• 9 Febbraio 2023 12:30

JOVITA SAKALAUSKAITE

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Jovita Sakalauskaite Akgun, artista, ricercatrice e curatrice di origine lituana, classe 1984, si è formata all’Accademia di Belle Arti di Vilnius, ha conseguito il Master presso la Facoltà di Arti Applicate e Belle Arti della stessa Università e ha ottenuto il Dottorato in Arte alla Dokuz Eylül University (Turchia).

Il lavoro di Sakalauskaite è stato esposto in mostre internazionali con sede in Cina, Ucraina, Francia, Lettonia, India, Polonia, Spagna e Uruguay e ha inaugurato più di nove mostre personali in Lituania e Turchia. Le sue opere sono presenti in numerose collezioni private in Turchia, Lituania, Francia, Cina e Repubblica Dominicana.

L’umanità, la vita, il tempo, la femminilità, sono i temi da cui prendono forma le opere di Sakalauskaite, sculture tessili che esplorano la complessità e il potere delle emozioni a cui l’artista dà corpo nei molteplici volti scolpiti in feltro di opere come Cactus o Seven Steps to Ecstasy, facce meravigliosamente imperfette che riflettono luci e ombre del mondo interiore dell’essere umano.

https://www.jovitasakalauskaite.com/

Eternal Cycle, Kommagene Biennial 22, copyright Jovita Sakalauskaite

Qual è stato il percorso che ti ha portata a diventare un’artista?

Mia nonna (riposi in pace) cuciva e lavorava a maglia costantemente, e io sono cresciuta circondata da scampoli di tessuto e fili. Posso dire che il tessile mi è entrato nel sangue fin dall’ infanzia. Mio padre, oltre a essere un ingegnere, è anche un artista folk autodidatta e un melomane. Fin da piccola, ho sempre girato con una matita o un pennello in mano, decorando e dipingendo le pareti della casa di famiglia. Sono cresciuta con l’arte, la musica e i tessuti. Credo di non aver avuto altra alternativa se non quella di seguire questa strada verso il bellissimo mondo dell’arte e della creatività. Dopo essermi laureata all’Accademia di Belle Arti di Vilnius, nel 2008, è stato evidente che l’arte tessile mi avrebbe seguito per tutta la vita. Nel 2009 ho completato un master presso l’Accademia di Belle Arti di Vilnius nella Facoltà di Arti Applicate e Belle Arti presso il Dipartimento di Tessuti. Nel 2014 ho conseguito il Diploma di Dottorato in Arte presso la Dokuz Eylül University, Istituto di Belle Arti, Dipartimento di Textile and Fashion Design (Turchia). Nel 2018 ho ricevuto il titolo di Professore Associato in Design presso l’Interuniversity Council in Turchia.

Eternal Cycle, Kommagene Biennial 22, copyright Jovita Sakalauskaite

In che modo il medium tessile ti permette di esplorare i temi e i concetti che informano la tua pratica artistica? Ti definiresti un artista tessile o della fibra?

Mi definirei un artista delle fibre, anche se negli ultimi progetti ho iniziato a combinare materiali molto diversi tra loro; pertanto, preferisco definirmi un artista dei materiali. Ho avuto la fortuna di studiare in due università, in due Paesi con culture uniche. Questo mi ha arricchito come artista e mi ha permesso di sperimentare diverse tecniche tessili. Per questo motivo, nelle mie opere utilizzo materiali tessili differenti e varie tecniche di manipolazione.

Da più di 15 anni utilizzo magistralmente il feltro e la tessitura. Queste due tecniche sono intrinsecamente legate all’essere umano e all’artista. La fibra e i tessuti sono e saranno sempre una questione di tatto, di sensazioni; sono fortemente connessi all’essere umano e ai nostri cinque sensi. Il legame tra le mani e le fibre utilizzate per creare un’opera d’arte è molto forte e spirituale. La connessione tra l’artista, il materiale e la struttura naturale delle fibre sono le caratteristiche principali di questo medium espressivo che mi permette di esplorare nuovi concetti.

