Interviste

Intervista con Norma Minkowitz

Norma Minkowitz è un’artista tessile di fama internazionale. Le sue opere esprimono uno stile spiccatamente personale e ciò contribuisce a rendere la sua arte assolutamente incomparabile. Norma crea forme scultoree, disegni tessili e arazzi trasparenti, che mostrano una fragilità a volte solo apparente e che si relazionano sia con le forme umane che con le forme della natura. I suoi lavori sono presenti in 32 collezioni museali e numerose collezioni private.

Questo il link al sito dell’artista:

http://www.normaminkowitz.com/

Norma, come è nata la tua passione per l’uncinetto?

Gli elementi lineari mi sono sempre interessati. Quando ero giovane passavo molte ore a disegnare con penna e inchiostro, oltre ad imparare a fare l’uncinetto al fianco di mia madre. Lei mi incoraggiava moltoe io ho imparato a manipolare i fili in forme scultoree in giovane età. I miei primi sforzi consistevano nel creare centrini rotondi e fino ad oggi ho sempre iniziato il mio lavoro,sia scultoreo sia non scultoreo, con un cerchio. Amo la libertà dell’uncinetto e la capacità di andare in direzioni diverse creando movimento con la linea e l’inserimento di aree piane che diventano una tela per l’applicazione di altri materiali e oggetti. Gli istinti creativi scorrono liberi con l’uncinetto. La mia arte si basa sulla ripetizione di un punto che percepisco avere un potere meditativo e spirituale. Solo negli anni ’60 il mio amore per il disegno si è fuso con la mia passione e la necessità di lavorare all’uncinetto.

7-Together-1987-11.5x12.5x12.5-Private-Collection

Together, 1987, 11 x 12 x 12, Private Collection 
Copyright Norma Minkowitz

1-Vessel- 1984 -  6 x 7 x 7-   Private- Collection Juster gift to RAM 2018

Vessel, 1984, 6x7x7, Private Collection
Copyright Norma Minkowitz

Come è nata l’idea di utilizzare l’uncinetto per realizzare sculture.

Ho iniziato a fare uncinetto con i centrini circolari e da ragazza ho capito che potevo saltare i punti dopo aver creato un cerchio. Avrei poi avuto una forma che poteva essere una testa e poi istintivamente ho iniziato a coprire le mie bambole con queste forme rotonde e cave. Aggiungendo punti, il lavoro si allargava e diventava una forma per il corpo. Naturalmente, quando finivo di rivestire i miei oggetti con il lavoro a uncinetto, non potevo rimuovere la parte ricamata e la bambola così rimaneva avvolta nel rivestimento in fibra.

Poi ho iniziato a creare le bambole senza una vera bambola all’interno. Queste bambole personali e uniche sono diventate forme solide, come fossero imbottite di ovatta. È così che è iniziato il mio primo interesse per le forme scultoree.

Molti anni dopo, all’inizio della mia vita professionale nei primi anni ’70, ero attratta dal concetto di contenimento, che rivela e nascondeallo stesso tempo.  Ho iniziato a realizzare forme di vasi trasparenti creando numerose sculture che ora sono tutte in musei e collezioni private. Ho esplorato la possibilità di creare sculture intrecciate all’uncinetto e irrigidite: strutture a maglia dura. Il tessuto a rete ha definito il volume e la forma. Il processo è diventato parte del contenuto e sia la struttura che la superficie venivano realizzate simultaneamente. Queste sculture in rete rappresentavano il mio interesse verso i concetti di contenimento e intrappolamento. Potrebbero suggerire la sicurezza di un rifugio o il concetto di una gabbia da cui non c’era via di fuga. L’effetto della trasparenza mi ha anche permesso di mettere oggetti e forme all’interno del vaso creando opere che intrecciano il personale e l’universale insieme. Ho cercato di sviluppare un linguaggio personale. Ero attratta dalla trasparenza e dalla delicatezza, collegate al mio interesse per la linea.

