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Intervista con Varka Kozlovic

Varka Kozlovic è un’artista slovena che vive e lavora attualmente a Copenhagen. Dopo gli studi presso l’Università di Trieste e l’University of Sussex ha lavorato in ambito internazionale in diversi paesi, soprattutto in Asia. È membro della KKS Danish Women’s Artist Association.

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Acquaforte miniatures Op. n.1, cm.50×35, inchiostro, tessuto e fili su tela

Le tue sono opere astratte in cui si rintracciano le linee tanto delle architetture urbane quanto del mondo naturale: una ricerca sulla forma la tua che parte dall’osservazione del reale e lo trasforma in texture. Ci racconti questo processo creativo, come nasce, dove conduce e quali significati veicola per te?

Le mie opere sono astratte. Iniziano con la nascita di un segno e la creazione di pattern, e si concludono attraverso la scoperta di linee e forme organiche, che in definitiva diventano le protagoniste sulla tela.

Mi affascinano i dettagli e l’osservazione ravvicinata, che offre la possibilità di scorgere la consistenza delle cose, la loro complessità, le microstrutture e le trame: la diversità. Sono però intrigata dall’osservazione da lontano, che permette di intravedere ed interpretare le linee e le forme del globale.

Il mio interesse per il dettaglio si traduce nella creazione di trame e spessori attraverso la scelta e la combinazione di tecniche e materiali diversi. I segni e le textures sono dunque l’alfabeto del mio lavoro e nascono attraverso sperimentazioni fatte direttamente sulla tela durante l’esecuzione dell’opera stessa.

L’ispirazione arriva da fonti diverse. Le idee per i patterns e per le textures arrivano anche da immagini di schemi ripetitivi che trovo in natura e negli ambienti urbani, sia guardando da vicino le cose, sia distillando da lontano. Mi piace osservare i tracciati e i motivi che si creano come per caso, dove l’effetto estetico non è il risultato di un intervento umano pianificato, ma si crea attraverso processi naturali e attraverso il tempo, che spesso aggiunge imperfezioni armoniose.

La scelta dei dettagli e la creazione delle texture rappresentano dunque la spinta iniziale nel mio processo creativo, quella della forma arriva dopo. Il dare forma al caos o provare a ricavarne l’armonia rappresenta l’enigma finale e il passaggio conclusivo.

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Acquaforte miniatures Op. n.1, dettaglio, cm.50×35, inchiostro, tessuto e fili su tela

Indichi la trasformazione – degli ambienti, delle cose, degli esseri viventi – come una delle tue fonti di riflessione ed ispirazione: essa è tuttavia strettamente connessa al passaggio del tempo. Si potrebbe dire dunque che quest’ultimo, in fondo, sia il grande protagonista dei tuoi lavori sia nella realizzazione che nella cifra concettuale?

Il concetto del tempo, in tutte le sue sfaccettature, e la trasformazione nel tempo sono fonti di riflessione ed ispirazione. Il “tempo” sta in qualche modo anche alla base delle mie opere della Fountain pen series, nata qualche anno fa proprio dalla voglia di riprendermi il tempo, di rallentare. Il tempo percepito in questo caso, come risorsa disponibile ma limitata.

Con la prima delle opere di questa serie, la scelta era quella di procedere in base ad un piano iniziale, con l’esecuzione di minuscoli segni ripetitivi che andavano a formare trame e motivi su una tela di grandi dimensioni. I segni andavano a registrare lo scorrere del tempo dedicato all’opera, e la progressione dava la possibilità di quantificare il tempo che avrei impiegato per finirla. Un modo semplice per quantificare il tempo, ed una prova tangibile del tempo ritrovato. Tutto questo mi ha divertito, e mi ha portato a voler approfondire la funzione del tempo nel mio processo creative, e l’effetto di esso sul risultato finale dei miei lavori. Essendo le opere della Fountain Pen Series fondate su un impiego significativo di manodopera, il tempo della loro esecuzione è molto lungo.

