Interviste

Intervista con i Damss

Daniela Arnoldi e Marco Sarzi-Sartori, sono i DAMSS.Una coppia di artisti e designer provenienti  da esperienze professionali diverse. Daniela ingegnere ambientale,  Marco architetto,creano opere di Fiber Art di grande impatto visivo, ispirate ai principi dell’etica ambientale.

Daniela e Marco infatti, partono da materiali poveri, residui di produzioni tessili industriali e realizzano, grazie ad una complessa sinergia di competenze, idee e azioni, opere d’arte astratta e figurativa, installazioni e arazzi compositi che esprimono maestosità e profonda cura per i particolari.

I DAMSS sono conosciuti e apprezzati sia a livello nazionale che internazionale e le loro imponenti opere tessili, presenti in numerose collezioni pubbliche e private,sono indubbiamente innovative, lontane dagli schemi convenzionali e da qualunque intento di omologazione.

Quando ci si trova davanti ad una loro installazione, ci si sente piccoli, sovrastati da tanta magnificenza e generosità creativa. Raramente un’opera tessile riesce a creare un legame così immediato ed emozionante col suo pubblico.

Di seguito il link al sito degli artisti:

https://www.damss.com

Rivolgo anche ai Damss, quella che oramai è diventata una domanda di rito che ha lo scopo di rivelare quanto l’arte tessile sia un settore ricco di storia, opportunità e prospettive.
Perché avete scelto l’arte tessile come medium per la vostra arte?

Quest’anno celebriamo 50 anni di coppia durante i quali abbiamo avuto esperienze artistiche individuali che abbiamo sempre sviluppato in piena collaborazione; dal 2000 la nostra collaborazione è cambiata perché abbiamo unito i nostri impegni sotto l’unica firma DAMSS e soltanto con obiettivi comuni.

Abbiamo scoperto e iniziato ad usare il medium tessile per la sua grandissima versatilità,ha una gamma infinita di varianti tecniche ed estetiche, è un bene prezioso molto affascinante da usare; ha caratteristiche di morbidezza e flessibilità, si può tagliare, abradere, colorare, dipingere, bruciare ed offre una vastissima gamma di possibilità che altri medium non possono offrire.

La nostra incessante ricerca utilizza tecniche di trasformazione ed elaborazione del materiale tessile e non-tessile, tanto che ci siamo spinti oltre il limite del tradizionale, senza mai dimenticare le origini del nostro percorso; i nostri successi vengono poi acquisiti e utilizzati come ponte verso nuove soluzioni.

“Monsieur Bohin”, copyright DAMSS

“MonsieurBohin – Detail”, copyright DAMSS

Daniela e Marco, le vostre opere sono il frutto di un’esperienza di collaborazione artistica che ha avuto inizio ormai quasi 20 anni fa. Quali sono i vantaggi e quali le difficoltà che incontrate in questa esperienza a quattro mani?

Tutte le nostre giornate di lavoro sono caratterizzate da una forte presenza in studio per sviluppare  quelle tecniche che vorremmo applicare all’ opera che abbiamo in lavorazione.

Ogni volta che in studio arriva del nuovo materiale passiamo molto tempo alla catalogazione e alla suddivisione in tipi, colori, pesi, disegni, consistenze, quantità, metodi di stoccaggio, magari fantasticando sui possibili impieghi.

Per la realizzazione dei grandi pannelli tessili, che richiedono sempre mesi di lavoro, l’attività quotidiana comincia la mattina presto dalla palestra; un paio d’ore dopo siamo pronti per una intensa giornata di lavoro, di discussioni e di studio.

Nelle pause ci dedichiamo a modificare le tecniche e a fare della sperimentazione.

Alla sera il tempo si trascorre ai computer per seguire i social, rispondere alla posta in arrivo, alimentare il nostro blog, sviluppare progetti di computer grafica e scrivere articoli sulla nostra filosofia di vita.

Non di rado le discussioni e gli scambi di opinioni proseguono anche a letto, poi ci addormentiamo col sorriso.

Siamo certi che l’attività di coppia sia molto creativa perché alimenta il dialogo e con la discussione si cambia il proprio punto di vista, con il confronto misceliamo le idee che prima o poi verranno unificate.