Eternal Cycle, Kommagene Biennial 22, copyright Jovita Sakalauskaite

Le tue sculture in feltro raffigurano spesso volti umani, con espressioni e caratteristiche uniche. L’essere umano con il suo mondo interiore è un tema ricorrente nella tua ricerca (come in She, Seven Steps to Ecstasy, Cactus…). Puoi parlarcene più approfonditamente?

Permettetemi di introdurre la tematica e il campo di ricerca su cui ho lavorato negli ultimi 10 anni: l’essere umano. Prediligo le persone anziane o con visi imperfetti e, per questo, bellissimi. Cerco di concentrarmi sulla loro mimica e di ricordare i dettagli di quei volti nelle mie opere. Negli ultimi anni ho iniziato a studiare le emozioni, cioè il mondo interiore delle donne o degli uomini. Sto creando, a modo mio, “creatures like humans” (creature simili agli umani); per dare forma a quei sentimenti che tutti abbiamo vissuto almeno una volta nella nostra vita. Non c’è un genere definito per le mie ” creatures like humans “, perché tutti possiamo provare dolore, rabbia, felicità o solitudine. Non dipende dal nostro sesso, dall’età o dal colore. Un altro elemento importante delle mie ” creatures like humans ” è che non assomigliano a nessuna persona reale. Per creare un volto unico ed espressivo uso circa 4-6 volti diversi o dei dettagli. Uso gli schizzi di volti che ho visto per strada; passo ore davanti allo specchio o scatto selfie mentre assumo diverse espressioni. Per me, la cosa più importante è dare forma al sentimento, alla forza di un’emozione o di un’altra.

God of Loneliness

Una delle prime opere nate da questo concetto è stata “God of Loneliness”. Ho iniziato la sua realizzazione durante un periodo molto particolare. Stavo attraversando il momento più insensato e privo di emozioni della mia vita, in cui sentivo una tempesta dentro di me, sigillata da un silenzio infrangibile. Ero felice di essere sola; tuttavia, mi sentivo piena di emozioni diverse. In quel periodo ho scoperto una nuova connessione con la mia anima e il mio cuore, ho cominciato a considerare Dio e la spiritualità in modo totalmente diverso e personale. Decisi che il “Dio” che mi aiutava in questo momento era il “Dio della solitudine”, che dovrebbe assomigliare a una persona anziana, saggia e calma.

The God of Loneliness, 2016. From Lausanne To Beijing--9th International Fiber Art Biennale, September 10-26, Guan Shan Yue Art Museum, Shenzhen, Guangdong Province, China. Copyright Jovita Sakalauskaite

Cactus

Il concetto della serie di sculture in feltro intitolata “Cactus” è sempre lo stesso. In questa occasione però ho paragonato le mie “creatures like humans” ai cactus.  I sentimenti più forti, che si tratti di felicità, tristezza o rabbia, possono non toccarci particolarmente ma, riflettendo questi sentimenti su chi ci circonda, possiamo facilmente danneggiarli, farli sentire male o renderli invidiosi, ecc. In quel momento, anche se dentro c’è la bellezza, ci trasformiamo in qualcosa che ha degli aghi all’esterno…

Cactus, Vilnius Craft 2016, copyright Jovita Sakalauskaite
Cactus, copyright Jovita Sakalauskaite
Cactus, copyright Jovita Sakalauskaite

