Interviste

KANELLA

*Foto in evidenza: MÉTA. Photography Manos Chatzikonstantis

“Kanella è un’artista concettuale con un rinomato background in graphic design. Nel suo studio, luogo di incontro e galleria d’arte situato nel centro di Atene, arte e design coesistono armoniosamente. La forza trainante dietro le installazioni e i progetti artistici sperimentali di Kanella è quella di vedere le cose da una prospettiva non convenzionale e collocarle fuori dal loro contesto ordinario. La mentalità artistica di Kanella, i viaggi e l’amore per la vita, insieme a un decennio di insegnamento presso il Technological Educational Institute di Atene, sono alla base della sua ispirazione”.

Performance per Bombay Saphire. Ph. Credit Vasso Asfi

Sembra che i tuoi progetti attingano in egual misura ai contesti dell’arte e del design. Come fai a fondere questi due aspetti nel tuo lavoro?

La mia formazione è in design. Ho un BA in graphic design e un MA in Communication design alla Central Saint Martins di Londra. Lavoro come graphic designer professionista e mi occupo di immagine coordinata e packaging.

Oltre ad avere uno studio di design, ho insegnato graphic design all’università greca. Dopo 10 anni come professore, volevo trovare la mia strada ed esprimere la mia creatività. È così che ho iniziato a lavorare come artista. Questo processo si sta evolvendo organicamente; non ho bisogno di avere un piano. All’inizio, volevo solo decorare le mie pareti, e improvvisamente questa attività ha occupato una grande parte della mia vita lavorativa, questo mi piace molto.

Come ti approcci alla creazione? Sei sia il creatore che l’artefice delle tue idee?

Di solito creo le mie opere da sola. A volte collaboro con dei professionisti che mi aiutano nella realizzazione delle strutture in legno o in metallo. Ricamo tutto da sola; mi piace impegnarmi in prima persona con il lavoro perché si evolve strada facendo. È un processo piuttosto spontaneo.

Sunkissed – Detail. Ph. Credit Spyros Anastassatos

Il ricamo, specialmente il punto croce, è spesso usato nei tuoi progetti. Perché hai scelto questa tecnica?

Il punto croce è stato il primo tipo di ricamo che ho imparato quando ero piccola. Mi piace anche perché mi ricorda i pixel e, come designer, mi sento particolarmente a mio agio con i pixel.

Tutte le donne della mia famiglia facevano ricami e lavori a maglia.  Mia nonna lavorava a maglia, mia madre ricamava, mia zia confezionava abiti ricamati per cantanti e attori della vecchia Atene. Ho molte immagini nella mia memoria legate a questi mestieri femminili, ma anche mio padre era molto creativo; la sua professione era fare borse di pelle. Questo è il mio background, le cose con cui sono cresciuta, quindi è stato naturale, per me, iniziare a creare con le mie mani. Anche se la mia famiglia non si occupava di pittura o scultura, eravamo creativi con l’artigianato.

My balls II Ricamo / 60cm x 60 cm. Ph. Credit Spyros Anastassatos

Quanto della cultura greca è presente nelle tue opere?

Come potete vedere nella mia prima mostra, mi ispiro alla cultura greca: Ta Proikiá: dote, nome /ˈdaʊri/.

“La dote è un’istituzione matrimoniale che tradizionalmente definiva la vita delle donne: il lavoro di una vita, l’investimento della famiglia; simbolo del valore di una donna, attribuiva un prezzo alle nozze. In questa mostra, il corredo viene reinventato: gli schemi del punto croce mancano un punto o due, i fili si aggrovigliano e si immergono nei buchi lasciati dagli aghi di mia nonna. Le vecchie abitudini vengono rielaborate, i ricordi rivisitati e si svela il lavoro manuale di una famiglia”.