In pratica siamo in tre, noi due e la coppia DAMSS.

“ The Myth 4”, copyright DAMMS

“ The Myth 5”, copyright DAMMS

Ci potete descrivere come progettate una nuova opera?
Ognuno di voi ha un ruolo prestabilito all’ interno del processo di progettazione oppure lavorate in sinergia senza ruoli determinati?

Il nostro approccio lavorativo è privo di qualsiasi segreto e, anzi, ci piace spesso divulgarlo come esempio di affiatamento, anche in occasione dei corsi che teniamo e durante interviste e convegni.

Ogni nuovo progetto si sviluppa partendo dall’ elaborazione digitale, dove la computer-grafica diventa parte indispensabile della nostra creazione; il processo richiede tempi lunghissimi in funzione del progetto di massima e dei temi specifici che vogliamo affrontare.

Poi c’è il problema delle dimensioni, che durante l’elaborazione di un’idea di massima può far dirottare un progetto verso mete insospettate, e anche qui è necessario affrontare il confronto con le divergenze di opinione.

Quando il risultato giunge ad un’immagine perfettamente condivisa, viene poi dato alla stampa serigrafica in scala naturale,nelle dimensioni esatte dell’opera finale, e la base di tela ci servirà come linea guida del nostro lavoro durante tutta l’esecuzione a macchina.

Durante la lunga realizzazione del montaggio, tutta la costruzione dei nostri pannelli avviene con cuciture a macchina, ci scambiamo continuamente i pezzi in lavorazione, così da fondere la “mano” del singolo per ottenere un lavoro davvero condiviso.

E’ molto diverso il processo che utilizziamo per le installazioni d’arte.

Dopo aver ottenuto il progetto bidimensionale realizziamo un modello in scala che ci permette di approfondire lo studio tecnico di montaggio al fine di garantire un’installazione solida e sicura e di grande effetto visivo.

A questo punto del processo creativo, dove non ci siano più dubbi su dimensioni, materiali e metodi,l’installazione si concretizzerà durante le fasi di realizzazione sul sito, e quella sarà la fase più delicata e divertente per l’apparire di una gamma infinita di problemi da risolvere in tempo reale.

“San Marco”,copyright DAMSS

“La Tour Eiffel”,copyright DAMSS

Prima la tecnica o prima la creatività? Cosa determina la perfetta riuscita di un’opera, secondo voi? Quando la creatività rischia di essere soffocata dalla tecnica?

La scelta di lavorare con materiali tessili non è casuale. La vastissima gamma di tessuti reperibili è già per sua natura una infinita tavolozza di materiali e di colori a cui si aggiunge l’enorme tipologia di matericità, plasticità e “mano”. Questo ci permette la massima libertà creativa e di espressione.

La nostra abilità tecnica deriva strettamente dall’ avere sviluppato da tanti anni moltissime tecniche di elaborazione e manipolazione dei tessuti.

Lavorando intensamente giorno dopo giorno abbiamo sviluppato un’ampia varietà di tecniche personali con le quali siamo in grado di elaborare e trasformare secondo le nostre esigenze i tessuti di base che saranno poi impiegati nelle nostre opere.

Ad un certo punto della nostra filosofia di lavoro l’abilità tecnica diventa enfaticamente un elemento determinante della fase creativa: tante più tecniche abbiamo a disposizione, tanti più attrezzi di lavoro possiamo utilizzare, e come per incanto qualsiasi necessità creativa può essere soddisfatta sotto il profilo tecnico.

Tanti più attrezzi di lavoro (le tecniche) tanta più libertà di fantasia.

Abbiamo visitato i più interessanti musei d’Europa per entrare in contatto con le grandi opere di famosi artisti che hanno usato il medium tessile, per avere una suggestione fisica diretta del loro lavoro; soprattutto in Italia abbiamo trovato l’inesauribile fonte dell’energia che proviene dall’ arte e dalla creatività che fanno parte dei nostri geni generazionali.

Da cosa traete ispirazione e in che modo la vostra formazione tecnica di ingegnere e architetto incide sulla scelta dei soggetti delle vostre opere?

