Intervista con Deniz Sağdıç

“Untitled”, detail, 2020, Denim Zips on Denim 140 x 120, ph. Credit Deniz Sağdıç Studio, copyright Deniz Sağdıç

English (Inglese)

Translation by Eleonora Lo Prato

Deniz Sağdıç

Deniz Sağdıç, artista di origine turca nata a Mersin nel 1982, si è laureata alla Facoltà di Belle Arti dell’Università di Mersin nel 2003 e attualmente vive e lavora a Istambul.

Nota al grande pubblico per i suoi ritratti in denim, la Sağdıç concentra la sua ricerca sui materiali e sul loro significato, sottolineando il valore comunicativo e concettuale del denim, usato dall’artista come simbolo universale in grado di infrangere confini etnici ed economici, un materiale democratico, comune alle culture di ogni latitudine.
E proprio partendo da questa considerazione, ha creato, in un’ottica basata sui principi dell’upcycling, una lunga serie di ritratti tessili apprezzati da pubblico e collezionisti e acclamati dalla critica per la profondità concettuale di cui sono espressione.

http://www.denizsagdic.com/index.html

Untitled”, detail, 2020, Denim Zips on Denim 140 x 120, ph. Credit Deniz Sağdıç Studio, copyright Deniz Sağdıç

Untitled”, detail, 2020, Denim Zips on Denim 140 x 120, ph. Credit Deniz Sağdıç Studio, copyright Deniz Sağdıç

Deniz, cosa ti ha spinto a intraprendere il percorso di artista? Negli anni della tua formazione e agli esordi della tua professione, c’è stato un evento, un progetto o una persona che è stata fondamentale per la tua crescita artistica?

Sono venuta al mondo in una famiglia i cui membri erano quasi tutti artigiani. Mio padre era un esperto molto talentuoso della lavorazione del vetro. Mio zio era un designer per una società di oggetti in vetro e le mie zie erano sarte. Mi sono formata nella fabbrica del vetro paterna quando ero piccola, cimentandomi nel vetro soffiato. Avevo appena dieci-undici anni quando ho iniziato a guadagnarmi una paghetta confezionando borse con i tessuti nel laboratorio sartoriale di vestiti delle mie zie per poi venderle ai miei conoscenti nei mesi estivi. Durante l’adolescenza, ho dato una mano a mio padre con applicazioni di vetro soffiato impiegate nell’edilizia. Di conseguenza, sin da piccolissima, guardando al mio futuro, ho coltivato il sogno ambizioso di svolgere un lavoro all’insegna della creatività. Il modo in cui sarei vissuta per il resto della mia vita ha cominciato a delinearsi meglio quando sono entrata alla facoltà delle Belle Arti frequentando l’indirizzo pittorico, dopo aver superato le selezioni iniziali. Risalendo ai miei più lontani ricordi, non riesco a rievocare un singolo giorno trascorso senza aver creato qualcosa, senza aver ricavato qualcosa da qualcos’altro. Ogni volta in cui mi sentivo al settimo cielo o se invece ero profondamente avvilita e persino ammalata, ho sempre avvertito il bisogno di disegnare, dipingere, tagliare o incollare.

ph. Credit Deniz Sağdıç Studio, copyright Deniz Sağdıç

Il denim è un materiale comune e diffuso, e questo è uno degli aspetti che ti ha portata a usarlo come mezzo e come soggetto per le tue opere. I materiali spesso raccontano una storia ed esprimono la visione dell’artista. Qual è il significato del denim nel tuo lavoro? Cosa simboleggia?

Ho utilizzato una ricca varietà di materiali come supporti artistici per le mie creazioni. In generale, tali materiali consistono in beni e oggetti di uso quotidiano di cui le persone poi si disfano. Anni fa, invece, ho realizzato opere artistiche composte da materiali inusuali per l’allestimento delle mie mostre. Un giorno, in quella mia specifica fase artistica, mi è venuta in mente l’idea di ritagliare e riutilizzare il mio denim notevolmente usurato per un’opera alla quale mi stavo dedicando. Mentre tagliavo, sfregavo, modellavo e incollavo il tessuto di jeans, ho cominciato a rendermi conto di quanto fosse duttile per la lavorazione di materiali come il legno o il marmo. Inoltre, non era così fragile come il marmo e il legno. Poiché mi piaceva lavorare con il denim, ho rilevato un numero maggiore di caratteristiche specifiche di questo materiale proprio grazie al suo reimpiego artistico. Infatti, il denim racchiude caratteristiche particolari ed è così universale/trasversale che le persone di ogni età, di ogni provenienza geografica e di qualsivoglia classe sociale, si trovano estremamente a loro agio indossandolo. Se un individuo non è un esperto di tessuti, probabilmente non è nemmeno a conoscenza del nome dei materiali che indossa, in genere, ma l’inconfondibile tessuto di jeans rappresenta un materiale ben noto universalmente. D’altra parte, questo misto di cotone e nylon può forse esser considerato il prodotto umano in assoluto più democratico della nostra civiltà. Illustre presidente o mero lavoratore del paese più povero del mondo, chi indossa un paio di jeans non verrà mai ritenuto “strano” da nessuno. Dal momento che il colore della pelle degli esseri umani può invece essere sfortunatamente fonte di discriminazione anche al giorno d’oggi, il denim, va ritenuto un vero e proprio simbolo universale e unificante nella storia della nostra civiltà. Il tessuto di jeans, perciò, lungi dal costituire un semplice mezzo materico, assurge per me a “piattaforma comunicativa”. Grazie a esso, quindi, il pubblico riesce ad entrare più facilmente in empatia con le mie opere e con il tema da me rappresentato.