11-I Can't Touch You- 1988- 13x12x12- Private-Collection Barry  and Irene Fisher

I can’t touch you, 1988, 13x21x17, Private Collection
Copyright Norma Minkowitz

10-The Jealous Eye-1988-13x21x17-Private-Collection

The Jealous Eye, 1988, 13x21x17, Private Collection
Copyright Norma Minkowitz

Per quanto riguarda le tue sculture figurative, come si sono evolute, come sono cambiate dalle prime opere ad oggi?

Quando ho esaurito le possibilità delle molte forme vascolari chiuse, ho rivolto il mio interesse verso la forma umana. La maggior parte dei miei disegni a penna e inchiostro creati alla Cooper Union Art School e più tardi nel mio studio, riguardavano sia il corpo umano che la condizione umana. Quindi sono tornata all’idea di usare la figura nelle mie sculture. Queste erano allo stesso tempo molto più grandi e complicate delle forme dei vasi. Continuando nella tecnica che ho inventato, ho cercato di esprimere la figura umana (per lo più femminile) a volte in modo misterioso ed effimero. Le sculture erano trasparenti ed eteree erappresentavano la condizione umana. L’effetto lineare mi ha sempre ispirato. Era anche collegato al tratteggio incrociato dei miei disegni a penna e inchiostro. Queste sculture figurative velate sono state create per lo più negli anni ’90 fino  circa al 2015. Le espongo ancora e ne creo di nuove, ma il mio lavoro continua a cambiare. Nel 2007 ho iniziato a usare la pasta modellante che ha una consistenza simile a quella dell’intonaco per riempire gli spazi della rete creata con l’uncinetto. Questo processo crea una superficie che mette a fuoco e mette in evidenza le linee.  Ho disegnato con punti, introducendo una superficie a bassorilievo che riconduce a un concetto energia e movimento. Spesso ho evidenziato le linee con i colori della pittura. Il concetto della figura era ora più audace e più scuro. Il mio lavoro continua a cambiare.

"Boy in A Tree"   2001    29" x 11 1/2 " x 11"  Private  Collection  Sandy Grotta resale from Fern Grauer

Boy in a Tree, 2001, 29×11,5×11, Private Collection 
Copyright Norma Minkowitz

Come Closer  collection Marc and Diane Grainer

Come Closer, 1998, 36x22x18, Private Collection 
Copyright Norma Minkowitz

Grazie all’uso di fili e trasparenze, le tue sculture assumono un aspetto di fragilità e leggerezza, che contrasta con l’idea che la scultura è qualcosa di pesante. Quale è più precisamente il ruolo degli spazi vuoti, degli spazi negativi nel tuo lavoro?

Il mio lavoro con la retecrea mistero oscurando la forma all’interno creando un senso di ambiguità nelle ombre dell’opera. Mi addentro continuamente nel lato oscuro della vita, nel passare del tempo nelle transizioni e nei cambiamenti.  La trasparenza delle mie sculture, realizzata con l’uso delle fibre intrecciate, nasconde gli oggetti all’interno, rendendoli però visibili dall’esterno. Nonostante l’uso ripetuto dello stesso punto base, che per me ha una qualità spirituale, non ce ne sono due esattamente uguali. Questo trasmette l’intimità e l’imperfezione della mano umana e rende il lavoro più potente e incisivo. Voglio esprimere simultaneamente fragilità, delicatezza e potenza, ciò che è  complesso e ciò che è semplice. Sento che la maglia aperta dà una sensazione di eterea leggerezza ma implica anche il concetto di forza tridimensionale. Il mio lavoro con spazi negativi conserva implicazioni di contenimento e complessità psicologica.

Come scegli i soggetti delle tue sculture, cosa ti ispira? Ami l’arte classica e la mitologia?

Come la maggior parte degli artisti c’è bisogno di esprimere un’idea, raccontare una storia, riportare alla memoria un ricordo o forse l’ignoto.