Proveniamo da due esperienze formative e professionali diverse. Daniela ingegnere ambientale e Marco architetto, ci accomuna il piacere per la sperimentazione e per la ricerca, e dopo un periodo di produzione individuale abbiamo deciso di coniugare le nostre energie che hanno come legante la materia tessile. Le nostre conoscenze tecniche si amalgamano alla profonda conoscenza di materiali e tecniche provenienti dalla pluriennale attività di restauro, di insegnamento e di formazione.

Quando all’ inizio non abbiamo ancora un progetto e non siamo ancora legati ad un tema specifico ci basiamo sulle proposte che lanciamo sul tavolo delle discussioni, poi ci confrontiamo sull’ idea di sviluppo di quel tema, finché non arriviamo ad un’unica “pacifica idea” comune.

Una volta che abbiamo realizzato il progetto grafico, e la scaletta delle priorità e l’elenco delle operazioni necessarie, in fase pratica ciascuno di noi sceglie di realizzare una zona, un’area, una serie di dettagli, poi a lavoro avanzato ci scambiamo i lavori eseguiti per migliorarli con un secondo intervento; è praticamente impossibile trovare la paternità delle proprie cuciture all ’interno dei nostri lavori poiché le operazioni si mischiano fino ad ottenere un’unico stile.

Ogni pezzo del nostro lavoro è un “pezzo unico”, ma soltanto in un caso abbiamo opere seriali, cioè quando progettiamo dei multipli, che comunque sono da considerarsi opere singole che convivono per esaltare le loro particolarità.

Abbiamo analizzato a fondo il lavoro degli impressionisti, e abbiamo maturato le nostre tecniche studiando le loro pennellate, il loro modo di impugnare il pennello a distanza, le caratteristiche dei loro colori, il loro studio dei soggetti. I pennelli degli impressionisti, con setole corte, quadrate e compatte, sono privi di punte e lasciano rettangoli e quadrati sulla superficie pittorica, permettendo di comporre l’immagine con tasselli di colore affiancati tra loro, un po’ simili a quelli dei mosaici, che noi realizziamo col tessuto.

Abbiamo imitato quella pennellata allo scopo di raggiungere una minor incisività disegnativa sui tessuti a favore di una composizione sfocata, per macchia, di grande effetto.

La ricerca scultorea ci ha portato a realizzare collezioni di abiti-scultura, anche indossabili, dove il corpo partecipa attivamente diventando il contributo mobile delle nostre realizzazioni. Il nostro è un lavoro impegnativo, faticoso e imponente che richiede molta dedizione e che restituisce altrettanta soddisfazione e riconoscimento.

“Sirio”,400 x 300 cm, copyright DAMSS

“Dom De Milan”, copyright DAMSS

Come è cambiato il vostro lavoro dagli inizi ad oggi?

Quando abbiamo iniziato il nostro percorso artistico non avevamo un’idea specifica da seguire, facevamo prove e tentativi per ottenere oggetti da esposizione, inseguivamo qualsiasi tecnica che ci sembrasse utile per il futuro.

All’ inizio delle nostre esperienze tessili le nostre opere sono state concepite come patchwork, poi come quilt, e pannelli decorativi, arazzi e rivestimenti. Con l’evoluzione delle tecniche acquisite, si sono modificate anche le funzioni dei nostri lavori, e quindi anche le destinazioni d’uso. Molti lavori sono invece stati concepiti come motivi per l’arredamento e decorazione ambienti.

Poi abbiamo costruito qualche semplice telaio verticale con cui abbiamo realizzato i primi arazzi a macramé e successivamente abbiamo tessuto con altri telai costruiti da noi per intraprendere la strada della tessitura.

Dopo pochi anni la tessitura è stata trasformata in opere tissurali metalliche, senza telaio, con fili metallici smaltati ecc.

Molti corsi che abbiamo seguito da illustri maestre internazionali ci hanno aperto la strada verso l’arte tessile, l’arte del feltro, la tessitura di qualità, la tintura e la trasformazione dei tessuti.

Mai ci siamo distaccati dal primo corso negli anni settanta presso la Scuola d’arte del Castello Sforzesco di Milano, dove abbiamo anche acquisito i fondamenti del design.

Da qualche anno creiamo abiti-scultura concepiti da un punto di vista visionario e al tempo stesso semplice, quasi tribale, per creare nel futuro un legame con un passato che può solo disegnarsi e delinearsi nel presente.

