendere reale la tua visione creativa.

“Friary Steps”, 2017, 40″ wide x 34″ high, copyright Denise Labadie

“Annaghmore Court Tomb”, 2018, 45″ wide x 42″ high, copyright Denise Labadie

La tecnica e la conoscenza non sono secondarie all’ “espressione artistica”. Se riesci a combinare una conoscenza di base sull’arte – colore, prospettiva, composizione, luci e ombre, ecc. – con buone tecniche di cucito e di costruzione, la tua creatività espressiva si scatena.

L’arte non richiede una rigorosa aderenza alle basi, ma richiede una rigorosa comprensione delle basi.

Giocare con le basi – una volta comprese – ti permette di far evolvere ulteriormente il tuo stile, e (speriamo) rendere il tuo lavoro memorabile (in senso buono!). E proprio come una conoscenza di base del tuo mestiere accresce la creatività, la creatività è esaltata anche dai vincoli imposti dal lavoro verso uno stile inconfondibile. Ad esempio, sia la prospettiva che la “gestione della luce” (ad esempio, illuminazione, ombreggiatura e contrasto, cambiamenti di colore con la profondità, caduta dell’intensità luminosa, etc.) sono diventati elementi centrali nelle mie composizioni, ma sono davvero difficili per me.  Con ogni trapunta cerco di spingere entrambi gli elementi a nuovi limiti compositivi (e quindi stilistici). Affrontare le mie debolezze mi rende più creativa, permettendo uno stile personale in continua evoluzione. Non riesco a immaginare come potrei affrontare questi limiti – o peggio, non rendermi conto di essi – senza il beneficio della mia precedente formazione.

Infine, mi affido anche all’intuizione. Molto. Il che, naturalmente, è favorito dalla tecnica e dall’abilità manuale. Un circolo virtuoso. L’intuizione sono le pietre che mi parlano.

“Irish Stone Fort Ruin”, 2010, 40″ wide x 48″ high, copyright Denise Labadie

Quali tecniche utilizzi per realizzare le tue opere? Perché hai scelto di tingere i tessuti?

Io uso una grande varietà di colori, tessuti, fili e filati nel mio lavoro, costruendo la trapunta come un muratore costruisce un muro – nel mio caso, dimensionando e ritagliando individualmente, riattaccando e applicando ogni pietra, una per una, lavorando dal basso verso l’alto. Penso che questo mi permetta di creare trapunte più realistiche e interessanti, e mi permetta anche di onorare i costruttori originali.

Non c’è molto tessuto commerciale, quindi con i tipi di colori, texture, profondità e complessità di cui ho bisogno per le mie pietre (o paesaggi e cieli), dipingo a mano quasi tutto il mio tessuto. Non uso coloranti. La pittura è atossica e mi permette – utilizzando più strati di vernice trasparente, più varie resine –  di ottenere  complessità strutturali (simili alla pietra vera e propria) che altrimenti non potrei ottenere. Faccio tutto il necessario per agire in modo efficace e determinare l’assorbimento, la diffusione, la miscelazione, la mescolanza, il disegno o le macchie di diverse vernici. I tessuti che ne risultano possono essere davvero interessanti.

Di solito decido in anticipo la tavolozza dei colori che voglio usare per ogni composizione e inizio a lavorare da lì.

In genere lavoro anche a partire dalle foto – non come modello, ma più come guida approssimativa per aiutare con la prospettiva e l’illuminazione.

Come notato sopra, una volta che ho la mia tavolozza di tessuti specifici per il quilt, ritaglio e applico individualmente le mie pietre. Utilizzo diverse tecniche di appliquè. L’obiettivo è rendere le mie pietre il più realistiche possibile. L’appliqué con bordo girato (turned edge appliqué) aiuta le pietre sullo sfondo. L’appliquè a bordo grezzo (raw edge appliqué) fa esattamente il contrario (in quanto tende ad appiattire e a fondere gli oggetti). E l”applique reverse permette la creazione di “micro” ombreggiature e texture, dando ad ogni pietra una dimensionalità e una “personalità” altrimenti impossibile. Spesso metto insieme due o addirittura tutte e tre le tecniche sulla stessa trapunta, a seconda dell’effetto che sto cercando di ottenere.