Nei miei primi lavori, mi sono ispirato alla forma minimale del vaso. Questi vasi si svilupparono in sculture trasparenti che affrontavano le possibilità di gabbie senza possibilità di fuga o forse rifugi che proteggevano. Molte delle mie sculture figurative sono state ispirate dalla situazione umana, dalla complessità psicologica e da altre storie personali. Spesso esprimono temi e pensieri che affrontano la mortalità o forse l’immortalità, le paure e le relazioni, penso anche allo scorrere del tempo, alle creature della mitologia e ai cambiamenti della condizione umana. Molte delle mie sculture sono installazioni sequenziali che usano la forma femminile come simbolo dell’effimero e sono di soggetto classico come Venere “Goodbye Goddess” è uno di questi pezzi e si trova nella collezione del Wadsworth Atheneum a Museum in Hartford, CT.

Questo è un estratto da un libro sul mio lavoro – “Portfolio Collection Norma Minkowitz”, Telos Publications

Goodbye Goddnessdi Kathleen Whitney 2007

“Goodbye Goddess è una serie di quattro statuette classiche quasi identiche, più piccole della grandezza naturale, collegate da una linea che conduce ad una quinta forma circolare che pende sopra di esse. I loro contorni sono sfumati, le loro caratteristiche indistinte. Ognuna di loro è vestita in stile romano, drappeggiato in una toga che cade ben oltre i piedi. Queste figure multiple cambiano lentamente nei dettagli per diventare simboli di passaggio. Nella quinta ed ultima forma, lo stesso volto che è sulle figure è ormai lontano e legato al cielo, come un’anima che parte dal corpo. Per Minkowitz è un pezzo che simboleggia il processo di mortalità o forse di immortalità attraverso una serie di sottili alterazioni visive in ogni figura”.

Sono anche ispirato dal potere, dalla grazia e dall’oscurità degli uccelli rapaci e li ho spesso utilizzati nel mio lavoro. A volte lavoro con oggetti che un tempo vivevano come fiori, ramoscelli, ossa o addirittura cibo. Questi oggetti mi parlano attraverso le loro forme e qualità suggestive e il passaggio dalla vita alla morte.  Trovo che i soggetti del mio lavoro si evolvono man mano che lavoro con i vari materiali  e che comincio a sentire il percorso e l’ispirazione che si sviluppa. Non pianifico la mia arte. Se prima di iniziare già sapessi cosa realizzare con precisione, non sarei entusiasta di creare la mia arte.

Goodbye Goddess-2003-Collection Wadswoth Atheneum

Goodbye Goddness, 2003,  51x96x9, Collection Wadsworth Atheneum Copyright Norma Minkowitz

FOTO 13 Detail.Shot

Goodbye Goodness – detail
Copyright Norma Minkowitz

Come è evoluto il tuo lavoro nel tempo da quando hai iniziato negli anni ’60 ad oggi?

Il mio lavoro continua ad evolvere, ma a volte mi sembra di tornare ad un periodo precedente con risultati diversi. Attualmente ho iniziato un’altra forma di vaso, ma in modo diverso, utilizzando filo metallico e una nuova opera d’arte indossabile. Negli anni ’80 ho creato arte indossabile ed ho esposto con la Julie Artisans Gallery uno spazio notevole per l’arte indossabile a New York. E’ ststo scritto un libro eccezionale nel 1986 sull’arte indossabile, di cui faccio parte, intitolato “Art To Wear”,pubblicato da Abbeville Press NYC. È ancora disponibile. La fotografia e le opere d’arte sono stupefacenti. Così, vado avanti e indietro con risultati diversi ma temi simili. Attualmente sto facendo disegni a penna e a inchiostro con collage, cuciture e intricati bordi all’uncinetto a forma libera. Sono stati accolti molto bene e sono entusiasta di questa nuova direzione. Sto anche realizzando arazzi più grandi, lavorando all’uncinetto sullo sfondo che diventa la mia tela e poi comincio ad applicare linee cucite, forme, oggetti trovati e altro ancora.

Utilizzi fili molto sottili, perché non preferire invece filati più spessi e forse più facili da lavorare?

