• 24 Settembre 2022 9:21

LA “COPERTA SECULIN” – 60 anni di storia in un “patchwork”

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Qualche anno fa, mi recai al Borgo Castello di Gorizia, dove Raffaella Sgubin, Direttore dei Musei Provinciali di Gorizia, mi accompagnò negli archivi del Museo della Moda e delle Arti Applicate. Fra costumi, cappellini, ed altri manufatti, fui folgorata da una raccolta di campioni di seta, ricchi di colori e di disegni. Mi spiegarono che quel nucleo di manufatti era una fra le prime acquisizioni del Museo Civico di Gorizia, che si stava costituendo agli inizi del Novecento. Si trattava di uno straordinario manufatto composto da 753 piccoli frammenti di epoca diversa[1], cuciti insieme a formare un prezioso patchwork, noto con il curioso nome di “coperta Seculin”. La “coperta” era stata donata al Museo dagli eredi di Lodovico Seculin,  famoso commerciate goriziano di tessuti ed articoli di merceria, attivo a Gradisca e a Gorizia alla fine dell’Ottocento.


[1] A partire dalla metà dell’Ottocento (forse anche prima), fino ad arrivare ai primo decenni del Novecento.

Anche se non si può affermare con certezza che si tratti in tutti i casi di produzioni locali, è doveroso ricordare che storicamente nel goriziano l’arte serica ebbe una notevole importanza sociale ed economica, tanto che i famosi maestri francesi, affermarono che le sete goriziane gareggiavano con le migliori d’Italia! Già alla fine del Seicento, all’estrema periferia orientale della Pianura Friulana e nella Padana Veneta, a sud delle Alpi Venete e delle Prealpi Friulane, intorno ai centri di Gradisca, Gorizia e Pordenone, Francesco Ulderico della Torre (1629-1695), capitano della contea di Gradisca e ambasciatore a Venezia diede forte impulso all’industria della seta. Nella vicina Gorizia, governata dall’Imperatore Carlo VI d’Asburgo (1685-1740), si tessevano tele di seta greggia, damaschi, velluti, broccatelli, nastri; inoltre, la bachicoltura ebbe grande espansione così come le piantagioni di gelsi. Il massimo sviluppo di questa industria però lo dobbiamo all’Imperatrice Maria Teresa d’Austria (1717-1780), che per favorire l’artigianato goriziano, aveva addirittura vietato l’importazione di tele, drappi, nastri,  broccati,  calze e pannilani di fabbricazione francese.

Tornando ora alla bella “coperta Seculin”, dopo la sua acquisizione i pezzi di tessuto furono scuciti, sottoposti a un accurato restauro e montati su pannelli. Così esposti, pur avendo perso l’originario carattere di patchwork, si possono ammirare meglio, uno alla volta. Di forma quadrata o rettangolare (circa dieci/quindici/venti centimetri per lato) testimoniano un’incredibile varietà di soluzioni decorative e tecniche, lontane dal moderno modo di fare produzione. I miei occhi non sapevano più dove fermarsi: sui rosa cipria, verdi e gialli dei rigati che evocano la joie de vivre e quindi il gusto settecentesco, oppure sui disegni geometrici dai toni decisi, tipici dell’evoluzione del design tessile della fine dell’Ottocento? Bellissimi gli accostamenti cromatici, l’uso degli effetti moirè e Chiné à la branche. Il panorama che creano i numerosi frammenti evidenzia creatività, ingegno, abilità tecniche: aspetti che evolvendosi incidono sulle forme ora morbide, ora squadrate di rigati o quadrettati, a volte percorsi da teorie di piccoli motivi floreali o geometrici… Un orecchio attento percepisce anche il fruscio di queste impalpabili e lucenti sete, create per il vestire elegante, ma anche per confezionare complementi d’arredo preziosi e raffinati.

Simboli di appartenenza ad una classe sociale agiata e colta, questi manufatti dal carattere unico e irripetibile, testimoniano il gusto, gli stili di vita, le abilità progettuali e manuali di un’epoca, ma anche tanti altri valori che sono da conservare, comprendere, divulgare e tramandare.

* Le fotografie sono dell’archivio di Carmen Romeo