L’arte eclettica di Severine Gallardo

“Trois Hommes”detail, 2020, photo Claudie De Fonté, copyright Severine Gallardo

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Severine Gallardo, artista tessile francese originaria di Angoulême, si è laureata alla facoltà di Belle Arti di Marsiglia nel 2000, ma non in discipline tessili. Infatti, come lei stessa racconta, lo studio di queste materie non era affatto incoraggiato dalle scuole d’arte.

L’incontro con fili e tessuti è avvenuto grazie al prezioso know-how trasmessole dalle nonne fin dall’infanzia ed è stato il punto di partenza di quello che poi è divenuto un percorso artistico fondato sul linguaggio tessile che rinvia alle tecniche tradizionali dell’infeltrimento, del ricamo e del lavoro a maglia.

Nel 2007 l’artista ha inoltre fondato, insieme a Franck Guyon la casa editrice Marguerite Waknine di cui gestisce la collezione Le Cabinet de Dessin.

Di seguito il link al suo sitoweb:

https://severinegallardo.tumblr.com/

“Parure Oiseaux”, 2019, photo Claudie De Fonté, copyright Severine Gallardo

I tuoi lavori consistono principalmente in multiformi e colorate maschere lavorate a maglia e in scultorei copricapo in feltro e ricamo. Perché questi due oggetti in particolare? Cosa rappresentano?

Per rispondere con precisione alla domanda, citerei Claude Levi-Strauss:

Tuttavia, nel pensiero degli indiani d’America e probabilmente anche altrove, il copricapo svolge la funzione di mediatore tra la parte superiore e quella inferiore, il cielo e la terra, il mondo esterno e il corpo. Svolge un ruolo di intermediario tra questi poli; unisce o separa a seconda dei casi”.

“Franck”, 2015, knit, pearls and needles, copyright Severine Gallardo

Franck”, 2015, copyright Severine Gallardo

“Architecture”, 2016, embroidery, padding, crocheted wire, photo Elske Haller, copyright Severine Gallardo

Severine”, 2018, copyright Severine Gallardo

Nel percorso intrapreso per diventare artista c’è stato un evento, un progetto o una persona fondamentale per la tua crescita professionale?

Naturalmente c’è l’immancabile sostegno e lo sguardo critico di Franck Guyon che mi ha sempre sostenuto.
Le mie due nonne, Noëlline e Arlette, che mi hanno insegnato a lavorare a maglia e all’uncinetto.
E tutta la diversità e la ricchezza dell’arte che mi ispira profondamente.
Gli artisti, Nathalie du Pasquier, Louise Bourgeois, Sonia Delaunay, Nick Cave e molti altri, l’arte popolare, l’arte dell’Africa e dell’Oceania. Il know-how dell’Iran, della Mongolia, dei Berberi, dell’Egitto, ecc.

“Severine”, 2017, photo Regis Feugère, copyright Severine Gallardo

Severine, nel 2007 hai creato, insieme a Franck Guyon, la casa editrice Marguerite Waknine. Come è nato questo progetto?
Il tuo essere un’artista influenza le scelte che fai in qualità di editore? In che modo?

Quando Franck Guyon e io ci siamo incontrati, abbiamo deciso di unire le nostre esperienze (lui è laureato in letteratura e filosofia e io in arte), per costruire un progetto comune intorno ai libri. Perché i libri? Perché ci piaceva l’idea di creare un oggetto e di trasmetterlo.

Io sono un editore specializzato in disegni e esiste in effetti un vero e proprio legame tra disegni e tessuti. Molti lavori tessili hanno per tema una rappresentazione pittorica, e i disegni sono presenti anche nel tessile.

Essere un’artista mi permette di avere pazienza e di dare agli artisti il tempo necessario per far maturare il loro progetto editoriale.

Oltre ad esporre le tue opere in musei e gallerie d’arte, a volte allestisci dei veri e propri spettacoli. Puoi parlarci della performance Exposition Parade del 2019?

Sono stata invitata da una giovane e talentuosa curatrice, Karen Bar, a presentare il mio lavoro e ho scelto di allestire un vero e proprio spettacolo.

Ogni copricapo richiede molto tempo. La performance dà vita al mio lavoro. Amo lo spirito quasi paranormale di questo momento.

Per la mostra Parade, Karen mi ha messo in contatto con le ballerine di burlesque della troupe Lally Cooler ad Angoulême, dove vivo.  È stata una grande esperienza e una collaborazione indimenticabile.

Performance Exposition Parade 2019, photo Alain François, copyright Severine Gallardo

Quando ci siamo liberati del centrino della nonna? In altre parole: quando abbiamo iniziato a far diventare il lavoro a maglia, l’uncinetto o il ricamo un modo di fare arte? Come è avvenuta questa evoluzione culturale?

Penso che si tratti più di un movimento complesso che di un’evoluzione. Penso che derivi dal modo in cui si guarda il mondo. Il centrino della nonna è arte. Il tempo passato a fare il centrino, anche se potrebbe sembrare “all’antica”, è arte. Quello che sta cambiando oggi è il modo in cui guardiamo a questa pratica. E il fatto di essere interessati ad essa permette di divertirsi con i codici e di appropriarsene.

“Severine”, 2018, embroidered felt, knit cutted and stitched capsule of wine bottles, photo Franck Guyon, copyright Severine Gallardo

“Vase Ocean”, 2020, photo Claudie De Fonté, copyright Severine Gallardo

“Vase Grec”, 2020, photo Claudie De Fonté, copyright Severine Gallardo

“Trois Hommes”, 2020, photo Claudie De Fonté, copyright Severine Gallardo

Come nasce la tua serie di oggetti tessili realizzati con vecchie immagini?

Ho pensato a questa serie come a una sorta di ricreazione. Passo sempre molto tempo a lavorare su un unico pezzo. Volevo creare dei piccoli campioni e combinarli con dei disegni.

Poi, in un secondo momento, ho aggiunto vecchie foto trovate nei mercatini delle pulci, una sorta di omaggio ai dispersi, ai morti. Perché anche se i miei copricapi sono colorati, sono anche direttamente collegati a un mondo invisibile e spirituale.

“Totem”, 2017, copyright Severine Gallardo

“Totem”, 2017, copyright Severine Gallardo

“Totem”, 2018, copyright Severine Gallardo

“Totem”, 2017, copyright Severine Gallardo

A cosa stai lavorando in questo periodo? Vuoi parlarci dei tuoi progetti attuali?

Attualmente sto lavorando a un nuovo copricapo. Questo copricapo è composto solo da perle e ricami. Questa volta mi sto divertendo molto a giocare con lo schema.

Per questo progetto in particolare sento l’influenza dell’arte dei Bamiléké, Cameroun e di Nathalie du Pasquier (Gruppo Memphis) per i motivi.

Ho iniziato a lavorare a questo progetto all’inizio di giugno e penso che lo finirò in dicembre.

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