O/SHE/JI

Durante il mio periodo di studi per il dottorato di ricerca, ho analizzato i disegni dei tessuti usati nei rituali religiosi. L’idea della composizione scultorea in feltro chiamata “O/SHE/JI” si è basata sul concetto dei tappeti da preghiera anatolici. I tappeti da preghiera sono usati dai musulmani per assolvere a un dovere religioso quotidiano: il Namaz. Il Namaz è uno dei Cinque Pilastri della fede dell’Islam e un obbligo religioso per ogni musulmano. Si tratta di un atto di culto fisico, mentale e spirituale che viene osservato cinque volte al giorno ad orari predefiniti. In questo rituale, il fedele inizia in piedi, apre le mani, si inchina, si prostra e conclude seduto a terra. Nella regione dell’Anatolia, i tappeti da preghiera non sono solo il principale manufatto tessile utilizzato dai religiosi nelle mansioni quotidiane ma occupano anche un posto incredibilmente importante nel baule della dote. Una tradizione (ancora viva in alcune regioni della Turchia) prevedeva che i tappeti della preghiera venissero regalati ai futuri suoceri. Altrettanto importante è sottolineare il fatto che questi tappeti unici, fatti a mano, erano di solito realizzati dalle donne. Si può quindi affermare che i tappeti da preghiera rappresentano per una donna un’importante occasione per esprimere la propria creatività personale e per sviluppare attitudini spirituali e psichiche. Nel mio progetto, ho creato 5 diverse figure femminili in feltro seguendo le posture del corpo che esegue i passi del namaz: figura in piedi con le mani aperte (TEENAGER), figura in piedi con le mani sul petto (BRIDE), figura che si inchina (MOTHER), figura che si prostra (NEWBORN), figura seduta a terra (GRANNY).

Ogni figura rappresenta un periodo della vita della donna, dalla nascita alla vecchiaia. Ho deciso di dare vita a queste donne che, per tutta la vita, sono state in preghiera sia a livello simbolico che nella realtà. Ho deciso di riorganizzare le fasi della preghiera a seconda della sensazione che volevo trasmettere allo spettatore e di riflettere il carattere di ogni periodo della vita (persona). Pertanto, per il neonato ho scelto la posizione più “innocente” e vulnerabile (posizione prostrata). Per esprimere al meglio i miei sentimenti durante l’adolescenza, ho deciso di creare una figura utilizzando una posizione a mani aperte. Le mani aperte simboleggiano la curiosità e la presunzione e, d’altra parte, la timidezza della ragazza. La terza figura simboleggia la sposa, con il viso impietrito, la posizione calma e le mani ben chiuse sul petto. Questa figura, di grandezza maggiore, simboleggia la mezza età delle donne. Il giorno del matrimonio è il più felice e il più spaventoso della vita di una donna, sigilla la fine del percorso da bambina e il primo passo verso una nuova vita fatta di speranza e di oscurità. La terza figura simboleggia la maternità; la donna porta un bambino sulle spalle. Un figlio o una figlia sono gli unici esseri che una donna è disposta a portare con sé per tutta la vita, anche trasportandoli sulla schiena. Il bambino è, allo stesso tempo, il peso più gravoso la più grande leggerezza nella vita di una donna. L’ultima scultura in feltro, la cosiddetta “Granny” (nonna), è la posizione seduta a terra. Questa figura è la più calma e la più luminosa di tutte, ho prestato molta attenzione alla realizzazione delle mani e del viso di questa donna anziana. Il mio obiettivo era riflettere e comunicare la bellezza della vecchiaia, dare tutto il mio rispetto all’imperfezione e alla sacralità della donna che invecchia. Questa posizione è l’ultima, ed è il pezzo finale/di chiusura della serie. La donna anziana sente che è la fine della sua vita, ha avuto i suoi momenti luminosi e bui, ma ora è serena e spiritualmente elevata. Mi è servito un anno e mezzo di lavoro per terminare questa serie di sculture in feltro. Sento che è uno dei lavori in cui maggiormente si riflette la mia anima; ogni figura è una sorta di ricerca del sé, è come se si entrasse passo dopo passo negli angoli più profondi dell’anima di una donna.