In contrasto con il realismo delle mie pietre, i miei cieli e paesaggi – che sono centrali nel contesto del luogo e dell’atemporalità di questi luoghi sacri – sono molto più astratti. Per i miei paesaggi uso il free-form strip piecing (e il couching)  integrando sottili pezzi orizzontali del mio stesso tessuto dipinto a mano, finiture, filati, batik, sete, metallizzati, qualsiasi cosa… in un insieme di colori e texture. I cieli possono essere a strisce o basati su singoli (grandi) pezzi di tessuto dipinto ad hoc.

Example of Raw Edge Appliqué

Example of Free-Form Strip Piecing and Couching

Example of Turned Edge Appliqué

Example of Reverse Appliqué

Ti ricordi il tuo primo quilt? Quali sono le differenze con il tuo ultimo lavoro?

Sì. Prima ancora di sapere di essere attratta dalle pietre, il mio primo grande progetto è stato in realtà un tradizionale patchwork irlandese a catena, che ho modificato e rielaborato per far sì che le diagonali siano muri di pietra che racchiudono piccoli campi liberi. Chi lo sapeva?

Poi, durante il mio secondo viaggio in Irlanda, ho visitato il sito di Piper Stones. Sono rimasta incantata dalle pietre. La mia successiva trapunta fu basata su questo tema, e da allora non mi sono più fermata- il mio portafoglio attuale conta più di 50 trapunte di pietra.

Anche il mio lavoro continua ad evolvere. La mia capacità di raccontare storie è notevolmente migliorata, la mia gestione della texture e del colore è molto più sfumata, e la mia comprensione della prospettiva e dell’illuminazione – sempre le mie sfide più grandi, ma che sono anche le tecniche che per molti aspetti definiscono il mio lavoro – sta finalmente iniziando a maturare.

La differenza più grande tra l’inizio e oggi è che ora ho uno stile vero e proprio che porto al mio quilting, mentre all’inizio non avevo ancora sviluppato alcun tipo di tema o estetica. La mia passione, tuttavia, è più forte che mai come lo è la mia abilità in continua evoluzione di raccontare storie sempre più avvincenti ed emozionanti.

“Piper Stones I”, 1998, 34″ wide x 44″ high, copyright Denise Labadie

 “Cathedral Arch at Glendalough”, 2017, 38″ wide x 50″ high, copyright Denise Labadie

Quali sono i tuoi progetti futuri? A cosa stai lavorando?

Ora e in futuro …. lavorerò con le pietre – raccontare più storie; affinare ed evolvere le mie tecniche; comunicare ancora di più l’emozione; ampliare e dare ancora più enfasi a portali e passaggi.

Interview

Interview with Denise Labadie

An internationally recognized artist and textile teacher, Denise began creating art quilts in the 1990s. Her work has been exhibited in prestigious national and international exhibitions and published in numerous trade publications.

Diane has a deep connection to the ancient Irish landscape. The subjects of her art quilts are imposing megalithic stones, dolmens, Celtic crosses and ruins of ancient churches. The enigmatic megalithic culture brings with it the feeling of being in front of a great historical rebus still unresolved that exerts a magical attraction on the artist. These are the elements that found her artwork and inform her poetics, and that with skill and passion Denise proposes in infinite different shades through the textile medium.

To best honor these ancient icons, to express the moods and textures inherent in these complex landscapes, uses a wide variety of colors, fabrics and threads. She paints and quilts each stone by hand to achieve the most realistic look possible, while developing the most abstract landscapes using a stripping technique that uniquely mimics the intimacy, shadows, tones and chromatic tones so common to Irish views.

This is the link to the artist’s website:

https://labadiefiberart.com/

FOTO 1 Labadie – Portrait

Denise Labadie

Denise, how (and why) did you approach quilting? Why the choice of this technique as a means for your creativity?

I have always loved both fabric – touching it, creating with it – and sewing. I started sewing doll clothes asa child, andbecame a professional seamstress early on. I still love just being at the sewing machine, working with fabric, late into the night.