La dimensione temporale dilatata che è necessaria per la realizzazione di queste opere diventa perciò un contenitore di esperienze, fatti, stati d’animo, ispirazioni e slanci vissuti nel tempo che, in definitiva, influiscono sulla realizzazione dell’opera. Nell’esecuzione dei lavori di questa serie la mia scelta era stata di lasciare scorrere liberamente il potenziale trasformativo dato dal tempo, e di imparare a coglierne la tappa conclusiva.

Varka Kozlovic, Fountain Pen Series Op.n. 38, (2x) cm.50×120, dettaglio, inchiostro e fili su tela

Varka Kozlovic, Back side story, Fountain Pen Series Op.n. 38, (2x) cm.50×120, inchiostro e fili su tela

Varka Kozlovic,  Fountain Pen Series Op. n.31, cm.135×120, inchiostro e fili su tela

Nel tuo percorso artistico hai utilizzato tecniche artistiche e materiali differenti ma negli ultimi tempi ti sei sempre più avvalsa delle fibre e del ricamo. Una scelta puramente tecnica oppure ci sono anche ragioni ‘concettuali’?

La prima opera della serie Fountain pen series ha dato il via alla mia sperimentazione con i materiali tessili, inizialmente su tele da pittura. La mia è stata una scelta puramente tecnica. Ho cominciato ad usare il tessuto ed il ricamo per aggiungere colore e consistenza ai miei maxi disegni in bianco e nero realizzati con la penna stilografica su tele di pittura di grandi dimensioni. La combinazione tra tessuti, ricami e segni fatti a mano con la penna stilografica era risultata subito armoniosa. La “colorazione” mediante il ricamo mi ha aperto infinite possibilità. All’improvviso, non solo ho potuto scegliere il colore del filo, ma anche il punto da ricamare per poterlo abbinare ai segni fatti con la penna stilografica.

Fili e tessuti hanno guadagnato ultimamente sempre più spazio nei miei lavori. Le possibilità di questa tecnica mista sono illimitate. Mi ritrovo a ricamare tele e a fare quello che avevo rifiutato di fare da bambina, quando alle scuole elementari, essendo femmina, mi era stato richiesto di ricamare. Preferivo il traforo. In realtà il mio interesse nell’arte tessile arriva proprio dall’infanzia: i ricordi di mia madre e mia nonna che confezionavano vestiti originali a noi bambini e a loro stesse. La magia dei vestiti e dei ricami tradizionali dei popoli dei Balcani, che ho potuto ammirare in diverse occasioni da bambina. Da adulta ho esplorato la dimensione di genere dell’arte tessile in diverse culture, grazie alla professione che avevo svolto in un determinato periodo della mia vita, e ai viaggi e permanenze di lavoro nei diversi paesi asiatici connessi ad essa. Trovo che l’arte tessile abbia acquistato spazio e peso nell’ambito dell’arte contemporanea, ma che il processo di distanziamento dalla percezione dell’arte tessile come artigianato o come hobby al femminile, iniziato negli anni sessanta da artiste femministe, non si sia ancora del tutto risolto.

Varka Kozlovic, Fountain Pen Series Op. n.43, cm.100×100, dettaglio, inchiostro fili e tessuto su tela

Varka Kozlovic, Fountain Pen Series Op. n.43, cm.100×100, dettaglio, inchiostro fili e tessuto su tela

Varka Kozlovic,  Fountain Pen Series Op. n.43, cm.100×100, inchiostro fili e tessuto su tela

Lavorare con il ricamo consente di leggere, nella parte posteriore, l’intero processo esecutivo – il tempo, gli errori, i ripensamenti, i cambi di punto e di passo, ecc. È l’invito a guardare gli eventi anche da una diversa prospettiva, ad andare oltre la superficie per scoprire una visione del mondo – e della vita – nella sua complessità più nascosta?