O/SHE/JI (granny), copyright Jovita Sakalauskaite
O/SHE/JI (newborn, teenager and bride), copyright Jovita
O/SHE/JI (granny and mother), copyright Jovita Sakalauskaite

Seven Impulses of Ecstasy

Il progetto denominato “Seven Impulses of Ecstasy” (sette pulsioni dell’estasi), è molto personale; riguarda il lato più oscuro del mondo interiore dell’uomo e i peccati che tutti noi abbiamo commesso almeno una volta nella vita.  I sette peccati capitali, noti anche come vizi capitali o peccati cardinali, sono, secondo gli insegnamenti cristiani, un insieme o una classificazione di vizi. In questa categoria vengono classificati i comportamenti o le abitudini che danno origine ad altre immoralità. In base all’elenco tradizionale essi sono: la superbia, l’avarizia, la lussuria, l’invidia, la gola, l’ira e l’accidia; sono anche gli opposti delle sette virtù.  Questi peccati sono spesso considerati come abusi o versioni eccessive delle proprie facoltà o pulsioni naturali (ad esempio, la golosità abusa del desiderio di mangiare). Vivere questi peccati è come passare tra la libertà infinita e la morte. La libertà in sé è ritenuta qualcosa di positivo, senza limiti ma l’assenza di un limite o la vita senza confini morali porta alla morte. Nel mio lavoro, ho cercato di riprodurre sul volto umano i sette peccati capitali usando personaggi diversi con le loro emozioni. In qualche modo, questo lavoro riflette i miei peccati e le mie debolezze. È il volto che indosso di tanto in tanto, il fiore più mortale nel giardino della mia vita.

  1. La lussuria

La lussuria, o libidine (in latino “luxuria” (carnale)), è un desiderio intenso. Di solito si pensa a un desiderio sessuale intenso o sfrenato, che porta a fornicazione, adulterio, stupro, bestialità e altri atti sessuali immorali.

  1. Golosità

La golosità (in latino, gula) è l’eccessiva indulgenza e il consumo eccessivo di qualsiasi cosa fino al punto di sprecarla. Il termine deriva dal latino gluttire, che significa ingurgitare o ingoiare.

  1. Avidità

L’avarizia (in latino avaritia), conosciuta anche come cupidigia, è, come la lussuria e la gola, un peccato di desiderio. Tuttavia, l’avarizia (secondo la Chiesa) si riferisce al desiderio e alla ricerca artificiosa e rapace di beni materiali.

  1. Accidia

L’accidia (in latino, tristitia o acedia (“senza cura”)) si riferisce a un singolare miscuglio di nozioni, che risale all’antichità e che comprende stati mentali, spirituali, patologici e fisici. Può essere definita come l’assenza di interesse o una disinclinazione abituale allo sforzo.

  1. Ira

L’ira (latino, ira) può essere definita come un sentimento incontrollato di rabbia, collera e odio. L’ira si manifesta spesso con il desiderio di vendicarsi. Nella sua forma più pura, l’ira si manifesta attraverso ferite, violenza e odio che possono provocare faide e che possono durare secoli.

  1. L’invidia

L’invidia (in latino, invidia), come l’avidità e la lussuria, è caratterizzata da un desiderio insaziabile. Può essere descritta come una cupidigia triste o risentita verso le caratteristiche o i beni di qualcun altro. Nasce dalla vanagloria e separa l’uomo dal suo prossimo.

  1. Orgoglio

La superbia (in latino, superbia) è considerata, in quasi tutti gli elenchi, l’originale e il più grave dei sette peccati capitali. Si tratta della perversione di quelle facoltà che rendono l’uomo più simile a Dio – dignità e santità. Si pensa anche che sia all’origine degli altri peccati capitali.

Seven Impulses of Ecstasy, copyright Jovita Sakalauskaite
Seven Impulses of Ecstasy, copyright Jovita Sakalauskaite
Seven Impulses of Ecstasy, copyright Jovita Sakalauskaite

In che misura la cultura e le tradizioni della tua patria influenzano il tuo lavoro?

Non posso dire che le tradizioni o la cultura della mia terra d’origine influenzino in modo particolare le mie opere; mi considero una cittadina del mondo. Non mi sento a mio agio nell’essere legata a un luogo o a una tradizione. Pertanto, credo che le mie opere siano un mix di tradizioni, culture e sensibilità differenti.