Ricordo mia nonna che lavorava a maglia delle tovaglie enormi come corredo per il mio matrimonio. Così, ho iniziato a pensare alle donne di quei tempi; non avevano nient’altro da fare a parte creare la dote per se stesse o per le loro figlie. Questo pensiero è davvero deprimente per me. È come se ci si attribuisse un prezzo, in pratica. Migliore è il ricamo, più prezioso è il materiale da matrimonio.

La mostra ruota intorno a questi concetti, che si sviluppano su tre stanze:

PRIMA SALA

Mi sono chiesta: “Cos’è una Dote?”

L’eredità è il punto di partenza. Nella prima stanza della mostra, l’uso di materiali e tecniche diverse intendono dare una svolta al concetto tradizionale di corredo.

Foto della prima sala della mostra “Ta proikia” Photography: Ioanna Roufopoulou
Foto della prima sala della mostra “Ta proikia” Photography: Ioanna Roufopoulou
Foto della prima sala della mostra “Ta proikia” Photography: Ioanna Roufopoulou

LA SECONDA STANZA era la stanza della depressione, come la chiamavo io. Doveva rappresentare l’effetto psicologico della dote sulle donne. Qui i visitatori devono rimanere fermi. Sono invitati a osservare e a immedesimarsi con le donne del passato e con le costrizioni a cui erano sottoposte.

Foto dalla seconda stanza della mostra “Ta proikia” Photography: Ioanna Roufopoulou
Foto dalla seconda stanza della mostra “Ta proikia” Photography: Ioanna Roufopoulou
Foto dalla seconda stanza della mostra “Ta proikia” Photography: Ioanna Roufopoulou

LA TERZA STANZA

Questa era la mia risoluzione.

Cosa ho imparato da quell’epoca? Quanto sono fortunata ad avere tutte le libertà che le donne di allora non avevano?

Quando gli spettatori arrivano finalmente nella terza stanza, la catarsi attende. Qui è data un’interpretazione personale grazie alla quale si delinea un corredo moderno. Un insieme di oggetti radicati nella tradizione ma influenzati da nuove idee, dalla libertà di scelta e di espressione, dall’amore, dalla compagnia, dalla conoscenza, dalla musica, dalla creatività.

Come donne, abbiamo ancora molta strada da fare, ma in parte abbiamo guadagnato potere.

Questo progetto, realizzato nel 2014, è stato un primo passo al di fuori della mia zona di comfort, verso lo spazio di una galleria d’arte. All’epoca ero piuttosto ingenua, non sapevo molto della scena dell’arte moderna e delle sue regole. Per questa mostra mi sono sentita libera di creare ciò che volevo; sono stata curatrice e ideatrice; ho fatto tutto io.

Foto dalla terza stanza della mostra “Ta proikia” Photography: Ioanna Roufopoulou
Foto dalla terza stanza della mostra “Ta proikia” Photography: Ioanna Roufopoulou
Foto dalla terza stanza della mostra “Ta proikia” Photography: Ioanna Roufopoulou
Foto dalla terza stanza della mostra “Ta proikia” Photography: Ioanna Roufopoulou

Puoi dirci di più sul progetto MÉTA?

La mia ultima mostra, MÉTA, al Depo Darm Contemporary Art Space di Atene, presenta una serie di lavori fotografici sulla transitorietà, la natura del tempo e la memoria personale.

Questo progetto è stato molto più organizzato dei precedenti. Ho capito che collaborare con professionisti dell’arte mi aiutava ad evolvere; non volevo più fare tutto da sola.

Il progetto è iniziato due anni fa, all’inizio della pandemia, quando eravamo tutti terrorizzati. C’era il lockdown, era primavera e non potevo uscire. All’improvviso mi ero ritrovata con molto tempo a disposizione. Avevo questa pianta in casa mia e la osservavo ogni giorno; stava morendo, le foglie si seccavano e cadevano; non sapevo cosa farne. Decisi di decorare le foglie per dar loro una nuova vita. In seguito, iniziai a scattare foto delle mie foglie ricamate postandole su Instagram.

