• Mar. Lug 5th, 2022

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*Foto in evidenza:“Periplos” Coperta di emergenza isotermica e taglio laser 102 x 67 cm, 2018

Traduzione a cura di Elena Redaelli

Jacobo Alonso è nato in Messico nel 1984. Laureato in Computer Systems all’UPAEP, Puebla, e in Arti Plastiche all’UABC, Baja California, ha completato la sua formazione presso l’Università di Rennes 2 in Francia.

Il suo lavoro è stato esposto alla LA Art Show Contemporary Art Fair di Los Angeles CA., alla Biennale di Arte Tessile Contemporanea in Portogallo, alla 16a Triennale Internazionale di Arazzi in Polonia, alla 10a Biennale di Lucca in Italia.

Le sue opere sono in diverse collezioni permanenti tra cui la Collezione Internazionale Bugatti-Segantini, LUMEN, Homeira Goldstein e la Collezione della Banca del Messico.

Partendo dal corpo, perno della sua ricerca artistica, Alonso indaga una pluralità di temi – esistenziali e sociali – attraverso opere che coniugano rigore formale, sperimentazione dei materiali e spessore di contenuti.

Ha partecipato a diverse mostre in Messico, Finlandia, Stati Uniti, Inghilterra, Ungheria, Italia, Francia, Portogallo, Polonia, Spagna, Slovacchia, Repubblica Ceca e Germania.

Alonso è stato di recente selezionato per partecipare alla Fiberart International 2022 che si terrà dal 3 Giugno al 20 Agosto presso la Brew House Association e presso la Contemporary Craft  in Pittsburgh, Pennsylvania.

Gli abbiamo chiesto di raccontarsi in questa intervista per ArteMorbida.

“Pietà” Moduli di feltro di poliestere tagliati al laser, assemblati e cuciti a mano. 125x85x85cm, 2020-2021

Dagli studi in Computer System alla fiber art: qual è il percorso che ti ha condotto dall’uno all’altro e come coniughi questi due medium nella tua pratica artistica attuale?

Per un paio di anni ho lavorato in Computer Systems mentre frequentavo un master universitario in Tecnologie. In questo periodo, ho messo in discussione il modo in cui usiamo il linguaggio tecnico per programmare/definire le azioni/reazioni dei programmi. Quando ho deciso di studiare arte, ho continuato a interrogarmi costantemente sui nuovi processi dei quali ero all’oscuro, indagando i materiali e le modalità in cui avrei potuto utilizzarli. Quando mi sono trovato a dover sviluppare un progetto, ho iniziato a pormi domande su ciò che mi era più vicino, il mio corpo.

L’interrogarsi sul “corpo” ha guidato la mia produzione verso l’uso di materiali che concettualmente mi aiutassero a raffigurare un corpo più vicino al nostro. Il tessuto – per le sue qualità – mi ha permesso di raccontare un corpo che si piega, si riposa, invecchia e si lacera come il nostro.

Inizialmente, durante i miei studi artistici, avevo messo da parte ogni aspetto tecnologico. Successivamente, il lavoro con la pietra in scultura e l’incisione mi hanno riavvicinato all’uso di strumenti tecnologici per poter controllare e ottenere i risultati che cercavo. Ora il 50% del mio lavoro consiste in progettazione e modellazione 3D.

“Laocoön and His sons” Moduli di feltro di poliestere, tagliati al laser, assemblati e cuciti a mano. 95x170x70 cm, 2021
“Laocoön and His sons” detail. Moduli di feltro di poliestere, tagliati al laser, assemblati e cuciti a mano. 95x170x70 cm, 2021
“Laocoön and His sons” dettaglio. Moduli di feltro di poliestere, tagliati al laser, assemblati e cuciti a mano. 95x170x70 cm, 2021

Come arrivi all’opera finita dal momento che cominci a maturare una riflessione? Come procede la sua genesi – la scelta dei materiali, delle tecniche, l’abbozzo di un progetto, le variazioni in corso di realizzazione?

Il mio processo inizia con un’idea relativa al tema del corpo, l’asse centrale della mia produzione sono i diversi significati che vengono attribuiti a questo soggetto. Che lo definiscono.