Untitled”,2020, 100 x 100 cm, ph. Credit Deniz Sağdıç Studio, copyright Deniz Sağdıç

Untitled”, detail, 2020, 100 x 100 cm, ph. Credit Deniz Sağdıç Studio, copyright Deniz Sağdıç

Sia nei tuoi dipinti che nei lavori tessili, uno dei tuoi soggetti preferiti è il volto umano. Ne puoi parlare? Inoltre, qual è il legame concettuale tra l’uso del denim e i volti, l’umanità che rappresenti nel tuo lavoro?

Noi, in quanto esseri umani, tendiamo spesso a sottovalutare l’importanza delle espressioni del volto umano che noi definiamo impiegando il termine generico inglese “look”.  Questa parola rimanda in realtà a un insieme di comportamenti che, pur non avendo un’espressione fisica, si possono tradurre in una sorta di “pugno” metaforico: un paio di occhi che ti fissano con insistenza possono rivelarti diversi aspetti caratteriali del loro “proprietario”. Anche se la maggior parte delle volte non lo percepiamo, lo sguardo infatti – più delle parole o dei gesti- di un individuo con il quale stiamo comunicando, contribuisce alla nostra opinione riguardo a tale persona. Di conseguenza, attribuisco un’enorme importanza al look, all’espressione e perciò al volto umano. Sono dell’idea che una faccia umana possa verbalizzare al meglio i sentimenti ed i pensieri che intendo esprimere tramite le mie opere. Ho già accennato all’importanza cruciale del denim per la cultura e la civiltà umana. Questo simbolo così rilevante, se abbinato al volto umano, di fatto evoca all’ennesima potenza la natura umana. Ebbene sì, secondo me alle radici del problema maggiore che affligge il mondo attuale vi è il fatto che ci siamo dimenticati “cosa” sia veramente una persona. L’intento prioritario della mia arte consiste allora nel cercare di rammentare alla gente la nostra identità di esseri umani. Perciò, a mio avviso, il nostro volto veicola al meglio la mia visione artistica.

Untitled”, 2020, denim pieces on denim,  120 x 80 cm, ph. Credit Deniz Sağdıç Studio, copyright Deniz Sağdıç

Untitled” detail, 2020, denim pieces on denim,  120 x 80 cm, ph. Credit Deniz Sağdıç Studio, copyright Deniz Sağdıç

“Untitled”, zip pieces, 140 x 140 cm, ph. Credit Deniz Sağdıç Studio, copyright Deniz Sağdıç

“Untitled” detail, zip pieces, 140 x 140 cm, ph. Credit Deniz Sağdıç Studio, copyright Deniz Sağdıç

Sei un’artista multidisciplinare che recentemente si è concentrata sul tessile. Pensi di continuare a sviluppare progetti con le fibre in futuro?