Manos Chatzikonstantis, un fotografo greco residente a Londra, era tornato ad Atene a causa della pandemia. Le mie foto postate sui social lo incuriosirono. Non sapevamo cosa stavamo facendo, ma abbiamo iniziato una collaborazione a distanza. Io ricamavo le foglie al mio tavolo, e lui le fotografava con luce naturale al suo tavolo. Quando l’isolamento terminò, Manos si presentò con un pacchetto di foto; mettendole insieme, pensammo: ” Wow, abbiamo qualcosa!”.

Questa è stata un’eccellente collaborazione iniziata per caso. Lui non mi diceva cosa fare; io non gli dicevo come posizionare le foglie. Così MÉTA è genuinamente al 50 per cento Kanella e al 50 per cento Manos. Questo scambio, il dialogo è sfociato in un lavoro collettivo che ha manifestato una sorta di meta-collaborazione, un amalgama di tecniche.

Questo progetto è stato, per me, una spinta alla creazione. Sono sicura che Manos ha provato la stessa sensazione; questo progetto ci ha spinto a sperimentare in aree diverse.

MÉTA. Photography Manos Chatzikonstantis
MÉTA. Photography Manos Chatzikonstantis
MÉTA. Photography Manos Chatzikonstantis
MÉTA. Photography Manos Chatzikonstantis
MÉTA. Photography Manos Chatzikonstantis

In molti dei tuoi lavori artistici, ΜΠΟΥΜ, Kama Frouta, LOOK AT ME! – la tecnica del punto croce assume un’accezione contemporanea nella costruzione di un immaginario che fa riferimento al mondo del fumetto. Perché hai scelto di unire questa specifica tecnica artigianale alla cultura pop?

L’opera ΜΠΟΥΜ /bu:m/, per esempio, è stata creata durante la crisi economica greca. Era un periodo molto buio, i nostri soldi erano congelati nelle banche e non potevamo ritirare contanti. Mi sentivo come se la testa mi stesse esplodendo perché stavo vivendo qualcosa di inedito: una piccola guerra senza armi e violenza fisica, ma con una violenza psicologica pervasiva.

ΜΠΟΥΜ è una versione moderna dell’arazzo ricamato. Coinvolge il suo pubblico tessendo riferimenti alla cultura pop in una rappresentazione contemporanea del ricamo. Il design tipico delle vignette illustrate emerge dal fumetto e approda nella sua nuova casa: una tela da ricamo. Il lettering del fumetto, che è una forma unica di tipografia, coinvolge i nostri sensi e fa eco ai nostri pensieri.  Ho tradotto l’inglese nella mia lingua madre iniziando a ricamare usando l’alfabeto Greco.

ΜΠΟΥΜ Ricamo. Dittico. Size: 69 cm x 40,5 cm / 22 cm x 40,5 cm. Photography: Math Studio

Il lettering, la parola scritta, è presente in molti dei tuoi pezzi. È questo un modo per comunicare con il tuo pubblico? Puoi dirci di più sul ruolo dei testi scritti col filo nella tua pratica artistica?

Ho iniziato a usare il testo in maniera creative, quasi per gioco, quando ero in Inghilterra. Incollavo i post-it su delle tazze e su altri oggetti presenti nella mia quotidianità. Era come se la tazza parlasse: “lavami”, mi diceva, e cose del genere. Tutti i progetti in cui ho usato il lettering sono divertenti, con un tocco di malizia.

Puoi dirmi di più sul tuo “studio, luogo di incontro e galleria d’arte nel centro di Atene”?

Ho un grande spazio che è sia il mio studio che la mia galleria. Volevo delle pareti per esporre il mio lavoro, e ora le mie opere sono visibili ovunque intorno a me. A volte i clienti vengono qui. Quando collaboro con altri artisti, cerco di uscire da questo posto; voglio avere un’esperienza e una prospettiva diversa.