Working as a professional seamstress, however, I eventually wanted to stop sewing for other people and instead focus on using my craftsmanship as a starting point for creating my own art. I didn’t know at the time what the theme of that art might be or where it might take me … only that it would involve sewing and fabric.

Art quilting gave me the opportunity to use my sewing to create art in a totally new, but still hands-on, way.

For years I did hand quilted, traditional small patchwork pieces as a hobby. Then I saw what people were doing using modern fabrics within traditional patterns. I also saw how the advent and freedom of the rotary cutter made moving away from rigid patterns possible.The result was unbridled, and previously unavailable, creative opportunity. I was captivated.

So I started at the sewing-first end of the art quilting spectrum rather than seeing art quilting as a medium uniquely capable of allowing me to deliver on, or achieve, a particular or preconceived artistic vision. Instead, I wanted to see how I could blend and integrate all these evolvingsewing, fabric, technical, and artistic trends with my own craftsmanship, makingthe resulting collage my own.

When I discovered and decided to pursue art quilting (in the early 1990’s), I was thus already quite competent as a seamstress, but I had little background or formal training in art. I believed, however, (and still do, more than ever) that an artist must be fully schooled in the basics, and be absolutely comfortable with both their chosen mediumand (at least a minimum set of) associated techniques, in order to allow one’s creativity to not only fully surface – without conscious thought or undue constraint – but to “see” compositionalsolutions that might otherwise go unheeded. SoI developed and followed a deliberate plan to acquire “the basics”. Before I produced my first art quilt, I took not only “how to” quilting classes, but also selected design and art classes that covered key topics (e.g., drawing, painting, composition, color, perspective, shadowing, and the like) that I knew I would eventually need.

Importantly, I wanted to take classes to learn both composition and specific techniques, not to mimic other artists. I knew that I would eventually create my own unique style, and did not want to be unduly influenced by any particular “school” of thought or personality.

This was even before I discovered stones (see the next question about my focus on stones).

My quilting style began to take root. Stones and ruins became my passion, and my approach to quilting gained focus. I also came to understand that “successful” art very much requires a strong interplay between a personal inspiration and focus; a “trademark” style; and using one’s art and chosen medium to tell compelling stories in particularly effective or memorable ways – the result being an emotionality, and hopefully a soulfulness, that can take a viewer’s breath away.

“Piper Stones II”,  2001, 44″ wide x 54″ high, copyright Denise Labadie

“St. Kevin’s Monastery I”, (2002), 34″ wide x 45″ high, copyright Denise Labadie

When I show my quilts I often see viewers getting surprisingly emotional (no longer surprising to me, but certainly surprising to them!). It’s wonderful. Art has to be more than just “interesting”. It has to somehow move the viewer, evoke emotion, seem alive, make you feel or remember something important, make you want to go there, make you want to be there now, in the moment.

These viewer reactions and responses are why I continue to make quilts and, for me, why the free-form nature and creativity of the art quilting medium, along with it’s surprising (and, to me, pleasing) dependence on proper technique (both sewing-wise and artistically), allows me to tell stories with an emotionality that I could never achieve with other mediums.

Your works depict landscapes with stones or stone architectural structures. However the stone is your subject, why? Where does this need come from?

I am drawn to ancient stones, their landscapes, and their stories.

My great grandmother came to the US from Ireland, and my initial visit to Ireland affirmed a deep connection.It was while planning a second visit that I first saw a picture of the Piper Stones, a megalithic stone circle in Co. Wicklow, that sent shivers through me. I sought them out as soon as I could after my return. These stones – and later, many others – “talk to me”, and I’ve focused ever since on using my art to try to introduce people to these amazing structures and their ancient and emotional stories. I have come to similarly revere more recent monastic ruins (especially portals and passageways).

My quilts tend to (thematically) emphasize permanence and stability, and continuity, and whispered remembrances of human pasts largely forgotten. In each quilt I also try to capture each individual stone’s more private stories – notions of timelessness, patience, prior glory, magic, age (and aging), sadness, abandonment, neglect, and the like.

My goal is to create emotional, moody, stylized“stone portraits”.  A number of my quilts have been purchased as meditation and healing tools. People also tell me that they feel the quilts actually “pulling them in”; that they want to go into and through them. The quilts seem to jostle some deep core of cellular memories, helping viewers remember what they already intuitively know and honor, but may have set aside or forgotten.