“Zuid Africans”, 140 x 180 cm, 1983, copyright DAMSS

Perché utilizzare materiali riciclati? Ci sono materiali che privilegiate?

I tessuti di scarto dell’industria hanno una vita propria: prima di arrivare nelle nostre mani compiono un cammino ben distinto, attraversano tutte le tappe che vanno dalla loro produzione per note case di moda, fino al loro smaltimento, per essere poi recuperati, riutilizzati e portati a nuova vita come materia prima.

Il risultato è straordinario quando questi materiali vengono manipolati e trasformati, gli togliamo quella patina che hanno i semilavorati industriali, e gli attribuiamo una nuova funzione estetica senza trascurare ovviamente l’aspetto etico, che è la ragione stessa del riuso.

Sotto le nostre mani, seguendo le esigenze progettuali, i tessuti possono subire molteplici lavorazioni; trasformazioni termiche, elaborazioni chimiche, trattamenti meccanici, taglio / abrasione / frantumazione materica, manipolazioni che alterano le superfici, trattamenti con resine, colorazioni con diversi metodi, decolorazioni e quanto altro la sperimentazione e la ricerca ci permettono.

Si tratta, quindi, di un uso critico dei materiali: il valore intrinsecamente etico del lavoro diventa significante anche dal punto di vista artistico.”

Crediamo molto nel connubio industria/artista. L’industria ha bisogno dell’artista per avvalersi di idee e creatività e l’artista ha bisogno della potenza dell’industria per concepire e realizzare ciò che gli sarebbe altrimenti impossibile. Per questo la sperimentazione è motivo portante del nostro lavoro, e facciamo ricerca anche per conto di aziende. In particolare ci interessa utilizzare materiali provenienti dall’ industria per destinarli all’ industria del design, dell’arredo ma anche della moda. L’interesse del pubblico verso proposte a contenuto creativo,che evoca emozioni e valori etici, ci spinge ad intensificare ogni giorno la nostra ricerca.

“Sustainable Garden”,copyright DAMSS

Ci potete spiegare le motivazioni artistiche che vi portano a realizzare lavori di grandi dimensioni?

Abbiamo scelto di creare opere attraverso la massa di materia tessile, attraverso la massa di dettagli, mediante la massa di colore: è proprio la “massa” che crea la caratterizzazione del nostro lavoro.

Movimento … visione … percezione … scoperta dei dettagli, nuovo movimento … altra visione … nuove sensazioni … ulteriori dettagli, generano lo sviluppo di nuove esperienze concettuali che scaturiscono dall’ opera ma sono generate dallo spettatore stesso sull’ estensione delle nostre opere.

A noi piace proporre l’esagerazione, l’eccesso di abbondanza di materiale, il numero spropositato di dettagli per convertirli in un fatto positivo per la nostra creazione.

Vogliamo portare alla ribalta quel piacere della ricerca estetica che si è perso dopo tanti anni di quel disimpegno artistico che nel mondo ha provocato l’allontanamento del pubblico dalle sale delle grandi esposizioni.

Alla fine del nostro tunnel creativo appare l’estetica, l’armonia e la bellezza, non solo come nostro richiamo storico, ma come incantevole illusione morale.

“Wings ”, copyright DAMSS

“Wings – Detail”, copyright DAMSS

Ci potete parlare del vostro nuovo libro “Città Future”?

Il nostro libro “Città future” è una provocazione che, muovendo la macchina del tempo, non ci porta in un futuro inimmaginabile ma nel più oscuro medioevo, un grande progetto quadriennale che richiedeva sia una visione d’insieme che una ricchezza di particolari.

Il progetto è un perfetto zapping dove trovare l’arte metafisica e il comix, Stars Wars e la Bibbia, l’Apocalisse e l’astrofisica, la cartolina e Blade Runner, il film catastrofico e l’archeologia, la scienza e la fantasia.

MILANO, metropoli di lavoro, soffocata dall’aria maleodorante, con la necessità di un sistema di mega aeratori che portino ossigeno, con giganteschi rampicanti alieni che crescono fino alla cima dei grattacieli alla ricerca di sostanze per sopravvivere; in città appaiono le prime frange di mare dai colori sgradevoli che risale lungo i canali, i monumenti più cari ai milanesi sono stati duplicati per rinforzare l’idea che la città stia migliorando; la luna è andata in pezzi dopo una collisione, proiettando in cielo alcuni suoi frammenti, I planetesimi, che sono stati catturati dalla forza del sole.