Cosa possiamo aspettarci da Kanella in futuro?

Con Manos, stiamo sviluppando ulteriormente il progetto MÉTA. Vorremmo portarlo in tour in diversi paesi.  Attualmente sto costruendo un negozio online dove vendere le mie opere. Ci vorrà del tempo, però; voglio vendere pezzi originali e in edizione limitata. Voglio avere una vasta gamma di lavori artistici per poter soddisfare esigenze diverse. Questo progetto richiede molto lavoro e organizzazione, spero che sarà pronto al più presto.

Once upon a time. Ricamo. Dittico. Size: 120 cm x 45 cm. Photography: Math Studio

In attesa che il nuovo negozio online sia attivo e funzionante, potete seguire Kanella sul suo sito web: https://kanella.com/

E sui social media, IG: @kanella

Interview

KANELLA

*Featured photo: MÉTA. Photography Manos Chatzikonstantis

“Kanella is a conceptual artist with a celebrated background in graphic design. Art and design harmoniously coexist at her studio-meets-gallery in downtown Athens.

The driving force behind Kanella’s installations and experimental art projects is to view things from an unconventional perspective and place them out of their ordinary context. Kanella’s artful mindset, her travels and her love for life, joint with a decade of teaching at the Technological Educational Institute of Athens, are at the base of her inspiration.”

Performance per Bombay Saphire. Ph. Credit Vasso Asfi

It seems that your projects equally take from the art and design contexts. How do you merge these two aspects in your work? 

My education is in design. I have B.A. in graphic design and an M.A. in Communication design from Central Saint Martins in London. So, I work as a professional graphic designer, I do corporate identities and packaging.

Alongside my design studio, I used to teach graphic design at the Greek University. After 10 years as a professor, I wanted to find my own pathway and express my creativity. That’s how I started to work as an artist. This process is now evolving organically; I don’t need to have a plan. In the beginning, I just wanted to decorate my walls, and suddenly this activity occupied a big part of my working life, which I really enjoyed.

How do you approach creation? Are you both the creator and maker of your ideas?

I usually craft my works alone. I do have a team that helps me with wood or metallic structures. I embroider everything myself; I like to engage first hand with the work because it evolves along the way. It’s a pretty spontaneous process.

Sunkissed – Detail. Ph. Credit Spyros Anastassatos

Embroidery, especially cross-stitching, is often used in your projects. Why do you choose this textile technique? 

Cross Stitching was the first kind of embroidery I learned when  I was little. I also like it because it reminds me of pixels, and as a designer, I feel more comfortable with pixels.

All the women in my family used to do embroidery and knitting.

My grandmother was knitting, my mother made embroidery, my aunt used to do embroidered clothes for singers and actors in the old Athens. I have a lot of images in my memory related to these feminine crafts, but my dad was also very creative; his profession was to make leather bags. That’s my background, the things I grew up with, so it was natural to create something with my hands. Even if my family didn’t deal with painting or sculpture, we were creative with crafts.

My balls II Ricamo / 60cm x 60 cm. Ph. Credit Spyros Anastassatos

How much of the Greek culture surfaces in your works? 

I’m inspired by Greek culture, as you can see in my first exhibition: Ta Proikiá: dowry, noun /ˈdaʊri/.

“The dowry is a marriage institution that traditionally defined women’s lives. A life’s work, a family’s investment, a wedding’s price tag and proof of merit. The traditional dowry is reinvented: cross-stitching patterns that miss a stitch or two, tangling the threads and diving into the holes made by my grandmother’s needles. The old ways are getting a trim, memories are revisited, and the family’s handiwork unravels.”

I remember my grandmother knitting huge tablecloths to be the dowry for my wedding. So, I started thinking about the women of those times; they had nothing else to do apart from creating the dowry for themselves or their daughters. This thought is really depressing for me. It’s like if you give yourself a price tag, basically. The better the embroidery, the more valuable marriage material you are.

