Itta de Claricini

Raccolta de Claricini: Tovaglia d' altare, Copyright Carmen Romeo

This post is also available in: English (Inglese)

Tutte le immagini appartengono all’archivio fotografico di Carmen Romeo.

Ritratto di Itta de Claricini, Copyright Carmen Romeo

Fig. 1: Ritratto di Itta de Claricini

Studiosa e collezionista di tessili antichi, la contessa Giuditta de Claricini Dornpacher (1891-1968)[1] si faceva chiamare Itta e, poiché non era sposata, contessina. I de Claricini vivevano nelle ville di famiglia tra Padova, Roma e Cividale del Friuli (in provincia di Udine)  dove soggiornavano d’inverno. D’estate si trasferivano poco lontano da Cividale, a Bottenicco, borgo rurale del Comune di Moimacco, per godersi la Villa Seicentesca e il giardino. Itta predilesse le materie letterarie e la storia dell’arte, conosceva il latino, parlava il tedesco, il francese e l’inglese; amò e studiò Dante, praticò disegno e pittura.  La sua vera passione però fu studiare e collezionare tessili antichi.  La raccolta [2] comprende produzioni che vanno dal XV al XIX secolo: tele di lino con motivi ricamati o tessuti, merletti e accessori d’abbigliamento. La bellezza e la ricca varietà delle tipologie decorative e tecniche rappresentate, l’eccezionalità di alcuni esemplari (manufatti ancora integri e fra i più antichi conosciuti nella Regione Friuli Venezia-Giulia) rendono la collezione estremamente rilevante dal punto di vista storico e culturale. Nella biblioteca della Villa di Bottenicco sono conservate tre pubblicazioni di Itta, si tratta di approfondite ricerche sull’arte tessile, edite tra il 1934 e il 1948. Questi documenti evidenziano una grande conoscenza dei linguaggi tessili e la consapevolezza di quanto quest’arte fosse importante presso tutte le culture. La contessina per prima capì l’importanza e studiò La Tovaglia Longobarda del Sancta Sanctorum (edizioni d’Arte Emilio Bestetti, Milano, 1941): un’antichissima tovaglia d’altare di lino (cm 362 x 115) ricamata bianco su bianco, rinvenuta a Roma, sotto l’altare della Cappella del Sancta Sanctorum (Il Santo dei Santi) in Laterano, datata IX secolo e realizzata in Italia.  I risultati della ricerca  generarono molto interesse ed un fitto dibattito! Presso lo stesso editore, la studiosa, nel 1948, pubblicò il suo libro più famoso:  Il Superfrontale detto della Beata Maria Benvenuta Bojani custodito nel Museo di Cividale.  Di quest’antico cimelio (Velo, Mantile, cm 433 x148) la contessina illustra ogni minimo dettaglio, con uno stile dotto e profondo. Il suo impegno ha contribuito a salvaguardare e far conoscere al pubblico più vasto delle raffinatissime espressioni di civiltà in un’epoca in cui si potevano ancora reperire pezzi perfetti ed erano molte le nobili Signore italiane che si dedicavano al collezionismo, allo studio delle arti tessili e alla promozione dei relativi mestieri.
 I tessili della raccolta de Claricini provengono per la maggior parte dall’Umbria o dal centro Italia ed escluse le strisce copri-credenza [3] ed alcuni asciugamani, si caratterizzano come tessuti anticamente usati nell’ambito della liturgia cristiana.
Fin dalle epoche più remote, le stoffe di seta, “il filo divino”, e di lino, “il filo sacro”, hanno rivestito un ruolo liturgico primario. Materiali e simboli cristiani evocavano il divino presente nella materia, mentre il rigore e la pazienza che le lentissime tecniche esecutive richiedevano, esprimevano una profonda e totale devozione. L’intersecarsi dei fili d’ordito e di trama, il susseguirsi degli innumerevoli piccoli punti, la poesia e spesso il mistero che circondano tecniche e produzioni, possono ancor oggi richiamare l’idea dell’infinito ed essere letti come una metafora della vita. I paramenti sacri della collezione de Claricini colpiscono per le atmosfere antiche evocate da disegni, materiali, e colori carichi di significati simbolici.

[1] Sull’argomento, Carmen ROMEO e Laura TILATTI; Itta de Claricini, Opere e Tessuti Antichi, Juliagraf di Premariacco, Udine 2007.
[2]  La raccolta, composta da materiali donati oppure acquistati, si è costituita prevalentemente nel periodo precedente alla Seconda Guerra Mondiale; sull’argomento: Mariella Moreno,  Tessuti “perugini” e ricami della collezione de Claricini, Quaderno  n. 1 del Centro di Catalogazione dei Beni Culturali del Friuli-Venezia Giulia, Passariano (Udine), 1976, pp. 46-58.
[3] I copri-credenza qui brevemente descritti sono  tipici esempi di quelle belle strisce di lino e seta che nelle sale da pranzo dei Signori ornavano il piano dell’armadio sul quale erano esposti i vasellami più pregiati.

Figure 2 e 2: Fra i pezzi più antichi della collezione si evidenziano quattro tovaglie d’altare, datate XV secolo, giunte fino a noi straordinariamente integre[4]. Una delle quattro è ricamata, mentre le altre tre sono tessute e ascrivibili al genere comunemente noto con i nomi “tessuti perugini, umbri, tele umbre, tessuti di Perugia”.