Indago questa idea, cosa mi interessa del corpo?  Quali divagazioni si possono avere rispetto a questo tema? Cosa è stato già fatto rispetto al soggetto in questione? La mia ricerca è supportata da un archivio di testi e immagini audiovisive che potrebbero essere utili a rappresentare quello che ho in testa. Analizzo il mio archivio e i miei riferimenti pensando a quale materiale e quali caratteristiche fisiche possano essere le più adeguate a rappresentare concettualmente la mia idea.

Qui è dove il mio processo diventa un rizoma. Procedo disegnando e modellando al computer per poi effettuare prove su vari materiali. Questi risultati mi danno informazioni fisiche a seconda delle caratteristiche di ogni materiale. Questo processo è importantissimo perché permette di effettuare nuove esplorazioni e avere nuove idee rispetto a ogni materiale a partire dal suo comportamento; qualcosa che non accade nel design digitale. Questo processo non è una formula; a volte inizio a lavorare direttamente con un materiale, con le sue caratteristiche fisiche, il suo contenuto sociale, simbolico, e psicologico, le sue dimensioni, la sua consistenza o composizione. Alla base però c’è sempre l’indagine del suo rapporto concettuale col corpo.

“Isomorfo V” Moduli di feltro di poliestere, tagliati al laser, assemblati e cuciti a mano. 68x60x25, 2020. Partecipante al lavoro alla Biennale Internazionale del Tessuto, Poznan, Polonia 2021.

Il corpo è tra i temi ricorrenti che indaghi attraverso la tua ricerca artistica. Cos’è il corpo?

Trasfigurazione. Tu sei un corpo ancora prima di nascere e anche dopo la morte. Tutto in mezzo a questi eventi è un continuo cambiamento. Il corpo è un veicolo, un’esperienza, uno strumento, un problema e noi stessi. Il corpo è proprio di ognuno di noi, è l’agente, è ciò che ci permette di compiere l’esperienza del mondo; materiale e sensibile, l’esperienza di altri corpi.  È un paradosso di sé stesso, assumiamo ciò che siamo perché l’altro ce lo conferma.

“Isomorfo III” Moduli di feltro di poliestere, tagliati al laser, assemblati e cuciti a mano. 55x40x25cm, 2020

Il corpo e le sue mutazioni impresse dal movimento sono al centro della ricerca che hai sviluppato realizzando opere in feltro cucito in cui questa fluttuazione conferisce ai corpi forme dilatate, talvolta mostruose. E qual è la relazione tra il concetto ‘corpo’ e il corpo reale in costante, continua mutazione – un tema che hai affrontato anche in INTERSTICES?

Quando ho iniziato a lavorare a questa serie tessile, ho fatto una lunga ricerca sul corpo nella scultura, su chi ne aveva definito i canoni, e come questi erano cambiati attraverso il filtro del tempo. La scultura e i materiali che venivano usati per la rappresentazione del corpo migliaia di anni fa, sono arrivati ad oggi attoniti/statici, un momento per l’eternità.

Mi interessa lavorare con il corpo che abitiamo, che continua ad essere indagato anche ai giorni nostri, un organismo vivente che si allunga, si muove, cambia colore a causa dei maltrattamenti, si ammala, si lacera e muore. Cerco una rappresentazione che ci possa insegnare qualcosa su noi stessi, dove il materiale sia un mezzo.

Un interstizio è una fessura o uno spazio, tra lo stesso corpo o altri corpi. Lavorando sulla mia produzione di impronte di corpi, ho notato che c’erano interstizi, spazi negativi del mio stesso corpo che non conoscevo, che non avevo visto in dettaglio. Il che mi ha portato a sviluppare formalmente questa serie di corpi che sono uniti allo sfondo da piccoli tagli che attraversano il supporto e la forma, in una metafora di cambiamento costante.

INTERCORPO è una serie di opere in cui la riconfigurazione del corpo prende forma attraverso frammenti di radiografie con cui crei grandi arazzi. Il corpo diventa così un oggetto decostruito e ricostruito secondo parametri diversi. Qual è la riflessione alla base di questa ricerca artistica?

Durante il processo di produzione, sono i problemi che mi fanno mettere in discussione i materiali e quello che da loro voglio ottenere, il che mi porta a esplorarne di nuovi; questo non è veloce, a volte ci vogliono diversi mesi.  Se le cose non hanno funzionato la prima volta, c’è una lezione tecnica molto importante da imparare per me.