The exhibition revolves around these concepts, unravelling over three rooms:

FIRST ROOM

I asked myself: “What is a Dowry?”

Inheritance is the starting point. In the exhibition’s first room, diverse materials and techniques put a twist on the traditional dowry.

Foto della prima sala della mostra “Ta proikia” Photography: Ioanna Roufopoulou
Foto della prima sala della mostra “Ta proikia” Photography: Ioanna Roufopoulou
Foto della prima sala della mostra “Ta proikia” Photography: Ioanna Roufopoulou

THE SECOND ROOM was the depression room, as I used to call it. It was meant to represent the psychological effect of the dowry on women.

Here the visitors have to stand still. They are invited to observe and empathize with the women of the past and the constraint brought upon them.

Foto dalla seconda stanza della mostra “Ta proikia” Photography: Ioanna Roufopoulou
Foto dalla seconda stanza della mostra “Ta proikia” Photography: Ioanna Roufopoulou
Foto dalla seconda stanza della mostra “Ta proikia” Photography: Ioanna Roufopoulou

THE THIRD ROOM

This was my resolution.

What did I learn from that period? How lucky I am to have all those liberties that women of that era didn’t have? When the viewers finally arrive in the third room, catharsis awaits. Here, a more personal resolution is shared, and a modern era’s dowry is being created. A dowry rooted in tradition yet influenced by new ideas, the freedom of choice and expression, love, companionship, knowledge, music, creativity.

We have a long way, but we have gained some of our power as women.

This work from 2014 was my first step into exhibiting my work outside my comfort zone and being in a gallery. I was pretty naive because I didn’t know much about the modern art scene and rules, and I really enjoyed it because I was free to create what I wanted. I was the curator, the creator; I did everything.

Foto dalla terza stanza della mostra “Ta proikia” Photography: Ioanna Roufopoulou
Foto dalla terza stanza della mostra “Ta proikia” Photography: Ioanna Roufopoulou
Foto dalla terza stanza della mostra “Ta proikia” Photography: Ioanna Roufopoulou
Foto dalla terza stanza della mostra “Ta proikia” Photography: Ioanna Roufopoulou

Can you tell us more about the MÉTA project?

My latest exhibition, MÉTA, at the Depo Darm Contemporary Art Space in Athens, is a series of photographic works around transition, the nature of time and personal memory.

This project was more organized than the previous ones. I realized I didn’t want to do everything alone, and collaborating with art professionals helped me evolve.

It started two years ago at the beginning of the pandemic when we all were terrified. There was the lockdown, it was spring, and I couldn’t go out. I suddenly found myself with a lot of time. I had this plant in my house; I observed it every day; It was dying, the leaves drying and falling; I didn’t know what to do with it. I decided to decorate the leaves to give them a new life.

I started taking pictures of my embroidered leaves and posted them on Instagram.

A Greek photographer based in London, Manos Chatzikonstantis, was back in Athens, at that time, due to the pandemic. He came across my pictures online and saw something in them. We didn’t know what we were doing, but we started a collaboration from remote. I was embroidering the leaves at my dining table, and he was taking pictures of the leaves with natural light at his dining table. When the lockdown finished, he came with a pack of pictures; when we put them together, we thought:” Wow, we have something!”.

This was an excellent collaboration started by chance. He never told me what to do; I never told him how to shoot the leaves. So MÉTA is genuine 50 per cent Kanella and 50 per cent Manos. This exchange, the dialogue between us that resulted in our collective works, manifested a meta-collaboration of sorts, an amalgam of techniques.

This project was, for me, a boost to create more. And I’m sure Manos has precisely the same feeling that this project pushed us to different areas, to experiment with more stuff.