Adoro i fili molto sottili; è come usare una penna e disegnare linee incrociate sovrapposte e dettagliate. Non potrei farlo con fili più pesanti. Mi dà anche la possibilità di lavorare con diversi fili sottili alla volta e cambiare uno o due dei fili per creare sottili cambiamenti di colore. Grazie alla leggerezza del peso delle fibre, posso anche tagliare le parti per apportare modifiche.Il mio lavoro si basa sulla ripetizione di un punto e mi sembra più efficace, per esprimere i miei concetti,  l’uso del filo sottile.

C’è molta manodopera nel mio lavoro e mi piace questo elemento del mio processo. Ho tempo per pensare a quello che sto facendo e per fare cambiamenti. Mi piace l’aspetto dei fili sottili. Si trattadi un lavoro molto personale.

June 2018  DS scan " Detour"  18.5 x 16" unframed

Detour, 2018, 18.5×16
Copyright Norma Minkowitz

*****   "Escape"  Newest accepted   18.5' x 16.5" unframed  Scott correction of background

Escape, 2018, 18.5×16
Copyright Norma Minkowitz

Qual è il rapporto tra i tuoi disegni a inchiostro e la tua arte tessile?

Il disegno continua ad essere importante per me e trovo che i fili che uso imitano i motivi e il movimento, così come le irregolarità dei miei disegni a penna e a inchiostro. La mia scultura si evolve in disegni tridimensionali.

La rete di fili crea una superficie che mette a fuoco ed evidenzia le linee che disegno con i punti che introducono il concetto di energia, messaggio e movimento. Spesso metto in evidenza queste linee disegnate con i colori della pittura. C’è un incrocio tra la linea cucita e la linea disegnata che contribuisce al mio lavoro che intreccia il personale e l’universale insieme. Uso la fibra come se stessi disegnando e spesso la linea disegnata come se stessi cucendo. Le trovo intercambiabili.

*** "Down The River" August 10, 2018   22.5 x 21" unframed

Down The River, 2018, 22.5×21
Copyright Norma Minkowitz

" Leaving Paradise"   Newest  Sept 2018       framed 24.5 x 27.5"

Leaving Paradise, 2018, 19.5×22.5 
Copyright Norma Minkowitz

Tra i vari tipi di opere, come disegni, sculture, arazzi…quale ti rappresenta di più?

Non posso separare l’opera, tutte si sovrappongono. Le mie sculture sono disegnate con i fili e anche i miei disegni a penna e inchiostro su carta sono disegnati con i fili. Non faccio arazzi con i tessuti, ma all’uncinetto. I miei arazzi da parete sembrano disegni giganti, perché i miei fili ricoprono l’intera superficie della tela e il risultato mi sembra una linea molto sottile come una penna. Sono tutti ugualmente rappresentativi del mio lavoro.

SOLD -2018 Mobilia Gallery -"Perils of Paradise"  2017  final scan DS  collection  Dr.Judith Wolfberg  Maybe  20 x 16  (not sure)

Perils of Paradise, 2017, private collection
Copyright Norma Minkowitz

#2-Scans by Don Sigovitch   $75 each changed to $50  glass broke twice, NY and now  at Mobilia. with glass replaced with plexi in Cambridge $191

Patterns of Flight, 2015, 20×15 
Copyright Norma Minkowitz

Puoi parlarci del tuo lavoro tessile più recente?

Recentemente ho creato disegni che vengono cuciti, collage e disegni con penna e inchiostro, oltre a bordi intrecciati all’uncinetto. Ho usato stampe digitali su carta da una pubblicazione scientifica di un grafico che raffigura dei colibrì in movimento. Ho creato una decina di questi disegni di uccelli e alcuni con immagini personali.  Sto lavorando a diversi grandi arazzi da parete con l’uncinetto per gli sfondi e poi con cuciture sulla superficie ricamata. Lavoro su diversi progetti contemporaneamente. Ho bisogno di contemplare il mio lavoro per lunghi periodi di tempo e per questo mi ritrovo ad iniziare un nuovo lavoro e poi magari sento il bisogno di tornare ad altri lavori in corso.

Qual è secondo te la differenza più importante tra un artigiano che lavora con fili e tessuti e un artista tessile? Quando un’opera in fibra diventa arte?