This multi-dimensional ability to impact viewersseems like a capability and result which art quilting is uniquely capable of delivering.

“Bonamargy Friary”, 2018, 42″ wide x 61″ high, copyright Denise Labadie

“Poulnabrone Dolmen”, (2008), 63″ wide x 32″ high, copyright Denise Labadie

“Dun Aengus Stone Fort”, 2006, 63″ wide x 71″ high copyright Denise Labadie

“Eightercua Stone Row”, 2009, 39″ wide x 40″ high copyright Denise Labadie

The color choice is mainly the same but sometimes the color get in your work. Representative or emotional need?

I was recently told “how brave I am to work in greys”. But I don’t work just in grey, or any single color; on closer inspection the stones are actually quite colorful, reflecting nature’s own complexity (and providing the quilt with significant textural nuance).Granular color and texturalcomplexity is central to my stones’ realism; in contrast, any landscape elements or skies are quite abstract (though oftentimes quite colorful), but are only sufficiently representative so as to establish or reinforce locational and environmental context and place, never competing with the stones themselves.

The stones’ stories and emotionality may be subtle – often just whispers – and the colors (and contrast and shadowing) that I use certainly reflect that messaging subtlety. But the color– which is both representative and emotional – is most definitely there, and plays a central role in each quilt’s overall design.

“Monastic Ruin at Glendalough”, 2011, 60″ wide x 78″ high, copyright Denise Labadie.

“Killevy Church Ruin II”, 2013, 28 “wide x 38” high, copyright Denise Labadie.

How does the creative process take place?

My style depends on the purposeful combination and integration of both well-practiced(sewing-related) craftsmanship and a strong foundational understanding of art fundamentals.

This combination allows me to bring together my fabric painting, quilt top construction, compositional techniques, and subjectmatter in a uniquely stylized way. It givesme the “glasses” to see and create different artistic possibilitiesand solutions that would not otherwise be apparent or visible.

Confidently knowing your craft – all aspects of it – actually fosters creativity, and allows you to tell the best, most effective, most dynamic stories possible. Understanding both sewing and art fundamentals is not constraining. It is liberating. It lets your creativity come to the forefront, lets your native talent show through, and makes your work more fun and more capable of being openly exploratory and innovative … you need to be able to put the “how” and “what” of quilting into your subconscious, all the while letting this knowledge help guide and make real your creative vision.

“Friary Steps”, 2017, 40″ wide x 34″ high, copyright Denise Labadie

“Annaghmore Court Tomb”, 2018, 45″ wide x 42″ high, copyright Denise Labadie

Technique and knowledge is not secondary to “artistic expression”. Combine a basic knowledge about art – color, perspective, composition, light and shadows, etc. – with good sewing and construction techniques, and your expressive creativity is unleashed.

Art doesn’t require a rigorous adherence to the basics, but it does require a rigorous understanding of the basics.

Playing with the basics – once you understand them – allows you to further evolve your own style, and (hopefully) makes your work memorable (in a good way!). And just like how a basic knowledge of your craft actually enhances creativity, creativity is also enhanced by the constraints imposed by working towards a signature style. For example, both perspective and “light management”(e.g., lighting, shadowing and contrast, color changes with depth, light intensity falloff, etc.) have become central to my compositions, but they are really hard for me. I’m just not a natural, but with every quilt I try to push both elements to new compositional (and thus stylistic) limits.Confronting my weaknesses makes me more creative, allowing an ever evolving personal style. I can’t imagine trying to deal with these limitations – or worse, being unaware of them – without the benefit of my prior training.

Finally, I also rely on intuition. A lot. Which, of course, is aided by technique and craftsmanship. A virtuous circle. Intuition is the stones talking to me.

“Irish Stone Fort Ruin”, 2010, 40″ wide x 48″ high, copyright Denise Labadie

What techniques do you use to make your works? Why did you choose to dye the fabrics?