Con la serie Multicultural Taste, esplori il tema della coesistenza e dell’integrazione di popoli e culture diverse sullo stesso territorio attraverso la creazione di sculture tessili che riproducono piatti tradizionali di Smirne. Come mai sei stata attratta da questo tema e come è nata questa serie di lavori?

A causa della struttura del mondo di oggi, l’immigrazione senza fine e la confusa ricerca di una “giusta identità” hanno portato a pensare a città multiculturali. Una di queste città è Smirne, dove ho vissuto per più di 10 anni. Izmir, o Smyrna, ha ospitato diverse comunità nel corso della storia. Turchi, greci ciprioti, levantini, cretesi, macedoni, bosniaci e albanesi hanno vissuto insieme, hanno condiviso i loro costumi e si sono sposati tra loro. Queste diverse società hanno formato una cultura culinaria che continua da secoli. Smirne si è trasformata in una città del gusto sostenibile. In questo progetto, il “gusto sostenibile” di Smirne si riflette in vari piatti provenienti da queste culture; come le stoviglie vere e proprie, questi oggetti tessili fatti a mano sono stati realizzati da me e dal mio collega Elvan Ozkavruk Adanir. Quando i Turchi giunsero in Anatolia dall’Asia, portarono con sé la ricca cultura alimentare e la arricchirono con i prodotti raccolti da ogni paese lungo il tragitto. Quando si stabilirono in Anatolia, che era circondata da tre mari e offriva il vantaggio di vivere tutte e quattro le stagioni, fornendo verdure e frutta fresca, arricchirono ulteriormente la loro cultura culinaria. Con tanti gruppi etnici che vivono in questa terra fertile, la cucina è una delle migliori al mondo.

Pertanto, questi piatti sono simboli del tempo, della condivisione e della connessione. Condividere il cibo o mangiare insieme unisce le persone, indipendentemente dalla loro origine, dal sesso o dal colore. Tutto questo cibo tessile è stato creato a mano ed è complesso come la cucina vera e propria. D’altra parte, il cibo è una cosa temporanea, come i tessuti: un giorno, tutto questo cibo tessile scomparirà.

Multicultural Taste, copyright Jovita Sakalauskaite
Multicultural Taste, copyright Jovita Sakalauskaite

Sei un artista, ma anche un professore associato e dividi il tuo tempo tra diverse attività. In che modo queste diverse esperienze professionali informano, influenzano e fanno crescere la tua pratica?

Durante i miei studi, credevo fermamente che sarei stata soddisfatta lavorando come docente all’università. Il legame con gli studenti e il lavoro con i giovani rimangono, ad oggi, una delle esperienze più importanti e belle della mia vita. Però, in questo periodo della mia vita, ho scelto di dare tutta me stessa alla creazione di opere d’arte. Essendo una persona molto creativa, non era facile coordinare il lavoro di insegnante con la mia passione per l’arte. Quando ho acquisito il titolo di professore associato ho deciso di prendere una pausa e dedicarmi totalmente al mio lavoro d’artista.

Puoi parlarci della genesi e del concetto alla base delle opere che hai presentato alla recente Biennale di Kommagene 2022?