La lavorazione tessile è artigianale quando è ripetitiva e basata sulle abilità tecniche,cioè quando  riguarda piuttosto il modo in cui il lavoro è fatto. Si tratta di utilizzare una tecnica specifica in modo magistrale e conforme alla tradizione (ci sono ovviamente delle eccezioni): molti artisti della trapunta, della scultura e dell’arazzo che lavorano con tecniche tradizionali non rientrano in questa categoria in quanto sono artisti che rendono l’arte eccitante e unica nel suo genere. Il lavoro tessile diventa arte quando ha un concetto da trasmettere, una novità. Ci deve essere un messaggio e un concetto nuovo che viene espresso attraverso l’opera. La scelta dei materiali diventa importante per trasmettere quel messaggio e spesso la tecnica si evolve in modo nuovo e originale.

Galleria immagini

VESSEL FORMS

Foto a sx: Journey Gift, 1987, Robert Arnold Collection, Museum of Texas.
Copyright Norma Minkowitz

Foto a dx: Nucleus, 1990, 12x17x16, Private Collection
Copyright Norma Minkowitz

FIGURATIVE SCULPTURE

Foto sx 1a fila:  Collection Sara Liebereman Copyright Norma Minkowitz

Foto dx 1a fila: Prayer to a Stinkhorn, 1992, 26x12x15, Private Collection Copyright Norma Minkowitz

Foto sx 2a fila: I am the Land, 1991, 12.5×50.5×16.5, Private Collection Copyright Norma Minkowitz

Foto dx 2a fila: The Path, 2014 Copyright Norma Minkowitz

WALL WORK

Foto a sx : Driades of the woodlands, 2014, 21x45x8.5, Private Collection  Copyright Norma Minkowitz

Foto a dx : Migration, 2012, 61 x 39, Private Collection  Copyright Norma Minkowitz

Interview

Interview with Norma Minkowitz

Featured photo: Goodbye My Friend, 2017, 13×20, Private Collection Copyright Norma Minkowitz

Norma Minkowitz is an internationally renowned textile artist. Her artworks express a decidedly personal style that makes her art absolutely incomparable. Norma creates figurative sculpture, fiber drawings and transparent forms which show a sometimes apparent fragility and which are connected with human and natural forms. Her artworks are present in 32 museum collections and numerous private collections.

This is the link to the artist’s website:

http://www.normaminkowitz.com/

Norma, how did your passion for crochet begin?

I have always been interested in linear elements. When I was a young girl I spent many hours drawing with pen and ink, as well as learning to crochet at my mother’s side. She gave me a great deal  of encouragement as well as scraps of fiber and I taught myself to manipulate the threads into sculptural forms at a young age. My first efforts were making round doilies and until this day I always start my sculptural and flat work with a circle. I love the freedom of crochet and the ability to go in different directions creating movement with the line as well as the inclusion of flat areas that become a canvas for the application of other materials and objects. Creative instincts run free with crochet. My art is based around the repetition of one stitch which I feel has a meditative and spiritual power. It was not until the 1960’s that my love for drawing merged with my fascination and need to crochet with fiber.

7-Together-1987-11.5x12.5x12.5-Private-Collection

Together, 1987, 11 x 12 x 12, Private Collection 
Copyright Norma Minkowitz

1-Vessel- 1984 -  6 x 7 x 7-   Private- Collection Juster gift to RAM 2018

Vessel, 1984, 6x7x7, Private Collection
Copyright Norma Minkowitz

How did the idea of using crochet to make sculptures come about?

I started crocheting by making circular doilies and as a girl I realized that I could skip stitches after creating a circle. I would then have a form that could be a head and then instinctively I began to cover my dolls with these round hollow shapes. By adding stitches it would enlarge and become a shape for the body. Of course when I finished I could not remove the crocheted part and the doll would become encased in the fiber covering.

I then started making dolls without a real doll inside. These personal and unique dolls became solid forms as they were stuffed with batting. That is how my first interest in sculptural forms began.