I use a wide variety of colors, fabrics, threads, and yarns in my work, constructing the quilt the same way as a stone mason builds a wall – in my case, individually sizing and cutting out, piecing, and appliquéing each stone, one by one, working from the bottom up. I think this lets me create more realistic and interesting quilts, and also allows me to honor the original builders.

There just isn’t much commercial fabric, however, with the types of colors, textures, depth, and complexity that I need for my stones (or landscapes and skies), so I hand paint almost all my own fabric. I do not use dyes. Painting is both non-toxic and allows me – using multiple layers of transparent paint, plus various resists – the control to achievetextural complexities (similar to actual stone) that I couldn’t otherwise achieve. I do whatever it takes to aggressively influence or cause differential paint absorption, diffusion, blending, patterning, or mottling. Resulting fabrics can be remarkable.

I typically decide up front the color palette I want to use for each composition, and work from there.

I also typically work from photos – not as a template, but more as a rough guide to help with perspective and lighting.

As noted above, once I have my quilt-specific palette of painted fabric I then individually cut out and appliquémy stones. I use of variety of appliquétechniques. The goal is make my stones as realistic as possible. Turned edge appliquéhelps “pop” stones from the background. Raw edge appliquédoes exactly the opposite (in that it tends to flatten and fuse objects). And reverse appliquéallows the creation of “micro” shadowing and textures, giving each stone a dimensionality and “personality” not otherwise possible. I’ll often intermix two or even all three types of appliqué (or even insetting) on the same quilt, depending on the effect I’m trying to achieve.

In contrast to the realism of my stones, my skies and landscapes – which are central to the context of place and the timelessness of these sacred sites – are far more abstract. For my landscapes I use free-form strip piecing (and couching), integrating thin horizontal pieces of my own hand-painted fabric, trims, yarns, batiks, silks, metallics, whatever … into an abstract of colors and textures.Skies may be strip-pieced or based on single (large) pieces of purpose-specific painted fabric.

Example of Raw Edge Appliqué

Example of Free-Form Strip Piecing and Couching

Example of Turned Edge Appliqué

Example of Reverse Appliqué

Do you remember your first quilt? What are the differences with your last job?

Yes. Before I even knew that I was attracted to stones, my first major quilt project was actually a traditional Irish Chain patchwork, which I modified and re-worked to have the diagonals be stone walls enclosing small cleared fields. Who knew?

Then, on my second trip to Ireland, I visited the Piper Stones stone circle. I was entranced, andbecame hooked on stones. My next quilt was of that same stone circle, and I have not stopped since–  my current portfolio numbers over 50 stone quilts.

My workalso continues to evolve. My storytelling ability has significantly improved, my management of texture and color is far more nuanced, and my understanding of perspective and lighting– always my biggest challenges, yet which are also the techniques that in many ways define my work – is finally starting to mature.

The biggest difference between early on and today is that I now have an actual style that I bring to my quilting, whereas early on I had yet to develop any sort of signature theme or look. My passion, however, is stronger than ever  as is my ever evolving ability to tell ever more compelling and emotional stories.

“Piper Stones I”, 1998, 34″ wide x 44″ high, copyright Denise Labadie

 “Cathedral Arch at Glendalough”, 2017, 38″ wide x 50″ high, copyright Denise Labadie

What are your future projects? What are you working on?

Now and in the future … staying with stones – telling more stories; refining and evolving my techniques; communicating even more emotion; going larger; and placing even moreemphasis on portals and passageways.

Emanuela D'Amico

English version Mi sono avvicinata al quilting nel 1992, da allora ho frequentato diversi corsi in Italia e negli USA per approfondire le tecniche del patchwork, passando dai disegni tradizionali o geometrici alle tecniche artistiche con cui posso esprimere la mia creatività. Insegno le tecniche base e avanzate dal 1998. Ho fondato la Scuola Romana Quilting nel 2015: http://www.scuolaromanaquilting.it/ e dal 2014 organizzo a Roma la mostra di ArtQuilting: ArteMorbida. A partire dal 2018, con la collaborazione di Maria Rosaria Roseo e altre colleghe/amiche abbiamo iniziato la pubblicazione di ArteMorbida Textile Arts Magazine. Oggi ArteMorbida è anche, finalmente, una rivista cartacea. Parola d’ordine: Divulgazione!