MÉTA. Photography Manos Chatzikonstantis
MÉTA. Photography Manos Chatzikonstantis
MÉTA. Photography Manos Chatzikonstantis
MÉTA. Photography Manos Chatzikonstantis
MÉTA. Photography Manos Chatzikonstantis

In many of your artworks – ΜΠΟΥΜ, Kama Frouta, LOOK AT ME! – needlepoint takes on a contemporary look in the construction of images that reference comic strips design. Why do you choose to bring together this specific craft technique and pop culture?

The work ΜΠΟΥΜ /bu:m/, for example, was created during the Greek economic crisis. That was a very dark time, our money was frozen in the banks, and we couldn’t withdraw cash. I felt like my head was exploding because it was something new: a small war without guns and physical violence, but there was psychological violence.

ΜΠΟΥΜ is a modern take on the embroidered tapestry. It engages its audience by weaving pop culture references into a contemporary representation of embroidery. A popular comic strip design jumps out of the comic book pages and lands on its new home, a needlepoint canvas. Comic lettering, a unique form of typography, engages our senses and echoes our thoughts.  I translated English to my native language, using the Greek alphabet, and started embroidering.

ΜΠΟΥΜ Embroidery. Diptych. Size: 69 cm x 40,5 cm / 22 cm x 40,5 cm Photography: Math Studio Photography: Math Studio

Lettering, the written word, is present in many of your pieces. Is this a way to communicate with your audience? Can you tell us more about the role of threads’ made texts in your art practice? 

I started to use texts as a joke in England. I used to glue post-its on mugs and other objects of my everyday surroundings. It was as if the cup was talking: “wash me” and stuff like that. So all the projects where I use lettering are a bit funny, with a touch of naughtiness.

Can you tell me more about your “studio-meets-gallery in downtown Athens”?  

I have a big space which is both my studio and my gallery. I wanted walls to exhibit my work, and now you can see my artworks on display everywhere around me. Sometimes, the clients come here. When I collaborate with other artists, I try to be out of my place; I want to have a different experience and perspective.

What can we expect of Kanella in the future?

With Manos, we are thinking about developing the MÉTA project. We would like to take it on tour to different countries.

I’m currently building an online shop for my art. It’s taking some time, though; I want to sell limited edition pieces and originals. I aim to have a wide range of art pieces for different needs. It’s a lot of work and organization, and I hope it will soon be ready.

Once upon a time. Embroidery. Diptych. Size: 120 cm x 45 cm Photography: Math Studio

Waiting for the new online shop to be up and running, you can follow Kanella on her website: https://kanella.com/

And social Media, IG: @kanella

Elena Redaelli

English version Dal 2010 mi occupo di arte contemporanea realizzando progetti fra scultura tessile, arte ambientale e social practices. Negli ultimi anni il mio lavoro mi ha portato a vivere viaggiando con progetti e residenze artistiche nel mondo. Esploro processi di generazione e trasformazione della materia, applicando diversi livelli di controllo e indagando i limiti tra autorialità e partecipazione.Talvolta il materiale prende il sopravvento, altre volte sono i partecipanti di un progetto o l’ambiente stesso a farlo, risultando in un dinamico e continuo scambio. Il fare manuale è per me un processo d’interrogazione dell’ambiente e uno strumento per entrare in contatto con nuove persone e culture. Nei miei progetti applico una commistione di tecniche differenti prese dalla scultura, dall’artigianato, dal disegno e dall’ estetica relazionale. Ricerco e utilizzo tecniche antiche: tessitura a telaio, arazzo, crochet, feltro, ricamo, annodature e carta fatta a mano. Nelle mie installazioni, che si sviluppano su larga scala, unisco metodi di lavorazione lenta a nuove tecnologie. Tutto ciò che riguarda il tessile è sempre stato estremamente affascinante per me. Mi piace imparare e condividere idee e conoscenze sul vasto mondo delle fibre ed e’ quello che ho fatto durante i miei viaggi di ricerca tra Europa, Asia, USA e Africa.