Many  years later at the beginning of my professional life in the  early 1970’s I was drawn to the concept of containment, simultaneously  revealing and concealing.  I started making transparent vessel forms creating numerous sculptures that are now all in Museum and private collections. I explored the possibilities of crocheted, interlaced sculptures stiffened into hard mesh like structures. The blurred web-like fabric defined volume and form. Process became part of the content and both structure and surface were achieved simultaneously. These netted sculptures often made statements about my interest in enclosure and entrapment. They could suggest the safety of a shelter or a cage from which there was no escape. The effect of the transparency also allowed me to put objects and forms within the vessel creating works that weave the personal and universal together. I strove to develop a personal language. I felt this direction to transparency and delicacy related to my interest of the drawn line.

11-I Can't Touch You- 1988- 13x12x12- Private-Collection Barry  and Irene Fisher

I can’t touch you, 1988, 13x21x17, Private Collection
Copyright Norma Minkowitz

10-The Jealous Eye-1988-13x21x17-Private-Collection

The Jealous Eye, 1988, 13x21x17, Private Collection
Copyright Norma Minkowitz

As far as your figurative sculptures are concerned, how did they evolve, how did they change from the first works to today?

As I exhausted the possibilities of the many enclosed vessel forms I created, I turned to my interest in the human form. Most of my pen and ink drawings created at the Cooper Union Art School and later in my studio have been about the human body as well as the human condition. I now returned to the idea of using the figure in my sculptures. These were at once much larger and more complicated than the vessel forms. Continuing in the technique that I invented for myself, I strove to express the human figure (mostly female) at times as mysterious and ephemeral. The sculptures were transparent and ethereal conveying the human condition. The linear effect always inspired me to this visual direction. It also was connected to the cross hatching of my pen and ink drawings. These veiled figurative sculptures were mostly created in the 1990’s to the mid 2000’s. I still exhibit them and create new ones, but my work continues to change. In 2007 I started using modeling paste which has a plaster-like consistency to fill in the spaces of the fiber’s open netting. This process creates a surface that focuses on and highlights the lines.  I drew with stitches, introducing a bas relief surface of concept, energy and movement. I often highlighted the lines with colors of paint. The concept of the figure was now bolder and darker in concept. My work continues to change.

"Boy in A Tree"   2001    29" x 11 1/2 " x 11"  Private  Collection  Sandy Grotta resale from Fern Grauer

Boy in a Tree, 2001, 29×11,5×11, Private Collection 
Copyright Norma Minkowitz

Come Closer  collection Marc and Diane Grainer

Come Closer, 1998, 36x22x18, Private Collection 
Copyright Norma Minkowitz

Thanks to the use of threads and transparency, your sculptures take on appearance of fragility and lightness, which contrasts with the idea that the sculpture is something heavy. What more precisely is the role of the empty spaces, negative spaces in your work?

My work with outer netting creates mystery by obscuring the shape within creating a sense of ambiguity in the shadows of the work. I continually delve into the dark side of life as well as the passage of time and other transitions.  The transparency of my sculptures work well with the use of interlaced fibers where objects may be hidden inside, but visible from the outside. Despite the repeated use of the same basic stitch, which to me has a spiritual quality, no two are exactly alike. This conveys the intimacy and imperfection of the human hand and makes the work more powerful. I want to simultaneously express fragility, delicacy and power, the complex and the simple. I feel the open mesh gives a feeling of ethereal lightness but also implies the concept of three-dimensional strength. My work with negative spaces retains implications of containment and psychological complexity.

5- How do you choose the subjects of your sculptures, what inspires you? Do you love classical art and mythology?

Like most artists there is a need to express an idea, tell a story, and remember a memory or perhaps the unknown.

In my earliest works, I was inspired by the minimal vessel form. These vessels developed into transparent sculptures that addressed the possibilities of cages with no chance of escape or perhaps shelters that protected. Many of my figurative sculptures were inspired by the human situation, psychological complexities and other personal stories. They often express themes and thoughts addressing mortality or perhaps immortality, fears and relationships .I also think about the passage of time, creatures of mythology and the changes in the human condition. Several  of my sculptures are sequential installations that use the female form as a symbol of the ephemeral and are of classical subject matter such as Venus “ Goodbye Goddess “ is one such piece and is in the collection of the Wadsworth Atheneum a  Museum in  Hartford, CT.