Il ricamo consente di leggere nella parte posteriore della tela gran parte del processo esecutivo. Il retro delle tele diventa un registro del tempo, delle decisioni e dei ripensamenti, delle pause e del progresso, degli errori e delle soluzioni trovate. La considero un’opera a sé stante ma parallela, ed infatti tutte le mie opere della “Fountain Pen series” fanno anche parte della serie “Back side stories”.

Mi affascina pensare, che mentre sono intenta a eseguire i passi secondo piani o obiettivi più o meno definiti, sul lato frontale della tela, dall’altra parte, quella nascosta, quasi a mia insaputa nascono delle casuali preziosità: una storia parallela, diversa da quella del lato principale, ma che ne contiene il riflesso. Forse meno bella, ma altrettanto interessante, e che sa di vero. Una bella metafora.

Varka Kozlovic, Soft Series Op. n.9, cm.90×150, dettaglio, inchiostro e lana su tela

Varka Kozlovic, Soft Series Op. n.9, cm.90×150, dettaglio, inchiostro e lana su tela

Le tue opere sono di grandi dimensioni e realizzate con tecniche che richiedono molta lentezza e quindi possono trascorrere mesi tra l’idea ed il lavoro finito. Qual è la loro genesi? Come procedi dall’una all’altro?

Le mie opere sono di grandi dimensioni e richiedono molto lavoro manuale e ripetitivo. Parto da un’idea vaga e mi lascio trasportare dal flusso creativo. Dato che richiedono molto tempo per essere eseguiti mi capita spesso di lavorare su più lavori allo stesso tempo. Questo soddisfa la mia necessità di spaziare tra diverse fasi del processo creativo, tra quelle che richiedono più inventiva e creatività, e quelle di pura esecuzione.

L’esecuzione del lavoro stesso è una costante fonte di ispirazione, e la sperimentazione durante il lavoro stesso offre mille spunti di riflessione e richiede soluzioni continue.  Gli “errori” di esecuzione e i conseguenti tentativi di “recuperare” o di riportare l’opera ad un livello armonico desiderato, danno spesso risultati inaspettati. L’errore diventa fonte di ispirazione e momento di opportunità. La mia decisione di sperimentare materiali direttamente sull’opera in esecuzione è stata fatta proprio in base alla constatazione, che gli errori sull’opera stessa richiedendo soluzioni immediate e portano a imprevedibili effetti.

Quanto e come si è evoluta la tua ricerca e la poetica del tuo lavoro nel corso del tempo e in che direzione si sta sviluppando ed orientando? Quali nuovi progetti hai in previsione per il futuro e a quali stai lavorando in questo momento?

Penso di aver trovato la mia dimensione quando ho iniziato ad usare i tessuti ed il ricamo nella realizzazione delle mie opere. Sto ancora esplorando tecniche e materiali, e vedo che il processo mi porta ad un uso sempre maggiore di materiali morbidi. Mi piace questo spazio di esplorazione e credo che ci rimarrò per un po’. Attualmente ho in progetto qualche sperimentazione con installazioni morbide.

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Interview with Varka Kozlovic

Translation by Marina Dlacic

Varka Kozlovic is a Slovenian artist who currently lives and works in Copenhagen. After her studies at the University of Trieste and the University of Sussex, she worked internationally in several countries, especially in Asia. She is a member of the KKS Danish Women’s Artist Association.

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Acquaforte miniatures Op. n.1, cm.50×35, inchiostro, tessuto e fili su tela

Yours are abstract works in which the lines of both urban architecture and the natural world can be traced: a research on your form that starts from the observation of reality and transforms it into texture. Can you tell us about this creative process, how it was born, where does it lead and what meanings does it convey for you?

My works are abstract. They begin with the birth of a sign and the creation of patterns, and end with the discovery of organic lines and shapes, which ultimately become the protagonists on the canvas.