ROMA, in un’epoca così distante avrà la necessità di cercare un nuovo ambiente dove salvare la sua storia e la sua cultura, mentre la tecnologia sarà tanto avanzata da permettere all’uomo di viaggiare nello spazio a ipervelocità con potenti astronavi verso un pianeta ospite dove trasferirsi.

VENEZIA, dopo altri mille anni di stravolgimento del suo fondale dovuto alla acidificazione della laguna, sprofonderà di centinaia di metri salvando però la sua storia architettonica su gigantesche colonne di solidissima roccia.  La città appare sicura e tranquilla ma incombe su di essa la minaccia di grandi tsunami provenienti dal mare aperto, mentre prende forma un vulcano attivo fortemente corrosivo.

Il libro è stato stampato da un piccolo editore ed è in vendita on line

foto1: Roma 3000 – Foto 2: Milano 3000 – Foto 3:Venezia 3000

A cosa state lavorando in questo momento? 

Stiamo lavorando ad un grande pannello che concluderà la serie delle città future e alla organizzazione di un grande mostra su di noi e su Leonardo da Vinci di cui nel 2019 si celebrano i 500 anni dalla sua morte.

“Vitruviano Poesia Aurea”, copyright DAMZZ

“VitruvianusRuinaDeorum”, copyright DAMSS

Foto della Galleria qui sotto

  1. “ The Myth”, copyright DAMSS
  2. “ Black Myth”, copyright DAMSS
  3. “Black Myth – Detail”, copyright DAMSS
  4. “VitruvianusCandidus”, copyright DAMSS
  5. VitruvianusCandidus – detail”, copyright DAMSS
  6. “Ultima Cena”,copyright DAMSS
  7. “Ultima Cena  – Detail”, copyright DAMSS
  8. “Ultima Cena – Detail”,copyright DAMSS
  9. “Italy Diorama – 5 Terre”, copyright DAMSS
  10. “Corniglia”, copyright DAMSS
  11. “Manarola”, copyright DAMSS
  12. “Monterosso”, copyright DAMSS
  13. “Riomaggiore”, Copyright DAMSS
  14. “Vernazza”, copyright DAMSS
Interview

Interview with Damss

Daniela Arnoldi and Marco Sarzi-Sartori, are the DAMSS. A couple of artists and designers from different professional experiences. Daniela, environmental engineer, Marco, architect, create Fiber Art works of great visual impact, inspired by the principles of ecological ethics.

Daniela and Marco, in fact, start from poor materials, residues of industrial textile production and realize, thanks to a complex synergy of skills, ideas and actions, works of abstract and figurative art, installations and composite tapestries that express majesty and deep attention to detail.

The DAMSS are renowned and appreciated both nationally and internationally and their impressive textile works, present in many public and private collections, are undoubtedly innovative, far from the conventional schemes and any intent of homologation.

When you find yourself in front of one of their installations, you feel small, overwhelmed by so much magnificence and creative generosity. Rarely can a textile art work create such an immediate and exciting bond with its audience.

Here the link to the artists’ website:

https://www.damss.com

I also ask the Damss, what has now become a ritual question that aims to reveal how much textile art is a sector rich in history, opportunities and prospects.

Why did you choose textile art as the medium for your art?

This year we celebrate 50 years as a couple during which we have had individual artistic experiences that we have always developed in full collaboration; since 2000 our collaboration has changed because we have united our commitments under the sole signature of DAMSS and only with common objectives.

We have discovered and started to use the textile medium for its great versatility, it has an infinite range of technical and aesthetic variations, it is a very fascinating precious commodity to use; it has characteristics of softness and flexibility, it can be cut, abraded, coloured, painted, burned and it offers a very wide range of possibilities that other mediums cannot offer.

Our incessant research uses techniques of transformation and elaboration of textile and non-textile materials, so much so that we have gone beyond the limits of the traditional, without ever forgetting the origins of our path, our successes are then acquired and used as a bridge to new solutions.