Il tessuto ricopre un ruolo essenziale nel mio percorso artistico. Prima di tutto debbo precisare di essere nata, cresciuta e vissuta in Turchia, una nazione dove l’arte tessile presenta radici antichissime. Vedo e sento che i tessuti non rappresentano soltanto un materiale con un uso pratico, ma in primo luogo, incarnano un elemento che ha modellato la cultura per migliaia di anni differenziandola sotto il profilo geografico. Mi entusiasma rammentare la valenza storica e tradizionale del tessuto nella nostra cultura e civiltà, ogni volta che lo uso nelle mie opere. In particolare, quando impiego prodotti tessili datati o di scarto nelle mie creazioni, il pubblico, seguendo queste mie elucubrazioni, può ripercorrere il proprio legame con il passato, le memorie e le vite delle generazioni precedenti, fruendo di molti elementi che modellano la nostra cultura mediante una singola opera. Si tratta di una sorta di “visita” a un museo… D’altra parte riportare in vita prodotti di scarto mediante collezioni artistiche induce la gente ad interrogarsi sotto una luce diversa sul concetto di consumismo. Come tutti ben sappiamo, la questione dolente del surriscaldamento globale odierno o del cambiamento climatico è strettamente connessa con la cultura consumistica. Di conseguenza, per indirizzare gli individui verso comportamenti ecosostenibili, ritengo estremamente stimolante realizzare opere d’arte con materiali decisamente più adatti al riciclaggio come le fibre tessili. Secondo me l’arte, essendo fortemente coinvolgente, è decisamente più indicata degli slogan o delle campagne pubblicitarie volte a riorientare i comportamenti consumistici mondiali dei singoli individui. L’arte va quindi considerata un “canale” perfetto per rivelare all’Umanità la strada da perseguire in merito a questi problemi ambientali, dal momento che si tratta di una realizzazione pratica e non di discorsi urlati. Creare un numero maggiore di opere d’arte con fibre tessili e, in un’ottica più generale, prodotti in fibre tessili rappresenta d’ora in poi il mio obiettivo artistico prioritario.

“Elvis”, 2020, denim pieces on denim, 150 x 150, ph. Credit Deniz Sağdıç Studio, copyright Deniz Sağdıç

Green”, 2018, fabric on fabric ,80×120 cm , ph. Credit Deniz Sağdıç Studio, copyright Deniz Sağdıç

Durante le tue mostre organizzi anche dei workshop in cui il pubblico partecipa alla creazione dell’opera d’arte. Qual è lo scopo del coinvolgimento degli spettatori?

Secondo me il tessuto, soprattutto il denim, mi consente di comunicare al meglio con il pubblico attraverso le mie creazioni artistiche. L’arte è stata troppo a lungo giudicata dalla mente dei non-artisti come una “pratica” che necessita di genio, conoscenza ed esperienza. Ciò nonostante, nella mia filosofia creativa, l’arte è invece l’incarnazione dell’Umanità. Un prodotto artistico, invece di essere soltanto un oggetto creato da qualcuno, assurge a capolavoro artistico quando suscita l’attenzione del pubblico e rende lo spettatore parte integrante del soggetto, delle emozioni e della composizione artistica. Se possibile, cerco di realizzare le mie collezioni con il contributo di altri individui in modo tale da mostrare che anche i non-artisti sono in grado di creare Arte e che ognuno di noi-voi racchiude un artista potenziale. Cerco di portare avanti questa pratica artistica quando e laddove possibile, non soltanto in occasione di eventi speciali, di spazi limitati o di specifici partecipanti. Qualche volta, i luoghi di passaggio dei centri commerciali, l’area vuota di un luna park o uno spazio dedicato di un evento, il cui tema non sia artistico, possono essere trasformati in un laboratorio vero e proprio, una fucina artistica aperta ad un numero illimitato di persone. Se quest’opera d’arte è composta da prodotti tessili, il denim nel caso specifico, un tessuto universalmente noto e diffuso, quest’esperienza artistica diviene più accessibile ed entusiasmante.

Con il tuo progetto “Ready-ReMade“, hai affrontato il tema relativo al concetto di arte. Ti chiedo: l’arte concettuale, che utilizza l’opera come messaggio puramente intellettuale, può essere “arte per tutti”? O il concettualismo, a volte eccessivo, a volte criptico, rischia di trasformare l’arte in un atto fine a sè stesso e inaccessibile allo spettatore?