I am fascinated by the details and close observation, which offers the possibility of seeing the consistency of things, their complexity, microstructures and textures: the diversity. However, I am also intrigued by the observation from afar, which allows us to glimpse and interpret the lines and shapes of the global.

My interest in detail translates into the creation of textures and thicknesses through the choice and combination of different techniques and materials. The signs and textures are therefore the alphabet of my work and are born through experiments made directly on the canvas during the execution of the work itself.

The inspiration comes from different sources. The ideas for patterns and textures also come from images of repetitive patterns that I find in nature and in urban environments, both by looking at things closely and distilling from afar.  I like to observe the paths and patterns that are created as if by chance, where the aesthetic effect is not the result of a planned human intervention, but is created through natural processes and through time, which often adds harmonious imperfections.

The choice of details and the creation of textures therefore represent the initial thrust in my creative process, that of the form comes later. Giving shape to chaos or trying to derive harmony from it represents the final enigma and the final passage.

Acquaforte miniatures Op. n.1, dettaglio, cm.50×35, inchiostro, tessuto e fili su tela

You indicate the transformation – of environments, of things, of living beings – as one of your sources of reflection and inspiration: it is however closely connected to the passage of time. Could it be said, therefore, that the latter, after all, is the great protagonist of your works both in the realization and in the conceptual figure?

The concept of time, in all its facets, and the transformation over time are sources of reflection and inspiration. “Time” is in some way also at the basis of my works of the Fountain pen series, born a few years ago precisely from the desire to take back time, to slow down. Time perceived in this case as an available but limited resource.

With the first of the works in this series, the choice was to proceed according to an initial plan, with the execution of tiny repetitive signs that formed textures and motifs on a large canvas. The signs recorded the passage of time dedicated to the work, and the progression made it possible to quantify the time it would take to finish it. A simple way to quantify the time, and a tangible proof of the time found.. All this amused me, and led me to want to deepen the function of time in my creative process, and the effect of it on the final result of my works. Since the works of the Fountain Pen Series are based on a significant use of manpower, the time of their execution is very long.

The expanded temporal dimension that is necessary for the realization of these works therefore becomes a container of experiences, facts, moods, inspirations and impulses lived over time that ultimately affect the creation of the work. In carrying out the works in this series, my choice had been to let the transformative potential given by time flow freely, and to learn to grasp its final stage.

Varka Kozlovic, Fountain Pen Series Op.n. 38, (2x) cm.50×120, dettaglio, inchiostro e fili su tela

Varka Kozlovic, Back side story, Fountain Pen Series Op.n. 38, (2x) cm.50×120, inchiostro e fili su tela

Varka Kozlovic,  Fountain Pen Series Op. n.31, cm.135×120, inchiostro e fili su tela

In your artistic path you have used different artistic techniques and materials but in recent times you have increasingly made use of fibers and embroidery. A purely technical choice or are there also ‘conceptual’ reasons?

The first work of the Fountain pen series started my experimentation with textile materials, initially on canvas for painting. Mine was a purely technical choice. I started using fabric and embroidery to add color and texture to my maxi black and white drawings made with a fountain pen on large canvases.

The combination of fabrics, embroidery and hand-made signs with the fountain pen was immediately harmonious. The “coloring” through embroidery has opened up infinite possibilities for me. Suddenly, not only was I able to choose the color of the thread, but also the stitch to embroider in order to match it with the marks made with the fountain pen.

Threads and fabrics have recently gained more and more space in my works. The possibilities of this mixed technique are limitless. I find myself embroidering canvases and doing what I refused to do as a child, when in elementary school, being a girl, I was asked to embroider. I preferred doing fretwork. In fact, my interest in textile art comes from childhood: the memories of my mother and my grandmother who made original clothes for us children and for themselves.The magic of traditional clothes and embroidery of the peoples of the Balkans, which I was able to admire on several occasions as a child. As an adult I explored the gender dimension of textile art in different cultures, thanks to the profession I had carried out in a certain period of my life, and to travel and work related stays  in the various Asian countries connected to it. I find that textile art has acquired space and weight in contemporary art, but that the process of distancing from the perception of textile art as a craft or as a female hobby, started in the sixties by feminist artists, has not yet been fully resolved.

