Intervista con Varka Kozlovic

Varka Kozlovic Fountain Pen Series Op. n.31, cm.135x120 (dettaglio), inchiostro e fili su tela

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Varka Kozlovic è un’artista slovena che vive e lavora attualmente a Copenhagen. Dopo gli studi presso l’Università di Trieste e l’University of Sussex ha lavorato in ambito internazionale in diversi paesi, soprattutto in Asia. È membro della KKS Danish Women’s Artist Association.

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Acquaforte miniatures Op. n.1, cm.50×35, inchiostro, tessuto e fili su tela

Le tue sono opere astratte in cui si rintracciano le linee tanto delle architetture urbane quanto del mondo naturale: una ricerca sulla forma la tua che parte dall’osservazione del reale e lo trasforma in texture. Ci racconti questo processo creativo, come nasce, dove conduce e quali significati veicola per te?

Le mie opere sono astratte. Iniziano con la nascita di un segno e la creazione di pattern, e si concludono attraverso la scoperta di linee e forme organiche, che in definitiva diventano le protagoniste sulla tela.

Mi affascinano i dettagli e l’osservazione ravvicinata, che offre la possibilità di scorgere la consistenza delle cose, la loro complessità, le microstrutture e le trame: la diversità. Sono però intrigata dall’osservazione da lontano, che permette di intravedere ed interpretare le linee e le forme del globale.

Il mio interesse per il dettaglio si traduce nella creazione di trame e spessori attraverso la scelta e la combinazione di tecniche e materiali diversi. I segni e le textures sono dunque l’alfabeto del mio lavoro e nascono attraverso sperimentazioni fatte direttamente sulla tela durante l’esecuzione dell’opera stessa.

L’ispirazione arriva da fonti diverse. Le idee per i patterns e per le textures arrivano anche da immagini di schemi ripetitivi che trovo in natura e negli ambienti urbani, sia guardando da vicino le cose, sia distillando da lontano. Mi piace osservare i tracciati e i motivi che si creano come per caso, dove l’effetto estetico non è il risultato di un intervento umano pianificato, ma si crea attraverso processi naturali e attraverso il tempo, che spesso aggiunge imperfezioni armoniose.

La scelta dei dettagli e la creazione delle texture rappresentano dunque la spinta iniziale nel mio processo creativo, quella della forma arriva dopo. Il dare forma al caos o provare a ricavarne l’armonia rappresenta l’enigma finale e il passaggio conclusivo.

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Acquaforte miniatures Op. n.1, dettaglio, cm.50×35, inchiostro, tessuto e fili su tela

Indichi la trasformazione – degli ambienti, delle cose, degli esseri viventi – come una delle tue fonti di riflessione ed ispirazione: essa è tuttavia strettamente connessa al passaggio del tempo. Si potrebbe dire dunque che quest’ultimo, in fondo, sia il grande protagonista dei tuoi lavori sia nella realizzazione che nella cifra concettuale?

Il concetto del tempo, in tutte le sue sfaccettature, e la trasformazione nel tempo sono fonti di riflessione ed ispirazione. Il “tempo” sta in qualche modo anche alla base delle mie opere della Fountain pen series, nata qualche anno fa proprio dalla voglia di riprendermi il tempo, di rallentare. Il tempo percepito in questo caso, come risorsa disponibile ma limitata.

Con la prima delle opere di questa serie, la scelta era quella di procedere in base ad un piano iniziale, con l’esecuzione di minuscoli segni ripetitivi che andavano a formare trame e motivi su una tela di grandi dimensioni. I segni andavano a registrare lo scorrere del tempo dedicato all’opera, e la progressione dava la possibilità di quantificare il tempo che avrei impiegato per finirla. Un modo semplice per quantificare il tempo, ed una prova tangibile del tempo ritrovato. Tutto questo mi ha divertito, e mi ha portato a voler approfondire la funzione del tempo nel mio processo creative, e l’effetto di esso sul risultato finale dei miei lavori. Essendo le opere della Fountain Pen Series fondate su un impiego significativo di manodopera, il tempo della loro esecuzione è molto lungo.

La dimensione temporale dilatata che è necessaria per la realizzazione di queste opere diventa perciò un contenitore di esperienze, fatti, stati d’animo, ispirazioni e slanci vissuti nel tempo che, in definitiva, influiscono sulla realizzazione dell’opera. Nell’esecuzione dei lavori di questa serie la mia scelta era stata di lasciare scorrere liberamente il potenziale trasformativo dato dal tempo, e di imparare a coglierne la tappa conclusiva.

Varka Kozlovic, Fountain Pen Series Op.n. 38, (2x) cm.50×120, dettaglio, inchiostro e fili su tela

Varka Kozlovic, Back side story, Fountain Pen Series Op.n. 38, (2x) cm.50×120, inchiostro e fili su tela

Varka Kozlovic,  Fountain Pen Series Op. n.31, cm.135×120, inchiostro e fili su tela

Nel tuo percorso artistico hai utilizzato tecniche artistiche e materiali differenti ma negli ultimi tempi ti sei sempre più avvalsa delle fibre e del ricamo. Una scelta puramente tecnica oppure ci sono anche ragioni ‘concettuali’?