This is an excerpt from a book about my work –“ Portfolio Collection Norma Minkowitz”, Telos Publications

. Goodbye Goddess by Kathleen Whitney 2007

“Goodbye Goddess is a series of four nearly identical smaller than life sized” Classical Statuettes in a line that leads to a fifth circular shape hanging above them. Their contours are blurred, their features indistinct. Each is dressed in a Roman Style, draped in a toga-like outfit that falls well over the feet. These multiple figures slowly change in detail to become symbols of passage. In

The fifth and final form, the same face that is on the figures is now distant and sky-bound, like a soul departing the body. To Minkowitz it is a piece that symbolizes the process of mortality or perhaps immortality through a series of subtle visual alterations in each figure.”

 

I am also inspired by the power, grace and darkness of birds of prey and have often used them in my work. I sometimes work with objects that were once living like flowers, twigs, bones or even food. These objects speak to me through their shapes and suggestive qualities and transition of life to death.  I find the subjects of my work evolve as I work with chosen materials and I start feeling the path and inspiration develop. I do not preplan my art. If I knew what is would look like before I started, I would not be excited to create my art.

Goodbye Goddess-2003-Collection Wadswoth Atheneum

Goodbye Goddness, 2003,  51x96x9, Collection Wadsworth Atheneum Copyright Norma Minkowitz

FOTO 13 Detail.Shot

Goodbye Goodness – detail
Copyright Norma Minkowitz

How is your work evolving over time since you started in the 1960’s to the present day?

My work keeps evolving, but at times I seem to go back to an earlier period with different results. I currently have started another vessel form but in a different way by using metal wire as well as a new wearable art work. In the 1980’s I also created wearable art and exhibited with Julie Artisans Gallery a remarkable space for wearable art in NYC. She wrote an outstanding book in 1986 on wearable art which I am part of called “Art To Wear” published by Abbeville Press NYC. It is still available. The photography and art work are stunning. So, I go back and forth with different results but similar themes. I am currently doing pen and ink drawings with collage, stitching and intricate free form crocheted borders. They have been received very well and I am excited with this new direction. I am also doing larger wall hangings,  crocheting the background which becomes my canvas and then start applying stitched lines, shapes, found objects and more.

You use very fine threads, why not instead prefer thicker yarns and maybe easier to work with?

I love very fine threads; they are like using a crow quill pen and making detailed overlapping crosshatched lines. I could not do that with heavier threads. It also gives me the option of working with several thin threads at a time and changing one or two of the threads to create subtle changes of color. Because of the lightness of the fibers weight, I can also cut out parts to make changes. My work is based on the repetition of one stitch which I feel is more effective in expressing   my concepts with the use of fine thread. There is much labor in my work and I like that element of my process. I have time to think about what I am doing and to make changes. I like the look of the fine threads. My work is very personal and unique to me.

June 2018  DS scan " Detour"  18.5 x 16" unframed

Detour, 2018, 18.5×16
Copyright Norma Minkowitz

*****   "Escape"  Newest accepted   18.5' x 16.5" unframed  Scott correction of background

Escape, 2018, 18.5×16
Copyright Norma Minkowitz

What’s the connection between your ink drawings  and stitchery?

Drawing continues to be important to me and I find the threads and wires I use mimic the patterns and movement, as well as the irregularities of my pen and ink drawings. My sculpture evolves into three dimensional drawings.

The fibers netting creates a surface that focuses on and highlights the lines I draw with the stitches introducing   the concept of energy, message and movement. I often highlight these drawn lines with colors of paint. There is a crossover between the stitched line and the drawn line that contribute to my work that weaves the personal and universal together. I use fiber as if I were drawing and often the drawn line   as if I were stitching. I find them to be interchangeable.

*** "Down The River" August 10, 2018   22.5 x 21" unframed

Down The River, 2018, 22.5×21
Copyright Norma Minkowitz

" Leaving Paradise"   Newest  Sept 2018       framed 24.5 x 27.5"

Leaving Paradise, 2018, 19.5×22.5 
Copyright Norma Minkowitz

Among the various types of works, such as drawings sculptures, tapestries…which represents you more?