Il tema principale della Biennale di Kommagene era quello di una nuova civiltà, il rapporto tra uomo e natura, uomo e uomo, ecc.  Adıyaman, Kahta e dintorni sono stati la patria di molte civiltà per migliaia di anni. Civiltà potenti hanno lasciato tracce indelebili che sono sopravvissute fino ad oggi. Fino alla fondazione del Regno di Kommagene nel 2000 a.C. (69 a.C.), hanno regnato gli Ittiti, i Mitanni, gli Aramei, gli Assiri, i Tardo Ittiti, i Persiani, i Kummuri, Alessandro Magno di Macedonia e l’Impero Romano d’Oriente. Il progetto esposto alla Biennale, dal tiolo Eternal Cycle (realizzato in collaborazione con l’artista Elvan Ozkavruk Adanir), è composto da pezzi di lana infeltriti tinti a mano. Il concetto di dea madre, unito alla filosofia del cerchio della vita, è stato espresso attraverso l’uso dei colori, la forma e la posizione del pezzo nell’installazione. Nel corso della storia, il culto della Dea Madre, che viene citata con nomi diversi, è presente in un gran numero di culture e civiltà. Tra questi paesi vi sono: l’Anatolia, la Grecia, l’Italia, la Germania, la Gran Bretagna, i Paesi del Nord Europa, i Paesi dell’Estremo Oriente, il Giappone, l’India e l’Africa. La Dea Madre rappresenta generalmente la maternità, la procreazione, la creazione, la femminilità, la continuità della vita, la fertilità e l’abbondanza. La Dea Madre dell’Anatolia fa rinascere la vita ed è stata associata alla nascita dell’umanità nel suo complesso, insieme all’universo e a tutto ciò che contiene.

La Dea Madre, che ha influenzato gli esseri umani di diverse culture per migliaia di anni, è stata il punto di partenza di questo progetto. Gli oggetti tridimensionali in feltro e i ricami sono stati ispirati dalle statuette votive. Tre grandi oggetti in feltro simboleggiano la comparsa, la rigenerazione e la scomparsa delle donne. Le donne preservano la vita e generano nuovi esseri umani, ma poi scompaiono.

Il progetto mira a sottolineare l’importanza della vita e di chi la dona; ogni pezzo separato dell’installazione, con il suo colore e la sua forma specifici, riflette uno dei periodi del cerchio della vita: nascita, vita e morte.

Eternal Cycle, Kommagene Biennial 22, copyright Jovita Sakalauskaite
Eternal Cycle, Kommagene Biennial 22, copyright Jovita Sakalauskaite
Eternal Cycle, Kommagene Biennial 22, copyright Jovita Sakalauskaite
Eternal Cycle, Kommagene Biennial 22, copyright Jovita Sakalauskaite

A cosa stai lavorando attualmente?

Dopo aver lasciato il mio lavoro all’università, ho dedicato tutto il mio tempo a lavorare su un nuovo concetto chiamato “Wonderworld nr.19”. Questo progetto comprenderà alcune serie distinte di opere d’arte create con fibre, tessuti e altri materiali. Ne introduco brevemente il concetto.

Wonderworld n.19

Il 2019 ha cambiato la storia del mondo; all’improvviso ci siamo trovati a vivere in circostanze completamente diverse, intrappolati in casa, limitati da restrizioni, con la speranza di un domani migliore e più luminoso. Le pandemie hanno indotto cambiamenti nei comportamenti degli esseri umani; perdere lo spazio personale o, al contrario, ritrovarsi in isolamento, in solitudine, hanno portato alla nascita di un “wonderworld” (mondo delle meraviglie), pieno di emozioni, sogni, speranze o di infelicità e angoscia. Una sorta di vita nella scatola delle anime. Proprio come gli animali in cattività o come un fiore in un vaso, senza un ambiente naturale e comune, nessun posto dove correre, nessun posto dove mettere radici. L’unica cosa che rimane come simbolo di libertà sono le “bubbles in the sky” (bolle nel cielo). Si può vederne il riflesso nelle soffici nuvole che passano sopra le nostre teste.

Bubbles in the sky (Bolle nel cielo)

“La mia anima deve raggiungere le nuvole e toccare la bellezza della follia”
(Melody Lee, Moon Gypsy)

Mi considero una persona libera, ma sono invidiosa delle nuvole. Queste forme rotonde e bolle colorate possono volare ovunque, essere libere e non avere limiti o responsabilità. Sono l’espressione della libertà nella sua definizione più selvaggia. Solo un pazzo riuscirebbe a essere così libero, e questo tipo di libertà appartiene alla follia. Tutte le emozioni, le sensazioni, i pensieri e i sogni non hanno confini e sono senza limiti e senza fine. Come un pazzo rinchiuso in una bolla che vive solo la sua folle felicità. Creo questi pezzi utilizzando materiali diversi, scolpendo grandi bolle colorate per imprimervi i volti di feltro. Le facce riflettono emozioni diverse, come nei miei progetti precedenti, ma non voglio dare alcuna definizione di genere, colore o età; tutti i volti sono solo l’espressione di un’emozione o di un’altra.