Quando è emersa come tecnica artistica, l’arte concettuale si presentava come un approccio volto ad esprimere il concetto secondo il quale l’arte non richiedeva nessuna forma di genialità o di esperienza. Tuttavia, tale approccio ha poi assunto una forma diversa. Da quando il detto “più è difficile da capire e più è artistico” è diventato uno slogan, si è verificato un fraintendimento. Sebbene la maggior parte dei professionisti del campo dell’arte possano non volerlo riconoscere, questo approccio ha cominciato ad essere inflazionato da parte della maggioranza degli artisti, dei curatori di mostre, dei musei e perfino dei venditori di oggetti d’arte. Fino a quando l’arte era complessa da capire, era decisamente più valutabile e costosa. D’altra parte, questo concetto non è collegato unicamente all’”arte concettuale”: l’arte non può sussistere, infatti, senza un “concetto”. Creare concetti rappresenta il discrimine che differenzia gli esseri umani dalle altre creature viventi. Di conseguenza, l’arte costituisce la quintessenza dell’essere umano. Possiamo trovare una conferma ovvia di ciò nell’area geografica in cui io vivo: decine di tonnellate di statue di pietra, forme umane ed animali venute alla luce negli scavi del sito archeologico turco Göbeklitepe, risalente a 12.000 anni fa. Questa datazione precede di 3000 anni la scoperta dell’agricoltura e il passaggio alla vita sedentaria. In un’era in cui l’uomo rincorreva le prede e le piante commestibili lungo tutta la sua vita e nella quale il movimento costante era cruciale, Göbeklitepe ci fornisce preziose informazioni sulle condizioni di vita in quell’area ricavata da decine di tonnellate di rocce scolpite. A differenza delle altre creature biologiche, l’attività creativa incarna un aspetto ancor più vitale per gli esseri umani rispetto al cibo, alle bevande e alla casa. Quindi, quando affermo che l’arte è la quintessenza dell’essere umano, non sto esprimendo una frase profondamente utopistica o romantica. Ciò nonostante, noi, tutta l’umanità, ce ne siamo purtroppo dimenticati per un lungo periodo. Oggi, quando si parla di Arte, nella mente della maggior parte degli individui si fa riferimento a un’attività del tempo libero, a un indicatore sociale di una classe elitaria… Gli oggetti artistici ricevono adeguata attenzione nelle sterili sale dei musei e delle gallerie, protetti da teche. Molte persone rigettano però questo tipo di arte e non riescono a sentirsi parte di essa. Per questa ragione non mi aspetto che le persone visitino le mie mostre. Cerco, invece, di portare le mie creazioni artistiche davanti alle “porte d’ingresso” delle persone. Personalmente, inoltre, non credo nel termine “amante dell’arte”. Io cerco di esibire le mie opere ovunque sia possibile farlo e spesso le creo con la collaborazione di persone che non si definiscono artisti. Come può un oggetto costituire un’opera d’arte se riscontra difficoltà nell’entrare in contatto proprio con l’essere umano?

Untitled”, 2020, leather pieces, 140 x 140, ph. Credit Deniz Sağdıç Studio, copyright Deniz Sağdıç

Untitled” detail, 2020, leather pieces, 140 x 140, ph. Credit Deniz Sağdıç Studio, copyright Deniz Sağdıç

A cosa stai lavorando al momento? Puoi parlare dei tuoi prossimi progetti?

Attualmente mi sto dedicano ad un progetto, come ho sempre fatto nel corso della mia vita. Negli ultimi anni sto dedicando sempre più tempo ed attenzione al concetto di “sostenibilità”. Si  tratta di uno dei temi più significativi del mondo contemporaneo e riscontra anche un largo successo. Sussiste un pericolo reale che questo concetto finisca tuttavia per essere “consumato” grossolanamente, come ogni oggetto vittima della popolarità. Dall’altra parte, quando si tratta di “sostenibilità”, il primo aspetto che viene in mente alla gente è rappresentato da una vita e da abitudini produttive rispettose dell’ambiente. Ciò nonostante, siamo stati testimoni durante la pandemia, del fatto che dobbiamo sviluppare metodi differenziati affinché molti elementi culturali -inclusa l’arte- diventino effettivamente sostenibili. Al giorno d’oggi i musei ed altre istituzioni culturali ed artistiche rimangono chiusi, nella maggior parte delle nazioni, a causa delle misure di sicurezza contro la pandemia. Per questa motivazione, molti artisti e professionisti dell’arte lamentano il fatto che l’arte stia esalando gli ultimi respiri. Dal momento che l’arte è stata confinata unicamente fra le mura dei musei e delle gallerie d’arte per un lungo lasso di tempo, siamo propensi a ritenere che l’arte “muoia” quando questi stessi spazi appositi vengono chiusi. Come ho già detto in precedenza, io invece ho sempre cercato di espandere l’Arte aldilà dei luoghi tradizionalmente collegati ad essa e aldilà delle mostre stesse. Oggigiorno, più che mai, continuo a percorrere questa strada. Faccio conferenze su “l’Arte sostenibile” in modalità telematica. Collaborando con varie istituzioni, tento di far arrivare le mie creazioni artistiche a persone viventi in luoghi in cui la vita va avanti, a dispetto della pandemia, come per esempio gli uffici ed i negozi, luoghi distanti da quelli abitualmente consacrati all’arte. Continuo a realizzare infrastrutture artistiche per costruire un “centro artistico sostenibile”, un progetto al quale ho iniziato a dedicarmi l’anno scorso e che è stato solo parzialmente interrotto a causa della pandemia. Fino a quando la mia salute me lo concederà continuerò a produrre, lavorare e creare Arte.

1 Comment on "Intervista con Deniz Sağdıç"

  1. Extraordinario!!!!!!!

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