Intervista con Lydia Predominato
La carriera artistica di Lydia Predominato inizia con la prima mostra alla Biennale di Gubbio nel 1976.
Nel 1985 la sua opera “Solid Speech Puzzle” viene ammessa alla Biennale di Losanna e da qui prende l’avvio un percorso che la porta a divenire un’artista prolifica di fama internazionale.
Le sue opere tessili si trovano oggi presso collezioni private e Musei quali La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Il Museo delle Arti e Tradizioni, ambedue in Roma.
Insegnante presso l’Accademia d’Alta Moda “Koefia” e titolare della cattedra di tessitura presso la Scuola delle Arti Ornamentali del Comune di Roma per oltre venti anni, Lydia ha anche collaborato, tra le altre numerose attività, come curatrice per le mostre Off Loom I e Off Loom II tenutesi nella Capitale nel 2000 e nel 2017.
Di seguito il link al sito dell’artista:
Lydia, molte delle tue opere tessili mostrano una profonda vicinanza con l’arte concettuale. Sono arte tessile d’avanguardia, si spingono oltre i confini tradizionali della Fiber Art e attuano una interessante contaminazione con le arti visive. Opere come “Tessuti Televisivi”, “Solid Speech Puzzle” e “Pagine Tessili” ne sono un chiaro esempio. Ce ne puoi parlare?
I Tessuti Televisivi derivano da una sperimentazione della fine degli anni ’70. Il mio intento era quello di combinare le tecniche classiche della tessitura con i multimedia più sofisticati del momento. Un ordito di rame, montato su un telaio del ‘600 al museo di Città di Castello, era legato all’antenna di un televisore di quei tempi, non schermato, così che ad ogni colpo di pettine sul telaio si produceva un’interferenza sul monitor. Un fotografo riprendeva queste immagini. Esse venivano poi stampate su tela fotosensibile o riusate come progetto per un lavoro a telaio. Si aveva così la produzione dell’immagine e il suo riuso per la produzione di un’immagine ancora nuova. A metà degli anni ’80 ho sperimentato l’interazione tra suono e la tattilità propria dell’arte tessile.Pronunciavo parole tessili in un microfono collegato con un computer che stampava il grafico della mia voce in un modello bi o tridimensionale. L’immagine grafica veniva fotografata e stampata su tela fotosensibile su cui poi intervenivo tessilmente. La parole diveniva così tridimensionale.”Pagine Tessili” iniziano la ricerca del libro d’artista.
Che ruolo ha avuto e che ruolo ha, oggi, “il telaio”, nella tua espressione artistica?
E’ stata la base di partenza per poi andare off loom. Tuttora l’ho usato per fare il “Cencione”.
Inoltre, tesso per una produzione limitata di sciarpe e scialli. Tessere è bello.
Basandoti sulla tua importante esperienza di docente di arti tessili e di artista, quale è la differenza più importante, a tuo parere, tra un artigiano e un artista tessile?
L’opera deve contenere un messaggio.
Tra i tuoi lavori, quale è quello che ti rappresenta di più o a cui ti senti più legata?
Il “Puzzle” che è stato il mio primo lavoro internazionale alla Biennale di Losanna. Poi metterei “lunga vita alla Fiber Art” e “Femminicidio”.
Il tema del labirinto è un simbolo e un concetto spesso presente nei tuoi lavori, penso a “Spirale” e a “Via d’Uscita per un Cuore Trattenuto”. Quale è il suo significato?
Prima di affrontare il labirinto ho studiato x quasi due anni. Il labirinto è un mio video del 2007.
Il labirinto è un percorso di presa di coscienza e di rinnovamento (quando ne esci).
Lydia, come già accennato nell’introduzione a questa intervista, nel panorama della Fiber Art hai avuto ed hai tuttora, ruoli e meriti molteplici, come artista ma anche come organizzatrice e promotrice di importanti manifestazioni del settore. Ci puoi parlare di questa esperienza?
Lavoro sia come artista che come curatrice. Me lo sento quasi un dovere far conoscere la mia arte e portare avanti i miei allievi.
Nel panorama artistico italiano, in questo momento ed in base alla tua esperienza, quale ruolo e quali spazi vengono riconosciuti alla Fiber Art?
Stanno crescendo finalmente. Ci sono tanti giovani che hanno intrapreso questa strada artistica. (vedi Premio Valcellina e la Biennale di Spoleto)
“Catalogo combusto dei materiali tessili”. Come è nato e a cosa si ispira questo lavoro?
Questa è un’opera per una mostra alla Casa della Memoria e era dedicata a tutte le vittime delle fabbriche tessili che sono per lo più andate bruciate. Era il catalogo degli intrecci andato bruciato.
Ci puoi parlare di “Femminicidio”?
Quest’opera fa parte di una serie di cosidette opere politiche. Prima c’è stato “Non abbiamo più archi alle nostre frecce”, “Dialogue Erotique” e un’altra opera che presenterò al Macro nella mia settimana di atelier (30 aprile – 5 maggio)