Varka Kozlovic, Fountain Pen Series Op. n.43, cm.100×100, dettaglio, inchiostro fili e tessuto su tela

Varka Kozlovic, Fountain Pen Series Op. n.43, cm.100×100, dettaglio, inchiostro fili e tessuto su tela

Varka Kozlovic,  Fountain Pen Series Op. n.43, cm.100×100, inchiostro fili e tessuto su tela

Working with embroidery allows you to read, in the back, the entire executive process – time, errors, second thoughts, stitch and step changes, etc. Is it an invitation to look at events from a different perspective, to go beyond the surface to discover a vision of the world – and of life – in its most hidden complexity?

The embroidery allows a large part of the executive process to be read on the back of the canvas. The back of the canvases becomes a register of time, decisions and second thoughts, pauses and progress, errors and solutions found. I consider it a work in itself but parallel, and in fact all my works from the “Fountain Pen series” are also part of the “Back side stories” series.

It fascinates me to think that while I am intent on executing the steps according to more or less defined plans or objectives on the front side of the canvas, on the other side, the hidden one, almost without my knowledge, random preciousness is born: a parallel story, different from that of the main side, but which contains its reflection. Perhaps less beautiful, but just as interesting, and that resonates as real. A beautiful metaphor.

Varka Kozlovic, Soft Series Op. n.9, cm.90×150, dettaglio, inchiostro e lana su tela

Varka Kozlovic, Soft Series Op. n.9, cm.90×150, dettaglio, inchiostro e lana su tela

Your works are large and made with techniques that require a lot of time consuming and therefore months can pass between the idea and the finished work. What is their genesis? How do you proceed from one to the other?

My works are large in size and require a lot of manual and repetitive work. I start from a vague idea and let myself be carried away by the creative flow. Since they take a long time to perform, I often work on multiple jobs at the same time. This satisfies my need to range between different phases of the creative process, between those that require more inventiveness and creativity, and those of pure execution.

The execution of the work itself is a constant source of inspiration, and experimentation during the work itself offers a thousand points for reflection and requires continuous solutions. The “errors” of execution and the consequent attempts to “recover” or to bring the work back to a desired harmonic level, often give unexpected results. The error becomes a source of inspiration and a moment of opportunity. My decision to experiment with materials directly on the work in progress was made precisely on the basis of the fact that errors on the work itself require immediate solutions and lead to unpredictable effects.

How much and how has your research and the poetics of your work evolved over time and in what direction is it developing and orienting? What new projects do you have in store for the future and which ones are you working on right now? 

I think I found my dimension when I started using fabrics and embroidery in the realization of my works. I am still exploring techniques and materials, and I see that the process leads me to an increasing use of soft materials. I like this space of exploration and I think I will stay there for a while. I am currently planning some experimentation with soft installations.

Barbara Pavan

English version Sono nata a Monza nel 1969 ma cresciuta in provincia di Biella, terra di filati e tessuti. Mi sono occupata lungamente di arte contemporanea, dopo aver trasformato una passione in una professione. Ho curato mostre, progetti espositivi, manifestazioni culturali, cataloghi e blog tematici, collaborando con associazioni, gallerie, istituzioni pubbliche e private. Da qualche anno la mia attenzione è rivolta prevalentemente verso l’arte tessile e la fiber art, linguaggi contemporanei che assecondano un antico e mai sopito interesse per i tappeti ed i tessuti antichi. Su ARTEMORBIDA voglio raccontare la fiber art italiana, con interviste alle artiste ed agli artisti e recensioni degli eventi e delle mostre legate all’arte tessile sul territorio nazionale.