[4] I commercianti per secoli hanno fatto scempio di manufatti preziosi, riducendoli in frammenti da destinare al mercato dell’usato e a quello dell’antiquariato.

Figura 4: Tovaglia d’altare ricamata, cm 206 x 75, sec. XV; il dettaglio del ricamo rappresenta un uccello (pavone) di fronte al giardino fiorito=Paradiso. Il pregio di questo manufatto consiste nei due fregi che bordano i lati minori, nei quali la devozione religiosa cristiana è raccontata con il linguaggio universale delle immagini, in fila, una vicina all’altra come le parole di una preghiera.

Dettagli di Tovaglia d’altare tessuta, cm 254 x 79, sec. XV, dove le figure sono rappresentate in atteggiamenti molto espressivi ed eleganti e ogni particolare evidenzia una tessitura di altissimo livello professionale:

FIG. 5: Vediamo  due cani (il cane, funzione mitica, guida nell’uomo nella notte della morte dopo essere stato il suo compagno nel giorno della vita; cani/santi dottori custodi del gregge/fedeli) con collare e lunga coda arricciata alternati ad un albero (Albero della Vita) e a una fontana (sorgente d’acqua che sgorga alla base dell’Albero della Vita, al centro del Paradiso, dona immortalità, giovinezza, insegnamento). Fra le loro zampe posteriori è tessuto un uccellino ed altri due, più piccoli. 

FIG. 6: I cani che rincorrono le lepri simboleggiano l’amore dell’uomo per la donna, questo motivo induce a pensare che il manufatto potesse essere stato un dono nuziale.

La lucida consapevolezza del significato e del valore di questi preziosi materiali, gelosamente conservati dalla contessa Itta de Claricni, ha garantito che fossero tramandati e diventassero un prezioso bene comune. Indubbiamente i tessili, frutto del lavoro di abilissimi quanto sconosciuti maestri, hanno rivestito nel passato, un ruolo economico e socioculturale molto importante. Inoltre, dal un punto di vista strettamente tecnico, il tessile affascina per le molteplici possibilità che offre, basti pensare agli innumerevoli punti del ricamo oppure agli intrecci tra ordito e trama creati da secoli con il telaio. Materiali, colori e tecniche determinano un’infinita gamma di superfici diverse e descrivono forme che per le caratteristiche proprie delle tecniche impiegate, assumono un’apparenza fantastica e sono rese spesso con uno stile geometrico.

Rimane qui da sottolineare l’importanza fondamentale della tutela del patrimonio. I tessili sono fragili e difficili da conservare, data la loro particolare natura sono soggetti al degrado e quindi sono condannati, come purtroppo già si è verificato in molti casi, ad andare dispersi, mi auguro che il lavoro svolto possa incoraggiare la ricerca in questo specifico settore e possa rendere tutti più consapevoli dell’importanza del patrimonio tessile.

 Sono grata a Laura Tilatti Snidaro, attenta e scrupolosa curatrice del prezioso materiale, per la competenza, la disponibilità, le informazioni ed i consigli che mi ha dato, ed inoltre a Mariolino Snidero e all’avvocato Antonio Picotti, che ora purtroppo sono scomparsi, per aver sostenuto questo progetto di ricerca.

Carmen Romeo  – Tavagnacco (UD) 29 aprile 2020

8 Comments on "Itta de Claricini"

  1. Buongiorno,
    Grazie per la preziosa informazione, è stato molto interessante e gratificante leggerlo.

    • Carmen Romeo | 9 Maggio 2020 at 8:23 | Rispondi

      Buongiorno Alma,
      La nostra Regione, il Friuli Venezia Giulia, è ricca di tradizioni tessili e di raccolte purtroppo poco conosciute. Il tuo commento sostiene il nostro impegno nella ricerca. Grazie, Carmen

  2. GRAZIE PER LA CONDIVISIONE DI QUESTO PREZIOSISSIMO LAVORO.

    • Carmen Romeo | 9 Maggio 2020 at 8:30 | Rispondi

      Gentilissima Venier Ester,
      Ho avuto il grande privilegio di vedere da vicino, studiare e toccare (con i guanti di cotone) questi antichi tessuti, ricordo le ore trascorse in silenzio a sfogliare gli scritti di Itta ed ora è per me un piacere condividere queste emozioni con tutti voi.
      Carmen

  3. ricordo la visita alla mostra di qualche anno fa,sempre interessante. CarmenRomeo ha una conoscenza enorme di ciò che riguarda il mondo dell’arte,non solo tessile. è una grande insegnante.

    • Carmen Romeo | 9 Maggio 2020 at 8:34 | Rispondi

      Gentilissima Annamaria,
      Grazie a te per il commento che hai voluto lasciare. La mostra e la pubblicazione su Itta hanno svelato una storia che merita essere conosciuta e ricordata.
      Buona giornata,
      Carmen

  4. Francesca Agostinelli | 8 Maggio 2020 at 21:45 | Rispondi

    Complimenti per l’interessante ricerca

  5. Tiziana Madussi | 10 Maggio 2020 at 16:18 | Rispondi

    Sono Tiziana,la moglie di Omet, ho letto con grande interesse le tue informazioni su un argomento che non conosco molto e mi hai suscitato altre curiosita’ sui tessuti e i ricami che mi hanno sempre attratta.Grazie Carmen e un saluto affettuoso!

Leave a comment

Your email address will not be published.


*