La prima opera della serie Fountain pen series ha dato il via alla mia sperimentazione con i materiali tessili, inizialmente su tele da pittura. La mia è stata una scelta puramente tecnica. Ho cominciato ad usare il tessuto ed il ricamo per aggiungere colore e consistenza ai miei maxi disegni in bianco e nero realizzati con la penna stilografica su tele di pittura di grandi dimensioni. La combinazione tra tessuti, ricami e segni fatti a mano con la penna stilografica era risultata subito armoniosa. La “colorazione” mediante il ricamo mi ha aperto infinite possibilità. All’improvviso, non solo ho potuto scegliere il colore del filo, ma anche il punto da ricamare per poterlo abbinare ai segni fatti con la penna stilografica.

Fili e tessuti hanno guadagnato ultimamente sempre più spazio nei miei lavori. Le possibilità di questa tecnica mista sono illimitate. Mi ritrovo a ricamare tele e a fare quello che avevo rifiutato di fare da bambina, quando alle scuole elementari, essendo femmina, mi era stato richiesto di ricamare. Preferivo il traforo. In realtà il mio interesse nell’arte tessile arriva proprio dall’infanzia: i ricordi di mia madre e mia nonna che confezionavano vestiti originali a noi bambini e a loro stesse. La magia dei vestiti e dei ricami tradizionali dei popoli dei Balcani, che ho potuto ammirare in diverse occasioni da bambina. Da adulta ho esplorato la dimensione di genere dell’arte tessile in diverse culture, grazie alla professione che avevo svolto in un determinato periodo della mia vita, e ai viaggi e permanenze di lavoro nei diversi paesi asiatici connessi ad essa. Trovo che l’arte tessile abbia acquistato spazio e peso nell’ambito dell’arte contemporanea, ma che il processo di distanziamento dalla percezione dell’arte tessile come artigianato o come hobby al femminile, iniziato negli anni sessanta da artiste femministe, non si sia ancora del tutto risolto.

Varka Kozlovic, Fountain Pen Series Op. n.43, cm.100×100, dettaglio, inchiostro fili e tessuto su tela

Varka Kozlovic, Fountain Pen Series Op. n.43, cm.100×100, dettaglio, inchiostro fili e tessuto su tela

Varka Kozlovic,  Fountain Pen Series Op. n.43, cm.100×100, inchiostro fili e tessuto su tela

Lavorare con il ricamo consente di leggere, nella parte posteriore, l’intero processo esecutivo – il tempo, gli errori, i ripensamenti, i cambi di punto e di passo, ecc. È l’invito a guardare gli eventi anche da una diversa prospettiva, ad andare oltre la superficie per scoprire una visione del mondo – e della vita – nella sua complessità più nascosta?

Il ricamo consente di leggere nella parte posteriore della tela gran parte del processo esecutivo. Il retro delle tele diventa un registro del tempo, delle decisioni e dei ripensamenti, delle pause e del progresso, degli errori e delle soluzioni trovate. La considero un’opera a sé stante ma parallela, ed infatti tutte le mie opere della “Fountain Pen series” fanno anche parte della serie “Back side stories”.

Mi affascina pensare, che mentre sono intenta a eseguire i passi secondo piani o obiettivi più o meno definiti, sul lato frontale della tela, dall’altra parte, quella nascosta, quasi a mia insaputa nascono delle casuali preziosità: una storia parallela, diversa da quella del lato principale, ma che ne contiene il riflesso. Forse meno bella, ma altrettanto interessante, e che sa di vero. Una bella metafora.

Varka Kozlovic, Soft Series Op. n.9, cm.90×150, dettaglio, inchiostro e lana su tela

Varka Kozlovic, Soft Series Op. n.9, cm.90×150, dettaglio, inchiostro e lana su tela

Le tue opere sono di grandi dimensioni e realizzate con tecniche che richiedono molta lentezza e quindi possono trascorrere mesi tra l’idea ed il lavoro finito. Qual è la loro genesi? Come procedi dall’una all’altro?

Le mie opere sono di grandi dimensioni e richiedono molto lavoro manuale e ripetitivo. Parto da un’idea vaga e mi lascio trasportare dal flusso creativo. Dato che richiedono molto tempo per essere eseguiti mi capita spesso di lavorare su più lavori allo stesso tempo. Questo soddisfa la mia necessità di spaziare tra diverse fasi del processo creativo, tra quelle che richiedono più inventiva e creatività, e quelle di pura esecuzione.

L’esecuzione del lavoro stesso è una costante fonte di ispirazione, e la sperimentazione durante il lavoro stesso offre mille spunti di riflessione e richiede soluzioni continue.  Gli “errori” di esecuzione e i conseguenti tentativi di “recuperare” o di riportare l’opera ad un livello armonico desiderato, danno spesso risultati inaspettati. L’errore diventa fonte di ispirazione e momento di opportunità. La mia decisione di sperimentare materiali direttamente sull’opera in esecuzione è stata fatta proprio in base alla constatazione, che gli errori sull’opera stessa richiedendo soluzioni immediate e portano a imprevedibili effetti.

Quanto e come si è evoluta la tua ricerca e la poetica del tuo lavoro nel corso del tempo e in che direzione si sta sviluppando ed orientando? Quali nuovi progetti hai in previsione per il futuro e a quali stai lavorando in questo momento?

Penso di aver trovato la mia dimensione quando ho iniziato ad usare i tessuti ed il ricamo nella realizzazione delle mie opere. Sto ancora esplorando tecniche e materiali, e vedo che il processo mi porta ad un uso sempre maggiore di materiali morbidi. Mi piace questo spazio di esplorazione e credo che ci rimarrò per un po’. Attualmente ho in progetto qualche sperimentazione con installazioni morbide.