Pink Dream, copyright Jovita Sakalauskaite
Pink Dream-detail, copyright Jovita Sakalauskaite

Wonderland 2019” riunisce diversi concetti che, pur essendo di natura diversa, sono collegati e si riflettono a vicenda. Gli esseri umani, gli animali e le piante sono parte dello stesso cerchio vitale: nascita, vita e morte.

In natura, dovremmo nutrirci e sostenerci a vicenda, ma nel mio “Mondo delle Meraviglie” siamo diventati una cosa sola, e cerchiamo di lottare per la nostra sopravvivenza, in equilibrio tra sanità mentale e follia, cercando di non annegare nella depressione e nella solitudine. Così sono nati Humales e Plantes. Questi termini sono stati creati da me unendo le parole umano-animale e umano-pianta. Gli Humales sono esseri tenuti in gabbia dai social media o dimenticati nelle stanze buie, quelli selvaggi che cercano di scappare o quelli sottomessi pronti a seguire nuovi ordini. Le Plantes sono invece esseri che riflettono le emozioni, possono diventare felici o infelici, possono fiorire o seccarsi a seconda dei cambiamenti dell’ambiente che li circonda. Mentre gli Humales sono egoisti e concentrati su sé stessi, i Plantes sono altruisti e sono nati per soddisfare i bisogni degli altri e per essere presenti per loro.

Voglio creare il Mondo delle Meraviglie, un mondo immaginario pieno di creature invisibili in un ambiente artificiale. Il mio obiettivo è quello di trasformare lo spazio espositivo in un nuovo mondo artificiale, che susciti emozioni, in cui i materiali, le texture e le luci creino l’opportunità per lo spettatore di diventare parte della mostra.

Bloom of Lotus, from Twilight to Dawn (Fiori di loto, dal crepuscolo all’alba)

Una delle prime opere della collezione Plantes si chiama “Bloom of Lotus, from Twilight to Dawn”.

“Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde”. E così avvenne. 31Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno. (Genesi 1:29-31)

Dio creò il mondo in sei giorni, ma ci volle un giorno perché l’uomo lo stravolgesse. In tutto il mondo, a causa della pandemia, si comincia a contemplare l’inevitabilità dei cambiamenti. Improvvisamente ognuno è responsabile non solo delle proprie azioni, ma anche di quelle di un’altra persona. L’umanità attraversa momenti difficili, mantenendosi forte mentalmente e fisicamente, e mettendo in discussione il nuovo ordine del mondo. Dobbiamo affrontare emozioni contrastanti e trovare una nuova forza spirituale per continuare a vivere in questo nuovo mondo. La confusione, la tristezza, la felicità o l’eccitazione di un nuovo assetto fanno scaturire nuove forze e cambiamenti. Attraversando questi cambiamenti, l’umanità è alla ricerca di cibo spirituale, di qualcosa per rinascere, per rigenerarsi, e ognuno cerca di trovare il proprio fiore di loto. Sulla strada verso la versione migliore di noi, le arti (belle arti, musica, letteratura) avranno un enorme effetto curativo. L’approccio creativo e attento alla situazione, ai cambiamenti e al tempo diventerà il primo punto di forza per superare questo doloroso viaggio. Il mio progetto è stato ispirato dai sei giorni della creazione, dalla nascita e dalla rinascita della natura, dal crepuscolo/morte all’alba/vita, e racconta la storia dell’umanità, che sorge da acque purificate e pulite come i fiori di loto per portare nuovi semi al mondo.

Twins, copyright Jovita Sakalauskaite