I cannot separate the work, all of them overlap. My sculptures on the surface are drawn on with fiber and my pen and ink drawings on paper also are drawn on with fiber. I do not make tapestries as I think of them as being woven, but I crochet. My wall hangings look like giant drawings as my threads  cover the entire surface of the canvas of crocheted fiber background  as I stitch on it .The result to me looks like very fine pen like lines. They are all equally representative of my work.

SOLD -2018 Mobilia Gallery -"Perils of Paradise"  2017  final scan DS  collection  Dr.Judith Wolfberg  Maybe  20 x 16  (not sure)

Perils of Paradise, 2017, private collection
Copyright Norma Minkowitz

#2-Scans by Don Sigovitch   $75 each changed to $50  glass broke twice, NY and now  at Mobilia. with glass replaced with plexi in Cambridge $191

Patterns of Flight, 2015, 20×15 
Copyright Norma Minkowitz

Can you tell us about your most recent textile work? 

Recently I have been creating drawings that are stitched, collaged and drawn on with pen and ink, plus intricately crocheted   borders. I have used digital prints on paper from a scientific publication of a graph that depicts Hummingbirds in still motion. I have created about ten of these bird drawings as well as some with personal imagery.  I am working on several large wall hangings by first crocheting the backgrounds and then stitching on the surface. I work on several projects at the same time. I need to contemplate my work for long periods of time and because of this I find myself starting new art work until I feel the need to go back to other works in progress.

What do you think is the most important difference between a craftsman who works with threads and fabrics and a textile artist/ When does a fiber work become art?

When fiber work is craft it is often repetitive and structured in technical skill and is more about how the work is made. It is about using a specific technique in a masterful way that conforms to tradition (there are exceptions of course).Many quilt, sculpture  and tapestry  artists who work with traditional techniques   are not in this category as they are artists making exciting one of a kind art. Fiber becomes art when it is about why it is made. There must be a message and a fresh concept within the content. The choice of materials becomes important in conveying that message while often using the technique in a new and fresh way.

Image gallery

VESSEL FORMS

Photo sx: Journey Gift, 1987, Robert Arnold Collection, Museum of Texas.
Copyright Norma Minkowitz

Photo dx: Nucleus, 1990, 12x17x16, Private Collection
Copyright Norma Minkowitz

FIGURATIVE SCULPTURE

Photo sx 1a row:  Collection Sara Liebereman Copyright Norma Minkowitz

Photo dx 1a row: Prayer to a Stinkhorn, 1992, 26x12x15, Private Collection Copyright Norma Minkowitz

Photo sx 2a row: I am the Land, 1991, 12.5×50.5×16.5, Private Collection Copyright Norma Minkowitz

Photo dx 2a row: The Path, 2014 Copyright Norma Minkowitz

WALL WORK

Photo sx : Driades of the woodlands, 2014, 21x45x8.5, Private Collection  Copyright Norma Minkowitz

Photo dx : Migration, 2012, 61 x 39, Private Collection  Copyright Norma Minkowitz

Maria Rosaria Roseo

English version Dopo una laurea in giurisprudenza e un’esperienza come coautrice di testi giuridici, ho scelto di dedicarmi all’attività di famiglia, che mi ha permesso di conciliare gli impegni lavorativi con quelli familiari di mamma. Nel 2013, per caso, ho conosciuto il quilting frequentando un corso. La passione per l’arte, soprattutto l’arte contemporanea, mi ha avvicinato sempre di più al settore dell’arte tessile che negli anni è diventata una vera e propria passione. Oggi dedico con entusiasmo parte del mio tempo al progetto di Emanuela D’Amico: ArteMorbida, grazie al quale, posso unire il piacere della scrittura al desiderio di contribuire, insieme a preziose collaborazioni, alla diffusione della conoscenza delle arti tessili e di raccontarne passato e presente attraverso gli occhi di alcuni dei più noti artisti tessili del panorama italiano e internazionale.