Jean Lurςat

Exposition Au seul bruit du soleil (foundation-lucart.fr)

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Jean Lurçat è considerato il padre dell’arazzo moderno, rinnovatore dell’arazzeria francese e prolifico produttore di cartoni per arazzi. Lascia un’enorme quantità di opere tessute e ha avuto il merito di valorizzare l’arte dell’arazzo ispirando così la produzione di altri artisti che cominciarono ad utilizzarla come proprio mezzo espressivo. L’interesse per questa arte fu una folgorazione tardiva, infatti, il giovane Lurçat inizialmente si impegnò negli studi in ambito medico, poi, abbandonati per rivolgersi agli studi artistici e più precisamente alla pittura.

Jean Lurçat nasce in Francia nel 1892 e, grazie all’artista Victor Prouvé, frequenta la cosiddetta Scuola di Nancy; questo gli consente di cominciare a strutturare un suo linguaggio artistico che metterà in pratica quando, nel 1912, si trasferisce a Parigi all’Accademia delle Belle Arti e in seguito alla prestigiosa Accademia Colarossi.

Il panorama artistico del periodo era molto ricco di stimoli e ben rifletteva il contesto socio politico dei primi decenni del ‘900. Nei Saloni artistici, il pittore incontrò, stringendo amicizia con artisti del calibro di Matisse, Renoir e il poeta Rainer Maria Rilke. Il lavoro di Lurçat è fortemente influenzato da Cubismo, Dadaismo e Surrealismo, attraverso motivi ricorrenti come: la natura, gli animali e il cosmo, egli riesce a combinare caratteristiche delle varie correnti artistiche senza mai esserne condizionato completamente; il risultato furono opere di chiara ispirazione cubista, capaci di includere un largo ventaglio di valori estetici dell’inizio e la metà del XX secolo. Con il passare del tempo si fa sempre più chiaro l’interesse dell’artista per le arti applicate e per il talento messo in atto dagli artigiani; nel 1917 espone i suoi primi arazzi, Filles Vertes e Soirée dans Grenade.

Dopo la I guerra mondiale, Lurçat approda ad uno stile più maturo che riesce a conciliare caratteristiche di arazzi a tema religioso con moderne forme di astrazione, elementi reali convivono con rappresentazioni fantastiche di vegetazione e animali rendendo l’insieme estremamente decorativo.

Lurçat comincia a viaggiare incessantemente, chiamato da più parti in virtù del valore artistico delle sue opere, e il viaggio diventa un elemento fondamentale per la crescita artistica del francese a cui vengono commissionati arazzi in molte delle sue destinazioni, sarà uno dei primi artisti dell’Europa Occidentali ad esporre in Unione Sovietica. Il successo e la diffusione dei suoi arazzi convincono l’artista ad abbandonare completamente la pittura per dedicarsi completamente all’arte tessile. La sua mente inizia a concepire un progetto ambizioso: far rinascere le antiche Manifatture francesi per donare nuovo lustro all’antica arte della tessitura, l’interesse per gli arazzi diventa una vera e propria attività professionale che si avvale della collaborazione delle fabbriche tessili di Beauvais. In seguito ai bombardamenti, le macchine tessili operanti a Beauvais vennero trasferite alla Manifattura dei Gobelins con la quale l’artista collaborò per la produzione di molte delle sue opere. In effetti fu proprio la manifattura Gobelins a tessere, nel 1936, la prima commissione ufficiale con il titolo Les illusion d’Icare.

Les illusions d’Icare (fondation-lurcat.fr)

Durante l’occupazione tedesca, egli si ritira nel sud della Francia impegnandosi nella realizzazione di enormi arazzi che rappresentano lo spirito e la drammaticità del contesto storico.

L’Apollinaire, dettaglio (fondation-lurcat.fr)

Nel 1957 dà il via ad una serie di arazzi monumentali, Chant du monde, dieci arazzi rappresentanti un’Apocalisse del XX secolo.; inutile dire che l’ispirazione per questa serie deriva direttamente dagli arazzi dell’Apocalisse, risalenti al XIV secolo ed esposti ad Angers in Francia.

Ad Angers si trova anche il museo Jean Lurçat che ha sede nell’antico ospedale Saint-Jean. Nella sala dei malati si trova, dal 1968, la serie capolavoro dell’artista francese. Replica moderna della serie medievale, i panni vengono tessuti dal 1957 e il 1966 ad Aubusson ma, a causa della morte del pittore, la serie rimane incompiuta con la tessitura di otto arazzi anziché dieci.

La serie di arazzi medievale non fu importante solo come modello per gli arazzi di Lurçat, essa contribuì ad una profonda riflessione che portò l’artista a definire lo spazio in cui si sarebbe mosso l’arazzo moderno. Nella dichiarazione di apertura del suo libro “Designing Tapestry”, Lurçat parla degli arazzi come uno strumento d’arte pensato e progettato per essere sempre connesso all’architettura. Uno dei temi maggiormente affrontato nel libro è il processo di realizzazione, cioè, il passaggio dal cartone alla tessitura, non è pensabile che l’interpretazione dell’arazziere possa, in qualche modo, snaturare l’idea del cartonista. Per questo motivo, Lurçat insiste sulla necessità di stabilire un codice non interpretativo che agevolasse il lavoro degli artisti. Ma l’errore fondamentale era modellare un arazzo prendendo come cartone un dipinto non destinato a tale utilizzo. Per Lurcat questo era un metodo altamente fuorviante e irrispettoso nei confronti di entrambe le opere d’arte.

Nel 1939 si stabilisce ad Aubusson e mette subito in pratica le sue riflessioni sulla realizzazione dei panni istoriati. La tavolozza dei colori si semplifica e nel cartone si concretizza quel codice non interpretativo, tanto caro all’artista. Si parla, infatti, del cartone cifrato, un cartone in bianco e nero riportante i numeri corrispondenti ai colori.

Nel 1945, lurcat si trasferisce a Saint-Céré, dove acquista e restaura un castello in rovina per sistemare il suo personale atelier. Ad oggi, il castello di Saint-Laurent-les-Tours ospita un museo aperto al pubblico.

Lurcat muore nel 1966, negli anni ’80, la vedova fondò il Musée Jean Lurcat de Saint-Laurent les Tours e il Musée Jean Lurcat et de la Tapisserie contemporaine a cui donò numerose opere.

Le zodiaque blanc (boccara.com)

L’eau et la nuit (christies.com)

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