Fare le impronte del corpo dal fumage – tecnica con il fumo – sulla carta è un lavoro che richiede tempo ed è un processo fisicamente estenuante. Lavorando da una serie iniziata come collage – Intercorporeità – basata sulle impronte del corpo, sono partito dall’idea di riconfigurare il corpo, tagliandolo e unendolo insieme, ma la carta che usavo per le stampe non funzionava per questo nuovo processo. Questa necessità mi ha portato a ripensare i miei materiali indagando su quali altri supporti avessero queste caratteristiche, e che mi permettessero di tagliare e cucire. Le radiografie sono un materiale resistente, con caratteristiche fisiche, simboliche e sociali che sono immediatamente collegabili al corpo; un corpo interno, ferito e ricostruito dalle cellule ossee alle fibre muscolari, tessuto insieme come in un arazzo.

“Periplos – Migration Routes in La Bestia” Coperta di emergenza isotermica e taglio laser 160 x 210 cm, 2018

Ed è ancora il corpo l’elemento cardine delle opere della serie PERIPLOS ispirate alle rotte dei migranti per i quali esso costituisce l’unico bene posseduto. Un progetto in fieri – purtroppo – con le ultime opere che rappresentano i percorsi di fuga dalla guerra in Ucraina. Mi racconti questo progetto?

Questo progetto è stato cucinato lentamente, ma ora sta vedendo la luce. Durante un campeggio nel 2014 sono entrato in contatto con un materiale – le coperte isotermiche di emergenza. Prima di allora questo materiale era irrilevante per me. La persona con cui ero andato in campeggio mi aveva detto che avrei avuto bisogno di una coperta di emergenza, come misura di sicurezza. Quando sono venuto a conoscenza di questo materiale sono stato colpito da quanto fosse sottile, dai suoi colori e dal suo utilizzo ma soprattutto dal fatto che era stato creato per salvare vite umane. In un certo senso, il pensiero creativo affina la percezione del potenziale dei materiali, l’esercizio della creazione avviene quotidianamente.

Nel 2016 migliaia di migranti haitiani sono arrivati alla frontiera settentrionale del Messico, io vivevo in questa parte del paese. Questo evento migratorio e ciò che ha portato con sé mi ha fatto analizzare la situazione, le persone, i diagrammi di flusso, i percorsi e i problemi nello spostamento massiccio di corpi; questo è normale in natura, ma diventa un fenomeno se causato da un problema politico-sociale-economico. Oggi, a queste, si aggiungono altre cause come motivi della migrazione; la densità della popolazione, le nuove malattie, il cambiamento climatico, e purtroppo la guerra in Ucraina.

Questi movimenti generano delle rotte, immagini di flusso, mappe geografiche della migrazione – marittime e terrestri – che io uso per creare un design e dei pattern basandomi sui motivi tessili tradizionali dei vestiti della terra d’origine dei migranti tagliandoli poi in coperte isotermiche e poncho di emergenza.

“Periplos Poncho – Ukranian Migration Routes” Poncho isotermico di emergenza e taglio laser 125x120x20 cm, 2022
“Periplos Poncho – Ukranian Migration Routes” retro. Poncho isotermico di emergenza e taglio laser 125x120x20 cm, 2022
“Periplos Poncho – Mexican Migration Routes” Poncho isotermico di emergenza e taglio laser 125x120x20 cm, 2021
“Periplos Poncho – Mexican Migration Routes” retro. Poncho isotermico di emergenza e taglio laser 125x120x20 cm, 2021

Come si è evoluta la tua ricerca e la tua pratica artistica nel corso del tempo? Quali sono i fattori che hanno maggiormente influenzato la tua arte?

Senza dubbio, l’evoluzione più significativa nella mia produzione riguarda l’articolazione discorsiva nata dalle riflessioni materiali e concettuali relative al corpo. Questo mi ha permesso di muovermi tra medium diversi come la performance – la grafica – la scultura e l’installazione esplorando materiali non convenzionali nelle arti o tecniche che vanno da quelle strettamente manuali a quelle digitali e viceversa.