“Monsieur Bohin”, copyright DAMSS

“MonsieurBohin – Detail”, copyright DAMSS

Daniela and Marco, your works are the result of an experience of artistic collaboration that began almost 20 years ago. What are the advantages and difficulties you encounter in this four-handed experience?

All our working days are characterized by a strong presence in the studio to develop those techniques that we would like to apply to the work we have in work.

Every time new material arrives in the studio, we spend a lot of time cataloguing it and dividing it into types, colours, weights, drawings, textures, quantities, storage methods, maybe even fantasizing about possible uses.

For the realization of large textile panels, which always require months of work, the daily activity starts early in the morning from the gym; a couple of hours later we are ready for an intense day of work, discussion and study.

During the breaks we dedicate ourselves to modifying the techniques and to experimenting.

In the evening, time is spent on computers to follow social networks, respond to incoming mail, feed our blog, develop computer graphics projects and write articles on our philosophy of life.

Not infrequently, discussions and exchanges of views continue even in bed, then we fall asleep with a smile.

We are sure that the activity of the couple is very creative because it feeds the dialogue and with the discussion you change your point of view, with the comparison we mix the ideas that sooner or later will be unified.

In practice there are three of us, the two of us and the DAMSS couple.

“ The Myth 4”, copyright DAMMS

“ The Myth 5”, copyright DAMMS

Can you describe how you plan a new artwork?

Does each of you have a pre-established role in the design process or do you work in synergy without specific roles?

Our working approach is devoid of any secrets and, on the contrary, we often like to divulge it as an example of fellowship, even during the courses we hold and during interviews and conferences.

Each new project is developed starting from digital processing, where computer graphics becomes an indispensable part of our creation; the process takes a very long time depending on the overall project and the specific themes we want to address.

Then there is the problem of dimensions, which during the elaboration of a preliminary idea can divert a project towards unexpected goals, and even here it is necessary to face the confrontation with differences of opinion.

When the result is a perfectly shared image, it is then given to screen printing in natural scale, in the exact size of the final work, and the canvas base will serve as a guideline for our work throughout the machine run.

During the long assembly, all the construction of our panels is done with machine stitching, we continuously exchange the work pieces, so as to melt the “hand” of the individual to obtain a truly shared work.

The process we use for art installations is very different.

After having obtained the two-dimensional project we realize a scale model that allows us to deepen the technical study of assembly in order to ensure a solid and safe installation and great visual effect.

At this point of the creative process, where there are no more doubts about dimensions, materials and methods, the installation will take place during the phases of construction on the site, and that will be the most delicate and fun phase for the appearance of an infinite range of problems to be solved in real time.

“San Marco”,copyright DAMSS

“La Tour Eiffel”,copyright DAMSS

First the technique or first the creativity? What do you think determines the perfect success of a work? When does creativity risk being suffocated by technique?

The choice of working with textile materials is not a random one. The vast range of fabrics available is already by its very nature an infinite palette of materials and colours to which is added the enormous typology of materiality, plasticity and “hand”. This allows us maximum freedom of creativity and expression.

Our technical ability derives strictly from having developed for many years many techniques of processing and manipulation of fabrics.

Working hard day after day we have developed a wide variety of personal techniques with which we are able to process and transform according to our needs the basic fabrics that will then be used in our works.

At a certain point in our work philosophy, technical ability becomes an emphatic determinant element of the creative phase: the more techniques we have at our disposal, the more work tools we can use, and how by magic any creative need can be satisfied from a technical point of view.

So much more work tools (techniques) so much more freedom of imagination.

We visited the most interesting museums in Europe to get in touch with the great works of famous artists who have used the textile medium, to have a direct physical suggestion of their work, especially in Italy we have found the inexhaustible source of energy that comes from art and creativity that are part of our generational geniuses.

What inspires you and how does your technical training as an engineer and architect affect the choice of subjects for your works?

We come from two different educational and professional experiences. Daniela, an environmental engineer, and Marco, an architect, share the pleasure of experimenting and researching, and after a period of individual production we decided to combine our energies that have the textile material as a binder. Our technical knowledge is combined with a deep knowledge of materials and techniques from many years of restoration, teaching and training.

When at the beginning we do not yet have a project and we are not yet linked to a specific theme, we base ourselves on the proposals that we launch on the discussion table, then we discuss the idea of developing that theme, until we arrive at a single common “peaceful idea”.

Once we have realized the graphic project, and the schedule of priorities and the list of necessary operations, in the practical phase each of us chooses to realize an area, an area, a series of details, then at advanced work we exchange the works carried out to improve them with a second intervention; it is practically impossible to find the authorship of their seams within our work because the operations are mixed until you get a single style.

Each piece of our work is a “unique piece”, but only in one case do we have serial works, that is when we design multiples, which are still to be considered single works that coexist to enhance their particularities.

We have thoroughly analyzed the work of the Impressionists, and we have matured our techniques by studying their brushstrokes, their way of holding the brush at a distance, the characteristics of their colors, their study of subjects. The brushes of the Impressionists, with short, square and compact bristles, have no points and leave rectangles and squares on the pictorial surface, allowing us to compose the image with pieces of colour placed side by side, a bit similar to those of the mosaics, which we make with fabric.

We imitated that brushstroke in order to achieve a lesser drawing incisiveness on the fabrics in favor of a blurred composition, for stain, of great effect.

Sculptural research has led us to create collections of sculpture-dresses, also wearable, where the body actively participates becoming the mobile contribution of our achievements. Our work is demanding, tiring and imposing, requiring a great deal of dedication and returning as much satisfaction and recognition.

“Sirio”,400 x 300 cm, copyright DAMSS

“Dom De Milan”, copyright DAMSS

How has your work changed from the beginning to the present?

When we started our artistic career we didn’t have a specific idea to follow, we made tests and attempts to obtain objects for exhibition, we followed any technique that seemed useful to us for the future.

At the beginning of our textile experiences our works were conceived as patchwork, then as quilts, and decorative panels, tapestries and coverings. With the evolution of the acquired techniques, the functions of our works have also changed, and therefore also the intended use. Many of the works, on the other hand, were conceived as motives for furnishing and decorating rooms.

Then we built some simple vertical looms with which we made the first macramé tapestries and then we woven with other looms built by us to take the road of weaving.

After a few years, the weaving mill was transformed into metal textiles, without a loom, with enamelled metal wires, etc..

Many courses that we have followed from illustrious international teachers have opened the way to the art of textiles, the art of felt, quality weaving, dyeing and processing of fabrics.

We never left the first course in the seventies at the School of Art of Castello Sforzesco in Milan, where we also acquired the fundamentals of design.

For some years now we have been creating sculpture-dresses conceived from a visionary point of view and at the same time simple, almost tribal, to create in the future a link with a past that can only be drawn and outlined in the present.

“Zuid Africans”, 140 x 180 cm, 1983, copyright DAMSS

Why use recycled materials? Are there materials that you prefer?

Industry waste fabrics have a life of their own: before they reach our hands, they follow a very distinct path, they go through all the stages from their production for well-known fashion houses, to their disposal, to be then recovered, reused and brought to new life as a raw material.

The result is extraordinary when these materials are manipulated and transformed, we remove the patina that industrial semi-finished products have, and we give them a new aesthetic function without obviously neglecting the ethical aspect, which is the very reason for reuse.

Under our hands, following the design requirements, the fabrics can undergo multiple processes; thermal transformations, chemical elaborations, mechanical treatments, cut/abrasion/material crushing, manipulations that alter the surfaces, treatments with resins, colorations with different methods, discolorations and whatever else experimentation and research allow us.

It is, therefore, a critical use of materials: the intrinsically ethical value of the work becomes significant also from the artistic point of view.

We strongly believe in the union between industry and artist. Industry needs the artist to make use of ideas and creativity and the artist needs the power of industry to conceive and realize what would otherwise be impossible. That’s why experimentation is the backbone of our work, and we also do research on behalf of companies. In particular, we are interested in using materials from industry for the design, furniture and fashion industries. The public’s interest in creative content, which evokes emotions and ethical values, pushes us to intensify our research every day.

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“Sustainable Garden”,copyright DAMSS

Can you explain us the artistic motivations that lead you to create large works?

We have chosen to create works through the mass of textile material, through the mass of details, through the mass of color: it is precisely the “mass” that creates the characterization of our work.