Ci sono stati anche fattori esterni non controllabili che mi hanno costretto a modificare e cercare alternative per la mia produzione. Per esempio, la scarsità o l’aumento del costo dei materiali, lo spazio necessario per produrre e conservare la scultura, ecc.  Queste sfide ti costringono a pensare in modo diverso, a proporre soluzioni più pratiche o realizzabili e, a lungo andare, fanno parte delle domande di base che ti poni quando lavori. È la soluzione migliore? o C’è un altro modo per farlo meglio?

“Entidades Corpóreas” FFumage e impressione diretta del corpo in carta couché. Dittico, 193 x 63 cm, 2017

Qual è secondo te il ruolo – e la responsabilità – dell’arte e dell’artista rispetto ai temi della contemporaneità?

Ho sempre considerato le arti come un linguaggio, con il quale si può fare poesia o offendere. Non è il mezzo, è il modo in cui lo si usa; il suo utilizzo diventa una responsabilità.

La responsabilità dell’artista e dell’arte è quella di avere un atteggiamento coscienzioso e critico nei confronti della società di cui fa parte o di quella che riceve l’opera e degli spazi in cui si sviluppa. Essere creatore non è un lasciapassare per poter fare qualsiasi cosa, il potere comunicativo è responsabilità di chi produce.

L’arte contemporanea è figlia del suo tempo, e molto di quello che vediamo oggi non passerà i filtri della storia, ma per quelli di noi che la vivono in tempo reale farà parte della nostra memoria a breve termine; segna l’orizzonte di chi osserva e di chi è osservato.

“Irruption XXVII” Fumage e impressione diretta del corpo in carta couché. Polittico 180x250cm, 2019

Chi è oggi l’artista Jacobo Alonso e cosa vede nel suo futuro?

Sono una persona che lavora come qualsiasi altra; la disciplina è molto importante per un creatore. Mantengo un bisogno di apprendimento costante a favore del mio sviluppo professionale. Penso di imparare molto viaggiando, soprattutto ad apprezzare il fatto che tutti vediamo le stesse cose in modo diverso. Credo che i musei siano più che collezioni di cose vecchie, sono un’opportunità per vedere attraverso gli occhi di coloro che hanno costruito il mondo per noi. Storicamente, viaggiare è stato un modo di trasportare e portare conoscenza, è il mio modo preferito di imparare e condividere; in futuro mi piacerebbe farlo da un altro posto al di fuori del Messico.

“Irrupción XVII” Fumage e impressione diretta del corpo in carta couché. Dittico, 180 x 125 cm, 2017

Bio

Jacobo Alonso. Messico 1984. Laurea in Computer Systems presso UPAEP e Laurea in Belle Arti presso UABC, Messico. Dal 2014 al 2015 ha studiato all’Università di Rennes 2 Francia. È membro del National System of Creators FONCA 2020 – 2023 nella disciplina della Scultura. Beneficiario del programma Giovani Creatori FONCA 2016-2017. Professore nel Corso di Laurea in Arti e Design alla UNAM, ENES Morelia. Ha partecipato a diverse mostre in Messico, Finlandia, Stati Uniti, Inghilterra, Ungheria, Italia, Francia, Portogallo, Polonia, Spagna, Slovacchia, Repubblica Ceca, Germania, Corea, Malesia e Cina. Il suo lavoro è stato esposto alla Biennale di Arte Tessile Contemporanea in Portogallo 2018, alla 16° Triennale Internazionale di Arazzi di Lodz, Polonia 2019, alla 10° Biennale di Lucca in Italia 2021, alla Biennale Internazionale di Cheongju in Corea del Sud 2021, alla Biennale Internazionale della Carta di Shanghai 2021, alla Biennale Tessile Internazionale di Poznan, Polonia 2021, alla Triennale Internazionale Arte Tessile di oggi, Slovacchia 2021, alla Triennale Internazionale della Carta di Deggendörf, Germania 2021, alla Triennale Internazionale Mini Textile di Angers, Francia 2021, all’International Fiber Art di Pittsburgh, USA 2022, tra gli altri, il suo lavoro fa parte della Collezione Bugatti-Segantini, Italia. Collezione LUMEN, Messico. Collezione Bank of Mexico, e Collezione Homeira Goldstein, USA.

“Breather” Moduli di feltro di poliestere tagliati al laser, assemblati e cuciti a mano. 60x120x20cm, 2020. Partecipante al lavoro alla “ International Exhibition: Korean Society of Color & Form 2021