Movement … vision … perception … discovery of details, new movement … other vision … new sensations … more details, generate the development of new conceptual experiences that arise from the work but are generated by the viewer himself on the extension of our works.

We like to propose exaggeration, the excess of abundance of material, the disproportionate number of details to convert them into a positive fact for our creation.

We want to bring to the fore that pleasure of aesthetic research that has been lost after so many years of artistic disengagement in the world has caused the removal of the public from the halls of major exhibitions.

At the end of our creative tunnel, aesthetics, harmony and beauty appear, not only as our historical appeal, but as an enchanting moral illusion.

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“Wings ”, copyright DAMSS

“Wings – Detail”, copyright DAMSS

Can you tell us about your new book “Future Cities”?

Our book “Future Cities” is a provocation that, moving the time machine, does not take us into an unimaginable future but into the darkest Middle Ages, a great four-year project that required both an overall view and a wealth of details.

The project is a perfect zapping where you can find metaphysical art and comix, Stars Wars and the Bible, the Apocalypse and astrophysics, the postcard and Blade Runner, the catastrophic film and archaeology, science and fantasy.

MILAN, a working metropolis, suffocated by the smelly air, with the need for a system of mega aerators that bring oxygen, with giant alien creepers that grow to the top of the skyscrapers in search of substances to survive; in the city appear the first unpleasant colored fringes of sea that goes up along the canals, the monuments dearest to the Milanese have been duplicated to reinforce the idea that the city is improving; the moon has fallen apart after a collision, projecting into the sky some of its fragments, The Planets, which were captured by the force of the Sun.

ROME, in such a distant age will need to look for a new environment to save its history and its culture, while technology will be so advanced as to allow man to travel in space at hypervelocity with powerful spaceships to a host planet to move to.

VENICE, after another thousand years of upheaval of its seabed due to the acidification of the lagoon, will sink hundreds of meters while saving its architectural history on gigantic columns of solid rock.  The city seems safe and quiet, but it is threatened by large tsunamis from the open sea, while an active volcano takes shape strongly corrosive.

The book was printed by a small publisher and is on sale online

foto1: Roma 3000 – Foto 2: Milano 3000 – Foto 3:Venezia 3000

What are you working on right now? 

We are working on a big panel that will conclude the series of future cities and on the organization of a big exhibition about us and about Leonardo da Vinci, whose 500th anniversary is celebrated in 2019.

“Vitruviano Poesia Aurea”, copyright DAMZZ

“VitruvianusRuinaDeorum”, copyright DAMSS

Photo of the Gallery below

  1. “ The Myth”, copyright DAMSS
  2. “ Black Myth”, copyright DAMSS
  3. “Black Myth – Detail”, copyright DAMSS
  4. “VitruvianusCandidus”, copyright DAMSS
  5. VitruvianusCandidus – detail”, copyright DAMSS
  6. “Ultima Cena”,copyright DAMSS
  7. “Ultima Cena  – Detail”, copyright DAMSS
  8. “Ultima Cena – Detail”,copyright DAMSS
  9. “Italy Diorama – 5 Terre”, copyright DAMSS
  10. “Corniglia”, copyright DAMSS
  11. “Manarola”, copyright DAMSS
  12. “Monterosso”, copyright DAMSS
  13. “Riomaggiore”, Copyright DAMSS
  14. “Vernazza”, copyright DAMSS

Maria Rosaria Roseo

English version Dopo una laurea in giurisprudenza e un’esperienza come coautrice di testi giuridici, ho scelto di dedicarmi all’attività di famiglia, che mi ha permesso di conciliare gli impegni lavorativi con quelli familiari di mamma. Nel 2013, per caso, ho conosciuto il quilting frequentando un corso. La passione per l’arte, soprattutto l’arte contemporanea, mi ha avvicinato sempre di più al settore dell’arte tessile che negli anni è diventata una vera e propria passione. Oggi dedico con entusiasmo parte del mio tempo al progetto di Emanuela D’Amico: ArteMorbida, grazie al quale, posso unire il piacere della scrittura al desiderio di contribuire, insieme a preziose collaborazioni, alla diffusione della conoscenza delle arti tessili e di raccontarne passato e presente attraverso gli occhi di alcuni dei più noti artisti tessili del panorama italiano e internazionale.